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Trento

Guerra al carcere di Spini, guardie contro politica: «Servono rinforzi, impossibile garantire sicurezza»

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Il carcere di Spini di Gardolo – Trento  è teatro di violenze e disordini a cielo aperto e la sorveglianza al suo interno non può essere di fatto garantita.

Nell’ultimo anno sono avvenuti almeno 4 episodi di gravi disordini che hanno provocato il ferimento di circa 15 agenti di polizia penitenziaria.

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Proprio poche settimane fa sono andati al pronto soccorso quattro agenti a causa di un detenuto tunisino noto per la sua violenza.

Il corpo della polizia penitenziaria è sottoposto a uno stress altissimo e questo provoca, statisticamente, il più alto tasso di suicidi al suo interno.

Per questi motivi oggi si è riunito un presidio di protesta davanti ai cancelli dell’istituto modello sorto pochi anni fa nella zona industriale di Trento Nord e inaugurato dall’allora ministro della giustizia Alfano.

Sono intervenuti al sit-in i Consiglieri provinciali Maurizio Fugatti, Giacomo Bezzi, Manuela Bottamedi, Claudio Cia; la segretaria dei Fratelli d’Italia Marika Poletti; il Segretario provinciale del Sappe – Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria e il Segretario nazionale del Coordinamento del Triveneto della Polizia penitenziaria; il Segretario provinciale UGL Polizia di Stato.

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Il segretario nazionale del Sappe (sindacato autonomo polizia penitenziaria) Giovanni Vona ha ben descritto la realtà drammatica quotidiana.

“Ci sono conflitti quotidiani e problemi di ordine pubblico dovuti anche a differenze di etnia. L’Unione Europea ha diffidato l’Italia con una sentenza e allora l’amministrazione penitenziaria si è inventata la favola della vigilanza dinamica ovvero il regime di sorveglianza con le celle aperte grazie al quale i detenuti sono liberi di circolare all’interno del carcere oziando dalla mattina alla sera. Di fatto il regime detentivo non esiste più”.

“Questo provvedimento vige anche in altre nazioni come la Germania ma funziona solo se affiancato da progetti seri che impegnino il detenuto altrimenti, abbandonato a sé stesso, causa soltanto gravi problemi. E la mancanza di personale costringe a lasciare aree completamente incustodite con le conseguenze drammatiche che conosciamo. Il problema non è il numero alto di detenuti, ma i pochi agenti”.

Al momento a Spini ci sono 370 detenuti che secondo la convenzione originale non dovevano superare i 240. Le guardie sono invece 150, mentre ne occorrerebbero 210.

Per equilibrare il sovraffollamento di altre prigioni, inoltre, l’amministrazione penitenziaria manda al carcere “modello” di Trento quei detenuti particolarmente pericolosi che contribuiscono a creare una situazione ancora più incontrollabile.

Giovanni Vona, segretario Sappe

“In Germania – prosegue Vona ci sono tante ditte esterne che portano lavoro all’interno del carcere. Da questo si scalano le spese di detenzione e processuali, ma i detenuti lo farebbero anche gratis pur di non essere abbandonati all’ozio e al disagio psicologico”.

Normale domandarsi chi e come potrebbe porre rimedio a questa situazione.

Questa la risposta di Vona.

Si tratta di un problema politico. Non è accettabile che funzionari con stipendi da 150 mila euro ci rispondano che non ci sono risorse. Chi potrebbe intervenire? Il capo del Dipartimento nazionale dell’amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, che poi è referente del ministro (dal 13 dicembre Andrea Orlando, ndr). Si tratta di una carica politica che compete al ministro stesso, talvolta viene qui soltanto per prendere atto della situazione ma nessuno prende provvedimenti”.

“Tecnicamente i problemi sono stati risolti con il decreto milleproroghe che prevede assunzioni veloci, ma le intenzioni non si traducono in fatti. Il ministro ha dichiarato che il problema del sovraffollamento è risolto. Non è vero”, conclude Vona.

E ancora qualcuno fa notare che in Italia esistono tantissimi condannati che sono agli arresti domiciliari, addirittura con condanne di 5 anni da scontare.

 

Inoltre esistono centinaia di braccialetti elettronici per i quali si spende circa un milione di euro. Questo è evidentemente uno spreco di risorse quando si parla di difficoltà economiche.

Il consigliere provinciale Cia ha così commentato la situazione: “Nel 2011, quando si paventava un numero di 500 detenuti, Dellai disse che non sarebbe mai successo. Forse qualcuno ha dimenticato le promesse fatte. Questa è la credibilità della classe politica”.

 

Infine è intervenuto al sit-in per un veloce saluto, non ufficiale, anche il comandante della polizia penitenziaria Daniele Cutugno (nella foto principale), il quale ha detto di conoscere bene la situazione e ha auspicato un intervento rapido.

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Trento

È morto Stefano Tabarelli de Fatis, il vice comandante dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone

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Sgomento e tristezza in tutti i corpi dei vigili del fuoco della provincia di Trento per la morte di Stefano Tabarelli de Fatis vicecomandante dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone.

Stefano è morto ieri alle 15.30 del pomeriggio a soli 29 anni dopo un malore improvviso.

Tutto era cominciato con un banale mal di testa terminato purtroppo con la tragica morte del giovane vigile del fuoco.

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Lascia la fidanzata Arianna la sorella di 28 anni Debora e due genitori con i quali viveva.

Lavorava come macchinista sui treni ma era sempre pronto all’azione quando il pericolo chiamava.

Gli amici lo descrivono come una persona fantastica, allegra, tranquilla, buona ed educata.

Era entrato nei vigili del fuoco da giovanissimo nel 2009. 

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In una nota il Corpo dei vigili del fuoco provinciale rivolge le più sentite condoglianze ai familiari e alla sua ragazza Arianna.

«Abbiamo tutti perso un amico…Un grande amico, Ciao Taba Il tuo comandante e amico Gianluca» – Queste le ultime parole del comunicato lanciato dalla caserma dove operava ormai da anni con professionalità e dedizione.

Da ore sulla pagina facebook dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone arrivano messaggi di cordoglio da tutte le caserme del Trentino e da semplici cittadini.

«Che brutto scherzo ci hai fatto… Stavolta invece delle nostre tante risate, ci hai fatto piangere tutte le nostre lacrime… Guida i nostri treni dal cielo adesso… I nostri cuori daranno sempre il pronti al tuo ricordo… Ciao, Maestro!»Scrive un’amica

Arriva anche la vicinanza del consigliere provinciale Devis Moranduzzo e del presidente del consiglio regionale Roberto Paccher che sulla loro pagina social scrivono: «Tra ieri e oggi Trento piange due giovani, il primo, Stefano Tabarelli De Fatis (29 anni) vicecomandante dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone è deceduto in seguito ad un malore e Silvio Maestrello, anche lui giovane, volontario e istruttore della Croce Bianca di Trento è spirato dopo aver combattuto una brutta malattia. Alle famiglie e ai loro amici le mie più sentite condoglianze».

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Trento

Tre ore di lingue straniere in più alla settimana nelle scuole trentine

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Approvate oggi dalla Giunta provinciale le direttive per il potenziamento dell’insegnamento delle lingue straniere, obiettivo prioritario in tema di politiche scolastiche per la corrente legislatura.

L’intento è quello di assicurare un profilo di maggiore autonomia e flessibilità alle istituzioni scolastiche per permettere di perseguire lo scopo senza vincoli o imposizioni che possano condizionare in senso negativo il perseguimento dell’obiettivo.

In questa direzione le nuove linee guida consentono alle istituzioni scolastiche provinciali di potenziare l’insegnamento delle lingue, non solo attraverso l’apprendimento integrato di lingua e contenuto (CLIL), ma anche mediante un repertorio di attività definite e programmate dalle singole realtà di scuola, nell’esercizio della propria autonomia e in coerenza con gli obiettivi di competenza linguistica specificamente previsti dai Piani di studio provinciali.

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Un’attenta ricognizione nella scuola trentina di ogni ordine e grado in tema di apprendimento delle lingue straniere ha messo in evidenza alcune difficoltà, soprattutto per ciò che concerne l’assetto organizzativo. Nel confronto tra addetti ai lavori è emersa pertanto la necessità di apporre alcuni correttivi al sistema organizzativo, che vengono ora regolamentati attraverso le nuove direttive approvate oggi dalla Giunta provinciale.

L’obbiettivo delle nuove disposizioni rimane quello di assicurare un’offerta didattica capace di migliorare significativamente le competenze linguistiche di tutti gli alunni.

La volontà di migliorare l’autonomia delle scuole e l’esigenza di rispondere alle criticità emerse, ha reso però necessario prevedere più ampie possibilità di intervento, nell’ottica della diversificazione delle modalità didattiche e di un più mirato impiego della flessibilità riconosciuta, pur salvaguardando tutte le fruttuose esperienze maturate nel passato.

Nello specifico le nuove disposizioni stabiliscono che nella scuola primaria, per l’intero primo ciclo, vengano assicurate almeno tre ore settimanali di potenziamento linguistico, che si aggiungono al monte ore quinquennale esistente pari a 500 ore da suddividere tra tedesco e inglese, come previsto dai Piani di studio provinciali.

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Nella scuola secondaria di primo grado inoltre viene stabilito un potenziamento linguistico con un livello minimo di tre ore settimanali per ogni anno di corso che vanno ad aggiungersi alle 198 ore annuali previste per l’insegnamento del tedesco e dell’inglese.

Infine nella scuola secondaria di secondo grado, dove l’insegnamento delle lingue straniere si articola in modo diverso rispetto ai vari indirizzi, la nuova normativa stabilisce che il potenziamento linguistico nel secondo grado si sostanzi in 60 ore per ciascun anno di corso e che nel quinto anno, al fine di garantire coerenza con quanto previsto dalla normativa nazionale vigente, l’attività didattica venga realizzata in CLIL per il 50% dell’orario annuale di una o più discipline non linguistiche, fermo restando, comunque, il limite di 60 ore annuali.

Il potenziamento linguistico sarà sostenuto dall’amministrazione scolastica con specifiche attività di supporto alle scuole, tra esse rientrerà anche la formazione di sistema del personale docente garantita da IPRASE, sia per quanto attiene al miglioramento delle competenze linguistiche sia sotto il profilo didattico-metodologico.

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Trento

È eccellente la qualità delle acque dei laghi balneabili trentini

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I laghi trentini confermano anche per quest’anno l’eccellenza della qualità delle loro acque e i bagnanti potranno tranquillamente tuffarsi e nuotare in tutti e venti gli specchi d’acqua monitorati dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari a partire dal primo maggio prossimo e fino al 30 settembre 2020.

Il provvedimento proposto oggi dall’assessore alla salute Stefania Segnana, infatti, aggiorna l’individuazione delle acque lacuali idonee alla balneazione nel territorio della provincia di Trento e fissa la durata della prossima stagione balneare.

Le vigenti disposizioni in materia impongono alle Regioni ed alle Province autonome di effettuare il monitoraggio delle acque lacuali utilizzate per la balneazione, avvalendosi dei competenti Uffici di Igiene e Sanità Pubblica; sulla base dei campionamenti effettuati nel corso del 2019 e delle risultanze fornite dalla relazione di Apss, lo stato delle acque con prelievi da aree prospicienti le spiagge trentine ha registrato il punteggio massimo: eccellente.

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Nessun valore anomalo, ma altissima qualità, dunque, per i laghi di Caldonazzo, Canzolino, Cei, Garda, Idro, Lagolo, Lamar, Lases, Lavarone, Ledro, Levico, Molveno, Piazze, Santo, Serraia, Tenno, Terlago, Cavedine, Nembia e Roncone.

Il provvedimento approvato oggi, con i dati delle rilevazioni 2019, viene trasmesso al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente, della tutela del Territorio e del Mare, all’Apss e ai Comuni interessati, competenti ad adottare idonei strumenti di informazione alla cittadinanza sullo stato di balneazione dei laghi che rientrano nel proprio territorio.

 Il monitoraggio, compiuto in genere mensilmente durante la stagione primaverile ed estiva, prevede che siano effettuate, ad ogni controllo, rilevazioni di parametri ambientali (temperatura aria, temperatura acqua, vento, corrente, onde), ispezioni di natura visiva (residui bituminosi, vetro, plastica, gomme, altri rifiuti) e prelievi di campioni di acqua per l’analisi batteriologica in laboratorio.

I risultati delle rilevazioni confluiscono in una banca dati europea, che registra lo stato delle acque nelle regioni dei diversi Paesi.

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I laghi del Trentino rappresentano un patrimonio ambientale prezioso e una meta turistica di grande interesse: l’eccellenza delle loro acque è sicuramente un aspetto significativo per le 39 spiagge complessivamente monitorate del nostro territorio.

I risultati di tutte le attività di controllo effettuate nel corso del 2019, con l’indicazione dei punti di prelievo, sono visibili a questo link 

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