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Trento

Stravince il popolo dei NO, Renzi annuncia le dimissioni

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l premier Matteo Renzi annuncia le dimissioni dopo la sconfitta nel referendum costituzionale: «Ho perso e a saltare è la mia poltrona. L’esperienza del governo è finita e nel pomeriggio salgo al Colle per dimettermi».

«Volevo tagliare le poltrone della politica e alla fine è saltata la mia» – ha aggiunto e naturalmente «Mi assumo tutte le responsabilità»

 «Si può perdere un referendum, ma non si perde il buon umore. Io ho perso e lo dico a voce alta, nella politica italiana non perde mai nessuno. Io credo nella democrazia, andiamo via senza rimorsi- ha aggiunto-. Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del Sì che ho perso io, non voi. Tutto il Paese sa di poter contare su un guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella. Il governo – ha assicurato il premier – sarà al lavoro nei prossimi giorni per assicurare l’iter della legge di bilancio e seguire i provvedimenti sul post sisma. Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare». 

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Queste le prime parole pronunciate verso mezzanotte dal premier Renzi dopo che ormai la sconfitta era quasi sicura. Vincono i NO con il 59,50% i SI si fermano solo al 40,05%. Un scarto questo che nessuno avrebbe potuto immaginare. Anche se i primi dati dell’affluenza davano il NO al massimo dell’ottimismo.

Poche le piazze dove si è festeggiato, ma quella dei NO è una lunga marcia degli invisibili che non credono più ai leader. È un’Italia che boccia la riforma della Costituzione proposta da Matteo Renzi con il No che sfiora il 60%. Ma è un voto che svela nel nostro Paese l’esistenza di un popolo della rivolta che ha bocciato la riforma e l’establishment di governo. È un popolo della rivolta espressione dello stesso disagio che in Gran Bretagna ha prodotto la Brexit, negli Stati Uniti ha portato alla Casa Bianca Donald J. Trump ed ora coglie un successo nell’Europa continentale che fa cadere il governo di uno Stato fondatore dell’Ue.

Matteo Renzi ha confidato, «non credevo che in così tanti mi odiassero», ma crediamo che non si tratti di odio, ma bensì della consapevolezza da parte degli italiani che il suo governo ha fallito su tutto e che soprattutto si è insediato senza essere votato da nessuno. Questo forse ha fatto la differenza. 

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Una tornata elettorale che ha avvicinato nuovamente i cittadini alla politica con un’affluenza del 68,48% e che ha visto in tutte le regioni del nord superare il 73% con il Veneto regione record con il 76,66%. Al sud si è votato meno con una media fra le regioni che ha superato la media del 60%. La Calabria è risultata essere il fanalino di coda con il 54,43%.

Sorpresa anche nella nostra regione dove hanno vinto i NO con il 54% e dove i SI si sono fermati al 45,70%. La vittoria dei NO in Trentino lancia un nuovo scenario politico dimostrando la debolezza della maggioranza di centro sinistra autonomista.

Infatti gli elettori del Trentino (76,83% quelli che si sono recati alle urne) non hanno seguito le indicazioni dei propri partiti che sono quindi andati in minoranza. A Castel Condino con l’84,44% è stato il paese dove si è votato di più, maglia nera a Daiano con il 63,13% di votanti. A Trento ha votato il 77,06% a Rovereto il 75,58%. Per PATT – UPT e PD, i tre partiti che hanno sostenuto il SI, una sconfitta cocente che apre nuovi orizzonti nella nostra regione. Con questo risultato si va avanti come prima, cioè con la nostra autonomia che rimane blindata.

Mattarella riceverà Matteo Renzi già oggi per valutare con lui i passi da compiere. Dopo la riunione del Consiglio dei ministri, il premier salirà al Colle e a quel punto due saranno le strade possibili. Se Renzi, nonostante la ferma volontà annunciata, ascolterà l’invito del presidente a rifletterci e a verificare l’esistenza di una maggioranza, almeno per completare l’iter della legge di bilancio e riformare la legge elettorale, il premier sarà rinviato alle Camere per chiedere una nuova fiducia.

Mattarella infatti non ritiene che una bocciatura a una consultazione referendaria comporti la caduta del governo. Ma tale ipotesi sembrerebbe a questo punto da escludere. Se Renzi intende confermare, come ha detto chiaramente stanotte dopo il voto, le sue dimissioni irrevocabili, a quel punto il Capo dello Stato non potrà che prenderne atto e si aprirà ufficialmente una crisi di governo.

Matteo Salvini, il primo a parlare già dopo il primo exit pool, ha confermato di voler subito andare al voto, «è la vittoria del popolo contro i poteri forti – ha detto – ora Renzi deve dimettersi». Sulla stessa linea Giorgia Meloni, più cauti invece i vertici di Forza Italia.

«Gli Italiani, – ha commentato Claudio Taverna presidente del comitato del NO – con il voto di ieri, hanno riaffermato,  accorrendo molto numerosi ai seggi (in percentuale da nessuno pronosticata) la loro sovranita’ sia interna che esterna.
Interna perche’ hanno impedito la sottrazione del loro diritto al voto per un senato nominato , esterna perché hanno evitato ulteriore cessione di sovranita’ alla UE. É la vittoria del popolo contro i poteri forti della finanza internazionale e delle banche. L’alta affluenza alle urne é la dimostrazione che in gioco c’era qualcosa di piu’ importante che il successo di un partito, ma la difesa della sovranita’ nazionale. In Trentino, la vittoria del No é la sconfessione del centrosinistra autonomista, di Dellai, del Patt e del PD tutti schierati per il SI. Per noi impegnati per il NO la soddisfazione di aver interpretato la mente e la “pancia” della gente».

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