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Voce - Val di Non & Sole

Demolizione della scuola elementare di Cles, il sindaco Mucchi scrive ai cittadini: «Guardiamo avanti»

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CLES – Mercoledì scorso a Cles sono iniziati i lavori di demolizione della vecchia scuola elementare. Un edificio storico, al quale i clesiani sono affezionati.

Ma anche una struttura ormai superata, inadeguata ad affrontare le esigenze e le sfide dei tempi recenti, che avrebbe richiesto un grande dispendio di risorse economiche nel caso si fosse dovuta adeguare alle norme vigenti in materia di sicurezza e antisismicità.

Così è maturata la decisione, dolorosa ma doverosa, di demolire lo stabile di via Filzi.

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E nella mattinata di ieri il sindaco di Cles, Ruggero Mucchi, ha voluto scrivere una lettera ai propri cittadini – pubblicata sul sito istituzionale del Comune e sulla relativa pagina Facebook – in cui ricorda i momenti trascorsi tra le mura di quella scuola, ma anche esorta i cittadini a “guardare avanti, con lucidità e serenità”.

Parole che sono state apprezzate dai clesiani, che proprio tramite social network hanno espresso la loro comprensione e il loro sostegno.

Uno scritto che sa di buono!” – commenta Danila; “Sei un grande sindaco! Grazie Ruggero” – posta Amanda; “Nelle decisioni servono coraggio e fermezza, il mondo cambia” – scrive Silvio.

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Di seguito il testo integrale della lettera scritta da Ruggero Mucchi, sindaco di Cles.

La ricordo ancora quella mattina fresca d’autunno, ero molto preoccupato: il mio primo giorno di scuola. Non sapevo bene cosa mi aspettasse, temevo molto questa novità, sapevo che stavo crescendo e questo mi spaventava.

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Eppure non dimenticherò mai gli anni delle scuole elementari, la maestra Amalia e il maestro Luciano, i miei compagni di classe: la D. Credo fosse l’unica senza tempo pieno. Le corse all’uscita sotto il portico con la cartella in spalla, il gioco dei quattro cantoni sui pilastri, le partite di calcio nel campetto sghembo sul retro, le figurine “a bilico” sul muro, le Feste degli Alberi al Bersaglio. In classe ero diligente, ma al ritorno da scuola dovevo sgranchirmi le gambe in bicicletta, giù per le Moje o al Campo Sportivo che oggi non c’è più.

Cinque anni sono lunghi a quell’età, entri che sei un bimbo, esci un ometto. E il primo giorno delle Medie è quasi come vivere un ricordo: la paura del nuovo ti assale sempre. Ma questa volta hai un’esperienza in più, conosci qualche compagno e comunque sai che farai nuove amicizie e che probabilmente non le dimenticherai più.

Scopri che potresti innamorarti, che hai opinioni tue e che vuoi apparire in un certo modo. Studiare non è più un gioco e ti devi assumere qualche responsabilità perché adesso le cose vuoi poterle fare anche da solo. E poi la vita accelera comincia a viaggiare velocemente, passi alle superiori, ti diverti al Punto Verde, in Boiara Bassa, cavalchi una moto sfrecciando insieme agli amici in Vespa, organizzi feste, gite in montagna, cerchi nuove esperienze perché quella è l’età del divertimento. Ne hai diritto.

E altri ancora sono i “primi giorni”: quando inizi a fare il pendolare a Trento e poi all’università, quando inizi il “militare” o il servizio civile. Il primo giorno di lavoro in cui ti rendi conto che il divertimento è finito e che ora tocca veramente a te. Il giorno del matrimonio e quello in cui ti presentano i tuoi figli appena nati e non sai trattenere le lacrime per l’emozione.

Io però ho avuto anche un altro primo giorno: quello di Sindaco. E’ emozionante come non mai, ma non ti rendi subito conto di quello che ti aspetta. Capisci che hai una bella responsabilità e che ti onori di guidare il tuo paese, quello che ti ha cresciuto, che ti ha accolto così come eri e che ora si fida di te. Quello che tu ami infinitamente perché è parte di te.

Eppure oggi nessuno vuole essere Sindaco di Cles. Nessuno vuole fregiarsi di aver ordinato la demolizione della nostra cara Scuola Elementare. Nessuno vuole assistere mentre quel mostro si mangia i nostri ricordi più belli, nessuno vuole ferire l’animo dei suoi concittadini che vedono sparire una meravigliosa pagina della storia di Cles.

Ma credetemi… abbiamo atteso fino all’ultimo perché non volevamo ammettere di dover veramente demolire la Scuola. Volevamo poterla salvare, ma non ci siamo riusciti. Sarebbe stato troppo dispendioso garantire la sicurezza dei nostri bambini. Tecnicamente si poteva riutilizzare, ve lo dice uno che ama la conservazione, che ha lavorato al recupero dell’asilo di Via Mattioli e al restauro delle chiese di Maiano, di Dres e di San Vigilio. Non ho certo la ruspa facile, ma non sarebbe stato quello di cui oggi Cles ha bisogno.

Avremmo dovuto impegnare troppe risorse preziose destinate al futuro, solo per salvare i nostri ricordi. Eppure oggi nessuno vuole essere il Sindaco, forse nemmeno io.

Ma ancor di più, nessuno vorrebbe esserlo se dovesse accadere un incidente. E questo potrebbe anche bastare come argomentazione, ma alla nostra scelta di procedere con l’abbattimento si aggiunge il fatto che quella struttura, comunque, andrebbe modificata per garantire ai nostri figli una scuola adeguata e moderna. Andrebbe ridotta a favore degli spazi aperti e progettata in modo più sostenibile ed efficiente.

E allora pensiamo pure, con un nodo in gola, alla nostra infanzia, condividiamo le nostre sensazioni sui social o sul gruppo dei coscritti. Non può farci che bene, ogni tanto, guardare indietro e accorgerci di quanto siamo stati bene insieme. Però oggi abbiamo noi la responsabilità di creare opportunità nuove per il nostro paese. I nostri figli non hanno bisogno che noi ci aggrappiamo alle nostalgie.

Sappiamo che questo luogo sarà fondamentale e strategico per Cles e presto arriverà il momento in cui dovremo decidere come riutilizzarlo. E allora guardiamo avanti, assumiamoci questa responsabilità e cerchiamo di lavorare per migliorare il nostro Paese. Se oggi ci fa così male vedere la demolizione della scuola è segno che amiamo profondamente Cles, ma anche, forse, che stiamo invecchiando un po’.

Non potremo mai dimenticare la nostra scuola, che comunque non è la stessa che hanno frequentato i nostri genitori, e non dovremo farlo nemmeno quando decideremo cosa realizzare al suo posto. Sbagliare questa scelta sarebbe infatti molto più grave della scelta di demolire che facciamo oggi.

Pertanto, cari concittadini, guardiamo avanti. Con un nodo in gola, ma… guardiamo avanti!

E’ nostro dovere farlo con lucidità e serenità: un triste tramonto lascia sempre spazio a una nuova alba.

Cles, 22 giugno 2017

Ruggero Mucchi
Sindaco di Cles

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