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Trento

Referendum del 4 dicembre: il Pd trentino in apprensione per il No

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Anche in Trentino il Pd sente molto il peso del referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre.

La spada di Damocle del No non fa stare sereno neanche il segretario provinciale Italo Gilmozzi che si dice preoccupato per le sorti del partito e in generale del centrosinistra autonomista in Trentino, nonostante si dica convinto della vittoria del .

Infatti in riferimento a quanto affermato dal deputato Lorenzo Dellai, ovvero che il centrosinistra autonomista debba ritrovare un senso sul perché continui a stare insieme, il segretario Gilmozzi afferma che prima di fare ragionamenti in merito, sarà meglio aspettare il risultato del referendum perché è innegabile che esso avrà sicuramente ripercussioni anche in Trentino, indipendentemente dal trionfo del No o del Sì, in quanto i riflessi di questo esito si ripercuoteranno sul Pd nazionale.

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È innegabile che nel Pd trentino non c’è una spaccatura netta che contraddistingue il partito a livello nazionale, il quale vede una considerevole percentuale schierata per il No. Infatti in Trentino la mozione per il Sì è stata praticamente votata all’unanimità da tutto il Pd, nonostante ciò Italo Gilmozzi sembra convinto che le ripercussioni ci saranno comunque.

Per quanto riguarda la coalizione, Gilmozzi invita a trovare un percorso comune, aprendosi anche all’esterno se necessario, ma sempre con criterio. Il messaggio del segretario è quindi chiaro, la maggioranza deve capire cosa vuole e se sia ancora disposta a dare risposte ai cittadini.

L’accoglienza, il welfare, lo sviluppo sostenibile sono tempi fondamentali su cui il Partito democratico dovrà interrogarsi prima del 2018, cercando di capire se tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda in merito a queste questioni. Alcuni avvenimenti come l’attentato incendiario in val di Fassa contro i profughi sono campanelli di allarme su temi centrali che la coalizione dovrà affrontare concretamente per presentarsi rinvigorita.

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In sostanza la coalizione così come è ora sembra non avere chance per le elezioni del 2018 e Gilmozzi si augura una ritrovata vitalità, stimoli e obiettivi comuni per far sì che la coalizione resti di centrosinistra. Anche in questo frangente il riferimento al progetto di una lista Daldoss è inevitabile, qualora si trattasse di un’operazione per ridimensionare in negativo il Partito democratico, Gilmozzi asserisce che ovviamente non potrebbe essere condivisa, mentre nell’ottica di un rafforzamento della maggioranza complessiva il discorso sarebbe diverso.

Che la prospettiva del Pd per le elezioni del 2018 sia una “copia conforme” di quella 2013? Anche questa volta il partito uscirà diviso e sconfitto? Italo Gilmozzi è convinto che non sarà così, ma dice che se ne dovrà comunque iniziare a pensare dopo il 4 dicembre.

Questa data, il 4 dicembre, ritorna quindi prepotentemente nei discordi del Segretario. Se dovesse vincere il No, Renzi si dimetterà, questo pensa Gilmozzi, ma ribadisce anche che secondo lui a trionfare sarà il Sì.

Fatto sta che da quella data qualcosa cambierà e su questo non fa mistero, tutti i ragionamenti però sono rimandati all’indomani dell’esito.

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