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Trento

Apot presenta il primo bilancio di sostenibilità in frutticoltura

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Apot, che rappresenta circa il 90% del settore frutticolo trentino attraverso i Consorzi Melinda, La Trentina, Valli Trentine, Società Frutticoltori Aldeno e la Cooperativa Copag, ha presentato stamani in anteprima ai mezzi di informazione la prima edizione del bilancio di sostenibilità. In Trentino ci sono 10.587 ettari coltivati da 7.764 frutticoltori.

Il documento è derivazione del Progetto Trentino Frutticolo Sostenibile, condiviso da tutti gli operatori del mondo agricolo del territorio, e si propone di fornire in modo chiaro, corretto ed esaustivo lo stato dell’arte del sistema.

Alla presentazione, nella sala consiglio della Federazione Trentina della Cooperazione, sono intervenuti il presidente di Apot Ennio Magnani, il direttore Alessandro Dalpiaz, il presidente della Cooperazione Trentina Mauro Fezzi e il prof. Roberto Della Casa, docente di marketing dei prodotti agroalimentari all’Università di Bologna.

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Per Mauro Fezzi il mondo frutticolo “rappresenta una realtà che è in grado di rigenerarsi. Il documento rappresenta una fotografia a 360 gradi dell’insieme di attenzioni che caratterizzano la produzione agricola nei suoi vari aspetti, analizzate con trasparenza e metodo scientifico”.

Con la prima edizione del bilancio di sostenibilità, il progetto Trentino Frutticolo Sostenibile avvia un processo di rendicontazione periodica degli obiettivi perseguiti e dei risultati ottenuti dai frutticoltori trentini in questo ambito, considerato nelle sue componenti economiche, sociali e ambientali. Il documento è stato redatto da un gruppo di lavoro appositamente strutturato all’interno di Apot, con l’ausilio e il confronto periodico con due audit, uno costituito da portatori d’interesse interni al sistema frutticolo e uno di esterni.

L’edizione 2016 è il compendio delle attività svolte e dei risultati ottenuti nel corso dell’anno solare, ma riporta anche la cronistoria del percorso evolutivo seguito dalla frutticoltura trentina.

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Relativamente al perimetro dell’analisi, questa considera la produzione della frutta in tutte le sue sfaccettature, la successiva frigoconservazione, lavorazione e confezionamento, per arrivare fino alla commercializzazione finale e alle attività logistiche e di marketing.

La pubblicazione è suddivisa in quattro sezioni: Ambiente e territorio, Persone e tempo libero, Economia locale, Futuro sostenibile. I risultati che ne emergono delineano un quadro del territorio trentino assolutamente confortante in termini di salubrità della produzione e di qualità ambientale.

Positivo, anche se fino ad oggi poco considerato dalle stesse comunità, il valore creato e distribuito dal sistema ortofrutticolo a favore di migliaia di aziende e di occupati, oltre che nel delicato e quanto mai attuale tema dell’accoglienza dei lavoratori stagionali. Nel periodo 2012 – 2016 l’occupazione stagionale, per circa il 90% di provenienza straniera, è cresciuta di 2.680 unità, passando da 14.944 a 17.564 come totale della frutti-viticoltura trentina.

“Il sistema frutticolo trentino ha deciso non solo di confermare il proprio impegno verso il territorio, l’ambiente e le persone, ma di aumentarlo e comunicarlo – ha dichiarato Ennio Magnani, presidente di Apot -. Domani dovremo vendere i nostri prodotti ad un prezzo che inglobi anche una parte della ‘sostenibilità’, valore che in maniera inequivocabile siamo chiamati a rispettare”.

“Oggi parlare di riduzione di input chimici, di innovazione tecnologica, di attenzione alla ‘vita’ del sistema produttivo, dalla qualità dell’acqua alla biodiversità e fertilità del suolo o di paesaggio rurale – ha affermato il direttore di Apot Alessandro Dalpiaz – è parte del lavoro quotidiano di noi frutticoltori. Il biologico o biodinamico non sono avversari con i quali misurarsi, ma sensibilità produttive con le quali cercare punti di convergenza”.

LA CURA DELL’AMBIENTE – La frutticoltura trentina – evidenzia il documento – è da tempo impegnata nella progressiva eliminazione volontaria dei fitosanitari, ammessi sì dalla legislazione ma incompatibili con le logiche della sostenibilità. Dalla adozione della “produzione integrata”, la frutticoltura trentina ha eliminato volontariamente dai propri disciplinari 18 sostanze attive con un anticipo da 2 a 17 anni rispetto alla regolamentazione comunitaria o nazionale. Questo trend è stato accompagnato da una costante ricerca di alternative e dalla valutazione di efficacia di nuove molecole rese disponibili dalla ricerca e dall’innovazione con caratteristiche sempre più adeguate all’ambiente. Questo percorso trova una evidenza nella progressiva valorizzazione nella produzione integrata di sostanze ammesse nei disciplinari della produzione biologica, oggi al 63%.

L’attenzione verso il tema della salubrità del prodotto ha condotto il sistema frutticolo trentino ad impostare un piano di controlli particolarmente significativo, con una numerosità molto più elevata rispetto a quanto normalmente richiesto dagli schemi di certificazione. I controlli costanti consentono di offrire al consumatore elementi di garanzia estremamente elevati.

Fiore all’occhiello della sostenibilità della frutticoltura trentina sul fronte energetico è l’utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili per far fronte al fabbisogno sia nella fase di lavorazione che in quella di conservazione dei prodotti. L’88% delle necessità complessive proviene da fonti idroelettriche, mentre il 12% è garantito da impianti fotovoltaici. Da quelli delle imprese coinvolte nel sistema produttivo, posizionati prevalentemente sui tetti dei magazzini, arrivano oltre 6,5 GKW, vale a dire più del 9% del totale, pari al consumo di energia elettrica annuo di 7.000 trentini.

L’utilizzo di energia elettrica proveniente da sole fonti rinnovabili contribuisce a diminuire le emissioni in post raccolta di Co2 nell’ambiente fino a quattro volte (da 0,13 kgCo2eq/kg di mele a 0,03) rispetto alla media nazionale, abbattendole specialmente a livello del mantenimento della refrigerazione in magazzino e alla conservazione nelle aree di pre-calibrazione.

Anche il risparmio di acqua rappresenta una priorità su cui è impegnato il sistema frutticolo trentino. Dai primi anni 2000 in Trentino gli investimenti per ridurre il consumo idrico in campagna si sono intensificati. A livello tecnico si è infatti riconvertita la classica irrigazione soprachioma con quella più innovativa a goccia, molto più efficace. Tramite questa innovazione tecnologica, la frutticoltura trentina oggi risparmia ogni anno il 30,6% dell’acqua rispetto a quella utilizzata all’inizio del millennio. Un quantitativo paragonabile a circa 4.300 piscine olimpioniche ed equivalente al consumo idrico annuale di 167.000 trentini, ossia un terzo dei residenti della provincia.

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