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Trento

Una vita in marcia per i diritti umani

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John Mpaliza (nella foto di Milena Battisti) è un ingegnere informatico, di origini congolesi, che vive in Italia da 23 anni.

Due anni fa ha lasciato il suo lavoro in Comune a Reggio Emilia perché riteneva indispensabile portare “la voce di chi non ha voce”, la voce di migliaia di persone che sono morte e che continuano a morire per lo sfruttamento in atto nel loro Paese.

In collaborazione con il CAVA (Coordinamento delle Associazioni della Vallagarina per l’Africa) e con il “Peace Walking Man Foundation” ha promosso una marcia per la pace che è partita da Reggio Emilia il 23 ottobre, con la presenza dell’On. Cécile Kyenge, europarlamentare, e che arriverà a Bruxelles l’8 dicembre. John, insieme ad altri compagni di viaggio e ad alcuni rappresentanti delle Associazioni, sarà ricevuto dal Parlamento Europeo per chiedere alla comunità ed alle istituzioni internazionali di intervenire subito per fermare i massacri a Beni nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo.

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Intervenire subito per fermare i massacri a Beni” è il titolo dell’appello, poi trasformatosi in petizione, che John ha lanciato e promosso insieme a Padre Alex Zanotelli.

Marciare vuol dire incontrare, condividere, comunicare il proprio messaggio alla gente in modo diretto, senza intermediari. Questo cammino per i diritti umani e per la pace farà tappa in Trentino da oggi al 5 novembre ed il 3 si fermerà a Rovereto. Al Brione in piazza della Pace alle 16.30 John incontrerà le autorità, i cittadini e poi proseguirà la sua marcia verso Volano con chi lo vorrà seguire almeno per un tratto.

Il 4 mattina alle 9.00 ripartirà da Volano verso Trento, dove sabato mattina, al Liceo Galilei, incontrerà alcuni studenti trentini provenienti da diversi istituti. John, lei è un cittadino italiano di origini congolesi, perché ha lasciato la sua patria 23 anni fa?

“Ho dovuto lasciare il Congo per questioni politiche.

Tra gli anni ’88 e ’89 ero all’università e con la caduta del muro di Berlino noi studenti cercavamo di capire cosa stesse accadendo nel mondo. Abbiamo iniziato a manifestare e subito mi sono trovato arruolato in un partito clandestino, l’UDPS, Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale, oggi il maggiore partito di opposizione nel Congo.

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Dopo molte peripezie, nel ’91 i miei hanno deciso che fosse arrivato il momento di farmi uscire da quel Paese per paura che perdessi la vita, come era successo a molti miei amici e colleghi di università.

Dopo aver girato alcuni paesi africani, mi sono fermato un anno accademico a studiare a Orano in Algeria e, come un appuntamento a cui non potevo mancare, durante una visita turistica in Europa, ho perso l’aereo a Roma e la sera stessa c’è stato un attentato all’aeroporto di Algeri. Così sono rimasto in Europa, in Italia, chiedendo asilo politico.

Cosa hanno visto i suoi occhi di ragazzo nella Repubblica Democratica del Congo?

“I miei occhi hanno visto tante cose, belle e brutte.

Belle quando ero giovane, quando studiavo in un college di gesuiti; dall’80 all’88 il Paese non era il paradiso ma si viveva bene, il tasso di alfabetizzazione era accettabile. Sono cresciuto da mia sorella e da piccolo non mi è mai mancato nulla.

Le cose brutte partono dagli anni ‘88-’89, quando ho visto la morte in faccia: tanti miei colleghi di università, tanti miei amici non ce l’hanno fatta, la situazione era davvero drammatica.

Durante le manifestazioni ho rischiato più volte la morte, ne ho viste di tutti i colori: quando i militari arrivavano nel campus universitario commettevano tanti crimini e al mattino spesso non si trovavano neanche i corpi. Sono cose che vorrei dimenticare ma non è facile”.

Cosa vede ora che vive in Italia?

Vedo l’Italia, l’Europa dei diritti, il mondo ma anche il Congo dove viene violato ogni diritto fondamentale. Io vivo in una situazione tranquilla, di privilegio dove è possibile fare domande e ricevere risposte. Da osservatore esterno vedo le persone che, in Congo, subiscono la dittatura, la repressione, lo sfruttamento da parte delle multinazionali e dei dirigenti locali, la guerra, la violenza sulle donne.

Vedo un Congo malato, un gigante ferito che sta soffrendo, vedo tanti parenti morti, mio padre, mia sorella dispersa, vedo una guerra economica che dal ‘96 è ancora in atto, una guerra che ha fatto 8 milioni di vittime, mentre sono circa 2 milioni le donne che in 20 anni hanno subito violenze sessuali usati come arma di guerra. Il dottor Denis Mukwege , un medico ginecologo, viene chiamato ‘il dottore che ripara le donne’ perché cura i corpi delle donne violentate e segnate a vita.

Cosa le manca della sua terra?

“Tutto, gli odori, i profumi, il fiume, i laghi, la natura, ma i parenti come prima cosa”.

Si sente solo?

“Direi di sì perché qui non ho una famiglia. Ho tanti amici che sono diventati una famiglia, però è dal 91 che giro (in Congo sono tornato due volte, una nel 2009 e poi nel 2014). È una solitudine che si combatte in vari modi, ma mi preme sottolineare che nulla a che vedere con ciò che vivono i migranti oggi. Io non ho subìto il trauma del viaggio. Non posso paragonarmi a loro, se non per i momenti in cui ho perso i colleghi universitari e tante altri cari nella guerra. Per questo penso comunque di essere fortunato, anche perché stare soli a volte può essere anche una fortuna nella sfortuna”. 

Come è riuscito a studiare e a diventare un ingegnere informatico?

“Come fanno tanti altri ragazzi e ragazze, con impegno e voglia di fare. Quando sono andato via dal Congo il mio obiettivo era sempre quello di poter riprendere gli studi.

Certo, se qualcuno mi avesse aiutato avrei potuto fare un’altra facoltà, come medicina, che poteva essere molto più utile in Congo, mentre sono stato costretto a fare la cosa più facile che comunque mi piaceva molto”.

Cos’è il coltan?

“Vuol dire columbite tantalite, col-tan, è una lega formata da due minerali, considerata come il migliore semiconduttore in uso oggi. Le sue caratteristiche chimico-fisiche consentono di utilizzarlo nella tecnologia (Pc, airbag, cellulari, fibra ottica, dispositivi degli ospedali, ecc…) permettendone la miniaturizzazione. Il coltan usato nei dispositivi elettronici permette di aumentare la potenza diminuendo il consumo di energia: più potenza consumando pochissimo. A che prezzo? 

“C’è una percentuale molto alta di lavoro minorile nell’estrazione del coltan, i bambini dopo anni e anni di esposizione si ammalano di cancro o di leucemie, essendo questo minerale leggermente radioattivo: sono minori dai 6-7 anni fino ai 17-18 anni, che non hanno nessun diritto e alcuna protezione. Si tratta di una gravissima violazione dei diritti umani e dei diritti dell’infanzia.

Certo, in alcuni paesi africani i bambini partecipano alla vita sociale, ma questo non vuol dire lavorare in questo modo.

Amnesty International nel rapporto pubblicato a gennaio ha denunciato che nella filiera di estrazione di un altro minerale, il cobalto, utilizzato per le batterie dei cellulari e delle macchine elettriche ed “ecologiche”, ci sarebbero circa 40 mila bambini sfruttati. È un grosso problema, ben conosciuto dalle multinazionali, che ben conoscono il prezzo economico e umano del loro agire. Anni fa si diceva che dietro ad ogni cellulare ci fosse la vita di un bimbo in Congo.

Foto di Stefano Stranges 

Quindi per non supportare lo sfruttamento dei bambini e la violazione dei diritti umani dobbiamo abbandonare la tecnologia?

No. La tecnologia non va demonizzata. Anche nella marcia che stiamo affrontando ricorriamo al navigatore, al gps, mentre prima si usavano le cartine geografiche. Negli ospedali siamo aiutati dalla tecnologia.

Occorre spostare l’attenzione sulla filiera, così come avviene nella produzione di altri beni di consumo come il cibo, il legno, i vestiti, ecc… Se la filiera della tecnologia fosse etica, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei consumatori dall’estrazione fino all’utilizzo e allo smaltimento la situazione cambierebbe notevolmente.

I consumatori vanno responsabilizzati perché siamo noi a chiedere la tecnologia: per esempio se ogni 6 mesi vengono prodotti modelli nuovi di cellulari, non tanto diversi l’uno dall’altro e noi li compriamo! Se la gente iniziasse a chiedersi da dove arrivano i nostri telefonini? Da dove arrivino i minerali che sono nei nostri tablet? Questo vuol dire tracciabilità ed è ciò che stiamo chiedendo alle autorità internazionali. Una legge sulla tracciabilità aiuterebbe a togliere i minerali insanguinati dalla filiera dei nostri telefoni. Così come lavorare per la stabilità dei paesi sfruttati, per governi legittimi, eletti e non imposti al popolo, responsabili che lavorino per il popolo e non per le multinazionali, come la responsabilizzazione dei consumatori e la responsabilità sociale delle imprese. Queste cose piano piano aiuterebbero a modificare la cultura per cui prima di acquistare io devo informarmi, soprattutto rispetto al telefono, che è diventato un appendice del corpo che noi diamo in mano anche ai nostri figli”.

Leggenda narra che il Creatore mentre distribuiva le ricchezze avesse un secchio tra le mani e giunto sul Congo è inciampato e tutto è caduto lì: oro, diamanti, cobalto, zinco, stagno, coltan, petrolio. Cosa vuol dire questo per i congolesi?

Quasi una maledizione, siamo ricchi ‘da morire’.

Significa vivere in un paradiso che è anche un inferno, perché essere così ricchi vuol dire poi che tutti vogliono prendere questa ricchezza. Le guerre presenti sono economiche, organizzate a tavolino, le multinazionali finanziano ribelli, milizie e mercenari per creare situazioni di instabilità nel Paese. Vuol dire sofferenza.

Suo padre è una delle vittime, insieme ad altri suo parenti, della guerra in Congo… Una guerra infinita?

“Infinita perché dopo 20 anni non c’è giustizia e non vediamo alcun processo di pace, che invece è tentato per altri popoli, perché è una guerra volutamente dimenticata. Il Papa nell’Angelus del 15 agosto scorso, in occasione della festa dell’Assunzione di Maria, ha chiesto di pregare per Beni e rompere questo silenzio che il Congo subisce da prima del ‘96: “Il mio pensiero va agli abitanti del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, recentemente colpiti da nuovi massacri che da tempo vengono perpetrati nel silenzio vergognoso, senza attirare neanche la nostra attenzione. Queste vittime fanno parte, purtroppo, dei tanti innocenti che non hanno peso sull’opinione mondiale”.

David Van Reybrouck nel suo libro Congo parla di un genocidio di 10 milioni di persone uccise dal 1885 al 1908 per mano di Leopoldo II, re del Belgio. La comunità internazionale non ha mostrato nessun interesse”.

La Repubblica Democratica del Congo è un ‘Gigante’ date le dimensioni e soprattutto le ricchezze minerarie presenti, ma soprattutto ‘ferito’, perché queste ricchezze hanno portato milioni di morti in questi ultimi anni.

Cosa vede nel futuro di questo Stato?

“Un futuro molto difficile. Il dittatore Joseph Kabila ha preso il potere nel 2001 e il 19 dicembre prossimo scade il termine del suo secondo e ultimo mandato, secondo quanto prevede la Costituzione.

Entro il 19 settembre avrebbe dovuto pubblicare il calendario elettorale, ma non lo ha fatto, violando le norme. La comunità internazionale non ha detto nulla e magari lo farà quando sarà tardi, dovrebbe sanzionare e parlare ora affinché questo dittatore il 19 dicembre lasci il potere, dando ai cittadini la possibilità di votare una persona non imposta.

Vedo buio nel futuro per queste premesse nefaste ‘le porte dell’inferno si sono di nuovo aperte sul Congo’ ma la speranza c’è comunque: l’Africa è formata da giovani, il Congo è formato da molti giovani. La speranza è di poter arrivare ad un cambiamento, non con la bacchetta magica ma con impegno e lavoro, giorno per giorno”.

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Trento

Ferrovia del Brennero: ecco i progetti e gli interventi riguardanti la circonvallazione di Trento

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180 giorni: è il tempo previsto dall’ “Atto aggiuntivo al Protocollo d’intesa per la riqualificazione urbana della città di Trento intersecata dalla linea ferroviaria Verona-Brennero” siglato ieri pomeriggio dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dal sindaco di Trento Alessandro Andreatta e dall’amministratore delegato di RFI spa Maurizio Gentile, per completare la progettazione preliminare del by-pass ferroviario della città capoluogo, inclusa la stazione provvisoria che verrà realizzata presso lo scalo Filzi.

L’atto di ieri segue il Protocollo siglato dalle parti nell’aprile 2018 e traccia una road map delle attività che RFI, Provincia e Comune sono chiamate a svolgere.

RFI, in quanto Società incaricata di progettare e realizzare la nuova linea ferroviaria da Verona a Fortezza, parte integrante del corridoio europeo TEN-T Scandinavo-Mediterraneo, aggiornerà il progetto della circonvallazione ferroviaria di Trento, che prevede l’interramento (a circa 10 m. di profondità) della linea ferroviaria per un tratto di 2,4 km., grosso modo fra l’area della rotonda di Nassirya a Trento Nord e via Monte Baldo a Trento Sud, la realizzazione di un’ altra stazione sotterraneo allo scalo Filzi che fino a completamento dei lavori servirà sia il traffico merci che quello passeggeri e a regime solo quello delle merci (dopo l’ultimazione dei lavori quella di piazza Dante tornerà ad essere la stazione utilizzata per il trasporto passeggeri).

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La Provincia di Trento ha invece il compito di ridefinire l’assetto del sistema ferroviario nel nodo di Trento, input essenziali per il piano urbano della mobilità, anche nelle sue interconnessioni con il resto del Trentino, a partire dalla Valsugana.

Al Comune di Trento, infine, spetta la progettazione della riqualificazione della città.

Di tutto questo si è parlato anche nell’incontro pubblico e nella successiva Tavola rotonda tenutesi nel palazzo della Provincia, a cui hanno preso parte, oltre ai firmatari del nuovo documento d’intesa, il responsabile della Direzione Investimenti di RFI Vincenzo Macello, il responsabile della Direzione Commerciale della società ferroviaria Christian Colaneri, i dirigenti della Provincia Raffaele De Col e Roberto Andreatta ed Ezio Facchin, già Commissario straordinario del Governo per le tratte d’accesso al tunnel del Brennero.

Si è parlato dunque di prospettive, investimenti e tempistiche dei futuri interventi ferroviari in provincia di Trento oggi nella sala Belli del palazzo della Provincia, presenti a Trento i vertici di RFI-Rete ferroviaria italiana spa.

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Il tema centrale è l’impegno di RFI ad ultimare, entro 180 giorni, la progettazione preliminare del by-pass ferroviario, inclusa la stazione provvisoria allo scalo Filzi.

L’incontro ha costituito l’occasione per affrontare un ragionamento ad ampio spettro sul Corridoio del Brennero in termini di stato di avanzamento della progettazione e della realizzazione delle opere (Galleria di Base del Brennero, tratte d’accesso sud, terminal intermodale), degli obiettivi di trasporto che questa infrastruttura strategica sottende, di impegni e risorse.

Tra i temi anche le tratte d’accesso al tunnel del Brennero che interessano il Trentino e che comprendono l’intervento della circonvallazione di Rovereto, che assieme a quella di Trento rappresenta uno dei 4 Lotti prioritari della tratta Verona-Fortezza.

Vi è l’impegno, tramite i lavori dell’Osservatorio per lo sviluppo del Corridoio del Brennero, di procedere nei prossimi mesi nello studio di possibili alternative ed ipotesi di tracciato per Rovereto così come per le tratte di collegamento (tra Trento e il confine con l’Alto Adige e da Trento verso i territori della Vallagarina).

Si è parlato infine di linea della Valsugana, per la quale sono previsti interventi  di potenziamento per incrementarne l’efficienza e migliorare le connessioni con il Veneto. Al centro il progetto di elettrificazione del tratto trentino e il nuovo collegamento con il feltrino.

Nel corso della Tavola rotonda è stata ribadita la necessità di concordare una road map tra Provincia, RFI e Ministero delle infrastrutture e trasporti, con una chiara definizione del metodo di lavoro, al fine di giungere ad una progettazione condivisa, in accordo con i territori, dello stanziamento delle risorse, dei ruoli e delle tempistiche.

Nella road map verranno inseriti tutti gli interventi ferroviari che interessano il Trentino: tratte d’accesso al tunnel del Brennero (lotti prioritari e lotti di collegamento), i collegamenti con il Veneto tramite l’elettrificazione della ferrovia della Valsugana e il proseguimento fino a Feltre,  i collegamenti con l’Alto Garda e l‘ipotesi della ferrovia Rovereto-Riva, nonché le opere di ammodernamento delle infrastrutture esistenti (sottopasso ferroviario della stazione di Rovereto, nuova stazione a Calliano, riduzione passaggi a livello e quant’altro).

Scarica qui il progetto della Linea di accesso Sud alla Galleria di Base del Brennero

Scarica qui il progetto della Ferrovia della Valsugana Stato Attuale e Scenari di Sviluppo

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Trento

Disabilità: un nuovo modello di intervento per un abitare inclusivo

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Sabato 9 novembre al MUSE le cooperative del gruppo “Abitare il Futuro” di Consolida hanno presentato gli esiti di due anni di progetti sperimentali per l’accompagnamento alla vita autonoma che hanno coinvolto più di 70 persone con disabilità.

Dalle pratiche realizzate in diverse parti del Trentino, le cooperative hanno elaborato, con la supervisione scientifica di Euricse e con il sostegno di Consolida, un nuovo modello di intervento.

Dalle cooperative sono giunte anche proposte alla politica e a gli enti locali per rendere il nuovo modello accessibile a tutti e sostenibile.

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L’assessora Stefania Segnana ha sottolineato come “servono percorsi e proposte come quelle presentate per capire come dare risposta ai bisogni delle famiglie. La Giunta provinciale ha finanziato queste sperimentazioni e intende andare avanti su questa strada sostenendo gli investimenti sul tema della disabilità.”

La convenzione internazionale dell’Onu stabilisce che le persone con disabilità hanno il diritto di scegliere dove e con chi vivere. Dalle Giudicarie a Trento, dal Basso Sarca a Rovereto fino alla Valsugana, otto cooperative sociali del gruppo “Abitare il Futuro” hanno realizzato progetti sperimentali che hanno coinvolto più di 70 persone con disabilità per rendere concreto questo diritto.

Sabato 9 novembre al Muse hanno presentato gli esiti di questi progetti, sostenuti dalla Provincia autonoma di Trento e dalla bolletta etika del movimento cooperativo con Dolomiti Energia, ma soprattutto il lavoro di analisi che hanno fatto con la supervisione di Euricse e del consorzio Consolida per rielaborare le esperienze e arrivare alla definizione di un nuovo modello di intervento.

“Già da alcuni anni le cooperative ha affermato Francesca Gennai, vicepresidente di Consolida – lavorano su questo tema; la sfida era quella di passare da sperimentazioni locali e individuali a un modello di intervento comune, rielaborando gli apprendimenti e condividendoli con gli attori del territorio al fine di aumentarne l’impatto e soprattutto ampliarne l’accessibilità. Sappiamo che non possiamo adottare un approccio sartoriale, ma rifiutando la dimensione industriale stiamo cercando la giusta via di mezzo affinché un diritto individuale trovi runa risposta nella collettività. Il che significa, ad esempio, sul piano delle risorse mixare fonti pubbliche con quelle private che nascono dalla responsabilità sociale delle imprese, come Dolomiti Energia, e quelle delle famiglie e delle stesse persone con disabilità. Lavoriamo nella convinzione che non è la vita a doversi adattare ai servizi esistenti, ma questi alla vita delle persone”.

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Stefania Segnana, assessora provinciale alla Salute, Politiche sociali, Disabilità e Famiglia: “Sono moltissime le famiglie in Trentino che esprimono bisogni di sostegno per affrontare in modo sereno il ‘dopo di noi’ e più in generale il futuro dei loro figli con disabilità. Servono quindi percorsi e proposte come quelle presentate per capire come dare risposta a questi bisogni. La Giunta provinciale ha finanziato queste sperimentazioni e intende andare avanti su questa strada sostenendo gli investimenti sul tema della disabilità. Stiamo già lavorando in questa direzione sia con il regolamento di attuazione della legge sul Dopo di Noi, sia non intaccando nelle previsione di spesa del prossimo anno la quota prevista per la disabilità”.

Il nuovo modello di intervento – Il modello – hanno spiegato Paolo Fontana di Euricse e le pedagogiste Alessia Franch e Chiara Traniello che hanno accompagnato le cooperative nella rielaborazione dei progetti – poggia su un progetto pedagogico-educativo attraverso il quale le cooperative esplicitano filosofia e finalità a tutti gli interessati – persone con disabilità, famiglie, servizi socio-sanitari, ecc. – e costituisce la base del “patto di collaborazione” che contiene gli impegni di ciascun soggetto.

La cooperativa predispone quindi le condizioni necessarie alla attuazione del percorso: sceglie gli educatori; individua gli spazi abitativi adeguati. L’adeguatezza investe anche il contesto territoriale in cui si trova l’abitazione (servizi, luoghi di socializzazione, mobilità, ecc.).

A questo punto c’è la fase di avvio che prevede la definizione del “progetto di vita” di ogni singolo beneficiario, costruito in modo partecipato dalla persona con disabilità e dalla sua famiglia, in cui si tiene conto dei desideri e non solo dei bisogni e di altre variabili di natura oggettiva, ad esempio le disponibilità di alloggi in quel momento.

Il percorso si avvia con la “scuola” dell’abitare, quindi con azioni e esperienze finalizzate a promuovere l’aumento effettivo e graduale delle autonomie; esperienze che possono svolgersi durante brevi e ripetuti momenti di separazione dalla famiglia ed evolvere in modo graduale verso la soluzione abitativa più adatta alla persona: dalla vita autonoma al co-housing stabile con altri.

In questo processo evolve necessariamente anche il ruolo dell’educatore che rimodula la propria presenza e i propri interventi in modo progressivo e coerente con l’acquisizione di autonomie e competenze da parte della persona con disabilità.

Tutto il percorso richiede un attento monitoraggio per rilevare gli apprendimenti e le strategie quotidiane della persona con disabilità e della sua famiglia.

Parallelamente è importante sostenere un forte lavoro di comunità che permetta alla persona la costruzione di relazioni significative con il vicinato. Il progetto quindi deve tener in costante equilibrio le dimensioni individuali, familiari e collettive.

Le proposte alla politica – A più voci le cooperative del gruppo hanno presentato proposte alla politica e alle istituzioni affinché questo diritto diventi accessibile a tutti e sostenibile. Occorre innanzitutto creare una cultura comune che riconosca la libertà di scelta abitativa delle persone con disabilità.

Serve poi rileggere e attualizzare le competenze e la formazione degli operatori che devono essere in grado di scrivere progetti di vita autonoma e di interpretare in modo nuovo il ruolo educativo per diventare accompagnatori e facilitatori di esperienze.

Assolutamente rilevante poi il tema della sostenibilità e dell’accessibilità: interventi altamente individualizzati richiedono, infatti, investimenti importanti che necessariamente integrano risorse pubbliche, collettive (come la filantropia individuale o di impresa) e familiari.

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Trento

Aperte le piste da sci del Trentino. Previsto un inverno da record

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L’inverno 2019 – ‘20 si preannuncia come il migliore degli ultimi anni.

Neve diffusa con spessori medi di 20 centimetri che permetteranno di creare un fondo ideale per le piste da sci.

Al top anche le temperature in quota che fluttuando tra qualche grado sopra lo zero, per scendere sotto zero nelle ore notturne, permettono la conservazione perfetta delle piste da sci.

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Positiva anche la situazione dei ghiacciai e già ad inizio novembre ci sono piste aperte.

Si scia nel circuito delle Dolomiti ( Col Gallina, Falzarego e Cortina d’Ampezzo); sabato sarà la volta delle 3 Cime Dolomiti e Madonna di Campiglio zona Grostè.

A seguire tutti le altre aree ski in base agli innevamenti.

Di certo per il 7 e 8 dicembre tutti gli impianti saranno in funzione e si prospetta un Natale innevato come non succedeva da anni.

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A completamento del panorama a tinte bianche, la neve anche a quote basse che contribuisce a creare una cornice suggestiva.

Un innevamento che in base alle recenti abitudini, è da considerarsi precoce, ma che avrà positivi riscontri anche sulla clientela.

La neve a novembre stimola le vacanze invernali, molto di più rispetto ad una nevicata a gennaio.

Agibile anche il Bondone dove si può già sciare con le pelli ed il Palon ha un aspetto del tutto invernale.

Il prossimo inverno potrebbe davvero rivelarsi un successo per gli operatori del settore, senza tralasciare il fatto che abbandonanti nevicate anche in quote alte limiteranno di molto il rischio siccità nei mesi estivi.

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