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Trento

Essere un pochino egoisti aiuta se stessi?

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Tutti abbiamo detto a qualcuno ”sei un egoista” con spregio e magari anche un po’ arrabbiati.

Diciamo ”egoista” a nostro marito, a nostra moglie ai nostri figli, parenti amici e colleghi.

Oppure possiamo essere accusati di pensare solo a noi stessi, di non accorgerci di chi ci vuole bene, di chi ci sta vicino al lavoro o anche a scuola.

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Anche quando amiamo una persona spesso la vogliamo vicino, non solo per il piacere di stare insieme, ma anche perchè così siamo tranquilli che il nostro caro non sia con altre persone o che gli possa capitare qualcosa.

Questo comportamento, quindi, non è solo espressione di amore, ma anche della nostra tranquillità rispetto al timore di non essere amati o di perdere quella tal persona o anche magari timorosi che le cose non vadano secondo quell’ideale di amore che abbiamo appreso dall’educazione ricevuta o dagli spunti culturali come film, libri ecc.

Vi racconto purtroppo la storia di un uomo istruito, un maestro elementare, una persona sola che pensava esclusivamente alla propria sicurezza e che riuscì a raggiungere il suo più grande obiettivo che era quello di avere in banca, 20 anni prima del nuovo secolo, 1.000.000 delle vecchie lire.

Questo era il suo scopo, non aveva figli e moglie, viveva ancora con la sua vecchia madre sia per paura della solitudine, che per risparmiare e quindi accumulare soldi sul conto corrente. Solo dopo la morte dell’anziana signora, il maestro cominciò ad andare a trovare dei parenti fuori città, non tanto per questioni affettive, quanto per un forte bisogno di sicurezza.

Pretendeva che il cugino con figli e nipoti si trasferisse solo perché lui si sentiva solo. I parenti non accettarono, ma contraccambiarono l’invito. Per queste persone sarebbe stato un piacere aiutare l’anziano maestro e lo pregarono di trasferirsi anche perché dove abitava non aveva legami e invece loro avevano una rete sociale allargata e figli inseriti a scuola.

I soldi del ricco maestro non erano così importanti rispetto alla vita serena costruita da anni in una piccola città di provincia. Ma il maestro non voleva cambiare ne casa, ne le sue abitudini e allora per un bisogno di sicurezza l’anziano signore si fidò dei vicini di casa che gli promisero compagnia, lo raggirarono e lui, pensando solo a se stesso, non fu in grado di capire chi aveva di fronte e che cosa stesse succedendo.

Derubato di tutti i suoi averi, il ricco maestro morì povero e solo in una casa di cura lontano dagli unici parenti che gli avevano voluto bene e ai quali purtroppo non aveva raccontato nulla perché offeso della loro scelta.

Ma che cosa significa davvero egoista? Tale aggettivo usato in modo così frequente deriva dal latino ego, che significa IO. Si tratta quindi di quella persona che si preoccupa unicamente di sé stesso, del proprio benessere tendendo a escludere chiunque altro dalla partecipazione ai beni materiali o spirituali che egli possiede e a cui è gelosamente attaccato.

Ci sono diverse teorie che abbracciano questo argomento, ma quella che in questo contesto specifico diventa importante è il punto di vista psicologico. Tale teoria presuppone che l’uomo è motivato sempre dai propri interessi, anche quando si tratta di azioni che sembrano altruistiche. Per esempio, è chiaro che i vicini di casa del vecchio maestro pensassero ai loro interessi, ma anche i parenti hanno pensato alla sicurezza della loro vita serena che poteva cambiare in una città nuova dove i figli dovevano ambientarsi.

Ed infine lo stesso maestro, chiedendo di trasferirsi ai propri parenti, stava pensando alla propria paura della solitudine anche se aveva promesso l’eredità a chi si sarebbe preso cura di lui. In questo caso si può parlare anche di edonismo psicologico, secondo cui la motivazione finale dell’azione umana è il desiderio di sperimentare il piacere o di evitare il dolore come proprio il ricco signore che cercava una sicurezza rappresentata dalla presenza di qualcuno che avrebbe potuto stargli vicino proprio per evitare forse il grande dolore della solitudine.

Quindi in questa situazione, come del resto sempre accade, ognuno pensa al proprio benessere anche se sembra che pensi anche agli altri. Per una vita felice ed equilibrata non solo per l’individuo, ma anche della società dovrebbero coesistere in maniera equilibrata due istinti: l’istinto di sopravvivenza e l’istinto della conservazione della specie.

Nel primo caso l’individuo lotta per sopravvivere anche a scapito degli altri. Questo capita anche nelle relazioni umane. La persona più forte vince sul debole sia fisicamente che psicologicamente, ma la conservazione della specie è un istinto altrettanto forte. Molti animali vivono in branco e collaborano per il cibo e per la protezione.

Anche l’uomo vive in gruppi sociali, culturali, affettivi e secondo ordinamenti fatti di regole e leggi per la sopravvivenza dell’individuo e del gruppo di appartenenza. Il legame tra questi due istinti, solo apparentemente distinti, può essere sintetizzato da una frase al contempo semplice e di una potenza inestimabile: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Noi dobbiamo amarci né più ne né meno rispetto alle altre persone.

Dobbiamo amare gli altri esattamente come noi stessi: in questo modo sparirebbe l’egoismo, ma anche quel buonismo che ci fa aiutare gli altri senza aver fatto conto con le nostre possibilità e che quindi di conseguenza si va a chiedere di ritorno qualcosa che l’altro non si aspetta di restituire perché il messaggio era inevitabilmente confuso.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  – Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo

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Trento

Accoglienza migranti: alle cooperative sociali 3,9 milioni ogni anno

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Presentate ieri dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti al consigliere del gruppo Fassa Luca Guglielmi, le tabelle che riportano nel dettaglio gli importi annui erogati per l’accoglienza dei migranti gestita da cooperative e onlus che ammontano complessivamente a 3,9 milioni di euro all’anno.

A tale somma si aggiungono i servizi dei centri di accoglienza: Trento, Rovereto, Garniga e Piazza Dante, lotti ancora in fase di scadenza.

Nelle tabelle non figurano invece i costi relativi a corsi di lingua italiana, cancellati dopo l’entrata in vigore del Decreto di Sicurezza con effetto dal 1 gennaio.

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Stop con decorrenza dal 1 aprile anche per il servizio di orientamento ed accompagnamento lavorativo gestito dalla coop Arcobaleno (95.885 euro iva esclusa).

Sospensione da fine febbraio anche del servizio di supporto psicologico che permetterà di ridurre la spesa la spesa a poco più di 39 mila euro per il 2019.

Nell’ambito dei programmi di protezione internazionale sono stati stanziati 110 mila euro l’anno, per la mediazione linguistica e culturale 132 mila euro nonché 210 mila euro per il supporto sociale.

Per quanto riguarda il progetto di accoglienza straordinaria che coinvolge attualmente 132 adulti e 17 bambini, con il passaggio al progetto di accoglienza ordinaria dello Sprar l’accesso sara riservato esclusivamente ai titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, per una spesa annua complessiva di 1,3 milioni di euro.

All’accordo quadro per le valli sono invece destinati poco più di 2 milioni di euro, che verranno erogati sulla base del numero di migranti effettivamente presenti sul territorio.

Secondo l’osservatorio del Cinformi, al 20 gennaio in Trentino erano accolti 1.345 profughi (518 distribuiti nelle valli), di cui 720 in appartamento e 625 in strutture collettive con più di 11 posti letto.

Per quanto riguarda la lista degli enti che si sono aggiudicati la gestione dei servizi si riportano: Centro Astalli, Città aperta scs, Arcobaleno scs, Kaleidoscopio scs, Atas Onlus Trento, Samuele scs, Progetto 92 scs, Appm onlus, Punto d’approdo scs onlus e Consorzio lavoro ambiente società cooperativa.

Il costo è in netta decrescita rispetto agli anni scorsi.

Nel 2017 infatti i costi per l’accoglienza erano stati di ben 11 milioni di euro. 

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Trento

Tentato omicidio Caldonazzo: Ivan Hörmann condannato a 3 anni e 6 mesi

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Era il 9 gennaio 2018 quando Ivan Hörmann, 49enne di Mezzolombardo, veniva arrestato dopo avere fatto incursione nello studio dei commercialisti Rinaldo e Christian Pola a Caldonazzo, facendo esplodere 3 colpi di pistola. (qui articolo)

Le pesanti accuse carico di Hörmann, tuttora detenuto, sono: tentato omicidio, lesioni, sequestro di persona e porto abusivo di arma.

Il processo a suo carico si chiude ora con una condanna tutto sommato contenuta: 3 anni e 6 mesi di reclusione.

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Il pm Pasquale Profiti aveva chiesto 5 anni di reclusione, da considerarsi comunque pochi rispetto ai 14 possibili per questo tipo di reato.

E’stato grazie alla difesa dell’avvocato Andrea de Bertolini, che si è appellato alle attenuanti generiche e alla semi infermità mentale, oltre agli sconti di pena per il rito abbreviato, che la condanna si è ridotta ulteriormente.

Hörmann aveva dichiarato di non aver sparato con l’intento di uccidere ma spinto dalla convinzione di essere perseguitato: con il suo gesto voleva attirare l’attenzione ed essere ascoltato.

Causa scatenante lo sfratto dal suo appartamento di Mezzolombardo dove risiedeva da ben 19 anni che aveva acquistato diventando socio di una cooperativa edilizia poi fallita.

Da qui la disperazione che ha portato l’uomo alla reazione violenta, commessa nei confronti di chi non aveva responsabilità alcuna.

Allora furono i Carabinieri ad evitare quella che poteva diventare una strage.

I militari erano infatti riusciti a mettere in sicurezza tutti i possibili obiettivi che l’arrestato poteva colpire dopo il primo attacco a Caldonazzo

Quel giorno l’imputato, che come comprovato dalla perizia della psichiatra Maria Caldarola, non risultava essere nel pieno delle proprie facoltà mentali, sparò tre colpi: i primi due a terra ed un terzo nell’atrio dello studio.

L’accusa di tentato omicidio riguarda il terzo colpo: secondo le dichiarazioni della moglie di Rinaldo Pola, Lori Gasperi, Hörmann ha puntato la P38 verso di lei, che per schivare il colpo si è lanciata di lato.

La difesa avanza la tesi che non ci sia prova di volontà omicida, tesi non avallata però dal giudice.

Da qui la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione, considerato anche che sempre secondo l’esperta la personalità dell’imputato presenta tratti ossessivi e persecutori e che di stress può rivelarsi socialmente pericoloso.

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Trento

Albanese armato tenta una rapina al Bar Ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti

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Erano le 18.30 di ieri quando un uomo di nazionalità albanese armato di pistola scacciacani e con il viso coperto in buona parte da una sciarpa è entrato nel bar ristorante Dolomiti in Corso Buonarroti.

Il proprietario 57enne, Paolo Dal Pai, che in quel momento era seduto ad un tavolo in compagnia dell’unico cliente presente e stava controllando la contabilità, si è diretto verso il bancone per servire il nuovo arrivato, ignaro del fatto che questo fosse armato.

Dal Pai non ha avuto nemmeno il tempo di prendere l’ordinazione: l’uomo ha estratto una pistola puntandogliela alla testa ed intimandogli di alzare le mani.

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A questo punto il gestore del locale, che fortunatamente non si era fatto prendere dal panico, ha avuto la prontezza di approfittare di un momento di esitazione dell’aggressore per disarmarlo: con estrema lucidità è riuscito, con un rapido gesto a far sì che la pistola gli cadesse di mano.

Fondamentale si è rivelato poi l’apporto dell’unico cliente presente nel locale che è intervenuto per aiutare il Dal Pai ad immobilizzare il malvivente e riuscendo poi a dare l’allarme richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, mentre il gestore immobilizzava l’aggressore.

Quest’ultimo però ha più volte cercato di divincolarsi per darsi alla fuga ma fortunatamente, anche grazie alle segnalazioni di numerosi passanti, è tempestivamente intervenuta la Polizia e successivamente una pattuglia del Reparto prevenzione crimine a supporto dei colleghi.

L’aggressore e il malcapitato ristoratore sono stati successivamente interrogati sui fatti negli uffici della questura di viale Verona.

In seguito alla colluttazione in Dal Pai ha riportato graffi e ferite non gravi medicate successivamente presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara dove è stato trasferito per verificare non solo le sue condizioni fisiche, ma piuttosto per valutare l’impatto dello sconcertante episodio a livello psicologico.

Dimesso in serata è stato poi accompagnato a casa dal figlio.

L’aggressore è invece stato trattenuto presso la questura per tutti gli accertamenti del caso.

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