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Trento

Quale economia vogliamo?

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L’Economia del Bene Comune è un movimento di portata internazionale che vuole promuovere un modello economico basato sulla massimizzazione del bene comune, cioè un modello in cui l’economia si mette al servizio di qualcosa di più grande che va al di là del profitto ma che inglobi il bene di tutti.

Obiettivo è portare a un cambiamento verso un’economia più solidale, sociale ed equa che opera in sinergia con l’ambiente circostante, considerato nei suoi aspetti di risorse naturali ma anche di relazioni sociali, che mettano al centro l’uomo e quindi la collettività.

Il movimento propone di cambiare l’attuale paradigma passando dalla massimizzazione del profitto alla massimizzazione del bene comune e auspica che tutte le aziende si orientino a fare il bene comune affinché il profitto da finalità diventi strumento.

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Per poter fare questo percorso, occorre usare uno strumento “aziendale” e cioè il bilancio del bene comune che misura e valorizza, attraverso numeri e un percorso con gli stakeholder, quanto l’azienda contribuisce al bene comune.

Insomma il bilancio del bene comune di un’azienda viene misurato e valorizzato attraverso lo strumento della matrice che diventa per la stessa azienda un vero e proprio mezzo per attuare il cambiamento.

E’ per questo che la Federazione Italiana dell’Economia del Bene Comune e il Gruppo Trentino dell’EBC ha organizzato un appuntamento, aperto a tutti, dal titolo ‘Quale Economia vogliamo?’ che si terrà sabato 4 marzo 2017 dalle 17.00 alle 19.00 presso la Sala Kennedy dell’Urban Center in Corso Rosmini 58 a Rovereto. L’evento è patrocinato dal Comune di Rovereto e dall’Economia Solidale Trentina.

L’incontro sarà tenuto da Lidia Di Vece, (nella foto) Vicepresidente della Federazione.

Dottoressa Commercialista di Torino, da sempre interessata alla misurazione dell’impatto sociale delle aziende, soprattutto quelle più sensibili del Terzo settore, e in particolare al mondo della cooperazione, ha iniziato il suo incarico come membro del Consiglio Direttivo della Federazione Italiana dell’Economia del Bene Comune dallo scorso Maggio.

Lidia Di Vece, da dove nasce il Suo interesse per l’EBC, l’Economia del Bene Comune?

‘Da sempre sono interessata al “ritorno sociale” delle attività imprenditoriali; in un mondo che pensa solo a produrre e confrontare numeri, già da tempo pensavo che questi potessero essere non sostituiti ma accompagnati da “storie” degli imprenditori. Svolgo l’attività di commercialista e so bene quanta importanza hanno i numeri; ho iniziato in anni non sospetti a relazionare sulle attività sociale delle imprese nella parte del bilancio riservata alle “altre informazioni sull’impresa”. In questo sono stata un po’ antesignana, in quanto dal 2017 le imprese, per una disposizione della Comunità europea, dovranno anche relazionare nel bilancio di fine anno, sull’impatto non finanziario della propria impresa.’

Perché è importante l’EBC? Cosa porta di nuovo?

‘Dal mio punto di vista ho trovato in EBC un movimento che afferma e promuove sia valori che tecniche che io condivido; voglio dire che se sei un professionista diverso, che non cerchi di dare al tuo cliente solo assistenza di natura fiscale, ma anche aziendale, cioè cerchi di capire i motivi dei successi, degli insuccessi di natura economica che hanno risvolti SEMPRE nel clima e nello svolgimento dell’attività di impresa, riuscirai a farti considerare un sostegno dall’impresa, non un fardello che devi pagare per essere a posto per la legge… Ecco EBC mi ha permesso di fare questo nelle aziende che curo con più “tranquillità”, non mi sono sentita sola o diversa dagli altri professionisti. Mi sono convinta che un cambiamento che parta dalle persone sia possibile.

E non è vero che “guadagno” meno perché perdo tempo a parlare: io non perdo tempo con le imprese, cerco di aiutarli a capire quali sono i processi che creano difficoltà, le situazioni di mercato che sono da evitare o da affrontare con metodi nuovi, diversi, di con-correnza… Insomma cerco di aiutare la crescita di un imprenditore proiettato verso il bene comune.

EBC porta di nuovo tante cose: innanzi tutto l’imprenditore deve essere convito che sia necessario questo processo di cambiamento, solo la convinzione può portare buoni e soddisfacenti risultati. Non è necessario buttarsi a fare tutto il bilancio ma magari partire dall’analisi di indicatori che sono più facili, quelli verso i quali l’impresa ha già delle sue posizioni determinate, ad esempio il packaging dei prodotti, lo smaltimento differenziato. Ci sono già tante buone pratiche in giro.’ 

Quali sono i vantaggi per un imprenditore che intenda seguire l’EBC?

‘Ahimè a differenza di altri paesi quali l’Austria o in Italia il distretto della Val Venosta, non ci sono vantaggi. Il nostro legislatore fiscale è troppo occupato a dover far quadrare i conti che pensare a premiare imprese virtuose non ci pensa nemmeno, però i vantaggi possono essere tutti per gli imprenditori: fare il bilancio del bene comune sia da soli che accompagnati da un consulente permette all’imprenditore di prendere in mano veramente e con coscienza diversa l’impresa. Gli imprenditori sono sempre preoccupati di far quadrare i conti, di pagare le tasse, di aver un buon profitto e stare con dignità sul mercato. Ma cosa vuol dire far quadrare i conti se sfrutto i miei dipendenti? Cosa vuol dire pagare le tasse se “trucco” i bilanci con spese che non ho? Cosa vuol dire stare con dignità sul mercato se magari posso permettermi di spuntare prezzi migliori perché ho costi inferiori dei miei concorrenti? Se l’imprenditore non vuole fare solo utili ma vuole fare utili orientati al bene comune EBC è il suo caso.’ 

E il comune cittadino quali vantaggi può ottenere?

‘Direi proprio di sì, perché ormai oggi il semplice cittadino può informarsi in ogni modo sulle attività delle imprese; faccio l’esempio dei palloni fabbricati dalle manine dei bambini in Cina: vi ricordate la campagna denigratoria verso quella fabbrica? Ricordate che potere ha avuto una notizia del genere? Quell’azienda per potersi riavere da quel “piccolo” incidente di informazioni ha dovuto intraprendere un percorso interno di riqualificazione e soprattutto recuperare credibilità. Ce l’ha fatta? Oggi nessuno più parla dei bambini che fabbricano i palloni.

I cittadini/consumatori sono un’arma a doppio taglio per le imprese. La corretta produzione e gestione della propria impresa permettono il successo della stessa; fare sapere e rendere noto al mondo come si comporta è una scelta che l’impresa può fare, di sicuro in questi tempi in cui i cittadini/consumatori sono sempre più attenti agli impatti dei prodotti, adottare EBC può essere strategico. Questo se l’impresa ci crede, perché fare il bilancio del bene comune solo per un greenwashing aziendale prima o poi viene a galla: occorre essere corretti e sinceri, e allora si verrà apprezzati.’ 

Da addetto ai lavori quale futuro si prospetta per l’EBC in Italia?

‘La Federazione del Bene Comune è membro della commissione istituita dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) per l’attuazione dei decreti della legge del Terzo settore sulla misurazione e valorizzazione dell’impatto sociale delle imprese del Terzo settore: un compito arduo ma è un inizio, auguriamoci di essere un semino gettato in un terreno che mi auguro fertile.’

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Trento

Accoglienza migranti: alle cooperative sociali 3,9 milioni ogni anno

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Presentate ieri dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti al consigliere del gruppo Fassa Luca Guglielmi, le tabelle che riportano nel dettaglio gli importi annui erogati per l’accoglienza dei migranti gestita da cooperative e onlus che ammontano complessivamente a 3,9 milioni di euro all’anno.

A tale somma si aggiungono i servizi dei centri di accoglienza: Trento, Rovereto, Garniga e Piazza Dante, lotti ancora in fase di scadenza.

Nelle tabelle non figurano invece i costi relativi a corsi di lingua italiana, cancellati dopo l’entrata in vigore del Decreto di Sicurezza con effetto dal 1 gennaio.

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Stop con decorrenza dal 1 aprile anche per il servizio di orientamento ed accompagnamento lavorativo gestito dalla coop Arcobaleno (95.885 euro iva esclusa).

Sospensione da fine febbraio anche del servizio di supporto psicologico che permetterà di ridurre la spesa la spesa a poco più di 39 mila euro per il 2019.

Nell’ambito dei programmi di protezione internazionale sono stati stanziati 110 mila euro l’anno, per la mediazione linguistica e culturale 132 mila euro nonché 210 mila euro per il supporto sociale.

Per quanto riguarda il progetto di accoglienza straordinaria che coinvolge attualmente 132 adulti e 17 bambini, con il passaggio al progetto di accoglienza ordinaria dello Sprar l’accesso sara riservato esclusivamente ai titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, per una spesa annua complessiva di 1,3 milioni di euro.

All’accordo quadro per le valli sono invece destinati poco più di 2 milioni di euro, che verranno erogati sulla base del numero di migranti effettivamente presenti sul territorio.

Secondo l’osservatorio del Cinformi, al 20 gennaio in Trentino erano accolti 1.345 profughi (518 distribuiti nelle valli), di cui 720 in appartamento e 625 in strutture collettive con più di 11 posti letto.

Per quanto riguarda la lista degli enti che si sono aggiudicati la gestione dei servizi si riportano: Centro Astalli, Città aperta scs, Arcobaleno scs, Kaleidoscopio scs, Atas Onlus Trento, Samuele scs, Progetto 92 scs, Appm onlus, Punto d’approdo scs onlus e Consorzio lavoro ambiente società cooperativa.

Il costo è in netta decrescita rispetto agli anni scorsi.

Nel 2017 infatti i costi per l’accoglienza erano stati di ben 11 milioni di euro. 

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Trento

Tentato omicidio Caldonazzo: Ivan Hörmann condannato a 3 anni e 6 mesi

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Era il 9 gennaio 2018 quando Ivan Hörmann, 49enne di Mezzolombardo, veniva arrestato dopo avere fatto incursione nello studio dei commercialisti Rinaldo e Christian Pola a Caldonazzo, facendo esplodere 3 colpi di pistola. (qui articolo)

Le pesanti accuse carico di Hörmann, tuttora detenuto, sono: tentato omicidio, lesioni, sequestro di persona e porto abusivo di arma.

Il processo a suo carico si chiude ora con una condanna tutto sommato contenuta: 3 anni e 6 mesi di reclusione.

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Il pm Pasquale Profiti aveva chiesto 5 anni di reclusione, da considerarsi comunque pochi rispetto ai 14 possibili per questo tipo di reato.

E’stato grazie alla difesa dell’avvocato Andrea de Bertolini, che si è appellato alle attenuanti generiche e alla semi infermità mentale, oltre agli sconti di pena per il rito abbreviato, che la condanna si è ridotta ulteriormente.

Hörmann aveva dichiarato di non aver sparato con l’intento di uccidere ma spinto dalla convinzione di essere perseguitato: con il suo gesto voleva attirare l’attenzione ed essere ascoltato.

Causa scatenante lo sfratto dal suo appartamento di Mezzolombardo dove risiedeva da ben 19 anni che aveva acquistato diventando socio di una cooperativa edilizia poi fallita.

Da qui la disperazione che ha portato l’uomo alla reazione violenta, commessa nei confronti di chi non aveva responsabilità alcuna.

Allora furono i Carabinieri ad evitare quella che poteva diventare una strage.

I militari erano infatti riusciti a mettere in sicurezza tutti i possibili obiettivi che l’arrestato poteva colpire dopo il primo attacco a Caldonazzo

Quel giorno l’imputato, che come comprovato dalla perizia della psichiatra Maria Caldarola, non risultava essere nel pieno delle proprie facoltà mentali, sparò tre colpi: i primi due a terra ed un terzo nell’atrio dello studio.

L’accusa di tentato omicidio riguarda il terzo colpo: secondo le dichiarazioni della moglie di Rinaldo Pola, Lori Gasperi, Hörmann ha puntato la P38 verso di lei, che per schivare il colpo si è lanciata di lato.

La difesa avanza la tesi che non ci sia prova di volontà omicida, tesi non avallata però dal giudice.

Da qui la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione, considerato anche che sempre secondo l’esperta la personalità dell’imputato presenta tratti ossessivi e persecutori e che di stress può rivelarsi socialmente pericoloso.

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Trento

Albanese armato tenta una rapina al Bar Ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti

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Erano le 18.30 di ieri quando un uomo di nazionalità albanese armato di pistola scacciacani e con il viso coperto in buona parte da una sciarpa è entrato nel bar ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti.

Il proprietario 57enne, Paolo Dal Pai, che in quel momento era seduto ad un tavolo in compagnia dell’unico cliente presente e stava controllando la contabilità, si è diretto verso il bancone per servire il nuovo arrivato, ignaro del fatto che questo fosse armato.

Dal Pai non ha avuto nemmeno il tempo di prendere l’ordinazione: l’uomo ha estratto una pistola puntandogliela alla testa ed intimandogli di alzare le mani.

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A questo punto il gestore del locale, che fortunatamente non si era fatto prendere dal panico, ha avuto la prontezza di approfittare di un momento di esitazione dell’aggressore per disarmarlo: con estrema lucidità è riuscito, con un rapido gesto a far sì che la pistola gli cadesse di mano.

Fondamentale si è rivelato poi l’apporto dell’unico cliente presente nel locale che è intervenuto per aiutare il Dal Pai ad immobilizzare il malvivente e riuscendo poi a dare l’allarme richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, mentre il gestore immobilizzava l’aggressore.

Quest’ultimo però ha più volte cercato di divincolarsi per darsi alla fuga ma fortunatamente, anche grazie alle segnalazioni di numerosi passanti, è tempestivamente intervenuta la Polizia e successivamente una pattuglia del Reparto prevenzione crimine a supporto dei colleghi.

L’aggressore e il malcapitato ristoratore sono stati successivamente interrogati sui fatti negli uffici della questura di viale Verona.

In seguito alla colluttazione in Dal Pai ha riportato graffi e ferite non gravi medicate successivamente presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara dove è stato trasferito per verificare non solo le sue condizioni fisiche, ma piuttosto per valutare l’impatto dello sconcertante episodio a livello psicologico.

Dimesso in serata è stato poi accompagnato a casa dal figlio.

L’aggressore è invece stato trattenuto presso la questura per tutti gli accertamenti del caso.

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