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Voce - Alto Garda e Ledro

In bici a 70 anni da Capo Nord ad Arco

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Non risulta che un’impresa del genere sia mai stata neppure tentata prima d’ora: percorrere all’età di 70 anni in bicicletta gli oltre quattromila chilometri che separano Capo Nord, all’estremo settentrionale della Norvegia e nel profondo del Circolo Polare Artico, ad Arco.

A provarci sarà Ugo Perini, notissimo biker arcense, che l’assessora allo sport Marialuisa Tavernini e la Commissione consiliare sport del Comune di Arco hanno incontrato nella serata di giovedì 29 giugno a Palazzo dei Panni, per un sentito «in bocca al lupo». Stamattina alle 5.30 Ugo Perini è partito in auto alla volta di Capo Nord assieme al fisioterapista Davide Pellegrini.

Ugo «Bike» Perini, anima del ciclismo altogardesano e punto di riferimento della Polisportiva San Giorgio, in marzo ha soffiato con successo su 70 candeline, e ha pensato di festeggiare con qualcosa di fuori dal comune: pedalare da Capo Nord ad Arco, superando un dislivello complessivo di qualcosa come 14 chilometri. L’impresa richiederà come minimo 20 giorni: la tabella di marcia è di 200 chilometri al giorno divisi in due tappe, una al mattino e una nel pomeriggio, ma tutto dipenderà dal meteo. In caso di pioggia, infatti, rimanere in sella vorrebbe dire rischiare di compromettere il risultato. Anche dal percorso potrebbe venire qualche imprevisto, data la sua vastità. Ugo Perini affronterà l’impresa con l’affiancamento del suo fisioterapista, Davide Pellegrini, che lo seguirà in auto e che terrà un diario su Facebook (“Over 70”). La partenza per Capo Nord è in programma sabato mattina, il viaggio sarà in auto, anch’esso, come tutto in questa impresa, fuori dal normale: Ugo Perini, infatti, non potrà stare seduto per più di qualche ora, alternando alla guida lunghe soste che dovrà dedicare a 20 minuti di bicicletta, all’alimentazione, a una seduta di stretching e al riposo. La durata del viaggio sarà di cinque giorni, cui farà seguito almeno un giorno di acclimatamento. Poi il “via”.

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L’allenamento, molto complesso, rigoroso e intenso, è iniziato in gennaio, da allora Ugo Perini ha percorso in bici 12 mila chilometri: “Sono stanchissimo – ha raccontato – non vedo l’ora di partire, il percorso che devo affrontare l’ho già coperto per tre volte, ho passato momenti di crisi ma adesso sono pronto”. Ugo utilizzerà una normale bici da corsa professionale, con l’unico adattamento di un pacco pignone (cioè dei rapporti del cambio) dedicato, impostato per evitare nel modo più assoluto stress muscolari. Grandissima la cura nella scelta dell’abbigliamento, per il quale ogni dettaglio è pensato per il particolarissimo e gravoso impiego (i pantaloncini sono addirittura un prototipo di un’importante azienda), e dell’alimentazione, che sarà molto “local” (grana trentino in particolare). Anche la posizione in sella, la pedalata e ogni movimento sono stati studiati attentamente, Ugo dovrà evitare stress alle gambe utilizzando nella pedalata anche le braccia e le spalle, e dovrà muoversi pochissimo sulla bici per evitare abrasioni. Prima di iniziare ha fatto un approfondito controllo medico, che ha dato risultato positivo.

“Si tratta di un’impresa che ha risvolti di studio medico – ha spiegato Ugo Perini – perché l’organismo di una persona della mia età non si sa come possa reagire a uno sforzo simile. Questa impresa è un regalo di compleanno che faccio a me stesso, ma vorrei anche che facesse riflettere i miei coetanei sulle possibilità che abbiamo, anche a questa età, di fare quello che ci piace e di affrontare sfide anche impegnative, soprattutto per evitare di lasciarsi andare”.

Ugo Perini non nasconde la preoccupazione, certo non ignora la difficoltà e le mille insidie di una simile avventura, ma appena gli si chiede se ce la farà, d’improvviso si anima, guarda l’interlocutore fissano negli occhi, e dice chiaro: “Non so in che condizioni arriverò ad Arco, ma ci arriverò!”. E aggiunge che “sarà difficile, ma quello che so per certo è di aver fatto tutto il possibile per prepararmi al meglio e per non lasciare niente al caso; la principale incognita è l’emotività, non so come reagirò di testa a giorni e giorni di bicicletta, alle difficoltà, alla fatica, gli esperti che ho sentito mi hanno detto che i primi giorni non saranno niente, all’inizio c’è una forte motivazione, il difficile verrà dopo; penso sempre che arrivato al Brennero, credo che l’adrenalina mi porterà qui in volata”.

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