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Trento

Progetto Famiglie in rete: cosa è successo?

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Sono trascorsi molti mesi dal giorno in cui i servizi sociali del nostro territorio hanno sposato il Progetto Famiglie in rete ideato dal dottor Pasquale Borsellino, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Infanzia Adolescenza Famiglie, del Servizio Consultoriale ed Età Evolutiva presso Unità Locale Socio-Sanitaria ULSS 2 Marca Trevigiana Distretto Asolo (ex ULSS 8) in provincia di Treviso, Responsabile Scientifico del Laboratorio Regionale delle buone prassi Progetto Famiglie in rete e membro della commissione che si occupa di scrivere le linee guida della tutela dei minori nella regione Veneto. 

Due le istituzioni coinvolte, molti gli educatori e gli assistenti sociali formati e coinvolti nelle 4 reti di famiglie solidali attive sul territorio: un nuovo modo di essere l’uno aiuto dell’altro con il supporto del servizio sociale, alleato e supporto alle necessità delle famiglie.

Dottor Borsellino a che punto è l’attuazione del Progetto Famiglie in rete nel nostro territorio?

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«Dopo una prima fase entusiasmante, dove è stato sensibilizzato il territorio e sono state individuate e formate le famiglie, il progetto si è fermato. In concreto erano già attive ben 4 reti di famiglie solidali formate e sensibilizzate ma le due Comunità di Valle, nonostante i grossi risultati e l’ottima risposta della società civile, hanno “deciso” di non portare avanti questo tipo di progettualità».

Perché si è improvvisamente bloccato? Cosa è successo?

«In verità non lo sappiamo, perché ad oggi non ci è stato comunicato quasi nulla. Possiamo comunque dare due tipi di risposta: una di tipo epidermico e una molto più profonda.

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Nella prima ipotesi si è parlato che il sottoscritto e dei collaboratori erano aderenti a Scientology e che tutto era stato organizzato con l’obiettivo di attaccare e mettere in difficoltà i servizi sociali trentini. Capisco che questo possa sembrare assurdo ma queste affermazioni calunniose hanno raggiunto anche il Veneto, dove amici, collaboratori e colleghi che mi conoscono da tanto tempo sono inorriditi del fatto che alcuni “personaggi” del trentino possano solo aver pensato a cose del genere. A questo proposito non posso aggiungere altro perché sono in corso delle verifiche.

Voglio comunque pensare a delle cause molto più profonde e serie. Tra le quali il fatto che il sistema di assistenza e cura del trentino è tra i più efficienti nel panorama non solo nazionale. Un sistema che ha raggiunto la massima maturazione dal punto di vista tecnico professionale, per cui le reti, che invece affondano radici in una cultura epistemologica ecologica sociale, diventano destabilizzanti, nel senso che tornano a rivolgersi alle capacità auto-generative che esistono nelle comunità locali. In questa visione i professionisti non sono più coloro che dall’alto del loro potere professionale curano ma diventano “catalizzatori” di cambiamento e attivatori di generatività.

Penso con molta serenità che l’attuale generazione di operatori e dirigenti provinciali non abbiano accettato la sfida di un cambiamento/rivoluzione a tratti copernicani».

Come sta proseguendo, invece, nel territorio del Veneto, in cui il Progetto Famiglie in rete è nato e in cui lei opera da ben 8 anni come Direttore?

«Benissimo!! Non lo dico io ma lo dicono i dati: 13 aziende socio-sanitarie sono attive nel progetto e in quasi tutto il territorio sono nate reti di solidarietà familiare. In questo si evidenzia il paradosso che là dove la rete istituzionale di cura è meno efficiente, crescono con più forza le reti e le famiglie in una dimensione di sussidiarietà e corresponsabilità, partecipando alla vita della comunità e attivando quelle risorse auto-riparative che esistono in tutti i sistemi complessi».

Quali prospettive ci sono ad oggi per questo Progetto nel nostro territorio?

«Continuare a lavorare con l’associazione senza l’aiuto dei sistemi formali di cura. Il territorio lo merita e le famiglie vogliono sentirsi protagonisti di un cambiamento che rivoluzionerà i servizi di cura alla persona».

Una delle protagoniste della realizzazione del progetto è stata Alessandra Corrente che ha risposto ad alcune nostre domande.

Alessandra Corrente, lei è la segretaria dell’Associazione nata per promuovere questo Progetto. Cosa è successo?

«All’improvviso quello che sembrava un matrimonio perfetto, con base solide di fiducia, rispetto e stima si è infranto contro un muro. Il muro della menzogna.

Sono nate delle chiacchiere, pettegolezzi senza alcun fondamento, che sono diventati un mostro da cui allontanarsi. Una caccia alla streghe nel 2017!»

A cosa si riferisce?

«Roberto Saviano ha parlato della macchina del fango. Ho sempre immaginato che fosse qualcosa di così incredibile e lontana dalla nostra realtà e invece ne sono stata vittima e l’ho conosciuta con i miei occhi.

Hanno detto che faccio parte di Scientology, una realtà che non conosco affatto, se non per quello che si trova sui principali canali telematici, perché conosco Gabriella Maffioletti, anche lei ritenuta appartenente a questo movimento.

Ciò che più mi ha colpita è che tutto questo sia successo all’interno del servizio sociale, che dovrebbe essere super partes, né pro né contro qualcuno (che si chiami Maffioletti o Rossi o Bianchi), un servizio che accoglie, comprende, che non crea muri ma reti e collaborazioni, capace di dialogare e confrontarsi, che dovrebbe puntare al bene delle persone e non additare il buono o il cattivo, ergendosi a giudice di una realtà costruita addirittura sulla menzogna.

Mi chiedo perché nessuno mi abbia mai chiesto se queste chiacchiere siano vere e perché nessuno lo abbia mai chiesto al dottor Borsellino, anche lui macchiato ingiustamente».

Perché Gabriella Maffioletti, ex consigliere comunale di Trento e delegata di Adiantum?

«La conosco da tempo e questo è bastato per entrare in un vortice di menzogne infinite; hanno detto che vuole distruggere i servizi sociali e che addirittura avrebbe denunciato un Dirigente dei servizi sociali. Perché nessuno ha il coraggio di fare i nomi di chi mette in giro tali menzogne?

In tutta questa macchina del fango i servizi sociali hanno prestato il fianco: non hanno mai verificato le fondamenta di queste chiacchiere, riportandole invece, come un passaparola senza fine e così ingenuo, specialmente all’interno di una istituzione così importante per tutti noi».

Cosa pensa dell’attività svolta dalla Maffioletti?

«Con lei ho condiviso il mio stupore e l’incredulità per la facilità con cui tanti bambini venivano tolti dalle loro famiglie, una realtà per me totalmente sconosciuta, e infatti le linee guida del Tribunale per i Minorenni sono cambiate. Le parole e l’attività della Maffioletti sono servite a migliorare questi approcci? Evidentemente se il Tribunale ha cambiato rotta qualcosa da correggere c’era».

Ora cosa si aspetta?

«”Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi” diceva Aldo Moro e questa esperienza, pur rammaricandomi, mi ha donato la forza per credere che chi ha creduto e portato avanti la menzogna possa ravvedersi.

La vita mi ha insegnato che la verità vince, sempre, e che bisogna avere il coraggio di dirla».

 

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