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Italia ed estero

Elezioni in Germania: «Un’altra Europa con Schulz»

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La lunga corsa per il rinnovo del Bundestag – il parlamento federale tedesco – è cominciata.

I due principali partiti, i cristiano-democratici della Cdu e i socialdemocratici della Spd, hanno già scelto i loro campioni: a scontrarsi saranno Angela Merkel (Cdu), cancelliera uscente a caccia del quarto mandato, e Martin Schulz (Spd), Presidente del Parlamento europeo negli ultimi cinque anni.

Che impatto avrà questa sfida tra titani sulle sorti dell’Unione europea? La Voce del Trentino lo ha chiesto a Stelios Kouloglou, eurodeputato greco membro di Syriza – il partito di Alexis Tsipras – autore, tra l’altro, del documentario “La madrina”, produzione che denuncia le conseguenze delle politiche d’austerità in Grecia, puntando il dito proprio contro la cancelliera tedesca.

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Onorevole Kouloglou, quali saranno le conseguenze per l’Europa in caso di una nuova vittoria di Angela Merkel?

«Angela Merkel e la Germania hanno in mano le redini del continente e sono responsabili della situazione attuale dell’Unione europea. Una situazione drammatica: la Gran Bretagna avvierà a breve le procedure ufficiali per la Brexit, mentre l’estrema destra spopola nel continente, approfittando del malumore di chi non ne può più delle politiche di austerità. Inoltre, la Germania è anche responsabile della crisi economia nei Paesi del Sud Europa e del divario crescente tra ricchi e poveri a cui assistiamo in tutto il continente. Se Merkel sarà rieletta, aspettiamoci una continuazione delle politiche di austerità che stanno distruggendo l’eurozona e l’Unione europea».

La situazione sarebbe diversa se a diventare cancelliere fosse Martin Schulz?

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«Schulz e l’Spd, il suo partito, stanno prendendo solo ora distanza dalle politiche di austerità dei cristiano-democratici di Merkel e del suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. Troppo poco, troppo tardi, verrebbe da dire, ma è comunque un segnale incoraggiante. Spero che i socialdemocratici vincano ed evitino di formare l’ennesima disastrosa ‘grande coalizione’ con la Cdu, ma si alleino, invece, con i Verdi e Die Linke, il partito più a sinistra nello spettro politico tedesco. Se così dovesse andare, per l’Europa si tratterebbe sicuramente di una svolta positiva».

Crede che l’eventuale coalizione tra Socialdemocratici e Die Linke potrebbe servire da modello per la rinascita della sinistra in Europa, che al momento appare sempre più frammentata nel far fronte all’ascesa dell’estrema destra?

«Le forze di sinistra in Europa devono prendere a modello il Portogallo. Qui il Partito Socialista governa insieme al Partito Comunista e al Blocco della Sinistra, un partito simile a Syriza in Grecia. Questo governo sta facendo meglio di quello precedente, di destra.

Salari e pensioni hanno beneficiato di un moderato aumento. In ogni caso, è importare mettere in chiaro che, negli anni, le forze di sinistra europee dovranno allearsi con i partiti ecologisti per recuperare terreno nei confronti degli avversari».

In Grecia il Suo partito, Syriza, non è mai stato così giù nei sondaggi da quando è andato al governo. Di chi è la colpa? Dell’austerità o della leadership di Syriza?

«Ogni governo che applica le misure di austerità è destinato a perdere terreno, come nel caso dell’attuale governo greco. Quando salari e pensioni calano e il settore pubblico viene ridotto, il risultato è sempre lo stesso, sia con i governi di sinistra che con quelli di destra: il malcontento cresce.

In questa situazione, la gente comincia a considerare la democrazia inutile, perché chiunque voti, le cose restano uguali. L’ascesa dell’estrema destra è proprio il risultato di questo senso di impotenza. Quando i greci hanno votato per Syriza, non volevano la rivoluzione ma solo meno austerità e più crescita. Richiesta che non è stata soddisfatta. Al contrario, si può affermare che il popolo greco è stato punito per il suo voto.

Tuttavia, non si può negare che Syriza abbia commesso degli errori. Nei sei mesi di negoziazione che hanno seguito le elezioni del gennaio 2015, Syriza ha creduto ingenuamente che la Germania e gli altri poteri forti in Europa avrebbero compreso che l’austerità non porta da nessun parte. Questo è un argomento logico: meno si produce, meno risorse finanziarie si hanno, anche per ripagare i propri debiti.

Quello che Syriza non ha voluto vedere è che la Germania sta approfittando della crisi. Berlino e gli altri Paesi del Nord Europa hanno ogni interesse a tenere la crisi ‘sotto controllo’. I titoli di stato tedeschi hanno tassi di interesse negativi. Questo significa che la Germania si troverà a ripagare una cifra inferiore di quanto prende effettivamente a prestito, perché il debitore che si finanzia a tasso negativo risparmia invece di pagare un interesse.
Inoltre, la crisi ha indebolito l’euro e questo ha favorito le esportazioni, a tutto vantaggio dell’economia tedesca, fortemente incentrata sull’export.

Nel gestire la crisi, la Germania ha adottato un approccio molto egoistico, rompendo con la tradizione di solidarietà che ha caratterizzato il progetto europeo fin dalla sua fondazione.

In passato, infatti, quando uno Stato membro si trovava in difficoltà, gli altri venivano in suo soccorso, come avviene tra i membri di una famiglia. Tutto questo ha smesso di accadere con l’introduzione dell’euro. L’eurozona si trova a far fronte a squilibri sistemici. E questo non perché i greci o gli italiani lavorano meno dei tedeschi. Anzi, secondo le più recenti statistiche, i greci lavorano più di ogni altro in Europa e, ciononostante, sono ancora nel bel mezzo della crisi.

Sarebbe stato necessario introdurre un meccanismo per far fronte agli squilibri, ma questo non è mai stato nelle intenzioni della leadership tedesca».

Ora che la sinistra europea è rimasta orfana di Matteo Renzi e sta per perdere il presidente francese François Hollande, a fine mandato, crede che sia ancora possibile recuperare lo spirito di solidarietà di cui ha parlato?

«È sempre meno probabile. La sinistra in Europa sta perdendo terreno e l’idea di un continente dominato da governi neoliberali, cara alla leadership tedesca, è sempre più realtà. Si tratta di una situazione insostenibile a lungo termine. L’eurozona rischia di esplodere.

È semplicemente inaccettabile che le imprese italiane prendano a prestito al 5% di tasso di interesse e quelle tedesche allo 0%. Questo rende la competizione tra aziende italiane e tedesche impossibile. Serve un meccanismo per bilanciare queste differenze.

Le faccio due esempi. Primo, secondo uno dei più noti dogmi tedeschi, gli accordi vanno rispettati. Però, questo pare non valga per quella norma europea che stabilisce che nessuno Stato membro può avere un surplus commerciale superiore al 6%. Secondo i trattati, chi non rispetta questo limite deve rivedere i suoi obiettivi, altrimenti rischia una sanzione. Ma nessuno nell’Ue ha il coraggio di dire alla Germania – che ha per l’appunto un surplus commerciale superiore al 6% – di rispettare le regole.

Secondo, due anni fa è stata decisa l’unificazione del sistema bancario europeo. Questa prevedeva, tra le altre cose, una tutela dei risparmiatori fino a 200mila euro. Ma tutto è ancora bloccato perché Berlino fa resistenza.

La situazione è paradossale: alcuni Stati membri subiscono sanzioni anche se seguono alla lettera gli accordi, mentre altri violano impunemente le regole.

Con queste premesse, non c’è futuro per una collaborazione stabile».

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