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Trento

Referendum costituzionale, urne aperte dalle 7 fino alle 23. I pronostici tutti contro Renzi

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L’ora della verità ormai è vicina.

Mancano poche ore all’apertura delle urne dentro le quali i cittadini italiani decideranno se approvare o meno la riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi.

I seggi apriranno alle 7.00 e chiuderanno alle ore 23.00 di domenica e contestualmente usciranno i primi exit-poll basati, come si sa, sulle risposte date dai cittadini all’uscita dal seggio, pertanto non molto attendibili.

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Per avere primi dati reali e indicativi bisognerà attendere dunque la prima proiezione degli istituti demoscopici Tecnè, Ipr ed Emg (gli unici a farle in questa tornata elettorale) che arriveranno attorno a mezzanotte.

Una proiezione fondata sulle prime cento schede scrutinate e il cui orario esatto di diffusione dipenderà dal numero dei votanti: una volta chiuso il seggio, infatti, c’è una serie di operazioni preliminari da fare (verbalizzare la congruità dei votanti, fare un riscontro delle schede) per le quali di solito si impiega da un quarto d’ora a mezz’ora, tempo che può aumentare qualora ci fossero seggi con ancora un po’ di fila nell’orario di chiusura. Una prima proiezione attorno a mezzanotte (anche qualche minuto prima) è comunque un orario molto attendibile.

Una volta iniziato, lo scrutinio sarà semplice e veloce: Sì o No. Non ci sono simboli di partito né nomi di candidati, per cui le operazioni saranno rapide e l’affluenza non inciderà: qualche centinaio di schede in più per ogni seggio – qualora la partecipazione dovesse essere molto alta – non cambierà i tempi.

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Nel frattempo cominceranno ad arrivare alla spicciolata i primi risultati reali consultabili anche sul sito del ministero dell’Interno. Anche se all’inizio saranno di difficile lettura e non molto attendibili per via dello sbilanciamento geografico: potrebbero giungere prima i dati di alcune aree (ad esempio nel Nord) non restituendo di fatto un risultato veritiero. Anche l’ampiezza demografica inciderà: solitamente arrivano sempre prima i Comuni di fascia media, mentre per le grandi città e i paesi più piccoli (quelli di montagna, ad esempio) serve più tempo. E non va dimenticato che i due terzi della popolazione abita in comuni piccoli.

Quando si capirà davvero chi avrà vinto? Intorno a mezzanotte e mezzo potrebbe esserci un quadro abbastanza definitivo con una nuova proiezione, ma solo nel caso di un divario considerevole superiore al milione e mezzo dei voti (per superare l’eventuale impatto di quello degli italiani all’estero di cui le proiezioni non tengono conto). In caso contrario bisognerà aspettare un consolidamento dei risultati reali che arrivano dal Viminale, quindi le due e mezzo / tre di notte.

VOTO ALL’ESTERO – Tra le variabili determinanti della contesa referendaria c’è quella che riguarda il voto degli italiani all’estero, corteggiato da entrambi gli schieramenti e risultato decisivo più volte, ad esempio per la vittoria di Romano Prodi nel 2006. Lo scrutinio viene fatto a Castelnuovo di Porto, cittadina a Nord di Roma, lungo la Flaminia: una sede non proprio comodissima, e le sezioni da scrutinare sono circa 1.400.

Lo spoglio inizierà alle 23 e anche in questo caso ci saranno delle operazioni preliminare da fare. Solo a quel punto inizierà lo scrutinio vero e proprio, un procedimento abbastanza lungo che potrebbe restituire un risultato definitivo solo a tarda notte. Ma un primo dato arriverà intorno a mezzanotte e mezzo: un orario che, come detto, potrebbe sancire l’esito definitivo della consultazione qualora il gap per quell’ora fosse abbastanza ampio.

I giornalisti di Libero Paolo Becchi e Fabio Dragoni attraverso il «conto della serva» hanno dimostrato come il NO parta favorito dal pronostico e non di poco. Dopo aver analizzato i dati delle europee e delle amministrative comunali i due hanno stabilito che Renzi può contare su uno zoccolo duro di circa 8,7-8,8 milioni di voti. A questi vanno aggiunti 2/3 buoni degli elettori del Cavaliere che potrebbero essere in sintonia con questa proposta di riforma.

Renzi quindi raggiunge una soglia massima di 11,5 milioni di voti. Un po’ lontana dai 15 milioni di voti che il premier reputa essere la soglia di sicurezza per vincere il referendum.

Anche accaparrandosi un buon 70% dei circa 1-1,2 milioni di voti che dovrebbero quasi sicuramente venire dall’estero, grazie al trucchetto della lettera non arriverebbe mai ai 15 milioni di voti per vincere.

Dopo tutti questi ragionamenti il prognostico di Becchi e Dragone è questo: 57% per il No e 43 per il Sì %, con una affluenza vicina al 56%.

«Renzi anche perdendo potrà dunque ben dire di avere ancora uno zoccolo duro di circa 12 milioni di elettori pronti a seguirlo. Chissà come intenderà utilizzare questo tesoretto: un nuovo suo governo con l’aiutino di Berlusconi o un appoggio esterno ad un Governo tecnico targato Bruxelles? Un dato è certo, non sarà facile toglierselo dai coglioni» scrivono i due su Libero.

 

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