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Trento

Al termine il percorso «Voglio far parte della storia?» 2016-2017

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Il 27 e il 28 settembre si sono svolte le due giornate conclusive del percorso formativo sui diritti umani organizzato dall’Associazione Grande Quercia 

Conosciamo davvero i diritti umani?

Ciò che li contraddistingue è senz’altro il loro carattere intrinseco di universalità.

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La dignità e il rispetto della dignità della persona, per esempio, sono valori che valgono per tutti, sono un’intrinseca necessità di ogni individuo e di ogni popolo, qualcosa a cui tutti gli uomini anelano e che non possono essere sottoposti a nessuna divisione di razza, colore o gerarchia sociale.

Nella natura umana esistono leggi scritte interiormente, qualcosa che l’uomo sente di dover fare necessariamente per l’autoconservazione della specie (per esempio mangiare) e lo stesso vale per i diritti umani: questi diritti ci accomunano tutti e tutti aneliamo al loro rispetto e al loro riconoscimento.

Se è insito nella natura umana, quale fatto universale, la necessità del riconoscimento dei diritti umani per cui ogni individuo desidera, necessita, lotta per tale riconoscimento, non è però altrettanto centrale nella natura dell’uomo il riconoscere tali diritti all’altro.

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Da qui secoli e secoli di soprusi e violazioni di questi diritti, con conseguenti lotte per la conquista degli stessi.

Nei secoli, nei paesi occidentali si è formata ed è cresciuta una coscienza collettiva che rende gli uomini più responsabili nel confronto dei simili.

Infatti, ci sono persone che dedicano la loro vita a far sì che questi diritti vengano riconosciuti, cercando di arrivare a toccare le coscienze collettive che ancora sono dormienti.

Malala, ad esempio, attivista pakistana e la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace, scuote queste coscienze e cerca di risvegliare negli occidentali la consapevolezza che esistono Paesi in cui le donne non hanno diritto all’istruzione.

Gli human rights defenders, come una sorta di missione, denunciano le violazioni dei diritti umani al mondo intero, soprattutto a quei Paesi che tali diritti li hanno conquistati.

Certo, la strada da fare è ancora molta, ma tanti passi vengono compiuti quotidianamente da tanti uomini.

L’Associazione Grande Quercia è partita proprio da questa universalità dei diritti umani.

Così ha organizzato il percorso formativo in modo trasversale, facendo partecipare anche altri enti che si occupano di diritti umani, primo tra tutti il Robert F. Kennedy Human Rights che ha collaborato alla creazione di questo percorso, e poi anche Emergency, l’Associazione sulle Regole, Etichal Banking e il pedagogista Alessandro Laghi, che hanno partecipato come formatori, insieme anche ad un docente, in rappresentanza di Amnesty International Rovereto ed Alto Garda.

COME SI È SVOLTO IL PERCORSO? Il primo incontro risale al gennaio 2016 (ecco l’articolo): il magistrato Marco Bruno Balestra, formatore dell’Associazione sulle Regole, ha spiegato la differenza tra società orizzontale e società verticale in cui pochi comandano su tutti e lo fanno nel proprio interesse (le decisioni vengono prese da poche persone e imposte a tutti e normalmente vengono prese nell’interesse di chi decide). Questo tipo di società non garantisce tutela dei diritti.

Nella società orizzontale, invece, ognuno sa riconoscere che ciò che vede non è la verità assoluta ma il suo punto di vista e solo la collaborazione di tutti permette di vedere la globalità della realtà. Questa consapevolezza permette di poter collaborare assieme per il raggiungimento di un obiettivo comune per il bene di tutti. Il rispetto delle regole è la strada comune verso il riconoscimento della dignità umana e questo principio è la base dell’Associazione sulle Regole.

Nella seconda giornata della prima tappa del percorso il pedagogista Alessandro Laghi ha toccato il mondo dei giovani d’oggi, privo di valori perché “il loro cuore è nella tecnologia e questo li porta ad avere e seguire idoli”. Quello che sono chiamati a fare tutti gli educatori è scaldare i giovani dal punto di vista dei valori, dare loro dei miti che si sostituiscano agli idoli, bisognerebbe raccontare loro la biografia di quelle persone che hanno dedicato la loro vita alla tutela diritti umani, arrivando in alcuni casi a donare la propria vita, come Martin Luther King e Gandhi.

Il secondo ciclo si è sviluppato in tre giornate alla fine di agosto 2016.

9 ore di formazione sono state condotte dalla Robert Kennedy Human Rights grazie alla presenza di Mariella Abruzzo.

Emergency, invece, ha portato un’altra prospettiva importante proprio in un ottica di universalità dei diritti. Emergency infatti nasce per garantire a tutti il diritto alla salute, si prende cura dei feriti indipendentemente dalla loro religione, dal loro partito politico, ecc… Opera soprattutto nei luoghi di guerra ma non solo, attualmente infatti opera anche in Italia per garantire cure mediche a tutti, compresi i meno abbienti.

Questo secondo ciclo si è concluso con una giornata di formazione con Helmut Bachmayer, Presidente dell’Associazione di Promozione Ethical Banking, che ha parlato del mercato equo e solidale che si pone l’obiettivo del giusto riconoscimento del diritto al lavoro.

Bachmayer ha parlato anche della Etichal Banking di Bolzano e della tracciabilità dei flussi finanziari: sappiamo che le banche sono invischiate in traffici non molto chiari e nel mercato delle armi. Si può pulire il denaro? La finanza non è trasparente e il profitto della finanza è negazione dei diritti fondamentali.

Proprio la tracciabilità dei flussi finanziari è stata la richiesta fatta dall’Associazione Grande Quercia, parte di una delegazione di Associazioni che ha accompagnato John Mpaliza a Bruxelles a terminare della sua marcia per la Pace iniziata a ottobre in Italia. In quella occasione John portava all’attenzione del Parlamento Europeo le violenze nella Repubblica Democratica del Congo. L’intervento dell’Associazione Grande Quercia si è concluso così: “come la Commissione Europea ha regolamentato la tracciabilità dei flussi finanziari, allo stesso modo si chiede la tracciabilità dell’estrazione delle miniere di cobalto” .

Alcune insegnanti con il titolo di ambasciatrici della Fondazione Kennedy

Le parole di Bachmayer hanno permesso di riflettere sul potere del consumatore, sulla sua possibilità di scelta e di forti ripercussioni sul mercato. É sufficiente che anche pochi consumatori decidano di boicottare un prodotto, dichiarandone il motivo alla società produttrice, per incidere sulle scelte della società stessa.

Oggi, a distanza di un anno, l’ultima tappa del percorso ha mostrato come gli impulsi sono fluiti all’interno dei progetti che le insegnanti hanno portato nelle loro classi, scuole o nei teatri in questo ultimo anno scolastico. Nelle due giornate conclusive le insegnanti, infatti, hanno presentato i progetti svolti e hanno ricevuto il titolo di ‘ambasciatrici del progetto educativo “Speak Truth to Power – Coraggio senza confini” della Robert F. Kennedy Human Rights Italia.

Un percorso di due anni che la Presidente dell’Associazione Grande Quercia, Elisabetta Murdaca, ha definito un trampolino: “Sono ammirata del lavoro svolto e ringrazio i partecipanti per quello che hanno creato, sono semi di speranza in questo mondo sempre più scuro. Da questo trampolino mi auguro possiate seminare nel mondo, nel vostro contesto lavorativo in particolare, sempre più semi per le future generazioni”.

Ecco l’elenco dei progetti sui diritti umani:

– “I have a dream”, spettacolo realizzato dall’Associazione Grande Quercia per sensibilizzare i ragazzi sul tema dei diritti umani;

– “Seeds of Hope”, recital in inglese realizzato dall’insegnante Debora Comper con gli alunni della scuola primaria; (link youtube)

– Mostra sui diritti umani realizzata dall’insegnante Lara Piantoni con i suoi alunni della scuola primaria.

– “Le stelle dei cuori alla ricerca dei cavalieri della Speranza”, recital dedicato alla Siria realizzato dall’insegnante Michela Comai con i suoi alunni della scuola primaria;

– “Scoprire i diritti umani alle scuole primarie con laboratori interattivi, giochi e storie” dell’insegnante Yvonne Mettevi, referente EDU Amnesty International Rovereto e Alto Garda;

– “Ognuno ha diritto ad una casetta”, realizzato con i bambini dell’asilo familiare con le maestre Cristina Tonelli e Graziella Grigoletti.

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