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Trento

La Sclerosi Multipla non ferma i viaggi di Simona

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Simona Anedda, una donna di 42 anni, romana, con la passione per i viaggi è stata colpita dalla sclerosi multipla quattro anni fa.

Ma Simona è una persona forte e combattiva, così non ha permesso alla malattia di cambiare totalmente la sua vita e di fermare la sua più grande passione. «La malattia può cambiare le abitudini di vita, ma non voglio permetterle di vincere sulla mia principale passione: viaggiare. E così, il 20 gennaio, parto per l’India» queste sono le parole di Simona che ha deciso di intraprendere un viaggio che la porterà nella meravigliosa India.

Ecco come racconta la scoperta della malattia «Mi sentivo debole e avvertivo una strana stanchezza – racconta -. Avevo difficoltà a mantenere l’equilibrio, poi ho cominciato a cadere».

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Così dopo la comparsa di questi sintomi è cominciata la trafila di visite, esami ecc., le attese che sembrano infinite e l’ansia compagna onnipresente. Fino alla fine del 2012 quando ha saputo la diagnosi «Ero spaventata, i medici dicevano che sarei finita su una sedia a rotelle.

Ero da sempre abituata a essere indipendente e a viaggiare: all’età di vent’anni ero stata in Islanda col programma Erasmus, poi in giro per il mondo lavorando prima come animatrice, ma anche come cameriera e commessa, in seguito come tour leader per congressi medici, Finmeccanica, Agenzia spaziale italiana».

Ma Simona anche dopo la diagnosi di sclerosi multipla nella sua forma più aggressiva, decide di non farsi fermare dalla malattie e così dice che «Ho dato retta al mio istinto e a gennaio 2013 sono andata per due mesi in Brasile, da sola, col mio bastone». Una donna davvero tenace e coraggiosa, però la malattia non le da tregua e così spiega come sia peggiorata «Sono peggiorata nel giro di qualche anno, non riuscivo più a camminare, a muovere le braccia.

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A Roma uscivo poco perché ci sono troppe barriere architettoniche. Dopo diversi tentativi sono riuscita a ottenere dalla Asl una sedia a rotelle superleggera con il motorino, che mi permette di muovermi poiché non ho più forza nelle mani. Così sono rinata e ho deciso di accettare l’invito di due amiche islandesi, conosciute durante il periodo di Erasmus, facendo il mio primo viaggio da “disabile”, sulla sedia a rotelle, nell’estate 2015».

Ma la nostra Simona non si ferma qui, infatti lo scorso anno ha deciso di andare in America, a Miami, in questo viaggio ad accompagnarla c’era  suo nipote di 16 anni. Ecco cosa dice in merito «non ero più autonoma, non riuscivo nemmeno a vestirmi da sola. In ospedale mi dicono che per me non ci sono cure, penso che non avrò una vita lunga e non intendo stare chiusa dentro casa a piangermi addosso. Quando viaggio, mi dimentico della malattia.

In America, poi, non ci sente “disabili”: per esempio, puoi salire su qualsiasi mezzo di trasporto pubblico e anche al supermercato trovi bagni accessibili». Insomma rispetto ad un Italia dove le barriere architettoniche sono presenti ovunque, l’America è tutto un altro mondo per coloro che sono costretti sulla sedia a rotelle.

Adesso Simona ha deciso di andare in India e così ci spiega perché vuole andare in questo paese e chi l’ha aiutata nel realizzare questo sogno «da tempo volevo andarci, così ho chiesto aiuto per realizzare questo mio sogno.

In tanti mi hanno dato una mano per le spese del viaggio: Cittadinanzattiva che ha lanciato il blog #InViaggioConSimona, la campagna di raccolta fondi su Worth Wearing – piattaforma gratuita di crowdfunding – attraverso una maglietta messa in vendita.

L’India per me è anche una meta spirituale, per questo soggiornerò in un centro ayurvedico, nella regione del Kerala, per riuscire a trovare fiducia in me stessa. Poi, se ci saranno le condizioni, vorrei arrivare anche ai piedi dell’Himalaya, ma la malattia non mi permette di fare programmi».

E così concludiamo questo articolo con il messaggio di speranza da parte di Simona che inoltre ha anche deciso di scrivere delle guide di viaggio per le persone con le sue stesse difficoltà «i medici dicono che sono pazza, ma non voglio arrendermi.

La malattia mi ha spinto a rivedere le mie priorità, a cambiare prospettiva, anche a chiedere aiuto a persone che non conosco. Vorrei scrivere una serie di guide di viaggio per le persone che hanno le mie stesse difficoltà: a volte non è solo a causa della disabilità che non si viaggia, ma per paura o per carenza di informazioni.

E poi vorrei lanciare un messaggio di speranza: anche con una malattia, su una sedia a rotelle, si può continuare a vivere, cercando di fare ciò che piace. Ogni giorno è davvero un altro giro di giostra».

 

 

 

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