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Trento

L’ Euregio e l’inguaribile nazionalismo italiano.

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Si è tenuta ieri a Pergine Valsugana la seconda festa dell’Euregio, una giornata che designa formalmente il passaggio della presidenza dell’Euregio da un governatore all’altro.

Due anni fa la festa si è tenuta ad Hall in Tirol (link) ed il testimone passò dal Capitano del Tirolo Günther Platter al Governatore del Trentino Ugo Rossi, la festa di ieri ha sancito il passaggio da Rossi ad Arno Kompatscher governatore dell’Alto Adige/Südtirol.

La festa ovviamente non sottolinea solo il formale avvicendamento dei presidenti, ma vuole innanzitutto essere una giornata all’insegna dell’amicizia e dello spirito di collaborazione che unisce da sempre i tre territori ed è per l’Europa tutta un esempio da seguire, secondo il claim caro ai tre governatori che non perdono l’occasione per affermare: «L’Euregio è un modello per l’Europa. Un esempio di successo, di collaborazione ed opportunità».

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Tuttavia l’evento di ieri, già in serata, è stato offuscato da una fotografia pubblicata su un noto social network, che ha suscitato lo sdegno di quella parte di popolazione trentina più legata al proprio passato ed alle proprie tradizioni tirolesi.

La foto ritrae i tre governatori, in compagnia del sindaco di Pergine Roberto Oss Emer, sulle scale del municipio sotto una targa che recita: «Rifiorisca nei secoli la ricordanza del 3 novembre 1918 quando in cospetto dell’orda nemica fuggente alto ondeggiante all’auro il tricolore dopo anni di trepida attesa da questa piazza surse fremente un solo grido viva l’Italia».

Sarà frutto di una leggerezza, di un caso fortuito oppure, come pensa una parte del popolo dei social, di un atto voluto per non dimenticare la sempiterna presenza di Roma e dare un monito all’entusiasmo filo-tirolese di tanti trentini?

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Comunque sia, non si invita un amico a casa propria e poi si commette una caduta di stile fotografandolo sotto le parole «orda nemica fuggente» che è un chiaro riferimento storico di ostilità nei confronti della sua etnia, in altri tempi quest’episodio sarebbe forse bastato per aprire un casus belli.

In un Paese sempre attento a non offendere la suscettibilità dell’ultimo arrivato, che rinnega nelle aule scolastiche il crocefisso, nei luoghi pubblici il presepe e nelle mense prova ad abolire la carne di maiale, le targhe antiaustriache, inneggianti al nazionalismo italiano, andrebbero rimosse perché offensive al pari di quelle che ricordano le gesta del regime fascista da Rovereto a Bolzano, tanto per citare due esempi, che fanno ancora bella mostra di sé nonostante l’attuale governo nazionale stia riproponendo l’ennesima campagna contro i rigurgiti fascisti.

In un’epoca di globalizzazione spinta, di presunta fratellanza internazionale, interraziale ed interreligiosa, a mio parere, andrebbero rimossi tutti i simboli che un tempo hanno segnato il dolore e l’inimicizia tra i popoli; nei Paesi dell’est Europa i simboli del comunismo sono stati cancellati da tempo o, in alcuni casi, relegati in aree museali.

Come mai in questa regione ancora non si riesce a fare pace con il passato mettendo da parte l’ossessionante simbologia che ogni giorno è posta lì per ricordarci, più che in ogni altra parte della penisola, la nostra completa sudditanza a Roma? Nel terzo millennio l’Italia ha ancora paura che i territori “redenti” possano avere l’ambizione di ritornare alla Patria precedente?

Se è così, allora l’Italia dovrebbe interrogarsi non sul perché esista ancora questo desiderio di “secessione” in una parte della popolazione, bensì su quali trattamenti abbia riservato in tutti questi anni ai propri cittadini (e qui mi sento di allargare il campo a tutte le regioni d’Italia, anche al meridione ed al centro) per non essere riuscita a sviluppare quel senso di unità nazionale che, oggi più che mai, si riscontra solo quando gioca la nazionale di calcio, almeno tra coloro che sono tifosi, ma che subito finisce al fischio dell’arbitro.

Forse la nostra Provincia “autonoma” di Trento dovrebbe trovare più coraggio per cambiare, staccarsi dallo stereotipo di territorio “redento”, buttarsi alle spalle modelli obsoleti ed improduttivi, credere di più nei progetti europei e soprattutto in quelli transfrontalieri come l’Euregio che se sviluppati con un senso di piena collaborazione con i nostri vicini tirolesi e, aggiungo, bavaresi potrebbero farci agganciare alle loro economie e risollevare anche il nostro PIL provinciale. Sono sicuro che neanche Roma avrebbe più nulla da ridire.

A cura di Mario Amendola

Foto di Gerhard kernstock

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