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Trento

Sequestro di persona ed estorsione, arrestati in 4 a Pergine

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Nelle prime ore della mattina di mercoledì 30 agosto 2017, i Carabinieri della Compagnia CC di Borgo Valsugana hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Trento Dr. Marco La Ganga, a carico di 5 soggetti (quattro albanesi ed un italiano, quattro dei quali residenti in Pergine Valsugana, ed uno già residente in Levico Terme e da qualche tempo resosi irreperibile), da arrestare e tradurre nelle carceri di Mantova e Verona, pienamente condividente la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Trento – D.D.A. (Dr. Davide Ognibene), per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione.

L’ordinanza trova origine, dallo sviluppo delle risultanze dell’indagine “ Caffè Espresso”  che aveva visto la sua esecuzione lo scorso 13 marzo 2017. Tra questi è risultata schiacciante la denuncia presentata direttamente al P.M. procedente, in sede di interrogatorio in carcere, da parte di una delle 15 persone arrestate.

Questa riferiva di essere stata sequestrata con violenza e minaccia il 23 settembre 2016 a Levico Terme dai 5 indagati. In particolare la vittima, D.L. classe 1995, residente in Bassa Valsugana, veniva prelevata con la forza e costretta a salire a bordo di un’autovettura di uno dei suoi sequestratori, e veniva condotta in un campo a Pergine Valsugana. Qui veniva picchiata e minacciata del fatto che sarebbe stata mantenuta sotto sequestro fino a quando suo padre non avesse loro pagato un riscatto di 7.000 Euro, quale risarcimento pari al debito contratto per la cessione di un chilogrammo di Marijuana a lei precedentemente affidata in custodia.

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In effetti la vittima era stata incaricata di cedere qualche giorno dopo la droga, di proprietà del catturando M.A. e di FETAHU Enrik, ad un loro cliente rimasto sconosciuto, che l’avrebbe poi rivenduta al dettaglio. Tuttavia tale partita di droga era stata rubata al custode da altri due spacciatori, per questo poi indagati dal N.O.R.M. della Compagnia Carabinieri di Cavalese nell’ambito di altro procedimento penale.

Appreso della sparizione della droga, i compari del custode “incapace” gli avevano intimato di pagarla, ma egli inizialmente non aveva ritenuto di sottostare a tale pretesa, non considerandosi colpevole. La vittima veniva più tardi portata in auto a Trento, dove su pressione dei sequestratori aveva telefonicamente avvisato suo padre di essere stata rapita, e della necessità che quest’ultimo si impegnasse a fare avere entro pochi giorni ai sequestratori il riscatto richiestogli. Solo quando il padre della vittima confermava telefonicamente ai rapitori che avrebbe provveduto entro qualche giorno a pagare il riscatto, quest’ultima veniva finalmente liberata nella frazione Selva di Levico. Qualche giorno dopo il padre della vittima faceva effettivamente avere ai sequestratori il preteso riscatto.

L’analisi delle intercettazioni telefoniche già registrate nell’ambito della citata indagine antidroga «Caffè Espresso» ed altri mirati accertamenti di P.G., susseguenti all’operazione del marzo scorso, hanno permesso di ricostruire con certezza la vicenda del sequestro di persona, di fatto configuratosi come un «regolamento di conti» interno a quel sodalizio criminale, all’epoca dedito ad ingente spaccio di sostanze stupefacenti in Alta Valsugana.

All’atto dell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi nei confronti degli arrestati si è anche proceduto alla loro perquisizione personale, veicolare e locale, che ha permesso il rinvenimento e sequestro di ulteriori fonti di prova, una modica quantità di sostanza stupefacente tipo marijuana, sequestrata in quanto costituente illecito amministrativo ex art. 75 D.P.R. 309/90.

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Trento

Pietramurata: 50 enne muore sulla pista da enduro

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Mentre stava impostando una curva, Jochen Rainer, 59 anni, con la sua moto è è caduto a terra.

Per alcuni momenti si è pensato ad un banale incidente, invece poi è apparso subito chiaro il dramma.

Un uomo di 50 anni nel pomeriggio mentre si stava allenando sulla pista da enduro del “Ciclamino” di Pietramurata è deceduto sul colpo probabilmente a causa di un malore.

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Alle 15.30 è subito scattata la macchina dei soccorsi con l’immediato arrivo dell’elisoccorso e dei vigili del fuoco di Dro.  

Purtroppo ogni tentativo di rianimarlo è stato vano.

Rimane da capire l’esatta dinamica dell’incidente su cui stanno indagando le forze dell’ordine. L’uomo originario di Vipiteno era residente a Bolzano

 

 

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Trento

Il cordoglio della SAT per la scomparsa di Vittorina Frismon (Vitty delle vette)

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La SAT partecipa al cordoglio per la scomparsa di Vittorina Frismon (1933-2019), la Vitty delle vette, come veniva soprannominata dagli amici alpinisti.

Interprete di spicco dell’alpinismo anni ’60 è considerata la più forte alpinista trentina tra le migliori italiane.

Socia SAT della sezione di Trento dal 1952 al 1987 con il marito Heinz Steinkotter arrampica su difficoltà di sesto grado sulle Alpi e partecipa anche ad alcune spedizioni extraeuropee.

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La sua prima salita importante è la via normale con la variante Battistata del Campanil Basso nelle Dolomiti di Brenta e da quel primo entusiasmante esordio, è tutto un susseguirsi di salite, anche da capo cordata, con apertura di vie importanti principalmente in ambiente dolomitico, oltre che nel gruppo del Monte Bianco.

Per rendere omaggio alle sue doti alpinistiche le è stato dedicato il pilastro Vitty sul Sassolungo, sue famose compagne di cordata furono Rina Chiocchetti e Ivana Brunialti oltre al marito e a valenti alpinisti quali Claudio Zeni e Franco Fumanelli.

Tra le salite su ghiaccio si ricordano il canalone Nord di Cima Brenta e Cima Tosa, la parete nord della Presanella, il versante nord del monte Zebrù e la parete nord del Breithorn sul monte Rosa e molte altre soprattutto a cavallo degli anni ’60.

Nel 1981 partecipa alla spedizione “Koln – Trento” in Perù con la salita al Nevado Urus (5.420 metri), Nevado Ishinca, Nevado Tocllaraju (6.032 metri), Nevado Huascaran Sur (6.768 metri).

Tutte le sue imprese alpinistiche sono narrate nel volume “Pareti Rosa – le alpiniste trentine di ieri e di oggi” edito dalla SAT e curato da Riccardo Decarli.

Il funerale sarà celebrato domani sabato 23 febbraio alle ore 11. 00 presso il cimitero di Trento

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Trento

Maurizio Belli e Fulvio Giovannini hanno iniziato la traversata dell’Alaska

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L’ora X è arrivata.

Per Maurizio Belli e Fulvio Giovannini e per la loro la spedizione «Alaska Ski Walking Winter» il momento di mettersi in cammino e cominciare la traversata invernale dell’Alaska da Fort Yukon ad Anchorage è giunto.

Alle ore 16 italiane di oggi i due esploratori trentini, dopo mesi di pianificazione e di meticolosa preparazione, hanno dato il via a questa nuova avventura nel grande nord del continente americano, partendo dal villaggio indiano, posizionato sopra il Circolo Polare Artico, per cominciare la lunga marcia di avvicinamento al primo importante obiettivo, Nenana, che verrà raggiunto muovendosi con gli sci e slitta al traino sulle acque ghiacciate dei fiumi Yukon e Tanana.

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Anche se nei giorni passati le temperature non sono state particolarmente rigide per la latitudine, ovvero intorno ai 20 sotto zero, il clima con il quale dovranno fare i conti sarà proibitivo, a causa del vento che crea il cosiddetto effetto “wind chill”, la percezione di una temperatura ancora più bassa, da parte del corpo umano, rispetto a quella effettiva.

Al momento della partenza la colonnina di mercurio oggi segnava comunque -32°.

Maurizio e Fulvio avevano raggiunto Fairbanks venerdì 15 febbraio, impiegando una settimana per acclimatarsi, per compiere alcuni sopralluoghi, per acquistare e sistemare in alcuni punti strategici del percorso materiale e rifornimenti, per preparare al meglio le due slitte, grazie alle quali potranno portare con sé tutto il materiale necessario per la sopravvivenza, circa 50 kg di materiale, e per documentare con immagini e video i cinquanta giorni di cammino.

Ieri hanno raggiunto Fort Yukon in aereo e dopo una notte di riposo oggi si sono messi in marcia.

La loro posizione può essere individuata in tempo reale sul sito alaskaadventures.it, ove è presente una mappa con la geolocalizzazione dei due esploratori trentini.

Questa spedizione conclude il progetto «Alaska 2018/2019 Ski Walking Winter Expedition», l’ultimo tassello di un puzzle che Maurizio Belli ha cominciato a comporre nel lontano 1993, quando, da solo ed in sella ad una pionieristica mountain bike percorse nel nord dell’Alaska i 666 chilometri che dividono Livengood da Prudhoe Bay.

Dopo quella performance, nel 1997, ha attraversato gran parte dell’Alaska da solo in inverno e in completa autonomia con gli sci, trascinando una slitta da Manley Hot Spring a Nome sul Mare di Bering.

Poi, nel 2001, insieme a Giovannini, ha raggiunto Whitehorse da Vancouver in bicicletta ed infine, sempre con Fulvio, nel 2014 si è mosso da Whitehorse a Fort Yukon in canoa sul mitico fiume dei cercatori d’oro.

Quattro affascinanti e impegnativi itinerari in una terra selvaggia che era già stata battuta a fine Ottocento da alcuni coraggiosi pionieri trentini, il cui ricordo ha stimolato Maurizio fin dall’inizio di queste esplorazioni. Da oggi si comincia a scrivere davvero il nuovo capitolo.

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