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Italia ed estero

Tutti i misteri di George Soros il «pirata» della finanza amico di Prodi.

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Finalmente, da un po’ di tempo, si parla di George Soros.

Ci provano, i pompieri di professione, come Alan Friedman, e tanti altri a scherzare sui “complottisti“, ma il tempo di prenderci tutti per fessi è finito.

Anche riviste prestigiose come Limes dedicano pagine e schemi per illustrare l’incredibile mole di attività politiche più o meno occulte del cosidetto “filantropo”.

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Sarebbe allora bene ricordare che c’era chi denunciava questo personaggio almeno 20 anni orsono, vedendo chiaramente la sua influente presenza dietro i radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino. Questo minuscolo partito che si è sempre battuto, tra le altre cose, per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, raccoglieva sempre immense quantità di quattrini per le sue costose campagne, proprio attraverso burattinai come il noto finanziare.

Il Corriere Economia del Corriere della Sera del 20 ottobre 1997, in uno schema che conservo tuttora, indicava “dove George Soros ha speso di più” (“enti antiabolizionismo droga“, “marijuana libera per scopi medici“, “concessione del passaporto USA agli immigrati stranieri“, “ridurre il numero dei carcerati”...), e “come ha guadagnato di più” (speculando sulla sterlina inglese nel 1992, sulla lira italiana nello stesso anno, sulle valute asiatiche nel 1997).

Per questi motivi, concludeva l’articolo, Soros è considerato un pirata della finanza, un pericoloso destabilizzatore, da Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia, Franjo Tudjman, presidente della Croazia e Muhamed Mahatir, primo ministro della Malaysia.

Non così, invece, per il nostro Romano Prodi, che insieme all’economista Stefano Zamagni, allora responsabile dell’ Ulivo per le politiche sociali e le risorse umane, due anni prima, nel 1995, aveva conferito proprio a George Soros la laurea honoris casa in economia.

Repubblica del 31 ottobre 1995 esordiva così: “George Soros sorride a tutti. Manovra dodici miliardi di dollari, anche se dice che per vivere gli bastano venti milioni. La sua grande fortuna sono le manovre sulle valute. E’ un filantropo, spende miliardi per il Terzo Mondo e i paesi dell’ ex-comunismo: predica la “società aperta” del suo maestro Karl Popper… Soros è uno dei più grandi finanzieri del mondo e ieri a Bologna, nella più antica università del mondo, gli hanno dato la laurea honoris causa. In economia. Festa di professori, banchieri, industriali. Ma anche un abbozzo di contestazione. Succede che uno dei Creso della terra sia attaccato, nella città pur sempre “rossa”, dalla destra, ex o neofascista, che lo accusa di essere uno speculatore, l’ alfiere di un capitalismo senza scrupoli e senza patrie”.

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Può stupire rileggere oggi questi fatti e ricordare non solo che Soros venne premiato da Romano Prodi pur avendo speculato sulla lira, ma anche che le sue frequentazioni italiane fossero, oltre a Prodi e Zamagni, i radicali Bonino e Pannella.

Non stupisce invece riconoscere la continuità e la coerenza con cui Soros e i radicali si battono da decenni per gli stessi scopi: non sono ancora oggi impegnati, i radicali, nel lottare per la droga libera, l’immigrazione come bene in sè, le amnistie?

A scorrere i giornali di quegli anni, benchè centellinate, si trovano altre informazioni: si scopre per esempio che Soros finanziava un “Progetto sulla morte”, legato alla diffusione dell’eutanasia, insieme a Hugh Hefner, patron di Playboy; che foraggiava progetti nel campo dell’ingegneria genetica, della clonazione e del lavaggio del cervello; che fu firmatario e propagandista, nel 1998, di una lettera manifesto al segretario generale dell’Onu Kofi Annan, in cui, insieme a Dario Fo, Nicoletta Braschi, Luigi Manconi, Stefano Rodotà ed altri, protestava contro una “guerra globale alle droghe” che “sta provocando più mali dello stesso abuso di stupefacenti” (Repubblica, 8/6/1998).

Tornando al 1995, in quell’anno usciva in Italia, per l’editore fiorentino Ponte alle Grazie, la sua autobiografia: “Soros su Soros”. In essa il finanziere – presentandosi scherzosamente come il tipico esponente di un mondo occulto e segreto che ama agire dietro le quinte, facendo ogni tanto cucù quasi per prendersi gioco delle vittime -, andava al cuore del suo concetto di agognata “società aperta”: una società per lui ideale, in cui “amici, vicini di casa, mariti e mogli diventano, se non intercambiabili, almeno prontamente rimpiazzabili da sostituti“; in cui i legami tradizionali divengono “di carattere contrattuale“, con una conseguente “crisi delle relazioni“, di quelle relazioni come il vicinato, la parentela, la religione, la patria… che appartengono ad una “società organica” da archiviare e dimenticare per sempre.

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