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Trento

Il punto con Claudio Cia: «Panizza e Rossi hanno trasformato il PATT nel partito delle careghe»

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Il suo movimento è stato la novità del 2016.

Nato e presentato il 18 luglio presso la sala Rosa del palazzo della Regione dallo stesso Claudio Cia, insieme ad altri 11 fondatori, dimostra fin da subito di avere le idee chiare su programmazione e pianificazione territoriale.

Ad oggi «Agire per il Trentino» è presente in quasi tutte le valli del Trentino con gruppi e coordinamenti ben strutturati con una grande voglia di crescita che stanno lavorando per le comunità.

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Fra i valori più importanti del movimento, la difesa dell‘autonomia Trentina, della famiglia tradizionale, della sicurezza, dei giovani, e di una diversa gestione dell’immigrazione

«Un partito che parte dal basso  – puntualizzò lo stesso Cia durante la presentazione – dove vogliamo essere fra la gente».

Da questi presupposti nasce AGIRE, nuovo movimento politico civico che si pone l’obiettivo di essere il punto di riferimento per l’elettorato trentino di centro destra, compreso quello autonomista, che non si identifica nell’attuale alleanza di governo in Trentino.

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Secondo Claudio Cia c’è infatti la consapevolezza che le alleanze strette dall’area autonomista con il Partito Democratico, abbiano lasciato – e lascino tutt’ora – l’amaro in bocca a non pochi suoi elettori, costretti a turarsi il naso nel segreto dell’urna.

A distanza di sei mesi dalla nascita del movimento, ieri, primo giorno del 2017 siamo andati ad intervistare Claudio Cia per fare il punto sulla salute del suo partito, ma anche sugli equilibri della politica locale che stanno cambiando velocemente in vista delle prossime elezioni amministrative del 2018. Tornata elettorale che però potrebbe essere anche anticipata vista la situazione del governo romano.

Come vede il panorama politico locale?

«C’è molto fermento, in molti stanno lavorando sottotraccia nell’intento di creare un soggetto politico “pigliatutti”, un’armata Brancaleone ammantata di “civismo”, appetibile e gradevole per ogni palato».

Si spieghi meglio…

«Ci sono parecchi sindaci e amministratori vari, di tutte le provenienze politiche, pronti a traslocare nella “terra di mezzo” e così, smarcarti dai partiti nazionali, con una nuova veste presentarsi come un forte polo civico, centrista e moderato per far credere ai cittadini di essere loro la vera alternativa a Rossi. Il colmo è che sono gli stessi personaggi che fino ad oggi hanno sempre avallato le sue scelte politiche a tutti i livelli. In politica valori e coerenza, non di rado, vengono sacrificati sistematicamente sull’altare delle ambizioni personali. A conferma che la politica è l’arte dell’impossibile, ed è il luogo dove regna la coerenza dell’incoerenza».

Ma se sono alternativi a Rossi vuol dire che guardano al centro destra?

«No! Attenzione, questi si dichiarano quale alternativa a Rossi e non alternativi all’attuale maggioranza di centrosinistra. Dicono di non essere né di centro destra né di centro sinistra, ma c’è da giurarci che prima o poi li ritroviamo appiattiti con quest’ultimo se solo intravvedono la possibilità concreta di raggiungere posizioni di comando. Eh sì, perché questa è l’ossessione che guida i loro passi: arrivare a governare. Hanno già fatto intendere che se il Pd non pretenderà di dettare l’agenda politica del centro sinistra, il dialogo è possibile. Insomma, è come essere al carnevale, tante maschere che nascondono gli stessi volti. Vede, in politica si direbbero meno bugie se la verità rendesse di più».

Si parla anche dell’Assessore tecnico Carlo Daldoss…

«Sì, c’è anche lui ma il suo compito è quello di tentare di creare un contenitore capace di catalizzare gli emarginati dell’Upt e trattenere nel centrosinistra l’elettorato deluso del Patt che altrimenti potrebbe essere tentato di guardare al centrodestra. Panizza non lo dice e probabilmente non mancherà di smentire quanto ho detto, ma sono più che sicuro che quest’operazione ha ricevuto la sua benedizione perché l’azione di Daldoss, volenti o nolenti, ha pure lo scopo di contrastare l’opera di proselitismo del partito dei sindaci. Anche di lui ci vogliono far credere che rappresenta il nuovo che avanza, in realtà fa politica da più di trent’anni e personalmente, io di Daldoss, diffido nonostante si presenti con un volto bonario e un fare rassicurante».

A proposito di Patt, cosa farà Kaswalder?

«Io non credo che Kasvalder abbandonerà il Patt, semmai sarà quest’ultimo a cacciarlo e solo allora, forse, lui prenderà in seria considerazione la nascita di un nuovo movimento autonomista che mi pare ovvio non possa appiattirsi sul centro sinistra. In tal caso, questo, potrebbe vanificare parte degli sforzi di Daldoss».

Ma il Patt se lo può permettere un tale rischio?

«Non se lo potrebbe permettere, ma lo farà perché il Patt da tempo ha perso bussola e ragione, per cui affronta le dinamiche di dissenso interne con le purghe. È un partito che, avendo da tempo perso l’anima, ha dimenticato che la politica è, prima di tutto, mediazione, capacità di includere, voglia di mettersi in discussione, capacità di rispettare l’altro non per ciò che rappresenta, ma per ciò che è. Non dimentichiamoci che Kasvalder è stato rinviato agli organi del Partito dai suoi stessi colleghi consiglieri reo di blasfemia politica  perché – cito un esponente di spicco del Patt –  “non si può impedirgli di esprimere legittimamente le sue opinioni e di votare come ritiene, ma non è possibile che ciò accada all’interno del Partito”. La Consigliera Bottamedi avrebbe fatto la stessa fine di Kasvalder se non avesse avuto il coraggio di prendere lei l’iniziativa di lasciare il Patt per non vedersi umiliata nella sua capacità di intendere e di volere».

Cosa pensa di Panizza?

«Franco Panizza, assieme a Ugo Rossi, ha trasformato il Patt in una fabbrica delle “caréghe” dove ciò che emerge è la smania di raggiungere posizioni di forza anziché essere testimoni e promotori di un  progetto politico che ponga al primo posto il bene comune di tutti quelli che vivono su questa amata terra. Si vanta di avere tanti consiglieri provinciali e comunali e non perde occasione di contarli ed esibirli … ma a che prezzo!»

Veniamo ad Agire, come vi state muovendo?

«Se c’è una certezza nel panorama politico provinciale trentino è che “Agire” non disdegna di lavorare insieme a Lega Nord e Forza Italia e questo lo sta facendo alla luce del sole. “Agire”, fin dal suo esordio senza ambiguità si è proposto come movimento territoriale, punto di riferimento per l’elettorato trentino di centro destra, compreso quello autonomista, che fa fatica a riconoscersi nei partiti nazionali. Io penso che la vera alternativa al centro sinistra non possa che iniziare con la chiarezza, l’onestà e la trasparenza verso chi ci guarda e ci ascolta. Non piaceremo a tutti, ma almeno tutti sanno chi siamo e dove siamo perché la bugia e l’inganno hanno una data di scadenza e tutto alla fine si scopre».

“Agire” alle prossime elezioni provinciali si presenterà in coalizione con Lega Nord e Forza Italia?

«Sicuramente non con il Pd. “Agire” non ha una vocazione alla solitudine e credo anche che il nostro elettorato ci voglia vedere lavorare assieme. Per questo con Lega Nord e Forza Italia abbiamo intrapreso un percorso che valorizza e non cancella le diversità di ognuno. Anche chi potrebbe vantare un autosufficienza, come Lega Nord e Forza Italia, non lo fa perché entrambi siamo consapevoli che nessuno di noi è tanto in gamba quanto noi tutti messi insieme».

Una coalizione a tre dunque?

«Anche no. Il nostro è una progetto inclusivo, chi si riconosce in esso ed è pronto ad unisci per lavorare insieme è il ben venuto. Fino ad oggi però sono stati altri a consideraci un corpo estraneo da evitare. Noi comunque siamo determinati ad andare avanti e mi auguro che chi oggi fa lo schizzinoso, il prezioso, abbia la dignità di non presentarsi all’ultima fermata utile, prima delle elezioni provinciali, per chiedere di salire su questo carro».

In molti si accostano ad “ Agire”, perché?

«Le idee e i valori del Centro Destra che noi professiamo nell’azione concreta e nel contatto diretto e quotidiano con le persone, senza fingere alcuna opportunistica “non appartenenza”, né alla Destra, né alla Sinistra, stanno attirando sempre più gente che trova in questo nuovo modo di fare politica, finalmente uno spazio di ascolto e di espressione, non più costretta da penose anticamere presso il politico che normalmente trovi solo quando è lui che ha bisogno di te e del tuo voto. I tanti che vi hanno aderito lo hanno fatto perché non si sentono presi in giro, la gente ha bisogno di messaggi chiari, di coerenza, di onesta, di trasparenza e di umiltà. Molti di questi avevano abbandonato la politica perché schifati dai soggetti che ancor oggi li vediamo incarnare la politica provinciale».

Per le tue battaglie c’è chi ti definisce il grillino del centro destra, come rispondi?

«Non so se devo essere onorato o preoccupato di questo accostamento. Io credo comunque che l’onestà, la trasparenza, la sobrietà e l’amore per la verità, non dovrebbero essere ritenute peculiarità riconducibile ad un movimento politico, ma semmai riconosciute alla persona in quanto tale. Nessuno può pensare di delegare e farsi rappresentare da altri, da un movimento o da un partito, in ciò che dipende solo da se stesso. Se uno è fedele alle sue convinzioni non può non viverle nel quotidiano, contrariamente sarebbe in contraddizione con se stesso, un volto avvolto da una maschera. Io nel mio piccolo cerco solo di vivere, anche in politica, quello in cui credo. Non sono mai stati i grillini ad ispirare il mio agire».

La chiarezza e la trasparenza di intenti sta pagando quindi, questo è dimostrato anche da una recente ricerca di alcuni analisti giunti appositamente da Roma per studiare la situazione delle forze politiche Trentine.

Oggi – secondo questa analisti – Agire per il Trentino, dati alla mano porterebbe in provincia ben 3 consiglieri e insieme al forte legame con la Lega Nord, in continua crescita in provincia grazie all’ottimo lavoro di Maurizio Fugatti, sarebbe il punto di riferimento dei molti movimenti e lettori alternativi al centro sinistra.

A guardare al partito di Claudio Cia sarebbero i molti delusi del PATT, dell’UPT che si sta frazionando, di Civica Trentina e di Progetto Trentino.

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