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Alto Garda e Ledro

Riva del Garda, partecipata inaugurazione per restauro chiesetta di San Michele

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Partecipata cerimonia di inaugurazione, nel primo pomeriggio di domenica 24 settembre, della restaurata chiesetta di San Michele, in viale Martiri del 28 Giugno, alla quale si sono uniti i festeggiamenti di San Maurizio, patrono degli Alpini, e le celebrazioni per il 96° anniversario del Gruppo Alpini di Riva del Garda.

La cerimonia è iniziata con l’alzabandiera, quindi il parroco don Dario Silvello ha officiato la Messa, impartendo quindi la benedizione alla chiesa e ai presenti.

A seguire è stata deposta una corona al monumento agli Alpini, anch’esso restaurato, e il sindaco Adalberto Mosaner ha tenuto una allocuzione, nella quale ha ricordato come la richiesta di intervenire restaurando la chiesetta sia venuta dal Gruppo Alpini: «Questa chiesetta è un piccolo gioiello – ha detto il sindaco – che come tale merita di essere visitata, per questo il cancello sarà sempre aperto e invito tutti a entrarci perché davvero ne vale la pena. Questa cerimonia abbiamo fortemente voluto farla sulla strada, chiudendola al traffico, per dedicare a questo importante momento la tranquillità e la serenità che merita».

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A questo proposito, il sindaco ha ricordato la cerimonia del giorno precedente, la solenne commemorazione dei legionari cecoslovacchi Alois Štorch e Leopold Jeřábek (morti nel 1918, il primo impiccato dall’esercito austroungarico, il secondo annegato nella foce del Sarca, nel corso della stessa operazione in cui Štorch fu catturato), sottolineando l’importanza di ricordare tutti i Caduti, in un momento storico in cui la pace e la serena convivenza sono minacciate da fatti inquietanti (il sindaco ha menzionato quanto sta accadendo in Spagna con la Catalogna, nel Regno Unito con l’uscita dall’Europa Unita e in vari Paesi del mondo con l’affermarsi di venti di nazionalismo).

La cerimonia è stata intervallata dagli interventi musicali del coro Valle dei Laghi. Quindi ha preso avvio la sfilata, aperta dalla Fanfara alpina per le vie cittadine, che ha percorso viale Martiri del 28 Giugno, viale Dante est, in largo Bensheim ha imboccato viale San Francesco per raggiungere piazza Giuseppe Garibaldi e piazza Cesare Battisti, dove si è tenuta la deposizione di una corona alla stele del Martire alpino. La sfilata ha ripreso in via Gazzoletti e ha attraversato piazza Tre Novembre, per giungere in piazza San Rocco, dove si è tenuta la deposizione di una corona all’ara dei Caduti. La cerimonia si è conclusa con un rinfresco nella sede del Gruppo Alpini in viale dei Tigli.

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Il restauro della chiesa di San Michele
Il piccolo edificio sacro soffriva un degrado in molti punti avanzato delle pietre, evidenti e distribuite infiltrazioni di acqua piovana e leggere fessurazioni, probabilmente causate dal terremoto del 1976. L’intervento, iniziato alla fine di febbraio e concluso all’inizio di giugno, è stato dotato di sorveglianza archeologica per l’evenienza di ritrovamenti nelle fasi di scavo, effettivamente avvenuti, e ha riguardato principalmente il rifacimento di coperture e intonaci, e la sostituzione dei serramenti e delle catene, per un costo complessivo di circa 150 mila euro (di cui 95.357 per lavori a base d’asta e 54.643 per somme a disposizione). Il progetto è firmato dall’architetto Fabio Pederzolli con studio a Riva del Garda; l’intervento è stato eseguito dalla ditta Vallecos Snc di Ledro.

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La chiesetta di San Michele è ritenuta da fonti remote l’edificio di carattere religioso più antico della città di Riva del Garda e, benché i documenti esistenti non risolvano il problema della sua precisa datazione, San Michele (o il luogo dell’antica pieve e chiesa madre sorte sempre nel medesimo sito) rivestiva una notevole importanza, come provano le testimonianze di assemblee lì ospitate in epoca medievale, in particolare quelle legate alla figura del vescovo Adelpreto e dell’eretico fra Dolcino da Ossola. Nelle immediate vicinanze era ubicato l’antico cimitero omonimo, per un periodo l’unico della città, la cui esistenza è documentata dal 1275, e ancora oggi ricordata da un monumento nell’angolo sud ovest del lotto. Già all’inizio del Novecento il vescovo chiede la demolizione della chiesetta perché “cadente” e situata nelle adiacenze del vecchio cimitero “già da circa 22 anni abbandonato”. Per fortuna, documenti successivi parlano invece della sua tutela, ma lo scoppio della prima guerra mondiale ne ha impedito il restauro. Negli anni Quaranta l’Amministrazione comunale provvede ai tanto attesi lavori di sistemazione, intervenendo su intonaci, coperture, serramenti e pavimentazioni, ma già negli anni Cinquanta l’edificio versa in stato di abbandono, divenuto rifugio per mendicanti. Nel 1957 la sezione cittadina dell’Associazione Nazionale Alpini riceve dal Comune l’autorizzazione a dedicare la chiesa a monumento agli alpini caduti in tulle le guerre, e provvede ad alcuni lavori di recupero. A distanza di pochi anni la Curia dl Trento riconsacra la chiesa, destinandola quindi nuovamente al culto. Da allora San Michele è in custodia al Gruppo Alpini di Riva del Garda.

Gli studi compiuti dal tecnico hanno verificato che l’edificio non presentava lesioni e deformazioni da ritenersi gravi nelle strutture murarie verticali; l’analisi chimico-petrografica, effettuata nel 1992 per un precedente restauro, ha rivelato che le murature sono costruite per la maggior parte da pietre calcaree con presenza di tufi, in particolare una pietra locale denominata “pietra morta”, tipico materiale da costruzione della zona, caratterizzato purtroppo da porosità e limitate resistenze meccaniche, che la rendono vulnerabile rispetto agli agenti esterni. Le pietre che formano le cornici delle finestre presentavano fenomeni di erosione superficiale e depositi di polvere. Il campanile è costituito nella sua parte terminale da dolomia a vista, una pietra resistente e in buone condizioni di conservazione. L’umidità rappresenta la causa più seria del cattivo stato di conservazione in cui versava l’edificio: le murature erano interessate da un degrado diffuso a causa dell’assorbimento di acqua dal sottosuolo e per la pioggia, con l’intonaco sfogliato e staccato fino ad un’altezza di circa un metro. Anche nella fascia alta delle pareti, attigua ai cornicioni, e in alcuni punti adiacenti a pluviali e canali di gronda si rilevavano superfici compromesse da infiltrazioni, con presenza di macchie di muffe. Si sono poi evidenziate alcune carenze significative per quanto attiene alle coperture.

L’intervento – concordato con la Soprintendenza provinciale – si è occupato quindi della manutenzione del vecchio tetto sopra la navata mediante l’inserimento di guaine impermeabili e la realizzazione di un nuovo manto in coppi di cotto tradizionale, mentre è stato sostituito quello sopra l’abside (forma e imposta dell’orditura sono rimaste invariate). Sono state aggiunte nuove lattonerie e copertine in lamiera con gocciolatoio per la protezione di cornicioni e architravi.

I muri perimetrali, causa le cattive condizioni dovute all’umidità, hanno richiesto il rifacimento totale dell’intonaco (che è stato realizzato con malta di calce idraulica e grassello di calce, e finitura con polveri di marmo). Il risanamento dello zoccolo perimetrale dell’edificio è stato effettuato con l’applicazione di un deumidificante. Per favorire l’aerazione delle murature interrate ed evitare che si ripetano problemi legati all’umidità, lungo il lato nord dell’edificio è stato realizzato un cavedio di aerazione, e per i restanti muri un’opera di drenaggio. Per entrambe le soluzioni, dall’esterno è visibile solo una stretta fascia di pietrisco.

 

La pulizia dei contorni, delle cornici e delle murature in pietra e vista è stata eseguita mediante l’applicazione di un trattamento biocida e con una pulitura a secco con pennelli e spazzolini di saggina, per l’eliminazione del particellato atmosferico e del guano. È stato quindi eseguito un trattamento protettivo, e le porzioni mancanti sono state ripristinate. Il lotto della chiesetta è delimitato ad est da una recinzione in metallo, che è stata riverniciata. L’entrata è stata “sbarrierata” per mezzo di uno scivolo di accesso. Sono stati restaurati anche la lapide commemorativa dedicata a Giuseppe Craffonara, la fontanella in pietra sul lato sud, le due lapidi sul muro ovest (in ricordo dei sette Caduti dei Corpi Franchi della colonna Longhena del 1948 e degli Alpini caduti e dispersi), e il cippo in pietra a testimonianza del vecchio cimitero. Il vialetto pedonale e il sagrato all’ingresso della chiesetta, prima sterrati, sono stati pavimentati con una microfibra a “effetto ghiaino”; una fascia perimetrale all’edificio per una larghezza di 35 centimetri è stata pavimentata con pietrisco.

Nuovo anche l’impianto di illuminazione, con lampioncini a led lungo i camminamenti, faretti orientabili (anch’essi a led) per le facciate, faretti per l’interno (due a parete orientati verso l’abside e uno sul soffitto), e un faretto orientabile per la cella campanaria.

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