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Voce - Fiemme e Fassa

Trentadue anni fa la tragedia di Stava – Per non dimenticare!

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Oggi mercoledì 19 luglio ricorre il 32° anniversario della tragedia di Stava. Una s.Messa in suffragio delle 268 vittime si terrà alle ore 18.30 presso il cimitero monumentale della chiesa di San Leonardo a Tesero.

 Il rito religioso sarà preceduto, alle ore 17.30 dello stesso mercoledì 19 luglio, dalla deposizione di un mazzo di fiori al monumento dono delle Popolazioni del Vajont antistante la chiesetta della Palanca di Stava per iniziativa degli Alpini delle Sezioni ANA di Tesero e Longarone.

Ieri 18 luglio, vigilia dell’anniversario, si è tenuta, come ogni anno da oltre 30 anni ormai, la Via Crucis lungo la val di Stava che prenderà le mosse alle ore 20.30 dalla località Pesa per concludersi davanti alla chiesetta della Palanca a Stava.

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Sempre molto partecipata, la Via Crucis con la lettura lungo le varie stazioni dei nomi delle vittime della catastrofe, costituisce un momento di intenso raccoglimento per la comunità di Tesero e per i familiari delle Vittime. Venerdì 21 luglio alle ore 21 nella Chiesa Parrocchiale “S.Eliseo” di Tesero il concerto dell’ensemble Canticum novum di Moena concluderà le iniziative in programma.

Il 19 luglio 1985 i bacini di decantazione della miniera di Prestavel ruppero gli argini scaricando 180.000 metri cubi di fango sulla valle di Stava, causando la morte di 268 persone.  Alle ore 12:22 dal crollo dei due bacini della miniera di Prestavel una massa fangosa di fango semifluido si è riversata nell’’ignara valle sottostante sommergendo tutto quello che ha incontrato, case, alberghi, persone.

I primi lanci delle agenzie parlano di tragedia di grandi proporzioni in val di Fiemme, anche se nessuno ancora si rende conto di quanto successo. Poi, quando il dramma comincia a prendere i suoi contorni più cupi, arrivano notizie certe. La colata di fango provocò la perdita di 268 vite umane, la distruzione di 3 alberghi, 53 case d’abitazione, 6 capannoni, 8 ponti furono demoliti e 9 edifici gravemente danneggiati. (qui puoi vedere il drammatico servizio/video di «la storia siamo noi» dove vengono ripresi i primi interventi dei soccorritori e vengono date le prime notizie al Tg della catastrofe con testimonianze dei sopravvissuti.)

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Venne cancellata quasi completamente la frazione di Stava, località di villeggiatura gremita di turisti; il paese di Tesero venne gravemente danneggiato. La più grande tragedia di sempre che il Trentino ricordi. 

PERCHÈ SI ARRIVÒ ALLA TRAGEDIA – La causa del crollo è imputabile sostanzialmente all’’instabilità delle discariche, soprattutto del bacino superiore. Entrambe le discariche, infatti, non possedevano coefficienti di sicurezza minimi per evitare il franamento. La Commissione ministeriale d’inchiesta ed i periti nominati dal Tribunale di Trento hanno accertato che tutto l’impianto di decantazione costituiva una continua minaccia incombente sulla vallata

L’impianto è crollato essenzialmente perché progettato, costruito, gestito in modo da non offrire quei margini di sicurezza che la società civile si attende da opere che possono mettere a repentaglio l’esistenza di intere comunità umane.

L’argine superiore in particolare era mal fondato, mal drenato, staticamente al limite. Non poteva che crollare alla minima modifica delle sue precarie condizioni di equilibrio.

Le cause dell’instabilità sono state individuate in particolare nel fatto che i limi depositati non erano consolidati a causa della natura acquitrinosa del terreno su cui sorgevano le discariche che non consentiva la decantazione dei fanghi, dell’errata costruzione dell’argine del bacino superiore che non consentiva un adeguato drenaggio al piede, della costruzione del bacino superiore a ridosso del bacino inferiore: crescendo, l’argine venne a poggiare in parte sui limi non consolidati del bacino inferiore, peggiorando così ulteriormente il drenaggio e la stabilità; nell’altezza e nella pendenza eccessive del rilevato:l’argine del bacino superiore aveva un’altezza di 34 metri, la pendenza raggiungeva l’80 per cento, pari ad un angolo di 40 gradi, le discariche erano costruite su un declivio con pendenza media del 25 per cento circa; nella decisione di accrescere l’argine con il sistema “a monte”, il più rapido e il più economico ma anche il più insicuro;nell’errata collocazione delle tubazioni di sfioro delle acque di decantazione:sul fondo dei bacini e attraverso gli argini.

CHI HA PAGATO PER TUTTI I MORTI – Il processo di primo grado si svolse a Trento e si concluse l’8 luglio 1988 con la condanna di 10 imputati giudicati colpevoli dei reati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo e cioè: dei responsabili della costruzione e gestione del bacino superiore che crollò per primo: i direttori della miniera e alcuni responsabili delle società che intervennero nelle scelte circa la costruzione e la crescita del bacino superiore dal 1969 al 1985 e dei responsabili del Distretto minerario della Provincia Autonoma di Trento che omisero del tutto i controlli sulle discariche.

Durante tutto il processo campeggiò in fondo al sala del tribunale una tabella con scritti tutti i nomi dei 268 morti e con la frase: «Chiedono giustizia»

Il procedimento penale si è concluso dopo altri 4 gradi di giudizio con la seconda sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 22 giugno 1992, che ha confermato le condanne pronunciate in primo grado. Le pene di reclusione sono state ridotte e condonate nel corso dei vari gradi di giudizio. Nessuno dei condannati ha scontato la pena detentiva.

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