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Trento

Dall’assegno di cura ai Voucher, ok dalla commissione.

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Via libera, dal prossimo gennaio, alla gestione dell’assegno di cura attraverso la introduzione dei voucher.

Martedì, la quarta Commissione permanente del Consiglio provinciale ha approvato, con parere positivo, il testo di delibera che sarà votato dalla Giunta provinciale in una delle prossime sedute.

Hanno votato a favore i consiglieri di questa «rivoluzione» Violetta Plotegher , Pietro De Godenz, Chiara Avanzo e Giuseppe Detomas , che presiede la Commissione, contrari invece i consiglieri di minoranza Claudio Cia, Walter Viola e Gianfranco Zanon.

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In commissione sul punto si è morto discusso. Sulla trasformazione dell’assegno di cura in buoni di servizio ai sensi della legge 15/2012″ non sono stati tutti d’accordo.

Luca Zeni ha spiegato che il tema è noto da tempo e riguarda la trasformazione di contribuzioni attualmente erogati in contanti (assegno di cura, pari a 10 milioni di euro, corrisposti a circa 2850 persone all’anno) in buoni di servizio.

Questo permette di avere la garanzia che il versamento arrivi direttamente al beneficiario, e di finalizzare le risorse a servizi tracciati, evitando le prestazioni in nero. Naturalmente ci sarà una certa flessibilità, ha aggiunto Zeni: potrà essere anche lo stesso famigliare a farsi carico della cura, sebbene con forme di previdenza; si manterrà una franchigia per i beneficiari di somme ridotte (fino a 100 euro).

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Si tratta comunque di una delibera programmatica che avvia il percorso e rimanda ad un momento successivo l’individuazione dei criteri, ha concluso l’assessore.

Walter Viola (progetto Trentino) ha notato che la legge è del 2012, non di cent’anni fa. Occorre capirsi, ha aggiunto: continuiamo a dire che le famiglie sono i primi soggetti erogatori di servizi e i numeri parlano chiaro quanto alla scarsa possibilità dell’ente pubblico di soddisfare tutte le esigenze. Il problema, a suo parere, non è che la somma arrivi al non autosufficiente, quanto che lo stesso venga raggiunto dal servizio.

La questione del nero è a suo avviso molto ridotta e comunque sono altre le autorità che dovrebbero eventualmente occuparsi degli aspetti di natura finanziaria. Le perplessità del consigliere Viola riguardano il fatto che le famiglie fanno già tanta fatica a tirare avanti; parliamo di contesti nei quali un componente della famiglia rinuncia al lavoro per dedicarsi al non autosufficiente e non possiamo introdurre la via esclusiva dei voucher. “Questa previsione non fa i conti con la realtà e non è sostenibile perché metterà molte famiglie in ginocchio“, ha detto: “l’assegno di cura è spesso motivo di sussistenza di famiglie già in difficoltà“.

Rischiamo di perseguire una finalità giusta ed ottenere effetti diametralmente opposti, ha concluso, senza contare che stiamo modificando l’impatto di una legge che parla espressamente di somme di denaro ed anche sul piano della legittimità ha avanzato qualche perplessità.

Per nulla convinto anche Claudio Cia (Agire): normalmente s’interviene con direttive dove sono stati rilevati degli abusi, ha osservato il consigliere che ha dunque chiesto eventuale conto di tali abusi. Nei casi in cui è il famigliare a fare l’assistenza, chiedere che una parte dell’assegno venga versata al sistema previdenziale significa essere fuori dalla realtà, ha aggiunto. Cia ha notato che sarebbe utile eliminare piuttosto l’obbligo dalle famiglie di attingere dal territorio di riferimento.

Pur condividendo in parte la preoccupazione dei colleghi per questa delibera programmatica, Violetta Plotegher (PD) ha notato che la stessa vuole migliorare le modalità di erogazione dei servizi alle persone non autosufficienti. Individuare strumenti innovativi che finalizzino ancora di più le somme all’effettivo servizio è la chiave fondamentale di queste decisioni, ha aggiunto. Il voucher viene certificato, ha osservato, forse però occorre fare maggiori approfondimenti (anche con un gruppo di lavoro ad hoc) circa i contributi previdenziali integrativi o volontari legati a queste somme. Io distinguerei quello che dell’assegno va in reale assistenza e quello che dell’assegno va ai fini previdenziali, ha suggerito. La consigliera ha quindi proposto di verificare meglio le forme di contribuzione previste a livello regionale, che a lei risulta siano interessanti e tra l’altro utilizzate in forma molto diversa tra Trento e Bolzano (i numeri parlano di una proporzione di 7 contro 60.

Pietro Degodenz (UpT) ha condiviso le preoccupazioni dei colleghi, tuttavia ha sostenuto la volontà di portare la distribuzione delle risorse pubbliche all’interno di un canale limpido e corretto: un argomento difficile, ma sono convinto che alla base di tutto ci sia la possibilità di coinvolgere nel voucher anche il famigliare, ha osservato. La strada della delibera credo sia quella giusta, ha concluso.

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha chiesto chiarezza sui dati, di che cifre stiamo parlando e che tipo di fenomeno stiamo cercando di arginare Non vorrei che si finisse per andare con il cerino nella polveriera, come già accaduto per gli hobbisti, ha notato.

Chiara Avanzo (Patt), pur comprendendo le perplessità dei colleghi, ha dato il proprio appoggio alla delibera, condividendo le riflessioni dell’assessore Zeni su quella che, ha ricordato, è comunque una “delibera programmatica”.

Apprezzamento anche da Mattia Civico (PD) che ha notato come questa previsione sia attesa da anni: un passaggio necessario e utile non soltanto per l’emersione del nero, ma anche perché il pubblico si mette così a garanzia della qualità e la verifica dei servizi erogati.

Anche Giuseppe Detomas ha condiviso le preoccupazioni da una parte e le scelte dell’assessore dall’altra. Il Presidente della Commissione ha poi suggerito di controllare bene che questa disposizione regolamentare sia compatibile con l’atto legislativo primario che sembrerebbe non prevedere deroghe.

“Mi pare di capire”, ha replicato Luca Zeni “che le questioni di criticità rilevate riguardano principalmente il famigliare che rimane in casa ad accudire il non autosufficiente“. Si tratta in gran parte di donne, ha notato. Qui diamo una linea programmatica, lo spazio di discussione è nei criteri. Se ci sono risorse regionali che in aggiunta possono integrare la questione approfondiamo, ha proseguito.

Sui numeri è stato distribuito uno schema dell’attività 2016 (allegato). Su tutti sono stati illustrati due serie di dati: i nuovi beneficiari nel 2016 sono 1200. Di questi il 30% appartiene al livello 1 (100 euro), un altro 34% al livello 2 (tra i 150 e 300 euro erogati a seconda del coefficiente Icef), mentre il 20% e il 14% sono i livelli 3 e 4 (rispettivamente un assegno che va dai 300 ai 600 euro e dai 500 ai 1100 euro a seconda del coefficiente Icef).

5 milioni di euro il totale di questo intervento aggiuntivo. Quanto alle modalità di utilizzo dell’assegno di cura, il 58% dei beneficiari sono famigliari, il 22% sono badanti e il 20% servizi.

Sulla scorta di questi dati Cia ha notato che la delibera va a colpire le famiglie (il 58% dei beneficiari sono famigliari). Viola ha aggiunto che la compatibilità con la norma è “tirata” e questo è un dato oggettivo. In secondo luogo, ha osservato che non ci sono le condizioni perché questa previsione, così come formulata, raggiunga l’effetto desiderato. Degasperi ha riflettuto sul concetto del “nero”: l’ordinamento italiano, ha detto, prevede tra privati una prestazione occasionale ed è prevista dall’ordinamento civilistico.

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