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Trento

Quando l’ansia di abbandono può diventare tragedia

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Il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il discorso di fine anno ha posto l’attenzione sul fatto che in Italia nell’ultimo anno 120 donne sono state uccise dal marito o dal compagno.

Vuol dire una vittima ogni tre giorni.

Che cosa succede? Nonostante tutte le misure seguite a livello statale, regionale e locale sulla lotta contro la violenza alla donna, la statistica indica che dobbiamo ancora lavorare per la risoluzione di questo grave problema che lacera ancora la nostra società.

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Dal punto di vista psicologico che cosa accade? Per cominciare a comprendere occorre vedere che cosa avviene all’inizio delle relazioni amorose che poi diventano tragedie.

Come ho detto diverse volte durante convegni e interviste è interessante chiedere a chi subisce violenza l’iter che ha portato alla loro conoscenza e cosa abbia avvicinato la coppia.

La donna vittima di violenza spesso risponde che «sembrava una brava persona l’uomo da sposare, sempre presente, premuroso». Lui invece racconta che «era una bella ragazza dolce ecc…»

E’ difficile da parte di entrambi sentire una descrizione della personalità del proprio partner, le cose che di solito piacciono e quelle che invece danno fastidio.

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In realtà sia lui che lei non si conoscono e tutto avviene come in una favola che purtroppo non va a finire bene. La favola che più simboleggia questo tipo di relazioni è quella di Barbablù, nella quale un uomo affascinante, ricco e generoso conquista la più giovane di tre sorelle.

L’uomo però ha una caratteristica negativa rappresentata dalla sua barba blu, colore tipicamente mortifero. La fanciulla che poi diventa la moglie e si trasferisce nel castello di Barbablù è la più giovane e ingenua e quindi sorvola sugli aspetti negativi notati invece dalle sorelle e viene abbagliata solo dalla parte positiva, ma nella realtà la giovane ragazza non conosce il proprio sposo.

E che dire di Barbablù? Ogni donna, che ha osato disobbedirgli ed esplorare al di là di quello che lui mostra, è stata uccisa e rinchiusa in una stanza del castello la cui chiave perde sangue. Barbablù fa conoscere solo la sua parte superficiale perché non accetta la sua parte negativa e teme di non essere amato.

Non solo nelle favole, ma anche nella realtà le persone che non sono amate sono sole, vengono abbandonate. La paura dell’abbandono è un’emozione radicale, universale e quando si è vittima di questo tipo da timore si può diventare carnefice.

Le donne di Barbablù vengono uccise, ma i loro corpi rimangono in una stanza del suo castello imprigionate per sempre e quindi non separate da lui. Per le persone che hanno una forte paura dell’abbandono a volte purtroppo è meglio la morte che la separazione.

La morte toglie il potere all’altra persona e quindi il nucleo simbiotico non si rompe, mentre la separazione distrugge appunto tale simbiosi che nei primi momenti dona alla coppia sensazioni positive, poi toglie energia a quella che diventerà la vittima e infine arma il carnefice della sua stessa energia aggressiva.

La favola di Barbablù finisce con un lieto fine oserei dire a metà. La fanciulla si salva perché fa credere ancora al suo sposo di rispettare le sue regole e accetta apparentemente di essere uccisa, chiede solo di salutare le sue sorelle e invece trova la forza e ricambia mostrando solo la sua parte superficiale costituita dall’ingenuità e dalla sottomissione e chiama invece i fratelli che uccidono poi Barbablù.

Si narra che ci sia un museo dove si può vedere ancora la barba blù in memoria di quell’uomo, ma soprattutto per ricordare il fatto che la donna non deve subire mai violenza.

È importante infine anche sottolineare come nella favola, la donna che subisce violenza non deve mai essere lasciata da sola. Ma la stessa cosa vale anche per il carnefice che con la sua paura dell’abbandono può tornare ad agire e cercare di ritornare in un cerchio simbiotico mortifero, purtroppo anche dopo anni dal primo atto violento.

La coscienza sociale sta infatti crescendo, ed oltre ai centri anti violenza per le donne stanno aumentando i centri in Italia per il recupero di uomini che hanno perpetrato violenza, in modo che l’allontanamento della vittima dal suo carnefice non sia l’unico strumento di risoluzione di questo vasto e complesso problema.

Tuttavia come ho già scritto, tutto questo non basta, occorre, come dice il nostro Presidente, più prevenzione. Ma a questo, di pari passo, vanno aggiunte repressione, più indagini e un adeguato recupero.

Se ci basiamo solo sulle denunce, che poi vengono puntualmente archiviate, lasciamo ancora una volta soli la vittima e il suo carnefice in un vuoto che può diventare davvero pericolo senza tempo.

A cura della  D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi – Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo

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Trento

Le Pro Loco trentine replicano a Matteo Renzi: «Pro loco importanti per il territorio»

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Se fai il ministro stai nelle istituzioni, non fai le pagliacciate in piazza, altrimenti vai a fare il presidente della Pro loco”. Così si era rivolto l’onorevole Matteo Renzi all’onorevole Matteo Salvini nel corso del dibattito televisivo “Matteo vs. Matteo” condotto da Bruno Vespa. (altro…)

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Trento

Farē 2019, da mercoledì si parla di disagio mentale

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Ritorna il ciclo di incontri FARē, il programma di sensibilizzazione e formazione sul disagio mentale.

Cinque appuntamenti per approfondire altrettanti argomenti con relatori che vivono o hanno vissuto il disagio mentale insieme ai loro familiari, operatori e medici.

Gli incontri, si svolgeranno, dalle ore 17 alle ore 19, nella sala Conferenze della Fondazione Caritro, in via Calepina a Trento. Il primo incontro, dedicato alla depressione, si terrà mercoledì 23 ottobre.

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Il progetto FARē – formarsi assieme responsabilmente – è un programma di sensibilizzazione e formazione promosso dal Servizio di salute mentale di Trento.

Nasce nel 2015 per sensibilizzare e confrontarsi con la cittadinanza sui temi della salute mentale, per combattere i pregiudizi, per promuovere la salute e favorire percorsi per migliorare la qualità della vita delle persone.

Tutti gli appuntamenti sono accomunati dai principi del “fareassieme” secondo una logica di co-produzione degli interventi attraverso una relazione paritaria e reciproca fra professionisti, utenti dei servizi, familiari.

L’incontro del 23 ottobre sarà dedicato alla depressione un disturbo dell’umore che colpisce oltre 350 milioni di persone nel mondo senza distinzione di sesso, età, stato sociale.

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Chi soffre di depressione vive un’angoscia persistente, perde di interesse nelle attività che normalmente gli davano piacere e può avere grosse difficoltà nello svolgimento anche delle più semplici azioni quotidiane. La depressione è una malattia. Può avere molteplici manifestazioni, come ad esempio mancanza di appetito, insonnia, mancanza di concentrazione, irritabilità, tristezza, isolamento sociale, che vanno ad influire pesantemente sulla qualità di vita di chi ne soffre.

Tuttavia, la depressione può essere curata: un’adeguata conoscenza del disturbo depressivo può motivare le persone a chiedere aiuto e contribuire a ridurre lo stigma e l’isolamento di malati e familiari.

Gli altri incontri saranno:

30 ottobre – Disturbi d’ansia

6 novembre – Disturbo bipolare

13 novembre – Disturbo di personalità

20 novembre – Psicosi.

 

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Trento

Presentata ufficialmente l’attività sportiva scolastica per l’anno in corso

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Giovedì 17 ottobre è iniziata ufficialmente l’attività sportiva scolastica con la consueta riunione tecnico-organizzativa con i docenti di Scienze motorie in Aula Magna del Palazzo Istruzione, alla presenza della presidente CONI Trento Paola Mora, e dell’assessore allo sport Roberto Failoni.

Ha aperto la riunione la presidente del CONI Paola Mora con un intervento in cui ha sottolineato l’importanza della collaborazione istituzionale tra il sistema scolastico e il sistema sportivo. A seguire il Coordinatore di educazione fisica e sportiva prof. Giuseppe Cosmi, dopo aver evidenziato il numero sempre crescente delle adesioni da parte delle scuole, ha relazionato sui dati relativi all’anno scolastico 2018/2019 e successivamente ha illustrato le attività in programma per l’anno scolastico appena iniziato. Cosmi ha spiegato che è previsto l’inserimento di nuove discipline, soprattutto per quanto riguarda le categorie dei più giovani (5^ primaria e 1^ media).

Vengono inoltre confermati i Progetti di Alfabetizzazione motoria (classi 1 e 2 scuola primaria) e di Alfabetizzazione sportiva (classi 5 scuola primaria), i Campionati Studenteschi per gli Istituti del 1° e del 2° grado (stima di coinvolgimento di circa 25.000 studenti) e il progetto Scuola e Montagna, ideato per promuovere le attività in ambiente naturale. Proseguono infine le attività a supporto dei Licei Scientifici Sportivi (Student’s staff), il tutoraggio per gli studenti/atleti di livello eccellente e i progetti di supporto sul tema dell’alternanza Scuola-Lavoro.

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Da sottolineare lo svolgimento dei Campionati nazionali Sport invernali, in programma in Val di Fiemme nella terza settimana di marzo.

In chiusura un forte richiamo da parte dell’assessore Roberto Failoni che, salutando i docenti, ha sottolineato l’importanza di promuovere l’attività sportiva nelle scuole, come strumento per la crescita complessiva del futuro cittadino e per la cura di sé, sia dal punto di vista fisico, psichico, etico che relazionale. Maggiori informazioni sono reperibili a questo link.

 

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