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Il Punto da Bruxelles

L’Europa non dimentica le vittime dell’Isis

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Martedì in Parlamento europeo abbiamo avuto l’onore di consegnare il Premio Sakharov alla libertà di pensiero a due eroine del nostro tempo, Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, attiviste yazide sopravvissute all’orrore dell’Isis, che le ha ridotte a schiave, vendute, torturate e violentate.

Ogni anno, dal 1988, assegniamo in Parlamento europeo il Premio Sakharov a una o più persone impegnate in difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Un’onorificenza accompagnata da una ricompensa di 50mila euro.

Il premio a Nadia e Lamya è un riconoscimento per ogni ragazza finita schiava sessuale nelle mani dell’Isis e, più in generale, per tutti coloro che scappano dagli orrori e dalle oscenità della guerra.

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Un riconoscimento che dà voce a queste ragazze coraggiose, provenienti da un villaggio iracheno, Kocho, distrutto dall’Isis nel 2014. I miliziani del sedicente stato islamico hanno massacrato i loro padri e i lori fratelli e le hanno fatto prigioniere, riducendole a schiave sessuali e vendendole più volte al mercato.

Una di loro, Lamya, nella fuga è finita su una mina, che le ha tolto la vista da un occhio. L’incubo delle due giovani si è concluso solo in Germania, dove sono state accolte dopo un lungo viaggio.

Due giovani coraggiose, che oggi si spendono per denunciare le atrocità subite e per sollecitare la comunità internazionale, affinché questa intervenga per proteggere la loro comunità di appartenenza, gli yazidi.

Gli yazidi sono una minoranza religiosa insediata in Iraq, che per secoli ha vissuto pacificamente fianco a fianco con i musulmani, e che ora è vittima di un vero e proprio genocidio per mano dello stato islamico. Un genocidio che non si è ancora concluso e che per questo deve essere fermato tempestivamente: sono, infatti, ancora 3.500 gli yazidi, tra cui donne e bambini, prigionieri dell’Isis. Un genocidio che non risparmia nessuna minoranza religiosa nella regione, compresa quella cattolica.

La battaglia di Nadia e Lamya è anche la nostra battaglia. Per le minoranze religiose, le donne e gli omossessuali, lo stato islamico è l’inferno in terra. Rapiti da un delirio di onnipotenza, i miliziani dell’Isis sono convinti di poter portare indietro le lancette della storia, sgozzando, bruciando, gettando dai tetti o riducendo a schiavi tutti coloro che non si conformano alla loro visione del mondo.

Spogliando le sue vittime di ogni dignità umana, lo stato islamico ha provato a scoraggiare il mondo libero dall’intervenire contro la sua lucida follia.

Ma non ce l’ha fatta. Noi non abbiamo paura. Consegnando il Premio Sakharov a Nadia e Lamiya lo abbiamo ripetuto ancora una volta: la battaglia di queste due ragazze non è stata vana e l’Unione europea è pronta a sostenere la loro comunità nella lotta contro l’estremismo islamico.

Non abbiamo voltato le spalle all’ondata di profughi in fuga dalla guerra che si è riversata nel nostro continente e non smetteremo certo ora il nostro sforzo diplomatico per portare davanti alla Corte penale internazionale i miliziani dell’Isis, affinché i loro crimini non restino impuniti.

Le due ragazze sono, purtroppo, anche un simbolo dei nostri giorni, del nostro dovere a dare tutela a chi scappa veramente dalla guerra. Per poter fare questo, dobbiamo migliorare nella gestione della crisi migratoria, distinguendo sempre di più tra chi è veramente in pericolo di vita e chi approfitta semplicemente del momento per entrare in Europa per ragioni economiche, alla ricerca di una vita migliore.

La difesa dei diritti umani è iscritta nel nostro DNA. Chi scappa dalla violenza, come Nadia e Lamiya, guarda all’Europa come a un simbolo di umanità.

Dobbiamo, però, sforzarci di restare tali. Siamo una piccola isola democratica in un oceano di dittature e questo viene sempre più spesso dato per scontato.

Tuttavia, è solo attraverso una rinnovata consapevolezza della nostra specialità che riusciremo a far continuare a sentire la nostra voce nel mondo. Una voce che parla di democrazia, stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà.

I valori che hanno guidato la creazione, lo sviluppo e l’allargamento dell’Unione europea.

A cura di Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige

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Il Punto da Bruxelles

Politiche agricole europee: seminario ieri a Bruxelles

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Il Trentino in Europa. Progettualità di sistema. E’ il titolo del seminario, tenuto ieri a Bruxelles, presso la sede della Rappresentanza della Regione europea Tirolo – Alto Adige – Trentino.

Al centro dell’incontro, organizzato da APOT, l’Associazione dei produttori ortofrutticoli trentini, un confronto a 360 gradi sulle politiche agricole dell’Unione europea, alla presenza dell’assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Giulia Zanotelli, di Paolo De Castro, vice presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo e dell’onorevole Herbert Dorfmann.

Nei vari interventi è stata sottolineata l’importanza della comunicazione, per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ai valori connessi all’agricoltura e alle ricadute pubbliche che il governo del territorio può determinare in particolare nelle aree di montagna.

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Oggi la produzione agricola – è stato evidenziato – non può non percorrere la strada della qualità che si integra in modo forte con l’obiettivo della sostenibilità integrale, sui fronti economico, sociale e ambientale.

Tutto questo a partire dalla consapevolezza che il settore agroalimentare rappresenta il primo settore economico, anche sul fronte dell’export, a livello europeo.

“Il sistema delle Regioni – ha detto l’assessore Zanotelli che ieri a Milano aveva incontrato Phil Hogan, Commissario europeo per l’agricoltura – chiede la possibilità di incidere maggiormente nelle scelte che verranno fatte per la prossima programmazione agricola comune (PAC) post 2020.

Nella nuova PAC – ha detto l’assessore – dovrà essere tenuta in considerazione la specificità dei territori di montagna. Fare agricoltura in Trentino non è come farla in pianura.

Questo è un elemento chiave, così come è fondamentale che i fondi europei non utilizzati da determinati soggetti vengano redistribuiti a favore di chi, al contrario, è capace di utilizzarli appieno.

Fra le criticità emerse nel corso del seminario, confermate dall’onorevole De Castro, quella che riguarda l’architettura prevista nel rapporto tra Commissione, Stato membro e regioni.

L’aspetto legato alla previsione dell’ente gestore unico rischia di compromettere – è stato detto – l’efficacia del sistema, determinando un’eccessiva centralizzazione con conseguenti ricadute negative sul piano degli equilibri nei rapporti tra i territori.

“Condividiamo – ha detto ancora l’assessore Zanotelli – la necessità, evidenziata dall’onorevole Dorfmann, di investire sia sul fronte della sostenibilità che su quello della comunicazione, con l’obiettivo di fornire un’informazione corretta ed oggettiva alla collettività, anche per accrescere una equilibrata cultura dell’ambiente e della sostenibilità.

Da questo punto di vista il percorso degli Stati generali della montagna, fortemente voluto da questa Giunta, potrà fornire un contributo importante anche per la definizione di una strategia di prospettiva per il settore agricolo, in preparazione della prossima PAC.

L’impegno del settore agricolo, ed ortofrutticolo in particolare, con l’accompagnamento della Provincia, ha portato negli anni a risultati importanti sia sul fronte economico, sia su quelli sociale e ambientale, anche perché lavorare e coltivare la terra in montagna determina vincoli e costi più alti rispetto ad altri territori, con ricadute irrinunciabili sul fronte della stabilità idrogeologica, su quello del paesaggio, della biodiversità e, in ultima analisi, su quello della sostenibilità”.

Infine, l’assessore Zanotelli ha sottolineato il valore del fare rete tra chi è parte del sistema cooperativo e chi è esterno, assicurando tutto il supporto della Provincia per accompagnare processi e progetti in grado di elevare la capacità di fare sistema, nell’interesse generale del settore agricolo, dell’economia, della comunità e del territorio trentino.

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Il Punto da Bruxelles

«Addio alla plastica usa e getta. Ora puntare sul riciclaggio»

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(di Herbert Dorfmann) La tutela dell’ambiente e tutte le problematiche a essa collegate rappresentano una delle più grandi sfide per l’umanità negli anni a venire. (altro…)

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Il Punto da Bruxelles

Energia, Dorfmann: «Noi modello in Europa. Puntare su efficienza e rinnovabili»

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Con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2016, l’Unione europea ha preso un impegno con l’ambiente e le future generazioni, che siamo fermamente intenzionati a rispettare. (altro…)

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