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Trento

Tutti in piazza Dante: «riprendiamoci Trento»

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Il questore D’Ambrosio ha dichiarato che ormai l’unica soluzione al degrado e alla criminalità di Piazza Dante è un bel recinto. Riprendendo così una vecchia proposta del consigliere comunale Zanetti di Forza Italia.

Ma, ancora una volta, il Sindaco Andreatta frena e decide di non decidere nulla.

Ieri la Lega Nord ha manifestato nuovamente in piazza Dante, e nelle parole dei suoi militanti è stato possibile sentire un breve riassunto di quello che l’amministrazione comunale a guida Cantiere Civico, PATT e PD non ha fatto per evitare una situazione che ormai è fuori controllo.

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Rimane una situazione irreale dove nella Piazza deserta si vedono solo le forze dell’ordine in assetto di guerra, uno scenario che solo alcuni anni fa a Trento era inimmaginabile.

«Siamo nuovamente nel cuore del degrado e della criminalità trentina – spiega Martina Loss – e il presidio delle forze dell’ordine fisso nella piazza dimostra come la situazione sia grave e ormai fuori controllo. Noi della Lega Nord abbiamo in questi anni depositato molti documenti per allertare la maggioranza su questo problema che sono stati sempre completamente ignorati». 

Gianni Festini invece punta il dito sulla Daspo che Andreatta non intende mettere in atto: «basta con la scusante che il governo deve fare il regolamento sulla DASPO. Sono molte le situazioni di degrado e di pericolo criminalità a Trento e questa situazione danneggia i penalizza commercianti e imprenditori trentini onesti». 

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Per tutti i militanti della Lega Nord Trento è una città che piano piano si sta svegliando dal torpore e che comincia a capire il pericolo. Il ricordo cade anche al presidio che il carroccio Trentino organizzò in Piazza Dante l’anno scorso e che durò per una settimana intera.

Ma c’è che inneggia anche alla vecchia e sepolta «Bossi – Fini» che regolava l’accoglienza in tutt’altra maniera, «Il questore deve sapere che le pattuglie non servono a nulla, è necessario infatti indagare su chi sono questi migranti, dove vivono, e come fanno a mantenersi» – spiega Vittorio Bridi

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Sono tutti consapevoli che chiudendo il parco di piazza Dante non risolve il problema, ma potrebbe essere un inizio, un segnale forte. Ma il problema degrado e criminalità portato da un’immigrazione selvaggia, mal gestita e fuori controllo si sposterebbe comunque in altre zone della città. Non è un caso infatti la denuncia di un cittadino che da una quindicina di giorni nota strani movimenti lungo la via che costeggia l’Adige e via Buonarroti.

«Molte zone sono un problema, – afferma appunto la consigliera circoscrizionale di san Giuseppe Linardi – non solo piazza Dante, la maggioranza ha bocciato molte proposte per evitare il degrado, a chi governa non interessa il benessere e la sicurezza dei trentini»

Sottovoce in proposito si dichiara che l’amministrazione comunale avrebbe sottovalutato il problema per avvantaggiare alcune cooperative sociali che dall’accoglienza ricevono lauti finanziamenti per progetti costruiti su misura per gli immigrati.

«Fanno ridere le prese di posizioni degli autonomisti – conclude il segretario della Lega Nord Maurizio Fugatti – infatti quanto succede è colpa loro che hanno votato a Roma a favore delle leggi che stanno permettendo l’invasione dei migranti con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti».

Ma lo stesso Fugatti ricorda anche le contraddizioni del M5s che solo ora comincia a prendere un a seria posizione contro il degrado, «il m5s ha proposto maggiore accoglienza nel comune di Trento – ricorda ancora Fugatti – e ha votato contro il reato di clandestinità in parlamento» 

Poi torna a criticare il PATT: «il fatto che il PATT oggi si interessi a quanto succede in Piazza Dante fa ridere, e viene da pensare che cerchi di cavalcare solo per mire politiche un’aria che sta cambiando e che vuole che i primi ad essere aiutati siano in Trentini e non chi delinque, spaccia ed è il primo protagonista del degrado in Trentino»

Ma le manifestazioni in Piazza Dante contro il degrado non finiscono qui, stasera Mercoledì 28 sera alle 21.30 è annunciato un presidio di CasaPound contro il degrado nella zona della stazione.

«Dopo la manifestazione di tre settimane fa e le continue passeggiate antidegrado nelle zone a rischio della città, torniamo in piazza Dante – dichiara Filippo Castaldini, responsabile di CasaPound Trento, in nota – torniamo per dimostrare che ci sono trentini che non si arrendono e che non possono accettare di vedere la propria città ridotta a campo di battaglia nella guerra fra bande di immigrati per spartirsi la droga»

«Solo nell’ultima settimana ci sono state 5 risse con bottigliate, feriti e danneggiamenti. Il sindaco Andreatta come al solito fa finta di niente mentre la politica si limita a sterili comunicati e prese di posizione»

«In tutto questo CasaPound è l’unico movimento a scendere in piazza con i cittadini per difendere i quartieri dal degrado, lo spaccio e la feccia. Per questo aspettiamo tutti quei trentini che non accettano di vedere morire la propria città – conclude la nota – per dimostrare ancora una volta che è solo riprendendosi fisicamente i quartieri e scendendo in strada che potremo contrastare il degrado e l’immigrazione incontrollata»Il tutto condito con l’incredibile dichiarazione del gestore del Liber Cafè che lunedì ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per inadempienza contrattuale nei confronti dell’Assessorato alle Politiche Giovanili ente locatario dello spazio bar della Palazzina Liberty.

Tra i punti sottoscritti c’è anche quello col quale l’assessorato si impegnava a mettere in sicurezza l’area dei giardini : “Mercoledì scorso la rissa si è spostata nel nostro plateatico, sono volate bottiglie e ci siamo resi conto come a nostra volta, non siamo in grado di garantire la sicurezza a dipendenti e clienti. Se la situazione resta questa, chiuderemo”

Isidoro Ruocco, uno dei gestori del Liber Cafè, denuncia di essere stato lasciato solo dal comune di Trento e parla di «avamposto di normalità in una terra che ormai è di nessuno dove a controllarla sono gli spacciatori che girano armati e che dividono la droga tra quella che portano addosso e quella che seppelliscono per prenderla al bisogno».

Storie insomma di ordinaria follia, di un’altra Italia, di un’altra Trento.

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