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Trento

Senza speranza, quando il terrore non finisce mai

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Dal 24 agosto 2016 il centro Italia è diventato uno scenario di distruzione e terrore.

Morti, case, edifici, chiese distrutte, vie di comunicazione interrotte, bloccate.

Tutto quello che era normale prima che la terra tremasse, ora non lo è più.

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Le persone non solo hanno perso i propri cari e le proprie abitazioni, ma le proprie abitudini, la sicurezza. Si vive con l’incertezza di una prossima scossa che potrebbe essere ancora più letale delle altre. 100 mila sfollati, oltre 300 morti, intere generazioni spazzate via che devono ricominciare da un’altra parte abbandonando le loro tradizioni e loro storia, 1.100 scosse solo negli ultimi due giorni.

La protezione Civile, Pompieri, Associazioni, Volontari hanno lavorano e lavorano senza sosta per salvare persone e soccorrere feriti e dare i primi sostegni a persone miracolosamente rimaste vive, ma senza più nulla

Oltre le macerie vi è una distruzione interiore che disorienta, che terrorizza, che appiattisce ogni forza, ogni idea. Si è in balia dei soccorsi che sebbene abbiano fatto miracoli non possono arrivare nel cuore e nella mente di tutti. Non si può parlare di paura, ma di trauma che purtroppo condizionerà la vita di molte persone per un tempo che può essere indefinibile, anche perché le scosse continuano e tolgono ogni speranza di una fine.

Ma quali possono essere i sintomi fisici e psicologici che si scatenano in seguito ad eventi di tale entità?

«Sono frequenti insonnia, cefalea, coliti, ansia crisi di panico, disorientamento e confusione» – ci spiega la dottoressa Marica Malagutti, Psicoterapeuta, Psicologa Forense con specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo.


«Occorre riflettere sul fatto che la nostra vita quotidiana è un insieme di abitudini a cominciare da quando ci alziamo dal nostro letto, – aggiunge Marica Malagutti (foto)-  quasi senza porre attenzione facciamo colazione e ci prepariamo per uscire o comunque per svolgere le nostre attività. Immaginiamo di uscire di casa…se ci pensiamo camminiamo anche guardando il cellulare perchè la strada la conosciamo a memoria.
malaguttiOra tutto questo scompare all’improvviso. La nostra mente non può produrre più quegli automatismi che ci rendono sicura la vita…siamo continuamente all’erta, il nostro sistema nervoso produce continuamente sostanze che attivano la paura e la continua ricerca di sicurezza che non viene quasi mai placata nonostante i soccorsi. Le persone più colpite emotivamente sono gli anziani, i bambini e le donne incinta. 
I bambini hanno meno capacità di comprensione rispetto quello che accade, ma hanno più risorse per superare il trauma attraverso la fantasia e il gioco. In ogni caso possono soffrire di insonnia, enuresi, irritabilità, possono richiedere la continua presenza di un adulto. Vi sono quindi possibilità che in questo scenario possano svilupparsi problemi di attenzione e quindi anche di apprendimento»

E gli anziani invece?

«Gli anziani possono soffrire particolarmente per la perdita delle proprie abitudini,  – osserva Marica Malagutti – essere particolarmente disorientati non solo per il crollo della propria casa, ma anche per quella della chiesa o luoghi per loro significativi e abituali. Anche l’idea di un trasferimento può causare forte ansia e stress. Le donne in gravidanza hanno una sensibilità maggiore rispetto ad altri momenti della vita e in questo periodo diventa fondamentale il senso della casa come elemento di accoglienza e protezione per sé e il nascituro».

«In seguito al terremoto in Emilia Romagna del 2012, – continua la psicologa –  una giovane donna che viveva con il suo compagno in un appartamento situato non lontano dall’epicentro della scossa, non ha avuto più il coraggio di entrare nella sua abitazione dalle 04 di quella famosa notte del 20 maggio. Dormiva solo poche ore al giorno, vestita con una tuta e le scarpe da ginnastica, a casa dei suoi genitori con accanto un piccolo zaino pieno delle cose essenziali. Si è rivolta a me perché voleva riposare di più e vivere con meno ansia. Dopo una terapia basata sul superamento del trauma, mi ha chiesto di accompagnarla nel suo appartamento, già valutato privo di pericoli e nel quale abitava ancora il suo compagno. Con visite sempre più lunghe e frequenti, prima in mia presenza e poi con altre persone a lei care è riuscita a superare il suo blocco psicologico».

Ma il terremoto del centro Italia è stato più forte caratterizzato da più scosse con conseguenze più gravi non solo dal punto di vista fisico, ma anche emotivo soprattutto per il fatto che sembra non avere fine. «Per questo credo sia importante un supporto psicologico adeguato e prolungato nel tempo agli abitanti di quella zona che contribuisca al superamento del trauma, per affrontare eventuali trasferimenti, per una migliore ricostruzione personale e della realtà circostante» termina la dottoressa Marica Malagutti.

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Trento

Pietramurata: 50 enne muore sulla pista da enduro

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Mentre stava impostando una curva, Jochen Rainer, 59 anni, con la sua moto è è caduto a terra.

Per alcuni momenti si è pensato ad un banale incidente, invece poi è apparso subito chiaro il dramma.

Un uomo di 50 anni nel pomeriggio mentre si stava allenando sulla pista da enduro del “Ciclamino” di Pietramurata è deceduto sul colpo probabilmente a causa di un malore.

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Alle 15.30 è subito scattata la macchina dei soccorsi con l’immediato arrivo dell’elisoccorso e dei vigili del fuoco di Dro.  

Purtroppo ogni tentativo di rianimarlo è stato vano.

Rimane da capire l’esatta dinamica dell’incidente su cui stanno indagando le forze dell’ordine. L’uomo originario di Vipiteno era residente a Bolzano

 

 

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Trento

Il cordoglio della SAT per la scomparsa di Vittorina Frismon (Vitty delle vette)

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La SAT partecipa al cordoglio per la scomparsa di Vittorina Frismon (1933-2019), la Vitty delle vette, come veniva soprannominata dagli amici alpinisti.

Interprete di spicco dell’alpinismo anni ’60 è considerata la più forte alpinista trentina tra le migliori italiane.

Socia SAT della sezione di Trento dal 1952 al 1987 con il marito Heinz Steinkotter arrampica su difficoltà di sesto grado sulle Alpi e partecipa anche ad alcune spedizioni extraeuropee.

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La sua prima salita importante è la via normale con la variante Battistata del Campanil Basso nelle Dolomiti di Brenta e da quel primo entusiasmante esordio, è tutto un susseguirsi di salite, anche da capo cordata, con apertura di vie importanti principalmente in ambiente dolomitico, oltre che nel gruppo del Monte Bianco.

Per rendere omaggio alle sue doti alpinistiche le è stato dedicato il pilastro Vitty sul Sassolungo, sue famose compagne di cordata furono Rina Chiocchetti e Ivana Brunialti oltre al marito e a valenti alpinisti quali Claudio Zeni e Franco Fumanelli.

Tra le salite su ghiaccio si ricordano il canalone Nord di Cima Brenta e Cima Tosa, la parete nord della Presanella, il versante nord del monte Zebrù e la parete nord del Breithorn sul monte Rosa e molte altre soprattutto a cavallo degli anni ’60.

Nel 1981 partecipa alla spedizione “Koln – Trento” in Perù con la salita al Nevado Urus (5.420 metri), Nevado Ishinca, Nevado Tocllaraju (6.032 metri), Nevado Huascaran Sur (6.768 metri).

Tutte le sue imprese alpinistiche sono narrate nel volume “Pareti Rosa – le alpiniste trentine di ieri e di oggi” edito dalla SAT e curato da Riccardo Decarli.

Il funerale sarà celebrato domani sabato 23 febbraio alle ore 11. 00 presso il cimitero di Trento

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Trento

Maurizio Belli e Fulvio Giovannini hanno iniziato la traversata dell’Alaska

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L’ora X è arrivata.

Per Maurizio Belli e Fulvio Giovannini e per la loro la spedizione «Alaska Ski Walking Winter» il momento di mettersi in cammino e cominciare la traversata invernale dell’Alaska da Fort Yukon ad Anchorage è giunto.

Alle ore 16 italiane di oggi i due esploratori trentini, dopo mesi di pianificazione e di meticolosa preparazione, hanno dato il via a questa nuova avventura nel grande nord del continente americano, partendo dal villaggio indiano, posizionato sopra il Circolo Polare Artico, per cominciare la lunga marcia di avvicinamento al primo importante obiettivo, Nenana, che verrà raggiunto muovendosi con gli sci e slitta al traino sulle acque ghiacciate dei fiumi Yukon e Tanana.

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Anche se nei giorni passati le temperature non sono state particolarmente rigide per la latitudine, ovvero intorno ai 20 sotto zero, il clima con il quale dovranno fare i conti sarà proibitivo, a causa del vento che crea il cosiddetto effetto “wind chill”, la percezione di una temperatura ancora più bassa, da parte del corpo umano, rispetto a quella effettiva.

Al momento della partenza la colonnina di mercurio oggi segnava comunque -32°.

Maurizio e Fulvio avevano raggiunto Fairbanks venerdì 15 febbraio, impiegando una settimana per acclimatarsi, per compiere alcuni sopralluoghi, per acquistare e sistemare in alcuni punti strategici del percorso materiale e rifornimenti, per preparare al meglio le due slitte, grazie alle quali potranno portare con sé tutto il materiale necessario per la sopravvivenza, circa 50 kg di materiale, e per documentare con immagini e video i cinquanta giorni di cammino.

Ieri hanno raggiunto Fort Yukon in aereo e dopo una notte di riposo oggi si sono messi in marcia.

La loro posizione può essere individuata in tempo reale sul sito alaskaadventures.it, ove è presente una mappa con la geolocalizzazione dei due esploratori trentini.

Questa spedizione conclude il progetto «Alaska 2018/2019 Ski Walking Winter Expedition», l’ultimo tassello di un puzzle che Maurizio Belli ha cominciato a comporre nel lontano 1993, quando, da solo ed in sella ad una pionieristica mountain bike percorse nel nord dell’Alaska i 666 chilometri che dividono Livengood da Prudhoe Bay.

Dopo quella performance, nel 1997, ha attraversato gran parte dell’Alaska da solo in inverno e in completa autonomia con gli sci, trascinando una slitta da Manley Hot Spring a Nome sul Mare di Bering.

Poi, nel 2001, insieme a Giovannini, ha raggiunto Whitehorse da Vancouver in bicicletta ed infine, sempre con Fulvio, nel 2014 si è mosso da Whitehorse a Fort Yukon in canoa sul mitico fiume dei cercatori d’oro.

Quattro affascinanti e impegnativi itinerari in una terra selvaggia che era già stata battuta a fine Ottocento da alcuni coraggiosi pionieri trentini, il cui ricordo ha stimolato Maurizio fin dall’inizio di queste esplorazioni. Da oggi si comincia a scrivere davvero il nuovo capitolo.

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