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Trento

Migranti, in Trentino siamo al limite

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Il tetto massimo di profughi che il Trentino può ospitare è esattamente di 1.781, questo grazie all’accordo preso tra la nostra provincia e l’ex governo Renzi.

In questo momento sul nostro territorio sono ospitati 1.717 richiedenti asilo, ma secondo le statistiche del ministero degli interni solo al 20% verrà riconosciuto lo status di profugo. Nei prossimi giorni arriveranno altri 25 profughi e quindi la quota massima sarà molto vicina.

Per l’arrivo di nuovi migranti in provincia di Trento, raggiunto il tetto massimo, servirà un nuovo accordo fra Stato e Provincia di Trento.

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436 di questi migranti sono ospitati presso la struttura della protezione civile di Marco di Rovereto, mentre 753 risiedono temporaneamente a Trento.  Nel capoluogo la quota prevista era di 388 unità, quindi abbondantemente sforata. Idem per quanto riguarda Rovereto dove era possibile ospitare solo 130 migranti. Dopo Trento e Rovereto, sono la val di Non, la Valsugana e l’Alto Garda le valli che stanno ospitando i più grossi gruppi di richiedenti asilo.

Per il momento sono 701 quelli ospitati negli appartamenti messi a disposizione da alcuni privati e pagati dalla provincia autonoma di Trento, ma nei prossimi mesi questo numero sarà destinato a salire per via delle trattative che stanno andando a buon fine fra provincia e qualche privato. Le nazionalità che sono maggiormente presenti sul nostro territorio sono quelle nigeriane e pakistane (coprono quasi il 50% dei totale) poi Mali, Gambia, Costa d’Avorio, Senegal, Guinea e Bangladesh. In nessuno di questi paesi risulta esserci una guerra, quindi è chiaro che si tratta di migranti economici.

Per quanto riguarda il genere, l’81% risulta essere maschile e il 19% femminile, sono al momento 3 i minori soli a Trento. Ad oggi le zone che hanno dato uno scarso contributo all’accoglienza degli stranieri sono l’Altipiano della Paganella, la Valle di Cembra, la val di Sole e le valli di Fiemme e Fassa. anche se in realtà un po’ tutti i comuni sono al di sotto delle quote assegnate. Per questo la maggior concentrazione è su Trento e Rovereto. La media dell’età di chi richiede lo status di profugo è di 24 anni.

In Trentino il denaro liquidato a soggetti e associazioni coinvolti nell’accoglienza straordinaria dei migranti è passato dai 1.345.967,03 euro del 2014 ai 5.408.693,51 del 2015.

Il dato è contenuto in una tabella (clicca qui) rilasciata dall’assessore Luca Zeni in risposta ad un’interrogazione del consigliere provinciale del Movimento 5 Stella Filippo Degasperi. 

La Storia purtroppo insegna che anche le grandi tragedie sono momenti che consentono a molti di arricchirsi e di trarre vantaggio (lecitamente, sia chiaro), spesso però a danno dei cittadini o di intere comunità.

Anche il dramma dell’immigrazione fuori da qualsiasi regola o forma di controllo che l’Italia sta subendo ormai da anni non sfugge a questo paradigma. Pochi si arricchiscono grazie alle scelte politiche, tanti sono costretti a pagare e diventano sempre più poveri.

Cifre da capogiro che potrebbero mantenere intere città o risolvere gravi problemi di pensionati, disabili, disoccupati o famiglie in seria difficoltà che non hanno ormai più nemmeno i soldi per far studiare i figli, e che queste siano straniere o italiane poco importa. Una spesa senza controllo, nella consapevolezza che non servirà a nulla. Fiumi di soldi letteralmente buttati nei tombini. Incredibile!

È scorrendo la lista delle spese che si capisce quanto la situazione sia sfuggita al controllo di tutti.

Curioso poi che presso alcuni fornitori la Provincia, anziché acquistare quanto necessario, aprano un credito a favore del richiedente asilo che può “acquistare” (a spese dei trentini) non meglio precisati beni extra alimentari per cifre anche degne di nota. Di cosa si tratti non è dato sapere visto che l’assessore si è ben guardato dal rispondere in maniera puntuale al quesito, o quanto meno rispondendo evasivamente, “Per i fornitori specificati si precisa che è stato acquistato un credito presso gli stessi spendibile dai beneficiari del progetto secondo l’importo mensile concesso. Presso gli stessi fornitori, pertanto, i beneficiari dell’accoglienza straordinaria potevano acquistare generi alimentari ed extra–alimentari. Si precisa che il fornitore W. F. è stato inserito erroneamente nell’elenco e allo stesso non è stato affidato alcun incarico relativo all’accoglienza straordinaria”. – risponde l’assessore.

Nella lista si va dai 22 mila euro per i noleggiatori che portano in giro i migranti, ai 28 mila euro per un edicolante per i giornali per i profughi, ai 35 mila euro alla protezione civile per lavori di controllo, ai 79 mila euro per una rivendita di tabacchi, (senza sigarette i profughi non possono rimanere) ai 10 mila euro a Cisalfa per l’acquisto di materiale sportivo, più innumerevoli spese che fanno riflettere sulla gestione dell’immigrazione in Trentino.

Non mancano fotografi, agenzie di viaggi, hotel, alberghi, aziende per il servizio alle persone, il servizio della croce rossa (50mila euro) numerose farmacie, supermercati con i conti aperti, gelaterie, aziende di fast food, rivendite tabacchi e una miriade di aziende che offrono servizi non meno precisati. Nella lista sono presenti anche gli affitti pagati ad Itea e ai cittadini privati che hanno messo a disposizione i propri appartamenti ai richiedenti asilo

C’è persino una parrocchia che ha preteso 15 mila euro per servizi non precisati, alla faccia della carità. Ma quando a pagare sono i cittadini anche quella sparisce come d’incanto.

Insomma, un vero business per tutti, finanziato dagli ignari e ingenui cittadini trentini, alcuni dei quali, che magari, faticano anche ad arrivare alla fine del mese. 

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Trento

Profughi in bicicletta: organizziamo dei corsi sul codice della strada

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Se i progetti sono interessanti e validi possiamo anche copiarli.

L’esempio che riportiamo è quello della città di Prato, la città più multietnica in assoluto d’Italia dove si trova una comunità cinese (solo quella ufficiale) da record rispetto alla popolazione.

La città in questione è governata dal centro sinistra.

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Ebbene, senza gridare al razzismo, senza muovere accuse di esclusione o di non inclusione, ma riconoscendo semplicemente la realtà, per gli stranieri saranno organizzati dei corsi di guida per la bicicletta.

Questo perché semplicemente gli stranieri non sono in grado di circolare e non hanno la benché minima idea di quello che è il codice stradale italiano.

Le infrazioni più frequenti? Fari spenti nelle ore notturne; circolazione contromano, attraversata della strada in bicicletta sulle strisce pedonali.

Guarda caso, tra i maggiori utilizzatori delle biciclette ci sono i profughi.

L’amministrazione di Prato dopo aver stampato un opuscolo multilingue con le regole base della circolazione ha invitato gli stranieri a seguire corsi specifici.

Tra Prato e Trento che differenze ci sono?

Nessuna, se non che da noi l’amministrazione di centro sinistra non avrebbe mai il coraggio di adottare un simile provvedimento che, visto che ci siamo andrebbe esteso a tutti i ciclisti, indipendentemente dalla nazionalità.

L’incidente più recente risale al 8 agosto quando all’incrocio tra Via Borsieri e Via Rosmini. Un automobilista investì un ciclista che commetteva un’infrazione al codice della strada attraversando sulle strisce pedonali senza scendere dalla bicicletta.

Lo stesso succede regolarmente al Ponte di San Lorenzo, dove i ciclisti considerano l’attraversamento pedonale una realtà unica con la ciclabile: attraversano sbucando improvvisamente sulla destra di chi arriva da Piedicastello, senza nemmeno rallentare.

Non parliamo poi degli attraversamenti di via Veneto e di viale Rovereto dove le biciclette schizzano via veloci sulle strisce pedonali con a bordo persone che se decidi di riprendere ricordando loro che contravvengono al codice della strada ti mandano anche al diavolo pensando di avere ragione.

Poi c’è indubbiamente il problema della guida delle biciclette da parte dei profughi che pedalano ignorando qualsiasi tipo di regola e anche a forte velocità sui marciapiedi. (articolo)

La giunta di centro sinistra non vuole venire meno al suo buonismo assoluto o rischiare di essere tacciata di razzismo?

Metta almeno una segnaletica stradale specifica che chiarisca la situazione, andando oltre la prepotenza dei ciclisti.

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Trento

Grandine, vento e pioggia: ancora rami spezzati a Trento nella notte. Ma l’estate continua

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Il maltempo si è abbattuto nuovamente stanotte sul capoluogo.

Pioggia, vento e grandine, poco dopo la mezzanotte, hanno provocato la caduta di molti rami a Trento e nelle frazioni vicine

Maggiormente interessata è stata la zona di Piazza Dante e alcune zone del centro storico dove il forte vento ha divelto delle fioriere.

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Un temporale in parte preannunciato  già dal pomeriggio e che per circa 45 minuti si è abbattuto su Trento e dintorni per fortuna senza causare molti danni.

L’estate non è comunque finita perché da domani torna il bel tempo, e dopo un venerdì nuvoloso, arriverà un week end soleggiato con un rialzo delle temperature in perfetta linea con la stagione. 

 

 

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Trento

Crisi di governo, Bisesti (Lega): «Ridiamo la parola agli italiani»

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«L’unica strada è il voto, ovvero ridare la parola a 60 milioni di italiani senza che il nostro Paese subisca “inciuci” di Palazzo tra M5S e PD. È dispiaciuto vedere oggi pomeriggio il Presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte, sferrare ripetuti e inequivocabili attacchi al Ministro dell’Interno Matteo Salvini, quasi come se non avesse mai governato con lui» – Così il segretario della Lega Trentina Mirko Bisesti dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte e l’apertura della crisi di governo.

Per Bisesti le ragioni di un ritorno al voto esposte dal segretario della Lega rendono chiaro, tanto più alla luce di oggi, che l’unica strada percorribile sia quella verso le urne.

«Una strada, quella che conduce alle urne, di cui possono avere,  – aggiunge – anzi evidentemente hanno paura in molti: ma non certo la Lega, non certo Matteo Salvini. Nel ribadire questo concetto – e nel ringraziare per il suo operato di questi mesi il Ministro dell’Interno -, evidenzio la necessità di un ritorno al voto non soltanto come strada per legittimare un Parlamento altrimenti ostaggio di ben poco onorevoli accordi, ma anche come tentativo di dare la parola gli Italiani, che, meglio ricordarlo, sono i veri titolari della sovranità nazionale».

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