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Trento

Una città più a misura di ciclisti… e i disabili?

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A Trento, in dieci anni, le piste ciclabili sono raddoppiate. Si parla di 58,7 chilometri di piste e con tale aumento c’è stato giustamente anche un incremento di chi ne usufruisce, quindi il numero dei ciclisti o meglio di chi ha scelto di usare la bicicletta per spostarsi in città è passato dal 7,5% al 12%.

Ma l’obiettivo è quello di incrementare ancora le piste ciclabili, infatti il Gruppo di Lavoro “Trentinoinbici 2016” ha presentato una mozione denominata “Trento amica delle biciclette” che punta ad un ulteriore miglioramento con stime che vanno dal 15%  per il 2020 e il 25% per il 2025.

Afferma Michele Brugnara presidente della commissione delle politiche sociali, familiari, abitative per i giovani, decentramento e pari opportunità: «Un maggior numero di bici porterebbe ad una significativa diminuzione dell’inquinamento e del traffico, oltre a contribuire alla riqualificazione della città e alla salute di chi la utilizza. Soprattutto volgiamo porre l’attenzione sui giovani e sulle loro famiglie, andando ad interessarci delle tratte casa-scuola e casa-lavoro, potenziandone lo sviluppo».

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Si tratta quindi di una grande opera, un così detto “Biciplan per la città” studiato strategicamente per la mobilità ciclistica. Sicuramente l’uso delle biciclette è qualcosa che giova alla salute dell’ambiente e dei cittadini, ma mi chiedo come mai non venga data altrettanta attenzione anche ai disabili?

Si investe per creare una città più a misura dei ciclisti, il che è un bene, ma è un paradosso che invece i disabili abbiano ancora difficoltà a percorrere le strade di Trento. Pensare di creare ulteriori piste ciclabili quando ci sono tante barriere architettoniche che precludono ai disabili in carrozzella elettrica anche l’accesso alle stesse piste ciclabili già esistenti.

Il discorso diventa ancora più acceso quando si fanno dichiarazioni in merito che parlano di un «salto culturale», come quella rilasciata da Manuela Demattè della FIAB in merito all’istituzione di un “Ufficio Biciclette” come quello presente a Ferrara. Come si può parlare di una svolta culturale quando una città diventa adatta alle bici ma resta indietro per le carrozzine?

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Queste iniziative confermano l’impressione che ci siano sempre cittadini di classe A e B. Ribadisco le iniziative per incrementare l’uso delle biciclette sono sicuramente una buona cosa, ma la stessa attenzione dovrebbe essere riservata anche alle persone disabili che hanno il sacrosanto diritto di avere una città anche a loro misura.

Quindi ben vengano le biciclette e le piste ciclabili, ma abbattiamo anche le barriere architettoniche che rappresentano non solo un’offesa per i portatori di handicap, ma sono anche la manifestazione più becera della non curanza o meglio della strafottenza delle istituzioni.

Ogni barriera architettonica è la concretizzazione di tutto quello che non va nel nostro paese. Quindi l’augurio è che prima o poi ci sia un vero e proprio salto culturale che consenta a tutti (ciclisti, pedoni e disabili) di percorrere in sicurezza le strade della nostra bella città.

Come sempre il mio invito è quello di commentare e dire la vostra per far sì che si crei un dibattito costruttivo su questo tema.

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