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Trento

Basterà la giustificazione per la mancata partecipazione ai corsi sull’identità di genere.

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Se i genitori non vorranno far partecipare i propri figli ai corsi organizzati dalla scuola per il contrasto all’ omofobia, sull’orientamento sessuale, identità sessuale o di genere, potranno farlo presentando una giustificazione.

Ma quello che sembra un piccolo particolare in realtà ha generano dentro la quinta commissione, presieduta da Lucia Maestri, una lunga discussione.  La giunta si era espressa all’unanimità a favore della deliberazione proposta dall’assessora Sara Ferrari sulle “Linee guida per il sistema educativo provinciale in tema di contrasto alle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale, identità sessuale o di genere”.

Il testo ha ottenuto però il via libera solo dopo che i consiglieri hanno concordato con l’assessore alcune modifiche.

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Il parere era previsto dall’ordine del giorno 215 approvato dall’aula consiliare l’11 giugno dell’anno scorso, che impegnava a coinvolgere le famiglie nell’attuazione, da parte delle istituzioni scolastiche, delle azioni previste dalla mozione 126 in materia di contrasto alle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale.

La Commissione ha anche approvato con i due voti favorevoli di Viola (PT) e Borga (CT), l’astensione di Passamani (UpT) e Avanzo (Patt) e la contrarietà di Maestri (Pd), la proposta di Borga, che sostituiva il collega di gruppo Civettini, di accompagnare all’invio delle Linee guida alle scuole una “raccomandazione” che la comunicazione dell’assenza dai corsi in questione sia considerata una giustificazione.

L’assessora competente, Sara Ferrari, ha presentato le Linee guida spiegando che il testo prevede che le attività educative promosse dalla scuola per contrastare l’omofobia, dovranno essere precedute da un’informazione alle famiglie che potrà avvenire attrraverso note circolari, “ma anche e più opportunamente, attraverso appositi incontri e momenti di condivisione”.

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Momenti di incontro, ha precisato Ferrari, che dovranno coinvolgere tutti i rappresentanti eletti dalle varie componenti nel consiglio di istituto. Questo per assicurare un’esaustiva conoscenza dei temi trattati e dare la possibilità di non partecipare alle iniziative. In caso di assenza da queste attività scolastiche servirà la giustificazione perché occorre che i genitori si assumano la responsabilità di indicare dove si trova lo studente se non è a scuola.

Vale lo stesso principio previsto per la non partecipazione all’insegnamento della religione cattolica. Quanto alle iniziative, si prevede che anche quest’attività sia inserita nella regolare programmazione scolastica e nell’offerta formativa inserita all’interno del progetto d’istituto.

Progetto, ha proseguito Ferrari, che è il luogo in cui tutti i principi e gli indirizzi dell’offerta formativa delle scuole vengono riassunti, ed è il documento che il genitore condivide quando iscrive il proprio figlio in un determinato istituto.

Walter Viola di Progetto Trentino ha osservato che un conto è la comunicazione e un altro è la giustificazione richiesta ai genitori nel caso in cui lo studente non partecipi alle iniziative dedicate dalla scuola a questo tema. La giustificazione, infatti, implica la necessità di motivare l’assenza mentre per comunicare alla scuola che lo studente non parteciperà a quelle attività non serve accompagnare il perché. Esattamente come avviene quando lo studente non segue l’ora di religione. Se si tratta di sollevare l’istituto dalla responsabilità, secondo Viola basta la comunicazione.

L’assessora Ferrari ha ricordato che l’unica modalità esistente per attuare quanto previsto dall’ordine del giorno sulla comunicazione della famiglia alla scuola è la giustificazione. Altrimenti la comunicazione non vale come strumento giuridico per tutelare la responsabilità sullo studente. “Questo non significa – ha prrecisaato – che sia obbligatorio motivare l’assenza”.

Per Rodolfo Borga (Civica Trentina), le Linee guida non rispettano completamente l’ordine del giorno. Questo prevede infatti che l’informazione deve avvenire sia in forma scritta sia con appositi momenti di incontro e condivisione, e non “più opportunamente” mediante questi ultimi. Altra richiesta di precisazione di Borga: il consiglio di istituto potrà decidere di proporre agli studenti una certa iniziativa, ma dev’essere chiaro che su questi temi la condivisione spetta alle famiglie e non ai rappresentanti eletti nell’organismo rappresentativo. Il problema è che sulle iniziative su questi temi, il genitore deve ricevere dall’insegnante a scuola una spiegazione sul perché, per la crescita del figlio è importante che assista, ad esempio, ad un certo spettacolo teatrale. Servono quindi momenti di incontro organizzati a questo scopo dalla scuola.

L’assessora Ferrari ha risposto che il momento di incontro di cui parlano le “Linee” è considerato, nella lettera del testo, ancora più importante dell’informazione scritta.

Lucia Maestri (Pd) ha rilevato che “queste Linee guida sottolineano in modo molto convincente il riconoscimento del ruolo delle famiglie nell’educazione dei figli”. Maestri ha poi chiesto che la premessa delle Linee guida faccia esplicito riferimento agli ordini del giorno da cui nascono. Altra richiesta: la condivisione suscita dubbi la questione della partnership educativa tra scuola e famiglia, che in base alle Linee guida dovrebbe basarsi sulla condivisione dei valori. Bastano per questo i principi formativi contenuti nel progetto d’istituto, e non occorre evocare valori “dal sapore moraleggiante“. Infine per Maestri i momenti di incontro e condivisione con le famiglie avvengono nell’ambito del Consiglio dell’istituzione.

Borga ha chiesto di specificare nel testo che oltre ai momenti di incontro e condivisione nel consiglio di istituto ve ne siano altri rivolti direttamente alle famiglie. Questo per non baipassare le singole famiglie prevedendo solo incontri tra i rappresentanti eletti nel consiglio di istituto.

L’assessora Ferrari ha ricordato l’obbligo che la scuola chieda l’autorizzazione dei genitori a svolgere alcune iniziative proposte. I momenti di incontro informativi con i genitori sono già previsti quando si tratta di presentare attività come queste, “mentre la condivisione avviene all’interno delle riunioni del consiglio di istituto”. E questo per l’assessora va precisato nel testo delle Linee guida.

Viola ha giudicato “lesive dell’organo legislativo e dell’organo esecutivo della Provincia, ma soprattutto lesive dell’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, le dichiarazioni rilasciate alla stampa sull’argomento dalla presidente dell’associazione presidi, leggendo le quali sembra che la scuola sia proprietà dei dirigenti, mentre appartiene ad una comunità educante in cui ciascuno ha il proprio ruolo”.

Per Maurizio Fugatti (Lega) “è discriminante per chi non partecipa a questi corsi prevede l’obbligo di motivare le ragioni per cui non partecipa”.

Livia Ferrario, dirigente del dipartimento, ha chiarito che la giustificazione potrà essere semplicemente segnalata dalla formula “non partecipa”, senza altre specificazioni. L’importante è che il genitore si assuma la responsabilità dell’assenza del figlio da scuola.

Borga ha suggerito infine di perfezionare il testo prevedendo che sulle iniziative specifiche relative ai cosri antiomofobia, gli incontri della scuola siano rivolti direttmanete alle famiglie.

Maestri ha ricapitolato le richieste di modifica proposte dalla Commissione alla Giunta. Eccole: la premessa dovrà contenere un riferimento ai due odg da cui nascono le Linee guida; la condivisione delle iniziative da parte delle famiglie dovrà riguardare i valori previsti nel progetto di istituto; le iniziative dovranno essere precedute da un’informazione alle famiglie che potranno avvenire attraverso note circolari “nonché” attraverso appositi momenti di incontri con i genitori.

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