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Italia ed estero

Scandalo Protezione civile: Il governo nel 2017 taglia 71 milioni di fondi

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Quanto successo in questi giorni nel centro Italia legato alle emergenze neve e terremoto deve far riflettere.

I 12 soccorritori che mercoledì sera si sono incamminati a piedi sotto la tormenta camminando nella neve alta per otto chilometri, arrivando per primi all’hotel Rigopiano sommerso dalla slavina, non si arricchiscono certo con un lavoro che mette a rischio le loro stesse vite e che sappiamo viene eseguito nella maggior parte volontariamente.

Hanno sfidato intemperie e pericoli, infilandosi tra le macerie, scavando nella neve altissima ma fragile sopra di loro, e tutto per il «solito» stipendio.

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Quanto guadagnano lo spiega al giornalista Massimo Malpica del Giornale  uno di loro, finanziere da quasi 30 anni, da una decina nel soccorso alpino. «Diciamo che la media è sui 1.800 euro», racconta con qualche pudore, «poco più per chi ha incarichi di comando, poco meno per qualcun altro, ma la busta paga è intorno a quella cifra», specifica.

Per poi aggiungere, ottimista: «Anche se tra assegni familiari, se si hanno figli, e sommando eventuali festivi e indennità, si può arrivare a 2000 euro». Insomma, la busta paga di un «eroe» è ben al di sotto di quelle della casta. D’altra parte i politici, nel nome del rigore, hanno dimostrato di essere poco propensi a lavorar di forbice su loro stessi. E fin troppo disinvolti quando si tratta di tagliare i fondi destinati a sicurezza ed emergenze.

A rimarcarlo è un blogger del Fatto, Alberto Crepaldi, che spulciando il bilancio 2017 della presidenza del Consiglio annota i nuovi stanziamenti previsti: 45 milioni di euro per il G7 di Taormina, 201 milioni per il personale (7 in più rispetto al 2016), 90 milioni in più per i contenziosi. E persino 100mila euro destinati a iniziative per «valorizzare e diffondere» il tema delle riforme costituzionali e istituzionali, come se il Referendum non avesse mandato a casa Renzi.

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Proprio le mance e le «attenzioni» distribuite in chiave pre – referendaria (invano) dal precedente governo ha portato probabilmente ai numerosi tagli riservati al budget della Protezione civile, più povera nel 2017 di ben 71 milioni di euro. Tagli ovunque, tranne i soldi che arrivano, in controtendenza, alla struttura di missione «Casa Italia», il piano nazionale di prevenzione voluto da Renzi dopo il sisma di agosto e finanziato con 1,4 milioni di euro.

Il resto sono sforbiciate. Scelta lungimirante, a pochi mesi dal gran lavoro svolto della macchina dell’emergenza per il sisma di agosto e il bis autunnale. Sembra uno scherzo ma, come certe vignette, non fa ridere.

Leggendo il capitolo di bilancio dedicato all’organismo guidato da Fabrizio Curcio, si può capire euro per euro dove il governo ha limato gli stanziamenti, scesi dai 454 milioni del 2016 ai 382 del nuovo anno. Si va dal costo di gestione dei trasporti aerei (sforbiciata da cinquecentomila euro: 1,8 milioni nel 2016, 1,3 quest’anno) alla spesa per comunicazioni e telecomunicazioni d’emergenza, scesa da miseri 50mila ad appena 20mila euro.

Centomila euro vengono risparmiati sull’acquisto, noleggio e gestione dei mezzi di trasporto. Tra gli interventi sparisce del tutto la previsione di un fondo per la prevenzione del rischio sismico, che pure in Italia pare concreto. E invece dai 44 milioni di euro previsti nel 2016 si passa a zero nel bilancio di previsione 2017 (anche se la voce dovrebbe semplicemente finire trasferita nei bilanci del ministero dell’Ambiente, stando alla nota preliminare).

Colpi di rasoio anche sulle spese per investimenti – conclude l’articolo di Massimo Malpica  – vanno da 5 milioni a zero euro le spese per realizzare «interventi infrastrutturali connessi alla riduzione del rischio sismico», e cala di altri 9 milioni il «fondo per le emergenze nazionali», che passa da 249 a 240 milioni di euro

 

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