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Voce - Giudicarie

Tre anni senza il Tribunale di Tione: «una decisione ingiusta e dannosa per la nostra comunità.» – di Sergio Manuel Binelli

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Tagli: quanto volte abbiamo sentito questa parola da quando è iniziata la crisi economica; e quante volte abbiamo visto praticare la politica del taglio solo con i nostri diritti sociali, mentre i veri sprechi “imputabili” dilagano indisturbati. Se ne parla tanto anche in questo periodo, soprattutto in merito alla sanità Trentina.

Ma non tutto è iniziato di recente: poco più di tre anni fa, il governo Monti (una vera e propria sciagura anti democratica, che fu mantenuta in vita troppo a lungo anche con l’avvallo della triade PD-UPT-PATT) ad un certo punto impose la cancellazione definitiva di ben 220 sezioni distaccate dei Tribunali, al fine di poter risparmiare sul bilancio dello Stato; a tal proposito, destò molto scandalo la chiusura del Tribunale di Bassano del Grappa, una struttura faraonica, costata fior di milioni e che dopo decenni era finalmente completata ma, ahimè, destinata (con un tempismo a dir poco inquietante) alla chiusura inesorabile.

Anche il Trentino fu vittima di questa decisione inconcepibile, sotto il silenzio vergognoso del centro sinistra (pseudo) autonomista e del Consiglio delle Autonomie: Borgo Valsugana, Cavalese, Cles e Tione di Trento dovettero infatti dire addio alla giustizia decentrata per lasciare spazio esclusivamente ai grandi centri come Trento e Rovereto. In pratica, è quasi lo stesso spettacolino che stiamo assistendo nell’ambito della nostra sanità.

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Una decisione, per l’appunto, dannosa: il Tribunale di Tione non solo era tranquillamente alla portata del bilancio dello Stato (i costi ammontavano a 11 mila euro), ma rappresentata un pezzo della nostra storia considerando che era ben dal 1919 che Tione si amministrava la Giustizia; inoltre, non si può negare l’aggravio venuto a crearsi per chi risiede nelle nostre Valli: se una signora anziana poteva partire tranquillamente in autobus da Pinzolo e raggiungere Tione di Trento per tutelare i propri diritti, oggi dovrà sopportare molti chilometri in più e perdere molto più tempo per recarsi fino al nostro capoluogo; inoltre, ci auguriamo anche che non siano vere quelle voci in merito ad un’eventuale chiusura imbarazzante della Corte di Appello di Trento (con contestuale trasferimento dei processi di secondo grado a Bolzano), perché in tal caso i costi e le difficoltà per i Trentini andrebbero ad aggravarsi ulteriormente.

Questi continui tagli dei servizi dei cittadini non sono degni del nostro bel Trentino: se siamo veramente autonomisti e autonomi, perché stiamo ancora percorrendo questa strada del centralismo che non farà altro che portarci verso il baratro? Se il problema sono i costi della macchina pubblica, perché non si riparte dal referendum delle Acli Trentine per tagliare i costi della politica?

Per quale motivo non si ripensano quelle opere monumentali e faraoniche che spesso e volentieri portano beneficio ai pochi, a discapito dei molti? Per quale ragione non si riorganizzano dal punto di vista economico gli Assessorati della nostra Provincia autonoma? E soprattutto: perché non si investe sui nostri servizi essenziali, dal momento che per le speculazioni di ogni genere i soldi non mancano mai?

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Queste ed altre domande si pone chi sta scrivendo questa lettera e lancia una provocazione a chi risiede nelle Valli Trentine: visto che ci tengono a volerci nei grandi centri per risolvere i nostri problemi, trasferiamoci tutti a Trento e Rovereto, magari un posticino anche per noi lo troveranno… forse.

Sergio Manuel Binelli – coordinatore della sezione Giudicarie-Rendena di AGIRE per il Trentino

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