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Trento

Orsi in Trentino: i forestali dicono che sono oltre 130.

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Sul numero degli orsi presenti in Trentino i dati sono molto discordanti e spesso non veritieri perché contraddittori e incongruenti. Il nostro giornale ha raccolto una confidenza (apparsa più uno sfogo) di alcune guardie forestali della zona della Vallagarina che hanno fatto chiarezza sui numeri degli Orsi presenti sul nostro territorio.

Secondo i forestali sarebbero più di 130, ma il numero viene tenuto segreto e nascosto per evitare le proteste della popolazione e le brutte ricadute sul turismo. Gli stessi funzionari della provincia pare abbiano detto a chiare lettere al servizio forestale di non divulgare nessuna notizia in tal senso. Ma sull’argomento il nostro giornale aveva già pubblicato un articolo emblematico dove alcuni cittadini denunciavano di aver subito delle pressioni da parte di alcune guardia forestali per non divulgare gli avvistamenti degli orsi (qui l’articolo)

La denuncia era arrivata in tempi non sospetti da Michele Corti e Laura Zanetti. Era il luglio 2015 quando i due denunciarono varie intimidazioni da parte dei forestali alle persone che avevano visto l’orso, alle quali era stato chiesto di negare e tacere su quanto visto. È quindi possibile pensare che gli avvistamenti dell’orso negli ultimi 2 anni siano stati molti di più. Ma anche la Lega Nord aveva avvisato più di una volta la PAT sul peggiorare di questo fenomeno che ora sta per scoppiare fra le mani del dipartimento grandi carnivori. Interrogazioni, mozioni, ordini del giorno, discussioni in aula del consiglio provinciale non sono servite a nulla. Ed ora la situazione è fuori controllo ed i cittadini hanno paura.

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La sana passeggiata nei boschi che per i Trentini era una tradizione ora è diventata un incubo. Tralasciamo poi gli spray, le campanelline ecc ecc perché fanno parte della comicità.

Il problema Orso è emerso dopo le numerose aggressioni che hanno visto protagonisti cittadini Trentini ma anche per le continue razzie di animali (l’ultima solo alcuni giorni fa)che questi orsi regolarmente compiono avvicinandosi sempre di più a case, malghe e strutture agricole.

Questi orsi sono “figli” del progetto Life Ursus, ideato dall’allora governatore Lorenzo Dellai, che aveva  previsto la cattura di 10 esemplari in Slovenia e il loro rilascio nel Parco Naturale Adamello Brenta, tra il 1999 e il 2002.  Nel 2012 gli orsi fondatori si sono riprodotti almeno 34 volte, dando alla luce quasi 70 cuccioli. (dati PAT )

E già questo dato deve far riflettere sul numero presente oggi fra le montagne del Trentino.

Il 2011 ha confermato la leggera crescita della popolazione di orsi, il cui numero era di circa 40 con almeno quattro cucciolate accertate nella stagione. Il dato è contenuto nel “Rapporto Orso 2011”  che offre un dettagliato aggiornamento sullo status della popolazione di orsi che gravita in Trentino e nelle regioni adiacenti, con dati e cifre riguardanti il monitoraggio, gli indennizzi e la prevenzione dei danni, la gestione delle emergenze, la comunicazione, la formazione del personale, il raccordo sovra provinciale e nazionale, nonché le ricerche prodotte su queste tematiche.

La popolazione trentina di orsi nel 2012 sale ancora e viene stimata intorno ai 50/55 esemplari. Il rapporto del 2012 parla di numero probabilistico, infatti ogni valutazione è molto vaga e non da nessuna certezza. Già nel 2012 si comincia a parlare di esemplari che vanno e vengono da Lombardia, Veneto e provincia di Bolzano e questo rende l’identificazione ancora più difficile.

Nel 2012 (dati rapporto  orso 2012) è stata accertata la presenza di 7 nuove cucciolate per un totale di 16 cuccioli che vanno quindi ad aggiungersi ai 55 orsi già presenti. Le analisi genetiche hanno consentito di individuare il sesso di 9 dei 16 cuccioli: 7 maschi e 2 femmine. Vengono quindi accertate  34 cucciolate in Trentino dal 2000 al 2012 con almeno 69 gli orsi nati (33 maschi, 25 femmine, 11 indeterminati). Sono 14 le femmine e 5 i maschi che si sono riprodotti nel periodo 2002-2012. Il numero medio di cuccioli per parto è pari a 2,06.

Ci sono stati anche degli orsi morti. A fine 2012 gli orsi mancanti erano 31 (14 morti, 2 ridotti in cattività, 2 emigrati, 13 non rilevati geneticamente almeno negli ultimi due anni). Dei 14 orsi morti, 5 sono cuccioli, 6 giovani e 3 adulti. Le cause di morte sono riconducibili a cause naturali in 4 casi, cause sconosciute in 3 casi e cause umane in 7 casi. I tassi di sopravvivenza (annua) aggiornati al 2012 sono pari al 81,8% per i cuccioli, al 92,9% per i giovani e al 91,3% per gli adulti.

Nel 2016 è stata stimata la presenza di circa 11 nuove cucciolate, per un totale di una ventina di cuccioli di orso. Ciò in base però solo ad una serie di dati, basati principalmente sull’osservazione diretta e lo studio dei relativi home range. Ma alla fine del  2016 i dati rilasciati sulla presenza dell’orso in Trentino crollano improvvisamente. Il nuovo rapporto Orso infatti spiega che i soggetti accertati (cuccioli esclusi) è dunque così composta: 22 adulti (58% – 9 maschi e 13 femmine) e 16 giovani (42% – 10 maschi, 5 femmine e 1 indeterminato). L’età media degli orsi noti (cuccioli esclusi) è pari a 5,97 anni, con una differenza significativa tra la parte maschile (5,00 anni) e quella femminile (6,95 anni). Considerando come possibile la presenza degli individui non rilevati geneticamente nel solo ultimo anno (10), il numero di giovani e adulti stimato nel 2016 va da 38 a 48 esemplari. La stima della popolazione complessiva, prendendo necessariamente in considerazione anche la quota dei cuccioli 2016 (20 circa come riportato sopra), è dunque definita in un range più ampio di 49 – 66 esemplari.

La PAT dice quindi che sono presenti in Trentino circa dai 49 ai 66 esemplari, mentre i forestali parlano di oltre 130 orsi, dato peraltro che potrebbe essere veritiero visti i rapporti orso degli altri anni. C’è comunque la sensazione che la cosa sia sfuggita al controllo del dipartimento grandi carnivori che ad oggi non è in grado di dire chiaramente quanti orsi vivano in Trentino. Il dirigente a capo del dipartimento Claudio Groff, criticato aspramente ed additato come responsabile della attuale situazione, insiste a parlare di “illazioni” che i media traducono in “psicosi”. Ma ci sono ancora alcune cose da chiarire in proposito, come alcune morti sospette.  

Ma passiamo ai danni che l’orso ha causato fino ad ora ai contribuenti trentini che la PAT ha dovuto rifondere. Solo nel 2016 sono state inoltrate al Servizio Foreste e fauna 185 denunce di presunti danni da orso. Sono pervenute al Servizio 136 richieste di indennizzo. Dalla nascita del progetto «Life Ursus» sono stati stimati dei danni per un totale di quasi due milioni di euro a cui ne vanno aggiunti altri due per il mantenimento del solito carrozzone delle spese del personale, della formazione, della ricerca, ecc ecc.

L’ultima cosa che fa riflettere, ma visto l’andazzo italiano non molto poi, è come possa essere a capo di un dipartimento dei grandi carnivori in Trentino, un avvocato senza nessun attestato specifico nel campo ambientale. Ma questa è un’altra storia.  Ma certo questo dimostra il malcostume italiano, e purtroppo come molto spesso non siano tenute in considerazione meritocrazia e competenze specifiche a vantaggio magari di ideologie partitiche che poco hanno da spartire con le conoscenze.  Il caso dell’orsa Daniza, culminato con la morte dell’animale, è stato emblematico, se studiato con attenzione, delle ragioni per le quali questo sia un Paese destinato al collasso.

Nel fine settimana, dopo la morte dell’orsa, Claudio Groff, responsabile “Grandi carnivori” del Servizio Foreste e fauna della Provincia di Trento, aveva rilasciato una lunga intervista nella quale ammetteva di non sapere cosa fosse andato storto nel maldestro tentativo di cattura dell’orsa.

Ovvio che non lo poteva sapere, il responsabile “Grandi carnivori” è laureato in giurisprudenza. Solo in Italia (Provincia autonoma di Trento) riusciamo a mettere un laureato in legge a gestire la fauna selvatica! Ma le sorprese non finiscono qui (purtroppo per noi).

Il Ministro Galletti si è rivolto ai suoi esperti; la Provincia di Trento ha diffuso un documento dell’ISPRA a propria difesa. E allora siamo andati a curiosare sul sito dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e abbiamo scoperto che il Consiglio di Amministrazione è composto da un ingegnere civile, un geologodue laureati in lettere e filosofia e un avvocato…(Qui l’articolo)

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