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Trento

L’ autismo, il terremoto ed Harry Potter.

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Gabriella, mamma di Benedetta, racconta: «Fuggire è più facile dirlo che farlo, con una persona autistica bloccata dalla paura. Poi ci ha aiutato Harry Potter».

La scossa di ieri mattina è stata forte, spaventosa per molti. Ma la paura diventa terrore, per chi ha un figlio o un familiare che non può o non sa fuggire. Oggi racconta il suo risveglio di ieri mattina Gabriella La Rovere, mamma di Benedetta, ragazza con autismo.

Gabriella vive a Marsciano, in provincia di Perugia. Lì la scossa si è sentita forte e chiara, poco dopo le 7.30 del mattino. E l’esperienza è stata «sconvolgente, non solo per la paura dell’evento in sé – racconta La Rovere sul sito Pernoiautistici – Eravamo sole in casa ed io, come ogni madre con figlio autistico con disturbi del sonno, ero intenta già dalle prime luci dell’alba a mettere in ordine. Il caso ha voluto che mi trovassi in camera con Benedetta: lei al computer e io a sistemare il letto».

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Ed è stato in quel momento, in quel contesto, che è arrivata la scossa: «venti secondi di discesa all’inferno, incapace di fare anche solo un passo per avvicinarmi a lei e abbracciarla – riferisce ancora Gabriella – Benedetta era terrorizzata e urlava, irrigidita sulla sedia. Volevo prenderla per metterci sotto l’architrave della porta, ma tutto ballava così forte che ogni tentativo è stato inutile. Ho pensato che qualcosa di più devastante stesse per accadere e che dovevo fare di tutto per scappare da lì. Ho pregato tanto mentre Benedetta gridava spaventata».

Sarebbe stato logico e sensato fuggire, ma è proprio qui che l’autismo entra in gioco e rende tutto più complicato: perché scappare è «più facile dirlo che farlo con una persona autistica bloccata dalla paura. Non si muove, è sotto choc, il suo peso si triplica, non ha punti di riferimento, sembra non riconoscere ciò che la circonda, ti guarda con gli occhi sbarrati». Per fortuna, però, è arrivato in soccorso Harry Potter.

E così la realtà sconfina nella fantasia, il limite tra l’una e l’altra sfuma, fino a confonderle: «Harry Potter, personaggio nel quale Benedetta si trasforma nei momenti di crisi, avrebbe superato quel momento con coraggio. E così è stato. Benedetta ha indossato gli occhiali di plastica rotondi e, lentamente, in pigiama mi ha seguita dentro la macchina. Ha continuato a respirare affannosamente per un po’ ma ben presto tutto è rientrato, soddisfatta per aver superato una prova così importante».

E, sempre grazie all’amico mago, Benedetta ha rielaborato quanto vissuto poche ore prima: è forse la più grande magia compiuta da Harry, permettere a una terrorizzata ragazza con autismo di mettere in fila le proprie sensazioni, magari in modo disordinato e scomposto, magari sotto forma di appunti e di disegni. Sono tre anni che Benedetta scrive ad Harry Potter. E lo ha fatto anche ieri sera, in inglese: «Hi Harry. Today this morning there was an earthquake in my bedroom. The chandelier it was moving. And the cabinet was moving. Me and my mom we were very scared about the earthquake but with courage we get up in the car and me and my mom we were brave. It was a devastant thing Harry. At the end i was very scared about the earthquake. But with courage I was get up in the car. I was very brave».

Traduzione: «Ciao Harry. Stamattina c’è stato un terremoto nella mia stanza. Il lampadario si muoveva. E l’armadio si muoveva. Io e mamma eravamo molto spaventate dal terremoto ma con coraggio siamo salite in macchina e siamo state molto coraggiose. È stata una cosa devastante Harry. Alla fine ero molto spaventata dal terremoto. Ma con coraggio sono salita in macchina. Sono stata molto coraggiosa».

Queste emozioni, dalla paura del terremoto all’orgoglio per il coraggio, Benedetta le ha immortalate poi in alcuni disegni, che pure la mamma ha scelto di pubblicare, mentre così commenta, concludendo, quanto accaduto ieri mattina. E quanto accade, sempre, in occasione di un pericolo: «Una parola mi tormenta da ieri: fragilità. Quanto siamo fragili noi con i nostri figli! Quanto sia estremamente difficile riuscire a salvarsi in situazioni di pericolo perché, contrariamente alla maggioranza, non scappano ma si piantano nel pavimento. Quanto un evento così pauroso rimane nei loro ricordi per mesi, anni diventando l’ennesima stereotipia verbale che dobbiamo affrontare e che si somma a tutte le altre. Quanto anch’io vorrei un supereroe perché sono stanca di affrontare tutto con lucidità e sangue freddo, come se fosse la cosa più semplice al mondo. Lo vorrei perché il mio costume l’ho dovuto portare in lavanderia e me lo daranno fra una settimana».

Questo articolo riprende, con lievi modifiche, un testo apparso su Affari Italiani l’ 1.11.2016

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Trento

Stamane il presidio SBM davanti ai cancelli UNIFARM per ricordare Michele Dematté

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Stamattina, tra le ore 09:30 e le ore 12:30 il Sindacato di Base Multicategoriale ha svolto un presidio davanti ai cancelli dell’UNIFARM per ricordare la morte dell’operaio Michele Demattè, avvenuta lo scorso 29 giugno 2019 dopo che il giorno prima era stato trovato, esanime, sul posto di lavoro da un collega.

Giunto all’ospedale Santa Chiara di Trento, le sue condizioni sono apparse subito gravissime ed a nulla sono valsi gli interventi effettuati nel reparto di rianimazione.

La diagnosi fin da subito è stata di morte per un colpo di calore.

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Solo dopo alcuni giorni e quando la notizia era oramai nota a tutti, la direzione aziendale UNIFARM affiggeva un breve comunicato a tutto il personale sul decesso: “Buongiorno, in merito a quanto riportato sui giornali locali del Trentino siamo addolorati per quanto accaduto al nostro dipendente alla fine del turno di lavoro. Il lavoratore, che svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati, era sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto anche recentemente idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale. Oggi hanno avuto accesso le autorità competente a cui abbiamo fornito e forniremo il massimo supporto per ricostruire l’accaduto. Cordiali saluti. La Direzione”.

Il sindacato di base multicategoriale da subito ha denunciato pubblicamente questo breve comunicato, definendolo «una dichiarazione squallida e tardiva, funzionale solamente ad escludere ogni responsabilità dell’azienda sulla morte dell’operaio. Per tale motivo abbiamo convocato due assemblee (una per ciascun turno) in ditta ma la dirigenza della società ravinense ha deciso di vietarle con la scusante che non siamo firmatari della contrattazione collettiva applicata ai loro dipendenti».

Per questo motivo, il sindacato ha ripiegato su un presidio esterno allo stabilimento.

«Con l’ausilio di un impianto audio – aggiunge il sindacato –  abbiamo spiegato ai lavoratori ed alle lavoratrici (che ci hanno potuto ascoltare) le nostre ragioni ed il perché il decesso dell’operaio non può archiviarsi come casuale o accidentale. In particolare abbiamo posto un semplice quesito: se i locali ove prestava servizio Michele Demattè erano idonei e compatibili con il suo stato di salute, certificati sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale, nonché erano locali climatizzati, come ha potuto morire per “colpo di calore”, così come accertato dall’autopsia? La versione aziendale non sta in piedi».

La denuncia del sindacato verte sul fatto che i vertici non dialogano mai, non ricevono i rappresentanti sindacali e respingono tutte le, non autorizzano le assemblee, e l’unica modalità relazionale sono le continue minacce di denunce penali.

 

 

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Trento

Orso M49, Fugatti: «Nessun conflitto con il ministro Costa»

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“Non c’è nessun conflitto con il ministro dell’ambiente Sergio Costa sulla vicenda dell’orso M49. Non da oggi, ma da diverso tempo, abbiamo attivato un dialogo costante con il Ministero, attraverso l’Ispra, l’isituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con il quale ci siamo più volte confrontati”.

Questo il commento del presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, dopo le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal ministro Costa.

“Abbiamo sempre rispettato, nei nostri interventi, i protocolli di Ispra e siamo pronti a collaborare con l’Istituto anche nella situazione che si è venuta a creare con la fuga di M49. A questo riguardo si evidenzia, peraltro, che il recinto nell’ambito del quale l’orso in questione durante la notte è stato rilasciato e rinchiuso è un recinto realizzato con il finanziamento del Ministero dell’Ambiente, previa valutazione tecnica di Ispra, autorizzato dalla commissione Cites, che detiene orsi senza problema alcuno da 12 anni. L’ipotesi di abbattimento – precisa inoltre Fugatti – è riferita solamente al caso in cui vi possa essere un pericolo concreto per l’uomo”.

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Trento

Fuga Orso M49, autonomisti popolari: «Ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico»

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«Sorprendenti le dichiarazioni di molti politici, trentini e non, che si affannano ad accusare la Giunta provinciale di aver gestito male la vicenda dell’orso M49. Persino ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico. Ricordiamo tutti che lui ed il suo fido assessore avrebbero risolto il problema con i campanellini, o, peggio, consigliando di sedersi a terra senza paura». – Così in una nota gli autonomisti popolari

«In realtà – aggiungono gli autonomisti popolari – la situazione dell’ orso M49 è da tempo grave e solo l’intervento del Presidente Fugatti ha, ad oggi, evitato guai peggiori. Gli animali problematici e pericolosi per l’ordine pubblico, di qualunque taglia e di qualunque specie, vanno messi in condizione di non nuocere. Ben venga dunque la cattura o l’abbattimento di M49, solidarietà alle guardie forestali e al Presidente Fugatti».

Ricordiamo che all’ex presidente della provincia Ugo Rossi andò anche peggio.

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Infatti nel tentativo di catturare l’orsa Daniza la uccise sollevando un polverone che durò parecchi mesi e che vide protagonista tutto il mondo animalista.  

«Servono misure di contenimento di fronte alla documentata aggressività che mette a rischio la presenza dell’uomo e delle attività di allevamento e coltivazione nelle montagne». E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla fuga dell’orso M49 che è riuscito a scappare scavalcando un muro elettrificato dopo essere stato catturato.

«Negli ultimi quattro mesi del 2019 l’orso – sottolinea la Coldiretti – è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in zone abitate e 13 uccisioni di animali da allevamento con rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone. Bisogna comprendere – precisa Prandini – le ansie e le preoccupazioni di chi vive in montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività.  Occorre intervenire – continua Prandini – con urgenza per garantire in primo luogo la sicurezza degli agricoltori e delle loro famiglie e non costringerli alla fuga e all’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe con danni economici ed ambientali incalcolabili. Una esigenza manifestata in modo civile e costruttivo da quasi 1500 allevatori, agricoltori e cittadini che sono scesi a valle venerdì scorso con la Coldiretti a Trento per far conoscere le drammatiche storie di paura e danni».

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