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Trento

Ugo Rossi punta su Roma, rischio elezioni in autunno per il Trentino

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I rumors danno per certo che il governatore del Trentino Ugo Rossi punti ad un seggio del governo Romano.

Già in difficoltà prima del referendum Rossi ha giocato la carta del SI, che, visto il risultato del referendum, ha decretato, grazie all’abbraccio mortale con Renzi, un crollo di consensi grandissimo, e la fine del suo futuro politico in Trentino.

Se il governo Renzi fosse riuscito ad arrivare alla fine della sua naturale legislatura per il governatore ci sarebbe stato tutto il tempo di organizzarsi.

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Ma il crollo di Renzi, le sue dimissioni, e la quasi certezza del voto anticipato alla fine della primavera 2017 ha accelerato tutto.  Rossi non ha mai nascosto di voler a fine mandato tentare al scalata al parlamento romano. Per questo per partecipare alle elezioni nazionali darà le dimissioni facendo cadere il governo della provincia autonoma del Trentino. 

Per questo – dicono i ben informati – sarebbe stato l’unico del centro sinistra autonomista a schierarsi apertamente e pericolosamente per il SI al referendum. Ci sarebbe stato quindi un accordo in tal senso fra Renzi e Rossi, della serie; «se vince il SI un posticino nel prossimo governo per te c’è di sicuro caro Ugo Rossi».

Si spiegherebbe così quindi la difesa della riforma Renzi digerita male dai componenti dell’UPT, che non ha praticamente fatto campagna per sostenere Renzi, dal PD, spaccato al suo interno anche sul referendum. Ricordiamo infatti che la parte Dem del partito democratico alla fine della campagna referendaria aveva consigliato i lettori di votare NO alla  riforma.

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Schierato per il NO fin dal principio era stato anche il presidente del consiglio Bruno Dorigatti che ha dimostrato coerenza in tal senso fino alla fine e senza giri di inutili parole.

Rossi per partecipare alle votazione deve comunque prima  dimettersi, plausibile quindi che si vada al voto in provincia di Trento in autunno. Ma attenzione perché poi si dovrebbe votare nuovamente nell’autunno del 2018, data naturale della scadenza della legislatura, per allinearsi ai cugini della provincia di Bolzano.

I PARTITI IN FERMENTO – Ma chi sono i partiti pronti per una immediata campagna elettorale in Trentino? La situazione nel centro sinistra è piuttosto complicata. Il PATT ormai polverizzato dalle scelte anti autonomiste e dalle lotte fratricide degli ultimi 3 anni raggiunge a mala pena il 5%. Un crollo verticale di circa 14 punti dalle ultime provinciali. Nel PD non regna certo la serenità, il completo fallimento del governo Renzi potrebbe trascinare ad una deriva di consensi dovuta anche alle numerose correnti interne che per il momento il nuovo segretario Gilmozzi non è ancora riuscito a far coesistere.

Grattacapi anche per l’UPT, che dopo il ritorno di Dellai si è spaccato a metà. E c’è chi pensa anche a fondare un nuovo partito, oppure cominciare un confronto con il nuovo nascente movimento dell’assessore Daldoss, che pare abbia incassato il SI da parte del consigliere provinciale Walter Viola. Ma molti militanti potrebbero anche scegliere di guardare verso destra, visto il momento di forte disagio del popolo, confermato dal voto in Trentino del referendum che ha decretato che oggi il centro sinistra autonomista non ha più i consensi elettorali di un tempo e quindi una maggioranza venuta a mancare.

Si fa largo l’idea di avere come riferimento autonomista un partito del centro destra che possa interpretare maggiormente le esigenze e i disagi dei cittadini trentini. A raccogliere consensi in tal senso è senza dubbio «Agire per il Trentino» il nuovo partito fondato dal consigliere Claudio Cia che si è strutturato a livello organizzativo in modo capillare sul territorio grazie alla nascita di coordinamenti che ormai sono presenti in quasi tutte le valli.

La lega Nord cresce, e potrà diventare il vero turbo di un nuovo polo che sta nascendo in Trentino, formato da Agire, Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia che dimostrando unione di intenti e coesione stanno raccogliendo adesioni su adesioni e che oggi rappresentano un approdo sicuro per la comunità trentina.

Rappresentano invece uno stallo pericoloso Civica Trentina (al minimo storico dei consensi) e Progetto Trentino, (in piena confusione dopo l’uscita di Grisenti) incapaci ancora di decidere cosa fare dentro uno scenario che sta cambiando velocemente e che potrebbe vederli stritolati dal grido di cambiamento che il risultato del referendum ha lanciato.

Un’ultima analisi va fatta su Walter Kaswalder. L’ormai ex esponente del movimento autonomista è alla finestra e nei prossimi giorni sceglierà il suo destino. Se è fuori dubbio che la sua collocazione non sarà più a sinistra, è pur vero che la scelta appare difficile. Fondare un nuovo partito? certo il suo seguito è importante. Ma il veloce cambio di scenario politico non darebbe tempo per organizzare un nuovo movimento.

Walter Kaswalder potrebbe diventare l’ultimo sigillo della filiera del centro destra e il naturale candidato governatore per delle ipotetiche elezioni trentine ad autunno 2017. Ma anche una sua candidatura al parlamento romano potrebbe essere sostenuta da tutto il centro destra Trentino. Di sicuro potrebbe essere la persona giusta per portare e sostenere le istanze Trentine presso i palazzi romani.

Programma questo che potrebbe coinvolgere anche Maurizio Fugatti, che dentro il parlamento ha già lavorato e che non nasconderebbe l’ambizione di ritornarci.

 

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