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Io la penso così…

Impianto funiviario del Bondone, opera necessaria. – di *Mauro Corazza

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Continua fervente il dibattito sull’impianto funiviario che dovrebbe collegare la città di Trento con il Monte Bondone che ne rappresenta a tutti gli effetti parte integrante e non disagiata come spesso ci può essere lasciato credere.

Agire per il Trentino e nello specifico il coordinamento di Trento, intende ribadire l’opinione favorevole alla realizzazione di tale opera e in questo senso appoggia quanto più volte espresso dal Consigliere delegato Dario Maestranzi.

Purtroppo sappiamo che per il Sindaco Andreatta e la Sua Giunta non rappresenta assolutamente una priorità e sulla base di questa idea è facile comprendere come mai questa opera non sia mai stata realizzata neppure dalle precedenti amministrazioni.

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Allo stato attuale le priorità dichiarate sembrano essere il progetto Nordus e a ruota la funicolare per Povo. Risulta difficile comprendere il perché di questa opera si debba rendicontare fino all’ultimo centesimo per valutarne la fattibilità mentre nell’arco degli anni sono stati spesi miliardi di lire piuttosto che milioni di euro senza corrispondere allo stesso criterio.

La funivia deve essere considerata come parte integrante della mobilità cittadina e con l’ulteriore indotto turistico di cui sembra ci sia una visione miope da parte di chi ci governa. In tal senso però non ci sentiamo di condividere almeno in partenza l’idea del consigliere Maestranzi sull’operatività dell’impianto per 365 giorni all’anno dalle 7 alle 22  che andrebbe ad incidere sicuramente sui costi di gestione senza dei riscontri centri in termini di utilizzo e introiti.

Riteniamo che quanto da Egli espresso debba essere l’obiettivo finale che potrà avvenire in pochi mesi come in alcuni anni a seconda di come l’impianto venga recepito proprio dalla popolazione cittadina più che dal turista considerando l’anno intero di operatività. A tale scopo potrebbe essere periodicamente differenziato un percorso che porti soltanto fino a Sardagna piuttosto che fino a Vason.

Quello che il coordinamento di Agire si sente di esprime con decisione, è che coloro i quali attualmente sono in grado di poter fare valutazioni e prendere decisioni, possano considerare anche l’ipotesi di approvare il progetto e partire da quello che può per tutti rappresentare un iniezione di fiducia e positività: la realizzazione dell’impianto partendo da un primo troncone Trento-Sardagna di cui abbiamo già dati certi in termini di utilizzo che potrebbero soltanto aumentare con il proporzionale aumento della qualità e innovazione del servizio, e che come primo impatto attirerebbe sicuramente nuovi interessi sulla struttura dell’ex hotel Panorama, quanto meno in termini di servizi di ristorazione. Tutto questo unito anche alla nuovissima terrazza panoramica sulla città. Fondamentale importanza nella valutazione che una nuova funivia per questo tratto potrebbe anche essere supportata anche da contributi europei.

In un secondo tempo si potrebbero completare i tronconi per Vaneze e per Vason già attualmente indicati come luoghi di stazioni intermedie. In questa situazione si parla della necessità di interventi privati ma tutto risulterebbe più interessante agli investitori avendo già un tratto rivisto e funzionante.

Per ogni grande traguardo, si deve partire da piccoli passi, questo è ciò che si prefigge Agire per il Trentino. Nessun colpo a effetto ma tante piccole cose che portano a grandi risultati e forse ragionando in questo modo nel 2017 avremmo già la funivia e anche tante altre opere.

Mauro Corazza – *Agire per il Trentino

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Io la penso così…

Morti Brento: un’ordinanza inattuabile per Fravezzi, ci spieghi i motivi – di Adriano Bertolasi

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Egregio direttore,

desidero esprimere la mia personale perplessità in merito alle affermazioni del sindaco di Dro Vittorio Fravezzi, riportando testualmente quanto risulterebbe da lui dichiarato in un’intervista e riportato anche in internet-notizie.

Mi riferisco alle decine di morti che si sono susseguiti negli ultimi venti anni sul Becco dell’Aquila la tristemente famosa montagna, dove diversi giovani e meno giovani hanno lasciato tragicamente la vita, facendo base jamping nelle più “svariate e sconsiderate” maniere.

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Ecco cosa riferirebbe il sindaco di Dro: (fonte internet)

Il sindaco di Dro Vittorio Fravezzi proprio ad aprile scorso aveva parlato di «Una follia, un modo davvero singolare di scherzare con la propria vita. Del resto non vedo cosa posso fare per fermare questa lunga lista di morti». E ancora aveva aggiunto: «Ho commissionato diversi studi giuridici per capire come si può regolamentare. Mi hanno spiegato che si può fare poco. Non posso impedire l’accesso alla montagna. Potrei vietarlo, è vero. Ma poi la regola andrebbe fatta osservare e dovrei piazzare due vigili urbani fissi sulla vetta. Irrealizzabile».

Comprendo che piazzare due vigili in vetta potrebbe risultare dispendioso e poco pratico, ma non penso che tutti coloro che praticano tale “sport” arrivino direttamente con l’elicottero in vetta.

Ci sarà presumo una o forse due strade di accesso per arrivarvi e penso che transennare tali strade sia una competenza con un costo accettabile per le casse comunali.

Se quella montagna rappresenta un reale pericolo per chi la frequenta con tale scopo, gradirei sapere quali sono i cavilli giuridici per i quali tale ipotesi non può essere presa in considerazione, senza dovere ipotizzare e contemporaneamente scartare la presenza di due vigili in vetta per impedire la discesa “suicida”.

Oppure le cause di tale “impossibile ed inopportuna scelta” sono legate ad altri motivi? Magari di ordine economico e turistico per la zona?

Adriano Bertolasi – Trento

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Io la penso così…

Bambina di 4 anni salvata dal pediatra di Cavalese. Il padre ringrazia l’ospedale e chi ha voluto la riapertura del punto nascite

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Buongiorno Direttore,

mi è già capitato di scrivere a sostegno del punto nascite dell’ospedale di Cavalese, dov’era nata la mia prima figlia, mentre per la seconda ci toccò un pellegrinaggio in Val d’Adige.

Lo faccio nuovamente a seguito di una nuova esperienza che ritengo significativa.

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Questa notte (13 agosto, ore 23) mia figlia di quattro anni ha avuto una crisi asmatica: probabilmente nulla di veramente pericoloso, però respirava a fatica, non riusciva a parlare, rantolava paurosamente e ovviamente si è agitata molto.

Non era la prima volta e noi genitori eravamo preparati; tuttavia ci siamo spaventati perché è stata più severa e lunga delle altre e non migliorava nonostante l’inalatore prescritto dal pneumologo.

Quindi ci siamo recati al pronto soccorso di Cavalese, dove in pochi minuti è arrivato il pediatra di turno in reparto e ha risolto la situazione: abbiamo presto potuto tornare a riposare e tranquillizzare la mamma.

Se ciò fosse accaduto l’anno scorso, quando il punto nascite era chiuso, mi chiedo come si sarebbe evoluta la vicenda. Mi sarei ritrovato su un’ambulanza, con una bambina ansimante, incapace di parlare e terrorizzata fra le braccia, fino a Trento?

Forse l’Azienda Sanitaria avrebbe impegnato un elicottero con la relativa equipe d’emergenza per fare un aerosol a una bimba asmatica?

E se qualcuno avesse avuto nel frattempo un infarto a Storo, chi avrebbe avuto quel morto sulla coscienza?

Se fosse accaduto a gennaio, sotto una fitta nevicata, quando l’elicottero non vola e le strade sono poco praticabili? Dove e dopo quanto tempo avrei trovato un medico disposto a prendersi cura di mia figlia?

Non è la prima volta che io e mia moglie portiamo al pronto soccorso di Cavalese una delle nostre figlie: in Val di Fiemme ci sono appena due pediatri di base, oberati di lavoro; sicché per un bambino che sta male (fosse anche solo febbre alta) questa è spesso l’unica alternativa a una lunga attesa in ambulatorio. Anzi, durante i fine settimana o nelle ore notturne, è proprio l’unica assistenza disponibile in loco.

Com’è ovvio, questa presenza può rivelarsi molto più preziosa per chi si trovi ad affrontare una vera emergenza pediatrica; ma anche per molti pazienti critici adulti, poiché soltanto l’operatività del punto nascite garantisce che nel nostro piccolo ospedale sia sempre in servizio un medico rianimatore.

Vorrei quindi ringraziare ancora una volta tutto il personale medico e sanitario dell’Ospedale di Fiemme: sempre disponibili, professionali, rapidi, estremamente efficaci, splendidamente gentili e accoglienti.

Ugualmente vorrei ringraziare chi in questi anni si è adoperato per la riapertura del punto nascite di Cavalese, confidando che nessuno dimentichi più quanto questo presidio sia essenziale per la sicurezza e la serenità di chi abita o visita le nostre montagne.

Andrea Rizzi 

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Funzioni Consulta ladina, Luca Guglielmi: «Non esiterò a proporre una puntuale modifica alla legge»

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Spett.Le direttore

ritengo doveroso intervenire dopo aver letto le considerazioni in merito alle modifiche del Regolamento della Consulta ladina di Lucia Gross (rappresentante dell’Union di Ladins de Fascia all’interno della Consulta ladina) e di Cesare Bernard (esponente del gruppo di minoranza Union Autonomista Ladina nel Consei General del Comun general de Fascia).

Come loro, la sera del 5 agosto scorso, ero presente anche io ai lavori del Consei general, nello svolgimento delle mie prerogative ai sensi dell’articolo 10 comma 1 della L.P. 1/2010 e proprio per questo, da osservatore privilegiato mi permetto di fare alcune considerazioni rispetto a quanto dichiarato dai sopracitati Bernard e Gross.

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Innanzitutto una precisazione di merito, la tanto discussa votazione della modifica al regolamento della Consulta è passata con 16 voti, non 15 come asserito, ed anche in questo caso con il voto della maggioranza ed un voto del gruppo misto.

Passando invece alla tanto discussa modifica al regolamento della Consulta ladina ritengo fortemente necessario ricordare qual è l’iter che anche questo intervento ha seguito.

Il Comun general ha al proprio interno, da sempre, la Commissione per gli affari istituzionali, la stessa si preoccupa (e si è sempre occupata) della stesura di tutti i regolamenti di funzionamento dei diversi organi che compongono il Comun general de Fascia. La composizione della Commissione rispetta la rappresentanza di tutte le anime politiche presenti nel Consei general, maggioranza e minoranza quindi, allargando il tavolo a personalità anche esterne alla politica di valle ma con esperienza e conoscenza della materia.

Proprio su input dell’esecutivo del Comun general la Commissione ha redatto la proposta di modifica del Regolamento della Consulta. È infatti il Comun general ai sensi dell’articolo 26 comma 6 della legge provinciale 6/2008 a definire le modalità di organizzazione e funzionamento della consulta ladina.

Coinvolgere gli enti e le associazioni che ne fanno parte di diritto, sempre secondo la sopracitata legge, poteva essere una strada qualora si fosse modificata la sostanza e non la forma, peraltro non in maniera restrittiva ma molto più inclusiva, il numero di membri “minimo” passa infatti da 7 a 10.

Parrebbe poi alquanto strano che il regolamento che disciplina il funzionamento di un consesso venisse scritto o modificato da chi poi lo deve utilizzare; ma come detto ritengo, da esterno, che la polemica sia forse confusa giacché il ruolo e i compiti della Consulta sono (nuovamente) ben esplicati nella legge 6/2008 articolo 26.

Ora, i casi sono due, o questa amministrazione guidata dalla Procuradora Elena Testor ha eliminato nelle modifiche al regolamento delle prerogative proprie della Consulta o, legge e vecchio regolamento alla mano, quest’ultimo attribuiva all’organo mansioni non previste dalla legge stessa.

Considerato che un regolamento non può in alcun caso sovrastare la legge che disciplina l’organo da regolamentare pare evidente che delle due ipotesi è sicuramente la seconda quella corretta.

Nelle mie funzioni, nel mio ruolo di Consigliere Provinciale ladino, qualora ci fosse la volontà di implementare le funzioni della Consulta, non esiterò a proporre una puntuale modifica alla legge ed in quel caso sì, sicuramente, nel merito, anche gli enti e le associazioni interessate troveranno lo spazio per esprimere consigli e proposte.

A margine di questa polemica trovo più triste che la bozza di regolamento, prima dell’approvazione del 5 agosto, sia finita nelle mani di persone non titolate ad averla; non credo affatto che tale “colpa” sia imputabile alla professionalità degli uffici del Comun general come non vorrei credere che un consigliere nel pieno delle proprie funzioni, dei propri diritti, a conoscenza della segretezza degli atti se ne sia fatto sfuggire una copia.

Il rispetto degli enti, delle istituzioni passa anche da questi piccoli accorgimenti che, di fatto, qualificano anche l’ente che, in diversi modi e posizioni, si ha l’orgoglio di rappresentare.

Consigliere Provinciale ladino – Luca Guglielmi

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