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Trento

Giovani atrofizzati. Perché?

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I tre giovedì della sicurezza in rete è il titolo dato agli incontri presso l’Auditorium della Scuola Primaria F.lli Filzi in via Unione a Borgo Sacco di Rovereto.

Un’iniziativa mossa dal grande interesse dei genitori verso tutte le problematiche educative legate all’utilizzo della tecnologia.

Proprio delle profonde e fondamentali implicazioni educative e dei pericoli per i nostri figli ha parlato il pedagogista Alessandro Laghi (foto) nel suo intervento Allarme smartphone.

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“Lo smartphone ha un effetto irresistibile per i nostri ragazzi, crea dipendenza e un utilizzo scorretto impedisce il regolare sviluppo del loro cervello. Perché si parla di allarme? Senza bisogno di definirlo capiamo che per noi adulti è un telefono, mentre per gli adolescenti no. Provate a chiamare un adolescente: non risponde mai, mentre se gli scrivete un messaggio su whatsapp nel giro di qualche secondo vi scrive. Pensate, è l’unico oggetto che ogni adolescente si porta sempre con sé: in bagno, in classe, ai pasti. Non è previsto appoggiarlo o addirittura dimenticarlo, come spesso facciamo noi adulti. Per non parlare delle sale dei cinema: quante facce luminose ci sono durante la proiezione del film, che quegli stessi ragazzi hanno pagato per poter vedere? 

Freud diceva che la mente di un uomo risponde ad uno statuto sociale; nella sua epoca la società era patriarcale e si parlava di sacrifico in nome della collettività: vi ricordate il fioretto? Oggi parole come sacrificio, fioretto per qualcosa di futuro sono incomprensibili per i nostri ragazzi.

Inoltre, quando entrava un insegnante in classe si sentiva il peso del suo ruolo, era come se entrasse l’intero Ministero dell’Istruzione, oggi non è affatto così. Quindi qual è lo statuto sociale della nostra attuale società? Prima era ‘fermati, rinuncia’, oggi è ‘godi’. Lo statuto sociale è il godimento totale: pensiamo ai bambini della scuola dell’infanzia che a soli 3 anni fanno ciò che vogliono o che a 6 anni dormono ancora nel lettone con mamma e a papà o che a 4 anni decidono cosa mangiare. Il principio è che se tu vuoi una cosa la devi avere e i genitori sono i cosiddetti ‘spazzaneve’: fare di tutto perché la pista del figlio sia sempre pulita e priva di ostacoli.

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Questo godimento massimo trova nello smartphone una sintesi perfetta; si tratta di un godimento puro, senza la relazione con l’altro, un godimento autoreferenziale. Se domani annunciassero l’uscita dell’i-phone 8 nei negozi di telefonia ci sarebbero le code già dalla sera prima, cosa che non accade mai quando esce l’ultimo libro di Alessandro Baricco.

I ragazzi vivono questo oggetto come il top. Anche le foto, i selfie non necessitano più dell’altro, ‘me li faccio io’. 

Un altro aspetto importante è legato alla folla: il ragazzo dentro la rete è una folla, non è solo. Accadono in lui tutti i meccanismi psicologici tipici della folla per cui la sua individualità non prevale e si trova a fare scelte che singolarmente, da solo, non farebbe, per esempio cliccare ‘Mi piace’ su scene di violenza. Diventi letteralmente un animale se la folla ti porta a questo e la folla tipicamente ti aizza.

Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi il senso critico anche perché in rete ci sono tante notizie non vere. È importante educare a vagliare le informazioni, a chiedersi ‘questo è vero?’, educare a verificare le fonti. Aiutateli a verificare che quello che leggono sia vero. 

Le neuroscienze ci insegnano che nel nostro cervello ci sono delle aree deputate a determinate funzioni, per il cui sviluppo occorre che gli organi corrispondenti debbano essere usati (mani, piedi, bocca, ecc…).

I compiti che io devo fare devono essere via via sempre più complessi, invece lo smartphone non rende complessa l’attività, facilita e non aiuta l’apprendimento. Poi i ragazzi si stupiscono perché i loro cervelli vengono atrofizzati.

Le competenze sociali (social kills), quali mangiare una pizza in compagnia, parlare, entrare in empatia con l’altro, non si sviluppano con l’utilizzo dello smartphone. Prima si scrivevano le lettere, che implicavano tempi, fatica, attesa, la scelta della carta, ecc… Oggi si manda un whatsapp con qualche emoticons e il gioco è fatto! Poi ci meravigliamo che le relazioni siano superficiali. Forse dovremmo chiederci se si possa parlare di relazioni, se siano davvero mai nate.

Tutto questo ha dei risvolti drammatici sulla vita dei nostri figli.

Alle scuole medie, di fronte ad un rimprovero, i ragazzi piangono, si buttano per terra, non conoscono il significato dei ‘no’.

Non sono contrario alla tecnologia nelle scuole ma teniamo anche carta e penna: un conto è trascinare una lettera sul monitor, un conto è scriverla.”

Il dottor Laghi ha concluso il suo intervento con un riferimento all’esposizione alla violenza sui social network, dove spessissimo ci sono scene di violenza. “Il livello di tolleranza alla violenza aumenta al punto che nei filmati in cui un compagno fa violenza su un altro si vedono gli altri che alzano il telefonino e filmano, invece che intervenire e interrompere quella violenza. Se chiedi ad uno di questi perché ha filmato non lo sanno, non si rendono conto. C’è una sorta di appiattimento generale.

Poi accade che a 20 anni i ragazzi si presentano al datore di lavoro con la mamma, privi di competenze di autonomia. I nostri ragazzi sono tuttologhi del nulla.

Il vero problema educativo non riguarda lo smartphone ma noi adulti: dove vogliamo portare questi ragazzi? Questi oggetti li rendono stupidi, lontani dalle loro capacità, dalle loro sensibilità, dal divenire adulti e autonomi.

Gli effetti sono deleteri e tra 10-15 anni mi direte se avevo ragione.”

La serata, dopo le domande della platea molto attenta (tra le quali è emerso il consiglio di non fare utilizzare i giochi sul tablet ai bambini dell’età della scuola primaria, di non lasciare usare il cellulare di notte e di iniziare dando solo un telefono con i messaggi sms, senza connessione dati), si è conclusa con la riflessione di Santoli, Dirigente dell’Istituto Comprensivo Sacco-Isera: “Occorre una risposta collettiva, di sistema ad un’emergenza collettiva, occorrono strumenti di tutela per i minori, collaborazione tra scuola e famiglia. Non ci può essere un’azione di apprendimento senza relazione educativa, quindi di rispetto tra insegnanti, bidelli, ecc… Voi genitori non commentate in modo negativo un insegnante davanti ai ragazzi.

È importante parlare un linguaggio di verità ai ragazzi e riconoscere le loro competenze.

Tante tesine degli esami sono da cestinare, sono prive di elaborazione critica, sono solo un ‘copia e incolla’.

Il problema è che i genitori non sono in grado di accettare una sconfitta dei figli. Certo anche un insegnate può sbagliare.

Cari genitori, fare la cartella ai figli o portare loro la merenda a scuola perché se la sono dimenticata è un delitto! È togliere loro un’occasione di apprendimento.”

Il prossimo incontro E-ducare ai tempi di internet con Mauro Cristoforetti, Media Educator, previsto per giovedì 27 aprile è rimandato ad una successiva data per impossibilità del relatore.

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