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Salute e sanità, come sta la ricerca? Ieri l’Assemblea aperta di Ateneo 2017

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Quale contributo dà l’Università alla salute dei cittadini? In che modo l’Università può promuovere la conoscenza e la sua diffusione, per migliorare la vita della comunità? Queste le domande alle quali ha cercato di dare risposta l’Assemblea aperta di Ateneo 2017.

Prevista dallo Statuto dell’Università di Trento come strumento di dialogo con la comunità trentina, dal 2013 viene convocata dal presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Università Innocenzo Cipolletta, che ne è promotore insieme al rettore Paolo Collini.

La quinta edizione dell’incontro pubblico, che si è tenuta ieri pomeriggio a Trento nell’auditorium della sede universitaria di Via Tommaso Gar, si è concentrata su “Salute, sanità e saperi”. A introdurre il tema sono state le piccole narrazioni in musica di Francesca SorrentinoEsulta, Espira, Sànati!” sulle note di Stefano Menato.

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L’Assemblea di Ateneo è il momento di sintesi finale di un percorso di incontro e conoscenza reciproca che si è sviluppato da marzo a oggi attraverso visite (ad esempio al centro interdipartimentale di ricerca in tecnologie biomediche BIOtech) e incontri sui temi della salute in relazione alla formazione e alla ricerca in un’ottica di innovazione, qualità e sostenibilità

A dare il via all’Assemblea è stato il presidente Innocenzo Cipolletta, che ha ricordato l’importanza di questo appuntamento come occasione per presentare al territorio «le attività di ricerca scientifica e di formazione, anche permanente, che facciamo nell’ambito delle scienze mediche e delle scienze per la vita, le collaborazioni attive con istituzioni, aziende sanitarie e ordini professionali e i servizi nei quali siamo impegnati che sono rivolti a tutti i cittadini nel campo della salute».

Al tempo stesso l’assemblea è spazio di ascolto e di proposte, per «raccogliere gli stimoli che vengono da tante diverse realtà locali, dalla gente, dal volontariato, dalle associazioni, dagli ordini professionali e dagli operatori del settore in modo da poter avere con il territorio una collaborazione sempre più aderente ai bisogni e che non sia unidirezionale. È un percorso che va dall’università verso la gente, ma anche dalla gente verso l’università»

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Tanti gli ambiti di intervento: dalle malattie all’invecchiamento attivo, dal recupero delle abilità residue al fa vivere bene. Una strada ancora lunga, da percorrere insieme.

Il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, nel suo saluto, ha parlato di una «dilagante cultura antiscientifica, cure improbabili, pensiero magico». Qualche esempio? Le cure Di Bella e Stamina, le discussioni sui vaccini, i costi delle cure, i livelli essenziali di assistenza. Ha sottolineato come l’Università possa contrastare questa deriva e portare il suo contributo importante di informazione e di divulgazione. «Ecco perché il tema della salute, scelto per l’Assemblea di quest’anno è davvero importante. Ci permette anche di parlare di prevenzione e di benessere, che si costruiscono giorno dopo giorno curando gli stili di vita e l’alimentazione, facendo sport, coltivando le relazioni».

In chiusura ha ricordato come Ateneo e Città stiano lavorando insieme sul tema della salute nell’ambito del protocollo di collaborazione firmato un anno fa. «Uno dei temi, infatti, è nutrire la città. L’università deve essere consapevole delle inquietudini che animano i cittadini, deve farsene carico per rispondere ai dubbi».

A rappresentare la Provincia autonoma di Trento erano presenti oggi gli assessori Luca Zeni e Sara Ferrari. «L’università è il luogo della conoscenza, nel quale l’approfondimento e lo scambio tra studiosi porta a contenuti al tempo stesso nuovi ed antichi, e favorisce la diffusione del sapere» ha detto l’assessore alla salute Luca Zeni. «La storia dell’umanità è stata spesso caratterizzata dall’esistenza di un numero ristretto di eletti, di esperti, caste che detenevano il monopolio della conoscenza e del potere. Ed il rapporto con la generalità della popolazione era di sudditanza. La possibilità di accesso alla conoscenza su larga scala, in particolare dalla diffusione della stampa in poi, ha cambiato questo rapporto, e ha imposto dei cambiamenti sicuramente positivi per l’umanità. Il rischio è che il relativismo della post modernità abbia incrinato la fiducia nelle istituzioni, comprendendo anche le istituzioni che rappresentano la comunità scientifica»

«Nel campo della sanità – ha proseguito Zeni – questo emerge con evidenza, pensiamo al successo delle tante teorie che mettono in dubbio la validità stessa del metodo scientifico, che si parli di vaccini o di oncologia. Ma senza fiducia saltano le basi stesse della società. Nei momenti “ordinari” le istituzioni possono permettersi di rimanere defilate, ma nei momenti di crisi, di cambiamento più profondo, serve un surplus di responsabilità e autorevolezza. Il ruolo dell’Università diventa centrale, come avanguardia capace di guidare il cambiamento, e al contempo riferimento di fiducia per la popolazione. Questo vale in generale, ed in particolare sul tema della salute, dove razionalità ed emotività sono inscindibilmente legati. Credibilità, responsabilità, autorevolezza, delle istituzioni sono concetti essenziali per garantire una società capace di sviluppare in maniera serena le proprie potenzialità, e la collaborazione sempre più stretta tra provincia e università sarà una chiave importante per i prossimi anni».

L’Assemblea di Ateneo è anche un momento per fare il punto sui rapporti tra le istituzioni e proprio su questo è voluta intervenire l’assessora provinciale all’università e ricerca Sara Ferrari: «La storia e lo sviluppo dell’Università di Trento, così come quello della comunità e della provincia di Trento, si sono sempre intrecciate, in una dialettica che qualche volta si è tramutata in scontro, ma che molto più spesso ha garantito innovazione, crescita, consapevolezza, sviluppo reciproco. Oggi, voglio dirlo in modo esplicito e chiaro, i rapporti tra Università di Trento e Provincia autonoma di Trento sono eccellenti. Il mio invito è quindi a lasciare da parte le accuse e le congetture per concentrarci invece sulle molte cose che stiamo facendo insieme, nella cornice dell’accordo di programma, ciascuno con il proprio compito, il proprio ruolo e la propria autonomia, ma tutti perfettamente consapevoli che ci troviamo all’interno di un sistema che solo continuando a pensare, progettare e costruire il futuro in modo armonico, potrà continuare a dire qualcosa in Italia, in Europa e nel mondo e mantenersi tanto avanzato e attrattivo».

«Un’Assemblea di Ateneo non sarebbe tale senza la voce degli studenti e delle studentesse», ha ricordato il presidente del Consiglio degli Studenti Federico Crotti.  Quella dell’assistenza sanitaria gratuita nelle cure di base per i fuori sede è stata una conquista importante raggiunta lo scorso anno con l’Apss. Ispirandoci al Festival dell’Economi di quest’anno, ritengo che vadano considerate anche le diseguaglianze che, nel trattare di salute così come di istruzione, possono essere occasione di dibattito che coinvolga anche noi studenti».

Infine, il rettore Paolo Collini, nell’intervento conclusivo della prima parte dei lavori ha spiegato che il tema della salute ha molto a che fare con l’università. «Perché l’Ateneo è innanzitutto una comunità di persone che hanno a cuore la propria salute. Ma è anche inserito in un territorio verso il quale ha delle responsabilità. Infine, l’università per sua natura è chiamata a portare il proprio contributo in prospettiva globale al miglioramento del benessere e della salute attraverso la ricerca. Il percorso compiuto in avvicinamento a questa assemblea ci ha permesso di fare una ricognizione sulle tante aree di ricerca, attive nel nostro Ateneo, che riguardano direttamente o indirettamente la salute, persino in ambito clinico. La nostra responsabilità passa, oltre che dalla ricerca, anche attraverso la formazione, perché è nell’educazione e nello sviluppo delle attitudini, oltre che nella mera trasmissione delle competenze, che si realizza la piena educazione. L’Ateneo trentino accoglie oltre 20mila persone che hanno l’occasione di apprendere e formarsi a diventare consumatori consapevoli di cure sanitarie. Solo attraverso la cultura scientifica possiamo stimolare comportamenti virtuosi e contribuire al miglioramento della società».

La seconda parte dell’Assemblea è stata una narrazione sulle iniziative universitarie in atto e da realizzare in futuro a partire dai bisogni presenti sul territorio e dagli strumenti offerti dall’innovazione. Coinvolte quasi tutte le aree disciplinari presenti in Ateneo.

La prima finestra è stata aperta da Enrico Domenici (Centro di Biologia integrata – CIBIO) che si è soffermato su una visione integrata della biologia, sulla genomica dei disturbi neuropsichiatrici (come la schizofrenia), sullo sviluppo di nuove terapie e su Train (Trentino Autism Iniziative), la nuova rete di ricerca sull’autismo gettata dall’Università di Trento insieme alla Fondazione Bruno Kessler e all’Istituto italiano di tecnologia per la realizzazione di progetti multidisciplinari di ricerca di base e clinici, la formazione interdisciplinare di giovani ricercatori e la divulgazione dei risultati delle ricerche in collaborazione con le associazioni di genitori di pazienti autistici.

I disturbi dello spettro autistico sono stati approfonditi anche da Gianluca Esposito (Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive) che si è concentrato su genetica, ambiente e tecnologie ovvero modelli integrati per la costruzione del benessere individuale. Esposito ha offerto una panoramica sulle linee di ricerca sviluppate a livello internazionale, ha ricordato l’esperienza del master in “Metodologie di intervento educativo per soggetti con disturbi dello spettro autistico” e in generale tutte le attività del Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab) del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive.

Dei nuovo paradigmi di cura e del lungo processo di innovazione ha parlato invece Giandomenico Nollo del Dipartimento di Ingegneria industriale. In particolare ha parlato del corpo umano come sorgente di Big data: informazioni che riguardano la salute personale e che hanno un grande potenziale. Se gestita correttamente e in modo tempestivo, questa grande mole di dati può infatti migliorare il benessere dell’individuo e concorrere a rendere la sanità più efficiente con minor spesa.

Un laboratorio inter istituzionale sulle tematiche dell’etica, integrità della ricerca e comunicazione della ricerca che si occupi di formazione, ricerca e consulenza è il progetto di cui hanno parlato il direttore del Dipartimento di Fisica, Lorenzo Pavesi e anche il direttore sanitario dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, Claudio Dario. Ricordata anche l’importanza di curare la formazione dei “professionisti” – uno dei punti di contatto tra Ateneo e sistema sanitario è proprio la formazione, la specializzazione e l’aggiornamento – su vari aspetti disciplinari e di puntare sulla ricerca che può contribuire a potenziare l’efficacia e l’efficienza delle prestazioni sanitarie e migliorare il benessere degli individui.

Uno sguardo complessivo alle molte attività di ricerca in ambito giuridico sul diritto nella salute e nelle scienze della vita lo ha proposto Cinzia Piciocchi della Facoltà di Giurisprudenza. Perché la ricerca scientifica non è solo quella che si fa in un laboratorio. La ricerca è anche analisi, approfondimento, dialogo, dibattito. Ne sono esempio il Progetto Biodiritto e l’esperienza di “LawTech” che si occupano di consenso informato e libertà terapeutica, tutela dei diritti fondamentali nelle innovazioni biotecnologiche, accesso ai trattamenti sanitari, libertà di ricerca scientifica, tutela dei dati genetici e biobanche, cellule staminali, procreazione medicalmente assistita e scelte di fine-vita.

Ma la salute si gioca anche nel rapporto uomo/ambiente e nella sostenibilità degli spazi di studio e lavoro. Marco Ragazzi del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica ha presentato alcuni progetti (tra cui Ausilia e Salus) per migliorare la qualità della vita di chi ha specifiche problematiche motorie, sensoriali e cognitive negli edifici e nello spazio urbano.

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