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Italia ed estero

Nuovi sviluppi nel caso dell’ingiusto allontanamento di minore a Torino

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Solo pochi giorni fa abbiamo parlato di un caso di ingiusto allontanamento che si è verificato a Torino. Per approfondire quanto successo vi invito a leggere l’articolo in questione, brevemente però possiamo riassumere la vicenda che riguarda la signora O. chiamata così per ovvie ragioni di privacy, che si era rivolta al nostro giornale per lanciare un appello.

Infatti in seguito ad una causa di divorzio che la signora O. ha in corso contro il suo ex marito, improvvisamente il suo figlioletto di soli 6 anni gli è stato portato via per ordine del giudice che lo ha affidato ad una casa famiglia, fornendo una motivazione piuttosto controversa: «al fine di poter approfondire tutti gli aspetti dubbi in una condizione di non influenza familiare».

Considerando che l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare è un atto estremo al quale la legge giunge solo in casi limite, come quando si accertano abusi sui minori. Questa vicenda, documentata dalla stessa signora O. che ci ha fornito gli atti del processo, ci ha particolarmente colpito, proprio perché la signora è stata giudicata capace di svolgere il ruolo genitoriale e in sostanza da ciò che emerso non sussiste alcuna motivazione che possa giustificare l’allontanamento del minore.

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La stessa motivazione di questa scelta, citiamola nuovamente:  «al fine di poter approfondire tutti gli aspetti dubbi in una condizione di non influenza familiare», non fa trapelare alcun riferimento a fatti che possano giustificare tale atto. In più come se questo non bastasse, la signora O. e il suo bimbo hanno dovuto subire altre ingiustizie da parte della casa famiglia in cui si trova attualmente il bimbo, infatti gli viene negata la possibilità di comunicare nella lingua madre, infatti la signora O., nonostante sia cittadina italiana ha però origini russe e non parla in modo perfetto la nostra lingua. A nulla è servita anche la richiesta della stessa di avere un mediatore culturale presente durante gli incontri.

A tutto ciò si aggiungono nuovi sviluppi non meno paradossali a questa storia già contorta e sbalorditiva. Infatti il CTU ha richiesto l’affido eterofamiliare per il figlio della signora O., ciò significa che il bimbo verrà tolto dalla casa famiglia in cui è stato fino ad ora, per essere affidato ad una famiglia disposta ad ospitarlo. Questo, sempre secondo la richiesta del CTU, per tutta la durata dell’anno scolastico 2016 – 2017. Solo dopo questo periodo, si potrebbe permettere al bambino di ritornare finalmente a casa.

Ma a cosa serve questo ulteriore periodo lontano dalla propria mamma? Che ribadiamolo, per la legge è idonea al ruolo genitoriale e sulla quale non gravano sentenze o accuse. Perché quindi prendere questo povero bambino e mandarlo in un’altra famiglia per mesi e mesi? Non bastava la casa famiglia?

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Troppe domande a cui non si trova alcuna risposta plausibile. A ciò si aggiunge anche un ulteriore vicenda incresciosa che riguarda il padre del bimbo, ex marito di O. che nella sentenza di separazione è stato obbligato al mantenimento del figlio minore, mantenimento che non è stato mai elargito dallo stesso.

Tale situazione ha portato O. a denunciare l’ex marito per violazione degli obblighi di assistenza familiare e mancata esecuzione dolosa di provvedimento del giudice, in quanto l’uomo senza una giusta causa priva il minore di qualsiasi mezzo di sostentamento. Tale procedimento è attualmente in fase di indagini preliminari.

C’è da precisare che l’ex marito di O. è stato condannato per il reato di cui all’art. 582 c.p. per aver cagionato lesioni personali alla stessa O. e tale sentenza è stata confermata in appello. In più da quanto emerso da una relazione scritta dagli insegnanti della scuola elementare del bimbo inviata al Tribunale il 4 novembre 2015, il bambino ha dichiarato di aver ricevuto i pugni dal padre perché lo disturbava mentre guardava la tv.

Gli sviluppi di questa vicenda lasciano sempre l’amaro in bocca, perché il pensiero di una madre a cui hanno strappato il figlio è sempre qualcosa di brutto e innaturale. Ma ciò che fa veramente paura è la mancanza delle istituzioni in queste vicende. Non è difficile immedesimarsi e la sensazione è quella di essere soli. Chi ci tutela? Perché dobbiamo subire ingiustizie da chi dovrebbe invece difenderci dalle stesse?

Continueremo ancora a seguire la storia di O. e del suo bambino, sperando che qualcosa si smuova che madre e figlio si ricongiungano nuovamente e al più presto.

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