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Italia ed estero

L’ Europa dopo le elezioni in Germania

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Un terremoto potrebbe stravolgere domani il panorama politico tedesco.

Alla vigilia del voto per il rinnovo del Bundestag, la camera bassa tedesca, la situazione è a dir poco incerta.

I cristiano democratici di Angela Merkel arriveranno primi sì, ma rischiano di perdere ben cinque punti percentuali rispetto alle scorse elezioni, e restare così appaiati intorno al 35 per cento. Un risultato lungi da assicurare a Merkel la riconferma alla guida del paese. Il cancelliere deve essere infatti eletto dalla maggioranza assoluta del Bundestag.

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Se la passa, però, decisamente peggio il principale avversario della cancelliera, quel Martin Schulz che fu presidente del Parlamento europeo e che ora guida la Spd, l’altro “partito di massa” sulla scena politica tedesca, fermo al 21 per cento nelle intenzioni di voto. Un risultato che, se dovesse essere confermato, sarebbe per la Spd il peggiore dal dopoguerra.

E mentre Cdu e Spd piangono, l’Afd, partito nato come euroscettico e che ora ha fatto della lotta all’accoglienza indiscriminata dei migranti il suo cavallo di battaglia, ride a squarciagola, conscio che i sondaggi lo danno al terzo posto, con il 13 per cento nelle intenzioni di voto.

Una cifra, che se dovesse essere confermata dopo lo spoglio, farebbe dell’Afd il terzo partito di Germania e, nel caso non remoto in cui la Spd decidesse di governare con la Cdu, anche il principale partito dell’opposizione tedesca.

Nelle retrovie, però, la corsa è serrata. Altri tre partiti si contendono il terzo posto: sono i liberali (Fdp), la sinistra radicale (Die Linke) e i verdi. Il risultato di queste formazioni minori sarà decisivo per il colore che prenderà il nuovo governo.

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Sondaggio Insa, 22 settembre

Sondaggi alla mano, alla vigilia del voto sono infatti due le coalizioni che il verdetto delle urne renderà possibili.

LA COALIZIONE GIAMAICA – La prima è quella che in Germania viene definita “Giamaica”, tra Cdu, liberali e verdi, dai colori dei tre partiti. Questo tipo di coalizione non ha mai visto la luce a livello federale, ma esiste già a livello locale.

Le conseguenze per l’Europa dipenderebbero molto dal ruolo che i differenti partiti sarebbero in grado di costruirsi all’interno della coalizione.

La Cdu vuole portare avanti il processo di integrazione europea, ma a piccoli passi e secondo le regole che hanno caratterizzato le varie amministrazioni Merkel. Quindi “no” alla condivisione del debito, sì una messa in comune delle capacità militari e “forse” alla realizzazione di un fondo monetario per stimolare gli investimenti, chiesto a gran voce dall’alleato francese Macron.

I potenziali alleati della Fdp, però sono di tutt’altro avviso e sostengono delle posizioni che sanno di “euroscetticismo di governo”. Vogliono fare uscire la Grecia dall’eurozona, cancellare il fondo salva stati e introdurre delle sanzioni obbligatorie per gli stati che non rispettano le regole di bilancio. Solo sulla creazione di un esercito europeo si trovano d’accordo con la Cdu.

Su questo punto però, il terzo tassello della potenziale coalizione Giamaica è in pieno disaccordo. I verdi, infatti, sono da tempo impegnati su posizioni pacifiste, per la riduzione degli armamenti e l’investimento in strumenti diplomatici di risoluzione dei conflitti.

E le divisioni non si fermano qui. I verdi si oppongono anche alla politica dei rimpatri di Cdu e liberali, manifestando un atteggiamento più morbido sul tema dell’accoglienza dei migranti.

In altre parole, se la coalizione Giamaica vedrà mai la luce, sarà frutto di estenuanti negoziazioni e poterà con ogni probabilità le sue parti a uno scontro frontale.

DI NUOVO GRANDE COALIZIONE – L’altra opzione di governo è la riedizione di una grande coalizione tra Cdu e Spd. Per l’Europa si tratta probabilmente del miglior risultato possibile, almeno nel breve termine.

Sia Cdu che Spd condividono la volontà di portare avanti il processo di integrazione, sebbene con ricette diverse.

La Spd, per esempio, propone un governo economico dell’eurozona e insiste molto più della Cdu sulla necessità di rilanciare la crescita in Europa attraverso gli investimenti.

Tuttavia, una tale alleanza avrebbe un impatto distruttivo per la Spd, in piena crisi di identità e incapace di presentarsi come “alternativa” dopo anni di governo in coabitazione con la Cdu.

E la crisi della Spd è quindi anche una minaccia per l’Europa, perché priva la Germania di un progetto alternativo a quello dei cristiano democratici e prepara il terreno a un exploit ancora maggiore dei nazionalisti.

I tedeschi hanno tempo fino a domani alle 18, quando chiuderanno le urne, per ribaltare le previsioni dei sondaggi. Dopodiché si procederà allo spoglio, con i risultati che dovrebbero arrivare a notte tarda.

Ma non c’è da aspettarsi una coalizione di governo a breve. Ci vorranno probabilmente dei mesi prima che i partner del nuovo governo trovino un accordo.

La grande maratona deve ancora cominciare.

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Italia ed estero

Olanda: vivono in cantina per 9 anni in attesa dell’apocalisse

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Questa incredibile storia arriva dalla provincia di Drenthe (Olanda), e sta facendo il giro del mondo.

I media Olandesi hanno rivelato che un’intera famiglia ha vissuto per ben 9 anni rinchiusa nello scantinato di una fattoria isolata che si trova nel villaggio di Ruinerwold in attesa della fine del mondo.

Tutto è venuto alla luce grazie al figlio maggiore che, fuggito dalla fattoria, si è recato in un pub del vicino villaggio, ha ordinato delle birre e ha detto di aver bisogno d’aiuto.

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Era visibilmente confuso, sporco e vestito di stracci.

La polizia si è recata immediatamente sul posto: in uno scantinato, il cui ingresso era nascosto dietro una credenza, gli agenti hanno trovato un uomo di 59 anni allettato a causa di un ictus e i suoi 5 figli (di età compresa tra i 18 e i 25 anni).

L’uomo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se abbia costretto i ragazzi a vivere reclusi.

Quello che è emerso è che i ragazzi non risultano registrati all’anagrafe e non hanno mai frequentato la scuola: addirittura questi non sapevano che il mondo fuori da quella cantina fosse abitato.

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Per quanto riguarda la madre, la polizia teme che possa essere morta e che sia stata sepolta nella stessa fattoria.

Per fare maggiore chiarezza su questa misteriosa vicenda sono stati interrogati alcuni vicini ed il sindaco del villaggio: qualcuno di loro sostiene che l’uomo non sia il padre dei ragazzi e che non sia neppure il proprietario della fattoria. Per quanto riguarda la madre, pare che sia morta prima del loro arrivo in fattoria.

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Italia ed estero

Trieste: in migliaia ai funerali dei poliziotti Rotta e Demenego

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immagini Rai

Sono terminati poco dopo le 12.30 i funerali celebrati da  mons. Giampaolo Crepaldi dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.

Le due bare sono state portate fuori dalla chiesa alla fine della messa dai colleghi a spalla

Al termine dell’omelia, invitati i fedeli a scambiarsi un segno di pace, il vescovo di Trieste mons. Crepaldi è sceso dall’altare e ha raggiunto la prima panca, dove siedono i familiari dei due agenti uccisi.

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Il vescovo si è trattenuto a parlare con loro poi è tornato sull’altare per riprendere la messa.

Erano tante le autorità presenti ai funerali. Il ministro degli Interni Lamorgese, e il viceministro Matteo Mauri; il ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, il capo della Polizia Gabrielli, il Presidente della Camera Roberto Fico.

Folla di migliaia di persone lungo la strada, dalla Questura alla chiesa di sant’Antonio. 

«E’ un giorno triste e doloroso, ma è anche un giorno che ci fa capire quanto il Paese ci stia vicino». Così, il Capo Direzione anticrimine centrale, Francesco Messina a margine dei funerali solenni oggi a Trieste dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. «Quando il Paese in situazioni di questo tipo risponde in questa maniera ciò serve a lenire la nostra ferita».

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Oggi, aggiunge, «ci lecchiamo le nostre ferite, ci stringiamo tra di noi – perché questi ragazzi sono due membri della nostra famiglia. Ma abbiamo la consapevolezza di poter continuare a garantire la sicurezza per questo Paese».

“Oggi è un giorno triste e il dolore è indescrivibile, non solo qui a Trieste, ma nell’animo e nel cuore di tutti i Poliziotti italiani. Un dolore profondo e sordo, che si associa alla preoccupazione per i tanti colleghi che ancora, ogni singolo giorno, sfiorano la morte in ogni angolo d’Italia. E allora mentre eravamo trasportati dal fiume di commozione che ha inondato e travolto tutti ai funerali di Matteo e Pierluigi, il pensiero è stato questo: che da questo dolore, dal sacrificio umano dei nostri fratelli, possa nascere una risposta concreta, fatti, che consentano di neutralizzare tanti futuri drammi evitabili. Drammi che attendono nell’ombra, e che arriveranno inesorabili se non si metterà mano seriamente e concretamente a un assetto che, nel suo complesso, non ci da alcuna garanzia di tutela. Se non avremo presto regole di ingaggio e protocolli operativi seri, se non avremo mezzi, strumenti, addestramenti e dotazioni all’altezza, se non potremo contare su leggi chiare e severe e su una risposta dell’ordinamento che renda certa la pena e che difenda davvero le vittime, allora potremo solo continuare a piangere i nostri fratelli che continueranno, imperterriti, a rendere onore alla loro divisa. Per ribadire tutto questo si manifesterà, ancora una volta, martedì prossimo a Roma, nella speranza che il nostro grido sia ascoltato da una politica fin qui troppo deludente”.

Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione Fsp Polizia di Stato, a Trieste per i funerali solenni di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, ribadendo le ragioni della manifestazione indetta per martedì 22 ottobre in piazza Montecitorio, a Roma, a partire dalle ore 11.

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Italia ed estero

Malore per Matteo Salvini che è stato ricoverato all’ospedale

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Il leader della lega ed ex ministro agli Interni Matteo Salvini ha avuto un malore mentre era diretto a Trieste per assistere ai funerali solenni di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nella sparatoria in Questura avvenuta venerdì 4 ottobre

Salvini dopo l’atterraggio all’aeroporto di Ronchi – Trieste Airport è stato portato all’ospedale San Polo di Monfalcone (Gorizia), dove è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso.

Al leader della lega è stata riscontrata una sospetta colica renale.

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È stato trattenuto per tre ore per tutti gli accertamenti del caso e non ha potuto presenziare alle esequie dei poliziotti. “Non si tratta, comunque, di qualcosa di grave“, scrive il quotidiano il Piccolo, “Da quanto si è appreso, Salvini avrebbe ringraziato i medici di Monfalcone e si sarebbe detto dispiaciuto di non poter essere presente all’ultimo addio ai due poliziotti, agenti a cui ha reso omaggio la scorsa settimana durante una visita alla questura di Trieste”.

Salvini è stato dimesso intorno alle 13.

Dalla Lega spiegano che le sue condizioni non destano preoccupazioni. “Salvini è enormemente dispiaciuto per non aver potuto partecipare alla cerimonia per Pierluigi e Matteo, e conferma gli appuntamenti di oggi e domani in Umbria”, dicono dal Carroccio.

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