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Trento

Operazioni antibracconaggio a tutela dei nidiacei: segnalate 20 persone e sequestrati 350 turdidi

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Importante intervento di tutela ambientale da parte del Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con alcune associazioni ambientaliste.

L’attività è partita già a fine marzo e si è protratta per oltre tre mesi coprendo di fatto tutta la primavera. Nelle campagne e in alcune nelle aree forestali sono attive in questo periodo le coppie di uccelli dedite alla preparazione del nido, successivamente alla cova delle uova ed infine all’accudimento della prole. Tra queste sono comuni quelle appartenenti alla famiglia dei turdidi, tordi bottacci (Turdus philomelos) soprattutto, i cui nidiacei vengono utilizzati illegalmente quali uccelli da richiamo per la caccia (si consideri che sul mercato nero un singolo uccello da richiamo può arrivare a valere alcune centinaia di euro).

In queste delicate fasi riproduttive gli uccelli devono fare i conti con la predazione naturale, con le improvvise e drastiche variazioni del tempo, e con un altro grave pericolo: bracconieri che sottraggono dal nido i nidiacei per allevarli e venderli poi quali uccelli da richiamo. Il personale forestale, in questi mesi, ha monitorato i comportamenti di numerose persone, provenienti prevalentemente da fuori provincia dove il mercato ornitologico è molto fiorente.

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L‘attività illecita consiste nel monitoraggio dei siti di nidificazione, per capire dove maggiormente si concentrano i nidi, nel controllo dello stato di avanzamento delle covate e dei pulli da queste generate ed, infine, al momento più opportuno, nella cattura dei nidiacei. Questo ultimo passaggio avviene prelevando l’intero nido contenente i piccoli dall’albero o dal cespuglio dove era stato posizionato per sfuggire ai predatori.

I controlli hanno portato alla segnalazione all’autorità giudiziaria di una ventina di persone e al sequestro di circa 350 turdidi. Il nido, una volta prelevato, viene riposto sommariamente in zaini, borse, o scatoloni per uno stoccaggio temporaneo (foto). Una volta lontano dai siti di prelievo, i nidi vengono posti in scatole o contenitori definitivi, atti al trasporto anche prolungato per centinaia di chilometri con macchine o con furgoni appositamente allestiti.

Scopo dei bracconieri è quello di cercare di tenere in vita nel modo migliore possibile i nidiacei, ben sapendo che la sottrazione alle cure parentali in queste prime settimane di vita causa agli sfortunati volatili stress e difficoltà considerevoli.

Durante le complesse fasi dei controlli effettuati dal personale forestale e di custodia forestale sono stati spesso trovati dispositivi rudimentali per effettuare l’alimentazione forzata dei pulli con impasti di mangimi e qualche larva del tipo impiegato nella pesca, nonché siringhe utilizzate senza l’ago per imbeccare gli uccelli e fornire l’apporto idrico necessario per evitarne la disidratazione. Questo per evitare che i preziosi nidiacei soccombano per fame o sete.

In questo periodo il personale forestale ha dunque messo in campo un sistema di controllo mirato e coordinato, con la collaborazione anche di Associazioni ambientaliste. Questo ha permesso di condividere istantaneamente informazioni sull’operato di persone già note per reati analoghi, commessi negli anni precedenti,informazioni anche sull’utilizzo di mezzi e modus operandi dei bracconieri. Hanno preso parte ai controlli 3 Distretti forestali (le aree maggiormente interessate dai controlli sono state la valle dell’Adige, la valle di Non e la bassa val di Sole) per complessive 12 Stazioni forestali.

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Altri tre Distretti forestali sono stati coinvolti come supporto in aree in cui il fenomeno è più marginale. I forestali che si sono avvicendati in questo lungo e complesso periodo di controlli e monitoraggi, sono stati varie decine così come il personale di custodia forestale.

Gli esiti hanno condotto alla segnalazione all’autorità giudiziaria di una ventina di persone, a seguito di 9 diverse operazioni svolte anche fuori dal territorio provinciale.

Sono stati sequestrati circa 350 turdidi i quali sono stati accuditi dal personale forestale secondo le indicazioni fornite dai volontari della Lipu. Poche ore dopo le delicate fasi del sequestro, i pulli sono stati consegnati al Cras (Centro recupero avifauna selvatica della Provincia autonoma di Trento, gestito dalla Lipu) di San Rocco di Villazzano. Alla fine del processo di recupero gli uccelli, inanellati grazie al supporto tecnico scientifico dell’Ufficio Faunistico del Servizio Foreste e fauna e del Muse, sono stati liberati negli ambienti più idonei.

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