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Accoglienza Flop: una famiglia nigeriana sparisce dalla casa messa a disposizione da privati.

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Era stato presentato in pompa magna con tanto di incontro con i cittadini e con la benedizione del parroco del paese di Verla di Giovo, l’arrivo di una famiglia di cinque persone nigeriane arrivata 45 giorni.

La famiglia, richiedente protezione internazionale, era stata accolta in un appartamento di proprietà di una famiglie del paese.«È importante conoscere come stanno le cose – aveva dichiarato il sindaco di Giovo, Vittorio Stonfer (foto) – per poter ragionare con la propria testa senza seguire dicerie. L’amministrazione ha ritenuto opportuno seguire una famiglia della nostra comunità che ha deciso di accogliere, stando loro vicini in questo percorso di inserimento»

Ancora più trionfalistica la dichiarazione di Claudia Di Dino di Cinformi: «il loro inserimento sarà seguito da operatori, dovranno frequentare dei corsi di italiano, ma la parte più importante la potranno fare le persone che accolgono, la comunità intera: ci sono tre bambini che verranno inseriti a scuola e c’è un papà che se riuscirà a lavorare sarà una grande cosa». 

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In realtà le cose poi sono andate in modo diverso. La famiglia – secondo alcuni testimoni – ha abbondato la casa in tutta fretta senza dire nulla a nessuno.

Alcune segnalazioni di cittadini ci informano che tutti i membri della famiglia nigeriana se ne sono andati senza dir nulla ai dirigenti provinciali, alla croce Rossa e a Cinformi. L’unica cosa che hanno fatto è stato inviare un sms ai proprietari della casa facendo presente che se ne sono andati in Francia, perché in Trentino non ritenevano di avere le adeguate possibilità lavorative/ sociali per integrarsi.

Chi denuncia il fatto si chiede come hanno potuto fare a lasciare il Trentino senza soldi e senza documenti. Sembra che il padre dei proprietari dell’appartamento portasse ogni giorni a Lavis la famiglia di migranti a fare la spesa in macchina (per risparmiare dei soldi si dice) e che la PAT inviasse a casa interpreti, mediatori cultuali, psicologi ecc ecc per cercare l’integrazione della famiglia. Cinformi aveva anche organizzato un progetto – sostenuto dai contribuenti trentini – per aiutare i figli piccoli ad integrarsi. Il capo famiglia era un farmacista, la moglie un’infermiera in attesa del terzo figlio, chi denuncia pone una domanda: «in una nazione come la Nigeria dove crediamo che gli analfabeti superino la maggioranza della popolazione, un laureato e una infermiera non siano proprio bisognosi…»

Sta di fatto che la famiglia, che ora è in Francia, è sparita senza dire nulla, lasciando i debiti da pagare alla comunità trentina dopo averla sfruttata per bene. Forti sono anche i dubbi su come la famiglia abbia potuto sostenere le spese di viaggio per andare in Francia, è chiaro che probabilmente la situazione economica della famiglia non era così disperata, oppure in Trentino ci sono associazioni occulte e fuori legge che aiutano i migranti a passare le frontiere italiane. «Soldi buttati nei tombini – incalzano i segnalatori del caso – siamo stufi di pagare e subire le scelte di politici e funzionari che decidono contro il parere della maggior parte dei cittadini».

 

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2 Comments

2 Comments

  1. Graziano

    5 Luglio 2017 at 15:51

    Però è bello che anche i nigeriani considerino l’Italia un posto dal quale andarsene…

  2. Teresa

    6 Luglio 2017 at 18:21

    Quando è una mamma ad essere iperprotettiva o inadeguata le si toglie il figlio con un provvedimento del Tribunale. Ora si dovrebbe allontanare al più presto il Servizio Sociale e sanzionare l’amministrazione per non aver saputo garantire il benessere psicologico di questa famiglia , soffocandola di attenzioni tanto da indurla a scappare di nascosto!!!!??????

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