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Voce - Giudicarie

Anche dalle Giudicarie un forte NO alla riforma Renzi-Boschi-Verdini

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Pienone ieri sera (venerdì 18 novembre) presso la sala riunioni del municipio di Tione per l’incontro pubblico organizzato da Agire per il trentino sulla Riforma Costituzionale.

Il titolo della conferenza, “C’è chi dice no” esplicita la posizione del Movimento Agire rispetto al tema referendario della Renzi-Boschi.

I lavori sono stati aperti da Sergio Manuel Binelli e conclusi da Claudio Cia, entrambi di Agire.

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In mezzo un denso susseguirsi di relazioni che hanno vivacizzato la serata moderata da Martina Cecco.

Molto apprezzato l’intervento del “sindaco in trincea” di Borgo Valsugana Fabio Dalledonne, un sindaco che vive su di sé le conseguenze della politica romana che dal 2009 in poi ha trasferito sempre meno soldi alla nostra Provincia e ha ricordato anche che il 70 percento dell’IMIS dei comuni in realtà va a finire nelle casse dello stato.

Dalledonne ha fatto propria una frase i un noto costituzionalista che ha parlato della riforma attuale come di un atto eversivo alla nostra costituzione e ha detto che Alcide Degasperi, vissuto per lunghi periodi proprio nel comune di Borgo Valsugana, si rivolterebbe nella tomba difronte a ciò che si sta perpetrando.

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Ha concluso dicendo che la modifica della Costituzione dovrebbe semmai essere fatta da tutti e dovrebbe contenere indicazioni trasversali realmente efficaci come ad es. l’imposizione di un tetto fiscale in modo da far emergere anche il sommerso della forte evasione fiscale attuale.

Il giovane Michele Bella, di “Nuovo Tentino Nuovo Tirolo“, formazione politica che opera a tutela della nostra autonomia, ha ricordato che vi sono diverse ragioni per Votare No: – il venir meno anche per la nostra Provincia della clausola di maggior favore introdotta dalla legge costituzionale del 2001, che in questi anni ha permesso di ampliare le competenze autonome della Provincia – l’introduzione nella nuova legge della clausola di supremazia per cui lo Stato discrezionalmente può sostituire la propria legge a quella delle regioni qualora prevalga l’interesse nazionale – il meccanismo dell’Intesa tra regione e stato per la modifica dello statuto di autonomia che appare debole e non corrisponde ad un diritto di veto – le nuove materie trasversali che imporranno nuovi vincoli alle regioni e province autonome cosi come ad es. in sanità già sta avvenendo per la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno.

L’avvocato del Foro di Trento Maristella Paiar ha compiuto una interessante disamina del linguaggio giuridico della legge, confessando che lei stessa non riesce a capire alcuni articoli della stessa (figuriamoci noi comuni cittadini e senza formazione specifica). Ha messo in guardia rispetto all’abbinamento della legge con l’Italicum. Ha concluso dicendo che il parlamento attuale, non legittimo per la sentenza della corte sul Porcellum, avrebbe dovuto limitarsi a fare una nuova legge elettorale e andare a casa, invece sta facendo una legge costituzionale in cui al 70 % i nuovi membri del parlamento saranno nominati e permetterà alle regioni di mandare a Roma i propri politici in odore di condanna per ottenerne l’immunità.

La conclusione della serata è serata è stata affidata al consigliere provinciale Cia, di Agire per il trentino che, per suo rammarico ha detto di essere costretto a dare ragione al Pd che nel 2013 definiva la nostra costituzione la più bella del mondo.

Tuttavia, come avviene nelle dissociazioni schizofreniche, improvvisamente l’idea del PD ha cambiato corso e ora quelli del PD vogliono, presi da improvvisa sindrome da ringiovanimento, fare il lifting alla Costituzione. Peccato che spesso i trattamenti estetici producano dei mostri se non si scelgono dei bravi chirurghi e i Verdini, Boschi e Renzi non lo sono proprio.

Cia ha ricordato inoltre che per ridurre i costi della politica tanto sbandierati nel quesito referendario non occorre cambiare la costituzione ma bastano legge ordinarie, come nella proposta recentemente presentata in parlamento dai 5 stelle e che Lorenzo Dellai, primo intervenuto nel dibattito parlamentare, ha pensato bene di rimandare al mittente definendo la richiesta di ridurre gli stipendi agli onorevoli strumentale e populista.

Infine diversi convenuti hanno citato il libro “Dolce Stil Novo ….. “di soli pochi anni fa in cui Renzi si augurava la fine delle Regioni e Province a Statuto Speciale! Elettori autonomisti … siete avvertiti.

giudicarie

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