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Trento

Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia.

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Anna Bono, (nella foto) docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, conoscendo a fondo la materia, ribalta un bel gruzzolo di luoghi comuni.

Al giornalista Marco Dozio in un’intervista molto interessante, spiega che chi sbarca o viene traghettato sulle nostre coste, arrivando prevalentemente dall’Africa subsahariana, per la stragrande maggioranza dei casi non è un profugo.

E nemmeno un povero in fuga dalla fame. Ma un giovane maschio, spesso appartenente al ceto medio, che non scappa da guerre o persecuzioni. “La maggior parte di chi lascia l’Africa subsahariana per l’Europa non scappa né dalla guerra né dalla povertà estrema”.

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Professoressa, ci raccontano che gli immigrati che arrivano in Italia sono profughi.

«I dati dicono che dall’inizio dell’anno il numero di persone che hanno fatto domanda di asilo politico, e che hanno ottenuto risposta positiva, si assesta intorno al 4%. Significa che tutti gli altri non rientrano nei parametri previsti dalla convenzione di Ginevra, quindi non sono persone che hanno lasciato il loro Paese sotto la minaccia di perdere la libertà o la vita: non sono persone perseguitate».

E ci raccontano che chi non scappa dalla guerra però scappa dalla fame.

«I costi elevatissimi dell’emigrazione clandestina contraddicono questa tesi comune. Ormai è risaputo che chi vuole venire in Europa deve mettere insieme 4mila, 5mila o 10mila dollari per potersi appoggiare a un’organizzazione di trafficanti che provveda all’espatrio. Cifre appunto elevatissime soprattutto se rapportate ai redditi medi dei Paesi di provenienza. Chi arriva generalmente appartiene al ceto medio o medio basso, comunque per la gran parte non si tratta di indigenti. C’è chi risparmia, chi si fa prestare il denaro dai parenti, chi paga a rate, chi vende una mandria, però i soldi ci sono, i trafficanti vogliono essere pagati in contanti. È gente che ha una disponibilità economica. Certo c’è la delusione di vivere in Paesi dove avanzano prevalentemente i raccomandati: la spinta può arrivare anche da lì, da delusioni lavorative, come succede per chi parte dall’Italia».

Per quale motivo chi è eventualmente coinvolto in un conflitto dovrebbe far rotta dall’Africa subsahariana verso l’Europa?

«Infatti non succede questo. In Africa i profughi sono milioni e milioni ma la quasi totalità di coloro che ottengono asilo non lascia il continente. I profughi sono più di 60 milioni, dato del 2015, di cui 41 milioni sono profughi interni, sfollati. Quando si vive in uno stato di conflitto o di pericolo ci si allontana solo il minimo indispensabile per mettersi al sicuro, pensando di poter fare ritorno a casa propria. La maggior parte delle persone si allontana restando all’interno dei confini nazionali, mentre un’altra porzione di persone oltrepassa i confini per essere ospitata nei campi dell’Unhcr anche per lungo tempo, come per il caso della Somalia. Benchè la diaspora somala sia una delle più numerose al mondo, a causa di vent’anni di instabilità e del terrorismo di Al Shaabab, solo una parte dei profughi è fuggita all’estero: la gran parte ha oltrepassato i confini nazionali riparando nel vicino Kenya».

Qual è la situazione nei Paesi di partenza?

«Molti emigranti arrivano per esempio da un Paese come il Senegal che non è in guerra, non vive gravi problemi di conflitti e come tutti i Paesi africani, con poche eccezioni, vive un periodo positivo dal punto di vista economico. Da anni quasi tutta l’Africa presenta una crescita del prodotto interno lordo costante e in certi casi consistente. Il problema è che questa crescita non si traduce in vero e proprio sviluppo economico o umano, anche a causa della corruzione endemica e del malgoverno».

Per quale motivo telegiornali, grande stampa e larga parte della politica insistono nel parlare erroneamente di “sbarchi di profughi o rifugiati”?

«Mass media, politici, chiunque parli di immigrazione utilizza emigrante, profugo o rifugiato come fossero sinonimi. Ma ovviamente non lo sono. In parte ciò è frutto di una confusione involontaria. In parte però si tratta di un errore voluto, perché c’è la tendenza ad affermare che chiunque lasci il proprio Paese abbia una forma di disagio e dunque abbia il diritto di essere ospitato. Questo approccio si traduce in ciò che vediamo: centinaia di migliaia di persone in marcia per arrivare in Europa. Molti dei quali non sono indigenti e per la maggior parte, circa l’80%, sono giovani uomini di età non superiore ai 35 anni. Poi c’è una fetta crescente di minori non accompagnati, metà dei quali non si sa che fine faccia. Si parla tanto di accoglienza e poi lasciamo sparire 5mila bambini nel nulla».

L’esodo è favorito da una sorta di propaganda?

«Nei Paesi dell’Africa subsahariana esistono pubblicità che incitano ad andare in Italia, spiegando che qui è tutto gratis. E in effetti lo è. Mi immagino le telefonate di questi ragazzi ai loro amici, in cui confermano che effettivamente tutto viene assicurato loro gratuitamente».

Come vede la questione in prospettiva?

«Se continuiamo ad andarli a prendere a poca distanza dalle coste africane, come illustrava una vignetta satirica di Krancic, (sotto) la situazione non potrà che peggiorare. In Grecia non sbarca quasi più nessuno da quando è stato siglato l’accordo con la Turchia. Se chi pensa di venire in Italia ha la certezza di essere rimandato indietro, non avendo le caratteristiche per ottenere l’asilo, alla fine desiste. Manca la volontà politica. Che ci sia un divario notevole tra le condizioni di vita dell’Africa, del Sudamerica o di una parte dell’Asia rispetto all’Occidente è evidente. Però noi abbiamo 4 milioni e 600mila poveri assoluti e il 40% dei giovani senza lavoro, numeri di cui tenere conto».

In molti si chiedono perché i migranti non raggiungono gli stati europei in aereo visto che costa anche meno. Ebbene, per poter fare domanda di asilo politico o di asilo umanitario in uno stato europeo bisogna essere fisicamente presenti sul territorio di questo stato. Questo vuol dire che non è possibile inoltrare una richiesta di asilo ad uno stato europeo da un’ambasciata di questo paese in uno stato terzo. Non esiste neanche la possibilità di avere un permesso temporaneo per giungere nel paese di propria scelta per poter chiedere asilo.

L’unico modo per raggiungere un paese europeo che promette di garantire diritti e assistenza, come ha fatto la Svezia per prima nel 2013, è quello di usufruire di mezzi illegali e pericolosi e di affidare se stessi e la propria famiglia ai trafficanti di persone.

Questo, per chi è in Egitto ed in Libia e per la maggior parte dei siriani, significa arrivare via mare. I trafficanti di esseri umani hanno come primo ed unico interesse il profitto economico e cercano quindi di guadagnare il più possibile stipando fino al limite centinaia di persone in barconi in pessime condizioni. Chi arriva via mare in Europa e sulle coste italiane rischiando la vita, non lo fa né perché è conveniente né per nascondersi dalle autorità, lo fa perché le leggi europee sull’immigrazione non gli permettono di fare altrimenti.

In Trentino il costo dell’immigrazione per la comunità è altissimo e la gestione non prevede un vero e proprio piano di accoglienza e di integrazione. Per ogni immigrato la provincia autonoma di Trento mette a disposizione 35 euro al giorno, più 2,5 euro in contanti per ogni richiedente asilo. Inoltre i benefit per i migranti presenti sul nostro territorio sono molto importanti e vanno dai trasporti gratis, le visite e tutte le medicine in forma gratuita, le card per le ricariche telefoniche e per la spesa al supermercato.

È plausibile pensare che per ogni richiedente asilo la provincia autonoma di Trento spenda oltre 1.500 euro ogni mese, questo per circa 24 mesi, cioè il tempo per decidere se sarà rilasciato lo status di profugo al migrante. Tempo che spesso viene raddoppiato visto che quasi tutti i richiedenti asilo a cui non viene riconosciuto lo status di profugo presentano un ricorso, che viene preso in considerazione dopo altri 24 mesi che nel frattempo il rifugiato passa sul nostro territorio naturalmente mantenuto dai contribuenti. Lo stesso ricorso viene patrocinato dallo stato italiano, quindi tutti coloro che depositano il ricorso hanno diritto alla difesa gratuita, per loro, che però paga la comunità italiana.

Oltre a questo da tenere in seria considerazione sono i professionisti che ruotano intorno al fenomeno, cioè psicologi, mediatori culturali, operatori, medici ecc ecc.. tutti pagati dalla comunità.

Pare che intorno al fenomeno dell’immigrazione solo in Trentino ruotino circa 3.000 dipendenti. Per la ristrutturazione dei campi profughi di Marco di Rovereto e dell’ex caserma Damiano Chiesa la Provincia autonoma di Trento ha speso quasi un milione di euro.

Ad oggi sul territorio trentino sono presenti quasi 1.500 richiedenti asilo, numero destinato a salire molto in fretta visto i quasi 3.000 stranieri che sbarcano a Lampedusa ogni giorno. Purtroppo solo una piccola parte avranno diritto allo status di profugo.

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0 Comments

  1. Giorgia

    26 ottobre 2016 at 9:26

    La signora, potendo scegliere, spenderebbe 4/5000 euro per viaggiare su un barcone fatiscente e stracarico, a rischio della propria vita, di essere stuprata e picchiata, o prenderebbe invece un bel volo, magari Fly Emirates, dove con molto meno la farebbero viaggiare in prima classe in uno scompartimento privato, trattata come e meglio della regina Elisabetta? Ecco, gentile professoressa dei miei stivali, come dice Marzullo si faccia una domanda e si dia una risposta!

  2. Alessandro Littera

    26 ottobre 2016 at 19:23

    Ma chi l’ha fatta entrare questa all’università?

  3. luca

    26 ottobre 2016 at 23:50

    dice la verità…..non possono venire in aereo non li lascerebbero neanche partire senza il visto !!!!!!

  4. Alessandro Ciappei

    27 ottobre 2016 at 7:36

    ma se non hanno il visto europeo…..magari non hanno nemmeno il passaporto…..
    Ma che commenti memorabili che leggo, per avvallare il perbenismo che sta rovinando l’Italia…..

  5. Francesco

    27 ottobre 2016 at 14:56

    La signora ha ragione infatti anche i nostri emigranti di inizio secolo scorso e di fine anni 50/60 appartenevano al ceto medio della società. Giustamente emigravano in America o dopo in Belgio Svizzera Germania perché in Italia si privilegiavano i raccomandati….. In vita mia ne ho sentite cazzate ma questa è insuperabile…..

  6. De Lauro Enrico

    28 ottobre 2016 at 0:59

    La colpa di tutto non è dei migranti, ma del diabolico giochino ideato dai cari nominati! Non ci posso credere, ditemi che non è vero! Due conticini semplici-semplici per capire cosa hanno combinato i nostri politici. Ipotizziamo che una coop o una onlus “ospiti” solo 2 adulti e 4 minori; da sommarie informazioni assunte mi risulta che i nostri politici hanno stabilito di elargire a queste organizzazioni benefiche, a nostre spese, circa 80 € al giorno per ogni minore e 40 € per ogni adulto. Forse non ci avevate ancora fatto caso, ma significa: circa 500 € al giorno, circa 15.000 € al mese e circa 180.000 € all’anno! E ciò per assistere appena l’equivalente di tante famiglie italiane (padre, madre e 4 figli minori) che vivono mediamente con circa 15.000 € all’anno! Circa 12 volte in più di ciò che sarebbe strettamente necessario! , una differenza in eccesso di circa 165.000 €! Qualcuno mi dimostra che mi sbaglio per favore? Dobbiamo ancora passivamente permettere quest’ altro inaudito sperpero di nostro denaro pubblico? Ed anche per questo manifestazioni per chiedere dimissioni ed elezioni anticipate.

  7. Stefano

    28 ottobre 2016 at 20:41

    Invece di offendere la prof ha detto quello che tutti sanno tranne coloro che sono in malafede o sono indottrinati dalla sinistra e dalla chiesa

  8. Pietro

    29 ottobre 2016 at 9:26

    Infatti, arrivano tutti con un 747 in business class…..

  9. Elsa Labonia

    29 ottobre 2016 at 13:26

    Solo il 4% fuggono dalla fame e dalle guerre? La donna deve tornare a scuola e fare un corso di aggiornamento di matematica. Col mondo tempestato da guerre abbiamo solo il 4% di gente che fugge? Calcolo rapido mentale…

  10. Elsa Labonia

    29 ottobre 2016 at 13:27

    C’è gente che cerca di fare del ridicolo sulla pelle di altra povera gente – solo – più sfortunata, ma con tanta più intelligenza!

  11. PAOLO GASPARINI

    29 ottobre 2016 at 14:58

    Giorgia si vede che lei non ha mai lasciato il paesello

  12. Lalla

    29 ottobre 2016 at 21:05

    …lo spiega il perché’, leggi!

  13. Cera

    30 ottobre 2016 at 2:08

    Come mai che dalla guerra e la fame scappano tutti questi “bei giovanotti”in piena forza, lasciando le povere donne nelle braccia crudele della guerra e la fame? Una volta erano le donne e i bambini messi a riparo ,e maschi in prima linea a combattere. Ma ce una cosa in positivo: che fra un po’ le guerre e la fame nei loro paesi finiranno ( visto che non rimane quasi nessuno a combattergli) e comincerà da noi la guerra per la fame,di sicuro! Come mai non vedo questa solidarietà per la nostra gente? Il governo e passivo con gli italiani, che con 400e al mese ( chi è fortunato) lottano alla sopravvivenza. Beh, è chiaro che su di loro non possono “mangiare”. Ma quello che mi stupisce di più sono le vostre risposte ! Solidari SI, ma quando il mio paese sta bene ! A noi, chi ci aiuta? Buona sera a voi.

  14. Fabio

    30 ottobre 2016 at 9:27

    Confermo. Ed inoltre aggiungo che i migranti vengono ospitati in stanze come sardine invece di 2 o 3 persone, riempiono le stanze con 10-14 di loro con i letti a castello. Mi ricorda le caserme di La Spezia… Facendo un po’ i calcoli, gli albergatori fanno dei grossissimi incassi. Soldi Nostri…

  15. alvise

    31 ottobre 2016 at 21:01

    La signora ci deve spiegare perchè tali benestanti rischiano la morte per arrivare in Europa. Sono poveri, non cretini! Gli italiani che vanno all’ estero… se arrivare a destinazione avesse la stessa probabilità di finire male, come a loro, non ci andrebbe nessuno.
    Vi rendete conto della quantità di morti che ci sono tra mediterraneo e tutte le altre rotte?? Sto parlando di morti, non di persone approdate in un reality.

  16. Gabriele D'Annunzio

    31 ottobre 2016 at 22:25

    Gentile Alvise mi spiega allora come mai queste persone sbarcano con cellulari di ultima generazione e ben vestiti? Ci stanno prendendo per il culo e la gente come lei non fa altro che fomentare questo insulso buonismo, quando abbiamo centinaia, migliaia di italiani che vivono su d una strada!
    Aiutiamo tutti si ma prima aiutiamo gli ITALIANI questo deve entrare nella testa dei buonisti!

  17. Like

    1 novembre 2016 at 18:38

    Ma quanta ignoranza (malafede).
    I nostri emigranti non entravano in Belgio o Stati uniti in maniera illegale.
    Dovrebbe sapere che c’era un accordo tra Belgio ed Italia secondo cui non avremmo fornito forza lavoro e loro ci avrebbero dato in cambio una certa fornitura di carbone.
    I nostri emigranti non evenivano ospittao gratis dai cittadini belgi, tefdeschi o americani, anzi andavano a lavorare duramente e potevano entrare, solo se superavano le visite mediche.
    Dovrebbe solo vergognarsi ad accostare i nostri emigranti con questo branco di fancazzisti che stiamo raccattando a botte di 150mila all’anno.

  18. Like

    1 novembre 2016 at 18:40

    Sa leggere? I profughi, quelli veri, si spostano magari all’interno della propria nazione, o si spostano in quelle vicine.
    Se uno prende 5000 dollari e viene in europa a farsi mantenere, è un semplice immigrato economico (clandestino) che deve essere rispetito all’istante da cove viene.
    Se sa leggere, c’è scritto che solo il 4% di quelli che arrivano da noi, hanno lo status di rifugiato; gli altri sono solo degli scrocconi.

  19. Like

    1 novembre 2016 at 18:42

    E’ come una lotteria, se gli va bene, possono campare almeno quattro anni sulle nostre spalle senza fare assolutamente nulla e con una qualità della vita europea.
    Se scappassero dalla guerra sarebbero famiglie con bambini, non quasi esclusivamente baldi giobanotti tra i 20 ed i 30 anni.
    Cosa fanno, lasciano madri e sorelle a combattere?
    Ma veramente vi fgate prendere in giro così senza farvi almeno due domande?

  20. Simo

    1 novembre 2016 at 21:50

    1500 circa richiedenti asilo a cui ruotano attorno circa 3000 dipendenti. Mi chiedo spesso che lavoro troverebbero questi ultimi altrimenti

  21. Olibradi

    2 novembre 2016 at 23:58

    Signora esperta di Africa quando è stata l’ultima volta i Africa

  22. Olibradi

    3 novembre 2016 at 0:04

    Hai perfettamente ragione.nessuno si chiede perché sono guerre in Africa chi vende le armi .

  23. Pingback: Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia « www.agerecontra.it

  24. Pingback: Selezione Cattolica 116 – Il Cammino dei Tre Sentieri

  25. stefano

    5 novembre 2016 at 17:26

    la destra invece indottrina dopo farli entrare con il decreto maroni.

  26. Carmine

    5 novembre 2016 at 19:19

    Quante imprecisioni!
    Ignoranza, faziosità o colpa del giornalista?
    Se ci sono tanti punti veri evidenziati dalla professoressa, tanti altri sono davvero faziosi e fuorvianti:
    tra i più eclatanti:
    i 2,5 euro sono inclusi nel 35, che spesso non sono proprio 35
    i costi di psicologi, assistenti sociali, (e vitto e alloggio ecc.) sono inclusi in questi 35 euro.
    I richiedenti asilo in Italia non possono lavorare quindi con 75 euro al mese devono provvedere a tutti i loro beni, tra cui le schede telefoniche per chiamare familiari e parenti in Africa.
    Il Governo gli fornisce solo una prima scheda appena arrivati per poter chiamare i familiari che spesso non sentono da mesi.
    Il viaggio spesso se lo pagano con mesi e mesi di lavoro in Libia, dove vengono sfruttati, torturati e arrestati, e sarebbe interessante sapere quanti ne vengono uccisi.
    Se non credete, fatevi un giro in un qualsiasi centro e chiedete ai Richiedenti Asilo di mostrarvi le ferite, nella maggioranza dei casi avranno subito menomazioni o cicatrici permanenti ed evidenti
    dovute a colpi di macete, armi varie o fucili. Su quello che subiscono le donne non c’è neanche bisogno di scrivere, immaginate il peggio.
    Se poi un giovane africano benestante sia disposto a subire tutto questo per venire da noi, chiediamoci quali siano le ragioni più profonde a spingerlo qua.

  27. Extracomunitario

    6 novembre 2016 at 11:38

    Se ne accorgera’ presto cara signora Giorgia , quando la sua storia e quella dell’Italia sarà completamente distrutta e dovra’ ,come tanti altri sottostare a regole che adesso lei stessa appoggia.
    Quali?
    Come dice Marzullo si faccia una domanda e si dia una risposta.
    Buona fortuna a lei ed al suo futuro!

  28. crrado buccieri

    6 novembre 2016 at 13:24

    Bravo…….appena finiscono i soldi…vedremo cos’è l’accoglienza!

  29. Gianni

    17 novembre 2016 at 21:13

    Ma come, non appartengono al ceto medio? Dispongono di 10.000 dollari per il viaggio (parole della prof), perché non dovrebbero avere il visto? Sono già in Egitto , in 4 ore sono a Roma, scendono , vanno al consolato e chiedono asilo.
    O no?

  30. Gianni

    17 novembre 2016 at 21:18

    Carmine è una battaglia persa , l’ignoranza impera e il “cattivismo” leghista e grillino impera.

  31. Giovanni

    29 novembre 2016 at 18:43

    110 mila giovani italiani emigrano e non entrano da clandestini nelle nazioni di arrivo. Chiedono il permesso, non vogliono cellulare, vitto e alloggio gratis ecc. Sono i «talenti» di Delrio, ma per loro, in quest’Italia, risorse non ce ne sono. Esse servono tutte per le 150 mila «preziose risorse» che vengono da noi con prepotenza, senza bussare alla porta.Il sistema delle sostituzioni di popoli funziona all’inizio…poi collassa…per ragioni di insosteniblita’ economica e sociale.Grazie allo ‘schiavismo dei buoni’.

  32. ANDREA CUCCHI

    22 marzo 2017 at 14:02

    PAROLE SANTE!

  33. Pingback: Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia. | Generale Russo Venaus

  34. Kiril

    24 marzo 2017 at 8:19

    HAI LETTO TUTTO L’ARTICOLO??? O BASTA ESSERE NEL GIRO E DIFENDERE Lì DOVE NON C’è NE DA DIFENDERE. L’EUROPA è IN QUESTI CONDIZIONI PER LA GENTE COME TE! PRENDI UN PO DEI “PROFUGHI” A CASA TUA E DOPO NE PARLIAMO

  35. Kiril

    24 marzo 2017 at 8:25

    OLIBRADI io ogni anno vado in paesi così detti più poveri e sto per circa due messi e direi che la Signora ha ragione

  36. Eliana Mangano

    27 marzo 2017 at 19:30

    Lei ha già risposto veramente, se leggeste gli articoli per intero …
    In molti si chiedono perché i migranti non raggiungono gli stati europei in aereo visto che costa anche meno. Ebbene, per poter fare domanda di asilo politico o di asilo umanitario in uno stato europeo bisogna essere fisicamente presenti sul territorio di questo stato. Questo vuol dire che non è possibile inoltrare una richiesta di asilo ad uno stato europeo da un’ambasciata di questo paese in uno stato terzo. Non esiste neanche la possibilità di avere un permesso temporaneo per giungere nel paese di propria scelta per poter chiedere asilo.
    L’unico modo per raggiungere un paese europeo che promette di garantire diritti e assistenza, come ha fatto la Svezia per prima nel 2013, è quello di usufruire di mezzi illegali e pericolosi e di affidare se stessi e la propria famiglia ai trafficanti di persone. Copiato e incollato by me 🙂

  37. diana urania blicus

    2 aprile 2017 at 10:59

    ma quale storia? siete solo un branco di mafiosi anche qui in Trentino ne parlo per propria esperienza pur troppo. avete solo una gran’ paura che gli stranieri vi stravolgono il vostro “ordine interno”. solo pensare che dopo la maternità ritornerò a lavorare per un paese del genere mi fa venire la nausea.

  38. Antonio

    2 aprile 2017 at 20:10

    In effetti secondo questa giornalista starebbero facendo una crociera. Ma come si fa a scrivere un servizio palesemente razzista e mi meraviglio che c’è qualcuno che magari la paga per queste imbecillita.

  39. chaira

    5 aprile 2017 at 22:32

    Eccolo! Quando non sanno più che dire….attaccano con la minchiata del razzismo! E come siete pesanti!

  40. LAVOCEDEIBORGHESI

    16 agosto 2017 at 1:31

    ma siiii…ma del resto chi è che di noi….ceto medio borghese, non prenderebbe un gommone con altri 200 borghesotti ricconcelli e si farebbe 1000 km nel mediterraneo con una percentuale di probabilità di morte superiore a quella di chi scala l’everest a mani nude, spendendo una cifra spropositata, nascondendosi in città fatiscende, venendo picchiato e salvato dalle ong, per arrivare in un paese con gente che fa dei ragionamenti del cazzo come questo nell’articolo, solo per migliorare le proprie condizioni benestanti del 2%? 3%? dEL RESTO SONO RICCHI E NON FUGGONO DALLA GUERRA!!

  41. LAVOCEDEIBORGHESI

    16 agosto 2017 at 1:31

    *fatiscenti

  42. LAVOCEDEIBORGHESI

    16 agosto 2017 at 1:34

    bufala. Non danno nemmeno 30 euro al giorno agli immigrati

  43. LAVOCEDEIBORGHESI

    16 agosto 2017 at 1:36

    Ah oltre a quella delle olive di ascoli, e della vongola a falconara, dalle sue parti vedo che c’era anche la sagra dei luoghi comuni.

  44. LAVOCEDEIBORGHESI

    16 agosto 2017 at 1:40

    grillo non ha mai parlato di immigrati, non vive di voti populisti come renzie e salvini……”son mica il figlio di un comico miliardario io” (cit.Bersanone)
    Meno indottrinamenti e più materia grigia please!!

  45. Ma

    28 novembre 2017 at 17:14

    Ritorni nel suo Paese e soprattutto i figli li faccia lì! Nel suo paese, intendo.

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Trento

Crisi di governo, Bisesti (Lega): «Ridiamo la parola agli italiani»

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«L’unica strada è il voto, ovvero ridare la parola a 60 milioni di italiani senza che il nostro Paese subisca “inciuci” di Palazzo tra M5S e PD. È dispiaciuto vedere oggi pomeriggio il Presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte, sferrare ripetuti e inequivocabili attacchi al Ministro dell’Interno Matteo Salvini, quasi come se non avesse mai governato con lui» – Così il segretario della Lega Trentina Mirko Bisesti dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte e l’apertura della crisi di governo.

Per Bisesti le ragioni di un ritorno al voto esposte dal segretario della Lega rendono chiaro, tanto più alla luce di oggi, che l’unica strada percorribile sia quella verso le urne.

«Una strada, quella che conduce alle urne, di cui possono avere,  – aggiunge – anzi evidentemente hanno paura in molti: ma non certo la Lega, non certo Matteo Salvini. Nel ribadire questo concetto – e nel ringraziare per il suo operato di questi mesi il Ministro dell’Interno -, evidenzio la necessità di un ritorno al voto non soltanto come strada per legittimare un Parlamento altrimenti ostaggio di ben poco onorevoli accordi, ma anche come tentativo di dare la parola gli Italiani, che, meglio ricordarlo, sono i veri titolari della sovranità nazionale».

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Trento

Arriva il progetto: “1809, luoghi della memoria. Sulle tracce di Andreas Hofer”

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Si intitola “1809, luoghi della memoria. Sulle tracce di Andreas Hofer” ed è un progetto coordinato dal punto di vista scientifico ed organizzativo dalla Fondazione Museo storico del Trentino e dal Museum Passeier, con la collaborazione della Federazione Schützen del Trentino, per valorizzare alcuni dei luoghi legati alla figura di Andreas Hofer e all’insurrezione del 1809.

Oggi in Provincia autonoma, alla firma dell’accordo fra i due enti museali, sono intervenuti: il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, il presidente e il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, rispettivamente Giorgio Postal e Giuseppe Ferrandi, il sindaco di San Leonardo in Passiria Konrad Pfitscher, il presidente del Museum Passeier di San Leonardo in Passiria Albin Pixner e il presidente della Federazione Schützen del Trentino Enzo Cestari.

“All’indomani del Forum Europeo di Alpbach presentiamo un progetto di ampio respiro – sono state le parole del presidente Fugatti – su alcuni temi comuni dell’Euregio, come l’identità, l’autonomia, la nostra storia di territorio di confine.”

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Un progetto che abbiamo intenzione di portare alla prossima assemblea del Gect.

“Proprio ieri ho avuto modo di confrontarmi con il Landeshauptmann del Tirolo, Günther Platter, che abbiamo invitato in Trentino in autunno, per iniziare a lavorare su alcuni progetti in comune”.

Ad entrare nel dettaglio è stato il direttore Ferrandi che ha illustrato come siano stati individuati una decina di luoghi legati alla vita di Andreas Hofer e all’insurrezione del 1809, nei quali intervenire con una targa che contestualizzi la zona dal punto di vista storico, dotata di QR Code per accedere ad approfondimenti, iconografia e materiale informativo in tre lingue, italiano, tedesco e inglese.

“Un progetto che vede quale partner fondamentale il Museum Passeier – ha proseguito Ferrandi – e che verrà portato all’assemblea del Gect per il coinvolgimento di Land Tirol e Alto Adige/Südtirol.”

“Vogliamo arrivare alla scadenza del febbraio 2020, quando Mantova inaugurerà il Museo dedicato ad Andreas Hofer – sono state le conclusioni di Ferrandi – con un progetto dell’Euregio dedicato a questa figura di cui ancora non c’è piena consapevolezza storica”.

Quindi il comandate degli Schützen trentini, Cestari, ha spiegato che nella figura di Hofer siano racchiusi secoli di storia, di tradizioni e di costumi delle genti tirolesi e che l’obiettivo di lungo termine è quello di “costruire un sentiero ideale che unisca Mantova, dove Hofer è stato fucilato, con Innsbruck, dove sono conservate le spoglie”.

“I nostri due territori sono legati dall’Autonomia che ha una base politica ma anche storica e Hofer fa parte di questa storia comune”, è stato il commento del sindaco Pfitscher, mentre il direttore Pixner ha spiegato come nel Museo non sia presente una celebrazione di Hofer, quando piuttosto un approfondimento della figura di questo condottiero che è vissuto 200 anni fa.

Il progetto, che prenderà corpo nel corso dell’autunno con la posa delle prime targhe: “Rientra pienamente dentro la nostra missione codificata dallo statuto – ha concluso il presidente della Fondazione Postal – e ci consentirà di approfondire ulteriormente la figura hoferiana che, in passato, è stata strumentalizzata dai nazionalismi, e di rafforzare la storia comune fra Trentino e Alto Adige”.

In conclusione la firma fra i referenti dei due enti museali, il Museum Passeier e la Fondazione museo storico del Trentino.

Questi gli 11 luoghi individuati sul territorio trentino: -Cles: presenza di Andreas Hofer dal 1783 al 1784, presso i de Miller, per apprendere l’italiano e il mestiere dell’oste-contadino.

-Ballino: presenza di Andreas Hofer dal 1785 al 1788, presso la locanda Armani al passo del Ballino, per apprendere l’italiano e il mestiere dell’oste-contadino.

-Predazzo: 20 marzo 1809, sollevazione popolare contro la coscrizione militare obbligatoria imposta dal governo bavarese; è il prodromo dell’insurrezione hoferiana.

-Vezzano: 21 aprile 1809, arrivo dei rivoltosi della valle di Non e sollevazione della popolazione nella Valle dei Laghi, scontro a fuoco con il presidio francese.

-Volano: 24 aprile 1809, battaglia nel paese tra l’esercito asburgico appoggiato dai sollevati tirolesi e quello francese.

-Mori: 24 aprile 1809, contrattacco dell’esercito francese all’arrivo

in paese dei sollevati tirolesi provenienti dall’Alto Garda.

-Revò: 6 luglio 1809, Andreas Hofer chiama a congresso i responsabili comandanti della zona, per organizzare la difesa territoriale.

-San Romedio: 7 luglio 1809, pellegrinaggio di Andreas Hofer al santuario, accompagnato da 600 Schützen.

-Lavis: 2 ottobre 1809, eccidio presso la chiesa di Loreto. 60 tirolesi fatti prigionieri sono fucilati dai francesi.

-Tione: 28 novembre 1809, i francesi soffocano l’ultimo nucleo di resistenza in Trentino.

-Ala: 2 febbraio 1810, ultima notte di Andreas Hofer in Tirolo nel suo viaggio da prigioniero verso Mantova.
Biografia.

Andreas Hofer nacque il 22 novembre 1767 presso il maso Sandhof in Val Passiria, figlio di Josef Hofer e di Maria Aigentler.

All’età di 3 anni rimase orfano di madre e a quella di 7, nel 1774, perse anche il padre.

Josef Griner, marito di Anna, sorella maggiore di Andreas, si prese carico della famiglia. Terminata la scuola elementare Andreas fu mandato nel Tirolo italiano, per imparare la lingua e apprendere il mestiere di oste e contadino.

Fu a Cles, presso la famiglia de Miller, dal 1780 al 1785 e poi a Ballino, presso la locanda Armani-Zanini, fino al 1788. Ritornato a gestire il maso di famiglia, si sposò nel 1789 con Anna Ladurner di Lagundo, dalla quale ebbe sette figli.

Nel 1790 fu eletto rappresentante della Val Passiria nel Landtag (Consiglio regionale) e nel corso della prima guerra di coalizione, nel 1796-97, fu impegnato al Passo del Tonale, al comando degli Schützen della Passiria.

Per il suo carisma e i numerosi contatti che aveva allacciato durante la sua permanenza nel Tirolo italiano e nella sua professione di oste, Andreas Hofer fu scelto tra le persone fidate che potessero fungere da tramite tra il governo austriaco e la popolazione tirolese, nei preparativi della sollevazione della popolazione della regione, che dovevano accompagnare l’apertura della guerra tra la Francia e l’Austria.

Fu impegnato sul finire di aprile del 1809, negli eventi che portarono alla cacciata dal Trentino delle truppe franco-bavaresi. Dopo la seconda battaglia del Bergisel, nel mese di maggio, Hofer diventò comandante supremo della regione e nel mese di agosto, dopo la terza battaglia del Bergisel, si insediò a Innsbruck come reggente del Tirolo.

All’inizio di novembre, con la soppressione da parte dei francesi della sollevazione popolare tirolese, Hofer si ritirò nella propria valle. Si rifugiò con la famiglia presso una malga sulle montagne della Passiria dove fu catturato dai francesi il 27 gennaio 1810.

Fu condotto a Mantova e qui fucilato il 20 febbraio 1810.

Intervista presidente Maurizio Fugatti:

Riprese, immagini e interviste a cura dell’Ufficio Stampa.

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Trento

Ospedale di Cavalese: dal 1°settembre verrà ripristinata la sala operatoria

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“Quella sull’ospedale di Cavalese è stata la prima importante delibera di questa Giunta a seguito del lavoro svolto dall’allora sottosegretario alla sanità Maurizio Fugatti. Ricordo inoltre che la domanda di riapertura era stata avviata dalla Giunta precedente. “La chiusura aveva rappresentato a suo tempo per le partorienti della valle e delle zone limitrofe delle oggettive difficoltà e da parte nostra si è sempre sostenuta la necessità di adoperarsi per garantire i servizi sanitari nelle valli.” – Così l’assessore alla salute Stefania Segnana a commento delle interrogazioni e degli articoli circa il punto nascita di Cavalese pubblicati da un giornale on line in questi giorni.

E ancora:Il punto nascita a Cavalese rappresenta la risposta concreta ad una specifica esigenza avanzata non solo dalla comunità e dai comitati dei cittadini ma anche dalle istituzioni locali e dai rappresentanti politici del territorio. “Siamo orgogliosi del risultato ottenuto anche grazie alla passione dei professionisti che quotidianamente lavorano per garantire la sicurezza di mamme e nascituri”.

L’ospedale di Cavalese, per ottemperare alle disposizioni previste dal Comitato Percorso Nascita Nazionale, che ha dato l’autorizzazione alla riapertura a prescindere dal numero dei nati, è stato oggetto di importanti lavori di ristrutturazione che hanno consentito di allestire una sala operatoria dedicata alle emergenze ostetriche, requisito fondamentale per effettuare l’apertura del punto nascita avvenuta il 1° dicembre del 2018.

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I lavori, seguiti direttamente dall‘Azienda Sanitaria provinciale, si sono conclusi nei giorni scorsi, anticipando i tempi rispetto alla tabella di marcia prevista e – al netto di eventuali aspetti organizzativi – dal 1° settembre prossimo è confermata la piena disponibilità della sala chirurgica dedicata all’ostetricia e quindi il ripristino della sala chirurgica destinata all’ortopedia e alla chirurgia generale.

“Un risultato importante che ha rispettato la cronologia degli interventi e che permette di affrontare la prossima stagione sciistica con la tranquillità di avere a disposizione un’eccellenza per la traumatologia direttamente in valle, in prossimità degli impianti sottolinea l’assessore Segnana.

Dal servizio infrastrutture dell’Azienda confermano che a fine luglio sono stati eseguite le verifiche e il collaudo degli impianti e completato l’arredo e la messa in funzione di tutte le attrezzature e le tecnologie sanitarie per l’emergenza ostetrica e pertanto dal punto di vista  tecnico per il 1° settembre l’intero blocco travaglio parto risulterà fruibile consentendo di ripristinare la sala operatoria al suo utilizzo originario.

“Siamo consapevoli che nascere a Cavalese sia più oneroso rispetto a Trento o Rovereto, ma a guidarci non possono essere solo mere valutazioni economiche. Ribadiamo pertanto la nostra intenzione di lavorare per garantire servizi ai cittadini che vivono in periferia e allo stesso tempo auspichiamo che contestualmente al ripristino della chirurgia traumatologica si spengano definitivamente le polemiche. Ai medici e a tutti i professionisti di ortopedia e di chirurgia rinnoviamo il nostro grazie per la pazienza avuta in questi mesi in cui era attiva un’unica sala chirurgica.”

“A tutti i medici e operatori dell’ospedale di Cavalese e del Punto Nascita rinnoviamo la piena collaborazione e fiducia nel loro operato, consapevoli che il clima venutosi a creare e fomentato ad arte, non abbia facilitato il loro prezioso lavoro in questi ultimi mesi” conclude l’assessore Segnana.

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