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Trento

Trento scoppia: presentata una mozione per l’apertura di un centro di espulsione (CIE) per i criminali

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I partiti di opposizione rappresentati da Claudio Cia, Maurizio Fugatti, Giacomo Bezzi e Manuela Bottamedi presentano una mozione per chiedere alla provincia di Trento l’apertura urgente di un C.I.E. (centro di identificazione ed espulsione) sul nostro territorio.

Il tema oggetto di presentazione si innesta sulla questione del sovraffollamento del carcere di Trento, che dovrebbe ospitare 280 detenuti e ad oggi ne contiene invece 360, dei quali 262 stranieri (ben il 68,5%) e 98 italiani. Il 38,8% dei detenuti sono in carcere per reati connessi allo spaccio di droga. (qui l’articolo con i dati completi)

Nel frattempo la Polizia penitenziaria dispone di 130 agenti, quando ne sarebbero previsti 214. Una situazione insostenibile. A tal proposito durante la conferenza stampa era presente anche Antonio Petito, segretario provinciale UGL Polizia di Stato.

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Da qui la richiesta di applicare il testo unico sull’immigrazione, con l’istituzione di un CIE. Uno strumento che a disposizione delle Forze di Polizia permetterebbe una maggiore incisività nel contrasto a tali reati, consentendo di applicare l’espulsione per i soggetti che riportano questi tipi di condanne.

Negli ultimi mesi siamo stati testimoni di una escalation di violenza e di fatti di cronaca nera legati al degrado, spesso collegati al mondo della droga e della tossicodipendenza, verificatisi nella nostra Regione.

I presentatori della mozione hanno snocciolato alcuni dati dell’ultimo anno, «vi sono stati almeno una decina di casi di overdose (solo nella Provincia di Trento) che sono stati resi noti ed almeno tre morti derivanti dall’assunzione di sostanze psicotrope; almeno due risse documentate a Trento ed una a Bolzano tra cittadini extracomunitari per il controllo dello spaccio avvenute in pieno giorno in piazza Dante e nei parchi pubblici che hanno visto contrapposti un gruppo di cittadini magrebini ad un altro composto da africani subsahariani, i quali si sono sfidati a mani nude o armati di spranghe, bottiglie ed altri oggetti contundenti, con chiaro pericolo per l’incolumità delle persone che stazionavano o transitavano nel parco in quel momento, di fronte a famiglie e bambini che giocavano.

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La stretta connessione poi, tra cittadini extracomunitari ed associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti è testimoniata dalle varie operazioni concluse quest’estate dalle Forze dell’ordine che hanno visto finire in carcere sia Trento che a Bolzano numerosi cittadini africani ed albanesi mobilitatisi con la costituzione di vere e proprie organizzazioni strutturate».

Vi sono stati inoltre alcuni casi di assalto alle Forze dell’ordine,  uno in particolare a danno dei Carabinieri di Trento nel gennaio 2016 dove i militari della pattuglia sono stati malmenati e dove gli veniva strappata una persona appena tratta in arresto, ed un altro a danno della Polizia di Stato nella notte del 17 luglio scorso, da parte di gruppi di spacciatori magrebini che volevano impedire l’arresto di un loro connazionale, causando in entrambi i casi alcuni feriti lievi tra gli agenti. Un terzo episodio, avvenuto a fine estate, ha visto una Volante e due pattuglie del Radio Mobile di Trento bersagliate con delle bottiglie da extracomunitari ed anarchici durante un intervento. La colpa degli agenti era stata quella di fermare un cittadino magrebino che aveva appena compiuto il furto di uno zaino.

«Più in generale, – ha spiegato Claudio Cia in conferenza stampa – possiamo parlare di numerosi casi di atti di violenza da parte di cittadini extracomunitari, il più delle volte clandestini, nei confronti di agenti delle forze dell’ordine (anche contro la Polizia Locale) per eludere controlli o anche gratuitamente, magari sotto l’effetto di alcol o droghe».

I consiglieri durante l’incontro hanno evidenziato una crescita ipertrofica di microcriminalità consistente in furti e aggressioni, talvolta a sfondo sessuale, il tutto riconducibile a soggetti extracomunitari pregiudicati e clandestini. Hanno rammentato per esempio il tentato stupro avvenuto a Trento nella notte del 7 luglio ad opera di un cittadino tunisino clandestino a danno di una ragazza italiana e le minacce rivolte ad un’anziana il 14 settembre di fronte alla stazione dei treni di Trento da parte di un magrebino, minacce poi precipitate in furto con strappo del cellulare della malcapitata e le continue minacce ed aggressioni rivolte ai controllori dei servizi pubblici in generale e delle Ferrovie dello Stato in particolare, specialmente sui treni diretti al Brennero.

Ancora, questione non meno censurabile delle precedenti, lo spaccio di droga e l’induzione al consumo di stupefacenti nei confronti di ragazzi minorenni sono chiaramente le attività predominanti di questi gruppi, con tutti i risvolti sociali sopra elencati. A tal riguardo giova menzionare il caso di uno spacciatore egiziano che aveva offerto dell’hashish ad una quattordicenne che poi si era sentita male e si era gettata dal parapetto di un ponte in via Avancini.

Secondo i presentatori della mozione «è oltremodo palese l’esistenza di un sodalizio criminale finalizzato al controllo, allo spaccio e alla vendita di sostanze stupefacenti, così come è un dato autoevidente la presenza di gruppi, anche numerosi, di cittadini extracomunitari pregiudicati, clandestini, dediti abitualmente alla commissione di reati per trarne profitto per il proprio sostentamento. In Italia come a Trento, agiscono in modo organizzato ed alla stregua di vere e proprie bande criminali che nulla hanno da invidiare a quelle di Scampia (Napoli). Si delinea quindi un chiaro problema di ordine e sicurezza pubblica, cui nondimeno si sommano serie problematiche di Igiene e Sanità pubblica, col ripresentarsi di malattie che nella nostra realtà erano state debellate, ad esempio TBC e scabbia. A tal proposito ricordiamo che in altre regioni e province italiane si sono già presentate situazioni molto gravi rispetto a queste tematiche.

Salute Pubblica e Ordine Pubblico sono inficiati da un altro elemento di criticità consistente nel fatto che molti cittadini extracomunitari (richiedenti asilo, che già hanno avuto il rifiuto dello status di rifugiato o semplicemente clandestini) tentano quotidianamente di passare il confine del Brennero per raggiungere il Nord Europa, ma la Polizia Austriaca li ferma e li rimanda sistematicamente nel nostro territorio. Si viene così a creare un effetto imbuto, come già visto a Ventimiglia, Como e Calais. Per tale problematica la soluzione offerta era stata di costruire una tendopoli, ma ciò non porterebbe ad altro se non alla creazione di una zona franca, ove sarebbe impossibile garantire la legalità, con conseguente degrado ed aumento della criminalità. Come già appurato a Como, ove era stato costruito un centro per questi migranti, la maggior parte delle persone intenzionate a passare il confine hanno rifiutato di alloggiarvi, rimanendo piuttosto in tende davanti alla Stazione Ferroviaria, pur di non essere identificate».

Per la salvaguardia del territorio diviene quindi fondamentale l’istituzione di un C.I.E. (Centro di identificazione e di espulsione), anche temporaneo, nel territorio regionale, come previsto dal Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (D.Lgs. 286/1998). Il C.I.E. è un istituto previsto dalla L. 40/1998 (Turco – Napolitano) quindi una legge figlia di una sinistra più che radicale, e non un’invenzione di una destra “estrema”.

L’impianto normativo nel corso degli anni è stato evoluto (vedi Legge Bossi – Fini) ma allo stesso tempo demonizzato forse perché, dando seguito all’istituto degli allontanamenti dal territorio nazionale, si sarebbe visto andare in fumo il business scaturente dal mastodontico sistema delle cooperative.

A garanzia del funzionamento del C.I.E. vi è il Prefetto della Provincia nel quale viene istituito, che affida i servizi di gestione della struttura a soggetti privati, responsabili del rapporto tra le persone che assumono lo status di giuridico di trattenuti o ospiti, e del funzionamento materiale del centro. Le Forze dell’Ordine presidiano lo spazio esterno delle strutture e possono entrare nelle zone dove vivono gli ospiti solo su richiesta degli enti gestori in casi eccezionali e di emergenza anche se di fatto questo si verifica quotidianamente.

Il rapporto tra gestori e ospiti viene integrato con la collaborazione delle autorità sanitarie che garantiranno l’erogazione di prestazioni mediche complete. La struttura, ricavata dalla conversione di uno dei centri d’accoglienza presenti oppure dal recupero di una delle molte strutture pubbliche attualmente inutilizzate, dovrà essere localizzata in un punto periferico della città al fine di permettere il trattenimento di questi soggetti per il tempo utile alla loro certa identificazione e poter così procedere alla loro espulsione con accompagnamento coattivo alla frontiera, assicurandosi così che i cittadini extracomunitari in questione lascino effettivamente il territorio nazionale. Qualora rientrassero verrebbero arrestati.

«Tale operazione, – ha ricordato Fugatti – legittimata dalla situazione di turbativa dell’Ordine Pubblico (oltre ai pericoli arrecati alla Salute Pubblica) causata da soggetti pericolosi e tendenti a delinquere, avrebbe l’effetto di ridurre oppure in taluni casi di azzerare i casi di violenza e criminalità cui stiamo assistendo negli anni (specialmente negli ultimi mesi), gestire i fenomeni legati all’immigrazione clandestina nonché i problemi derivanti dall’effetto “imbuto” che si viene a verificare alla frontiera del Brennero e di riportare le città di Trento e Bolzano verso una condizione di tranquillità e qualità della vita che è loro dovuta, degna della storia di questa Regione.

Un migliore coordinamento tra Forze di Polizia e Magistratura è una sinergia imprescindibile, infatti potrebbe far sì che venga automaticamente prevista l’espulsione connessa a reato disciplinata dall’art. 16 del Testo unico sull’immigrazione, anche in considerazione del fatto che il massimo edittale è riconducibile a periodi detentivi di due anni, destando maggiore interesse in relazione a tutti quei cittadini stranieri che in caso di concorso di reati o di unificazione di pene concorrenti potrebbero essere destinatari del provvedimento di espulsione, anche quando sia stata espiata la parte di pena relativa alla condanna per reati che non la consentono».

L’istituzione del C.I.E. in Trentino secondo Cia e Fugatti diventerebbero uno strumento indispensabile per dare alle Forze di Polizia una maggiore incisività nei servizi di prevenzione e repressione dello spaccio e di tutti quei reati predatori commessi per la maggiore proprio da persone straniere che preferiscono trarre sostentamento da attività illecite. Mentre per la Magistratura sarebbero uno strumento “chirurgico”, adoperabile nei casi di conclamata illegalità da parte di quei personaggi che in più occasioni sono stati colti in flagranza di reato, ovvero sorpresi a trasportare e cedere sostanze stupefacenti nelle varie piazze di spaccio e furti.

«Insomma per essere più chiari, – concludono i consiglieri – i C.I.E. sono strumenti indispensabili per reprimere in maniera considerevole il fenomeno della microcriminalità che puntualmente vede protagonisti stranieri residenti in Italia, clandestini di ogni tipo o pseudo profughi. Proprio questa tipologia di reati che hanno un impatto pesante sulla popolazione tale da farle percepire un alto senso d’insicurezza, viene attualmente perseguita con pene irrisorie tali da rasentare il ridicolo ovvero nel massimo di due anni, quindi spesso si assiste alla rimessa in libertà di soggetti che sono più che recidivi, pertanto il C.I.E. è e rimane di importanza strategica perché l’art. 16 consentirebbe di applicare l’espulsione a coloro che riportano questo tipo di condanne.

La politica ha obbligo non solo giuridico ma morale di assumere una decisione che sia autentico sinonimo di accoglienza. Se tutti noi davvero vogliamo che il Trentino-Alto Adige rimanga un baluardo di salubrità per i nostri figli e nondimeno per quei cittadini stranieri che vivono nella rettitudine e sono perfettamente integrati nella nostra società, ecco che si profila necessaria l’immediata attuazione di norme che già esistono».

Per questi motivi Cia, Fugatti, Bezzi e Bottamedi chiedono l’attivazione presso il Commissario Governativo della Provincia Autonoma di Trento e presso il Commissario Governativo della Provincia Autonoma di Bolzano dell’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione sul territorio della Regione Trentino-Alto Adige, con carattere temporaneo e quindi fino a cessata esigenza, col fine di controllare le problematiche sopra enunciate, venutesi a creare in relazione all’emergenza sbarchi.

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