Connect with us
Pubblicità

Trento

«Blue whale» l’horror che diventa realtà

Pubblicato

-

È possibile che una persona nell’ombra, nascosta dietro il suo monitor porti giovani vite al suicidio muovendo le fila di un gioco horror che diventa realtà?

Sembrerebbe proprio così.

Arriva infatti dalla Russia anche in Italia il gioco online Blue Whale di cui ha parlato in modo approfondito la stampa, ma anche e soprattutto il noto programma televisivo “Le Iene”.

PubblicitàPubblicità

E non pensate che anche la nostra regione ne sia immune, pare infatti che in un comune dell’Alto Adige, alcuni casi di suicidio, possano essere riconducibili a questo folle gioco che fino ad ora ha portato ad oltre 200 morti per suicidio accertate dal 2013 ad oggi.

La chiave del gioco è far sentire apprezzati e importanti adolescenti depressi e confusi, che trovavano nelle sfide un senso di gratificazione, seppur perverso. “Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo” ha commentato lo studente, che in carcere continua a ricevere lettere d’amore dalle ragazzine adescate su VK. “Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore,comprensione, importanza”.

Il rischio di emulazione è altissimo, avvertono gli psicologi e visto il contagio virtuale, nessuno Paese può considerarsi immune dal Blue Whale.

Interessante è porre attenzione sul nome di questo gioco che coincide con quello di un animale, ovvero la balena blu, un cetaceo, il più grande sulla terra che, se si smarrisce da solo o in gruppo, si arrena sulla spiaggia e muore, proprio come i ragazzi smarriti, che entrano in contatto con il così detto curatore.

Questa persona, per far breccia sugli adolescenti, utilizza meccanismi frequenti e molto potenti in questo periodo della vita: il patto del silenzio, la sfida e la confusione tra il bene e il male.

49 comandi prima del suicidio. La cinquantesima regola infatti è: “Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita”. Accostare l’immagine della morte con quella del poter prendersi la propria vita è un’azione tremenda o meglio malefica e il curatore certo non la mette nè all’inizio, ma neanche a metà del percorso.

Vi deve essere un allenamento che inizia graduale anche se in modo forte. La prima regola comanda già un’incisione, un atto di coraggio, un patto di sangue: “Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57″ e inviate una foto al curatore”. Vi è quindi una verifica, un controllo che il tutore ha sulla propria “preda” reclutata con estrema facilità con un semplice computer o telefonino.

Nell’elenco mortifero vi sono inoltre comandi come quello di alzarsi presto, alle 4, 20, forse perchè la volontà ha un confine più labile con il mondo onirico, quindi vedere film horror è più incisivo come anche salire in alto in cima ad un palazzo può risultare meno difficile.

La regola di vedere film dell’orrore o ascoltare musica inviata dal curatore viene attuata anche di giorno. E in questo frangente, chi vive con il ragazzo o ragazza che gioca a Blue whale, ha l’opportunità di accorgersene come anche quando viene ordinato di non parlare con nessuno per tutto il giorno.

I genitori se stanchi o hanno il sonno profondo possono invece non sentire quello che fa il proprio figlio di notte quando si alza ed esegue ciò che gli viene comandato.

Ma ecco altre regole che all’apparenza sono meno brutali delle altre, ma servono invece come potente rafforzatore dei comandi già inviati e di quelli ancora da elargire. Si tratta delle regole n. 21 e 25 in cui si deve comunicare per skype con un altro giocatore e di avere un incontro con un’altra “balena“. Anche in questo caso il curatore fa breccia su meccanismi mentali giovanili: la creazione di gruppi di simili. Proprio l’adolescenza è il periodo in cui avviene il distacco dalla famiglia e la nascita di nuovi legami con i coetanei che a loro volta rafforzano il distacco dalle figure primarie.

Come difendersi dunque da questo nuovo gioco che sembra fare sempre più vittime?

Verificare cosa fa il proprio figlio quando sembra che sia tutto normale, controllare gli oggetti che usa, i film che guarda e la musica che ascolta e dargli attenzione e affetto più del solito.

Fare in modo, anche se vi sono i normali contrasti tra genitori e figli, tipici di questo periodo della crescita, di essere più che mai alleati a loro, in modo da depotenziare l’eventuale legame con figure negative o addirittura mortifere come i curatori di Blue whale.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  –Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo

Pubblicità
Pubblicità

Trento

Accoglienza migranti: alle cooperative sociali 3,9 milioni ogni anno

Pubblicato

-

Presentate ieri dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti al consigliere del gruppo Fassa Luca Guglielmi, le tabelle che riportano nel dettaglio gli importi annui erogati per l’accoglienza dei migranti gestita da cooperative e onlus che ammontano complessivamente a 3,9 milioni di euro all’anno.

A tale somma si aggiungono i servizi dei centri di accoglienza: Trento, Rovereto, Garniga e Piazza Dante, lotti ancora in fase di scadenza.

Nelle tabelle non figurano invece i costi relativi a corsi di lingua italiana, cancellati dopo l’entrata in vigore del Decreto di Sicurezza con effetto dal 1 gennaio.

PubblicitàPubblicità

Stop con decorrenza dal 1 aprile anche per il servizio di orientamento ed accompagnamento lavorativo gestito dalla coop Arcobaleno (95.885 euro iva esclusa).

Sospensione da fine febbraio anche del servizio di supporto psicologico che permetterà di ridurre la spesa la spesa a poco più di 39 mila euro per il 2019.

Nell’ambito dei programmi di protezione internazionale sono stati stanziati 110 mila euro l’anno, per la mediazione linguistica e culturale 132 mila euro nonché 210 mila euro per il supporto sociale.

Per quanto riguarda il progetto di accoglienza straordinaria che coinvolge attualmente 132 adulti e 17 bambini, con il passaggio al progetto di accoglienza ordinaria dello Sprar l’accesso sara riservato esclusivamente ai titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, per una spesa annua complessiva di 1,3 milioni di euro.

All’accordo quadro per le valli sono invece destinati poco più di 2 milioni di euro, che verranno erogati sulla base del numero di migranti effettivamente presenti sul territorio.

Secondo l’osservatorio del Cinformi, al 20 gennaio in Trentino erano accolti 1.345 profughi (518 distribuiti nelle valli), di cui 720 in appartamento e 625 in strutture collettive con più di 11 posti letto.

Per quanto riguarda la lista degli enti che si sono aggiudicati la gestione dei servizi si riportano: Centro Astalli, Città aperta scs, Arcobaleno scs, Kaleidoscopio scs, Atas Onlus Trento, Samuele scs, Progetto 92 scs, Appm onlus, Punto d’approdo scs onlus e Consorzio lavoro ambiente società cooperativa.

Il costo è in netta decrescita rispetto agli anni scorsi.

Nel 2017 infatti i costi per l’accoglienza erano stati di ben 11 milioni di euro. 

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Trento

Tentato omicidio Caldonazzo: Ivan Hörmann condannato a 3 anni e 6 mesi

Pubblicato

-

Era il 9 gennaio 2018 quando Ivan Hörmann, 49enne di Mezzolombardo, veniva arrestato dopo avere fatto incursione nello studio dei commercialisti Rinaldo e Christian Pola a Caldonazzo, facendo esplodere 3 colpi di pistola. (qui articolo)

Le pesanti accuse carico di Hörmann, tuttora detenuto, sono: tentato omicidio, lesioni, sequestro di persona e porto abusivo di arma.

Il processo a suo carico si chiude ora con una condanna tutto sommato contenuta: 3 anni e 6 mesi di reclusione.

PubblicitàPubblicità

Il pm Pasquale Profiti aveva chiesto 5 anni di reclusione, da considerarsi comunque pochi rispetto ai 14 possibili per questo tipo di reato.

E’stato grazie alla difesa dell’avvocato Andrea de Bertolini, che si è appellato alle attenuanti generiche e alla semi infermità mentale, oltre agli sconti di pena per il rito abbreviato, che la condanna si è ridotta ulteriormente.

Hörmann aveva dichiarato di non aver sparato con l’intento di uccidere ma spinto dalla convinzione di essere perseguitato: con il suo gesto voleva attirare l’attenzione ed essere ascoltato.

Causa scatenante lo sfratto dal suo appartamento di Mezzolombardo dove risiedeva da ben 19 anni che aveva acquistato diventando socio di una cooperativa edilizia poi fallita.

Da qui la disperazione che ha portato l’uomo alla reazione violenta, commessa nei confronti di chi non aveva responsabilità alcuna.

Allora furono i Carabinieri ad evitare quella che poteva diventare una strage.

I militari erano infatti riusciti a mettere in sicurezza tutti i possibili obiettivi che l’arrestato poteva colpire dopo il primo attacco a Caldonazzo

Quel giorno l’imputato, che come comprovato dalla perizia della psichiatra Maria Caldarola, non risultava essere nel pieno delle proprie facoltà mentali, sparò tre colpi: i primi due a terra ed un terzo nell’atrio dello studio.

L’accusa di tentato omicidio riguarda il terzo colpo: secondo le dichiarazioni della moglie di Rinaldo Pola, Lori Gasperi, Hörmann ha puntato la P38 verso di lei, che per schivare il colpo si è lanciata di lato.

La difesa avanza la tesi che non ci sia prova di volontà omicida, tesi non avallata però dal giudice.

Da qui la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione, considerato anche che sempre secondo l’esperta la personalità dell’imputato presenta tratti ossessivi e persecutori e che di stress può rivelarsi socialmente pericoloso.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Trento

Albanese armato tenta una rapina al Bar Ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti

Pubblicato

-

Erano le 18.30 di ieri quando un uomo di nazionalità albanese armato di pistola scacciacani e con il viso coperto in buona parte da una sciarpa è entrato nel bar ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti.

Il proprietario 57enne, Paolo Dal Pai, che in quel momento era seduto ad un tavolo in compagnia dell’unico cliente presente e stava controllando la contabilità, si è diretto verso il bancone per servire il nuovo arrivato, ignaro del fatto che questo fosse armato.

Dal Pai non ha avuto nemmeno il tempo di prendere l’ordinazione: l’uomo ha estratto una pistola puntandogliela alla testa ed intimandogli di alzare le mani.

PubblicitàPubblicità

A questo punto il gestore del locale, che fortunatamente non si era fatto prendere dal panico, ha avuto la prontezza di approfittare di un momento di esitazione dell’aggressore per disarmarlo: con estrema lucidità è riuscito, con un rapido gesto a far sì che la pistola gli cadesse di mano.

Fondamentale si è rivelato poi l’apporto dell’unico cliente presente nel locale che è intervenuto per aiutare il Dal Pai ad immobilizzare il malvivente e riuscendo poi a dare l’allarme richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, mentre il gestore immobilizzava l’aggressore.

Quest’ultimo però ha più volte cercato di divincolarsi per darsi alla fuga ma fortunatamente, anche grazie alle segnalazioni di numerosi passanti, è tempestivamente intervenuta la Polizia e successivamente una pattuglia del Reparto prevenzione crimine a supporto dei colleghi.

L’aggressore e il malcapitato ristoratore sono stati successivamente interrogati sui fatti negli uffici della questura di viale Verona.

In seguito alla colluttazione in Dal Pai ha riportato graffi e ferite non gravi medicate successivamente presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara dove è stato trasferito per verificare non solo le sue condizioni fisiche, ma piuttosto per valutare l’impatto dello sconcertante episodio a livello psicologico.

Dimesso in serata è stato poi accompagnato a casa dal figlio.

L’aggressore è invece stato trattenuto presso la questura per tutti gli accertamenti del caso.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
    Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Iscriviti alla Newsletter

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

Categorie

di tendenza