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Trento

Inaugurata la sezione A.N.PE.F. del Trentino Alto Adige

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ROVERETO – “…nella testa del maestro veniva misurata tutta la mia nullità, dopodiché ero risputato fuori, con un altro sguardo, come un detrito, e rotolavo in una discarica dove non potevo capire né ciò che mi insegnavano, né peraltro cosa la scuola si aspettasse da me visto che ero ritenuto un incapace.”

Con queste parole dello scrittore francese Daniel Pennac si è aperta l’inaugurazione della Sezione Territoriale Trentino Alto Adige dell’A.N.PE.F., l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari sabato pomeriggio presso l’Urban center di Rovereto.

«Oggi siamo qui a condividere con tutti voi questo nuovo nato, il primo in tutta Italia, e vorremmo battezzarlo insieme a voi» –  ha aggiunto poi Alessandra Corrente, la Coordinatrice – che ha concluso – «Questa nuova creatura nasce da una mamma, l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari: l’A.N.PE.F. ha sede nella Capitale, riunisce tutti i Pedagogisti Familiari d’Italia e ha lo scopo di promuovere lo sviluppo e la diffusione di questa nuova figura professionale, nata ai sensi della legge 4 del 2013».

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A questo battesimo erano presenti molti invitati: innanzitutto la Presidente dell’A.N.PE.F. la Professoressa Vincenza Palmieri, che nel suo intervento ha manifestato una grande ammirazione per l’interesse, i progetti e la sensibilità da sempre vivi nel territorio trentino in campo umanitario, del sociale e dei diritti umani. «Un humus speciale, delle eccellenze e una presenza costante delle Istituzioni» – ha affermato la Presidente che, dopo aver ringraziato Gabriella Maffioletti per il suo impegno in questo ambito, ha poi proseguito:

«La problematica connessa alle scuole è davvero grande. La legge del 2010 si è trasformata in un abuso diagnostico importante: c’è un riferirsi spesso alle figure sanitarie per risolvere problemi che invece sono dell’apprendimento, dell’ascolto, dell’aiuto, della didattica efficace e anche dell’ascolto delle famiglie. Ecco perché è importante il lavoro di rete che il Pedagogista Familiare promuove come tecnico dell’aiuto tra pubblico e privato».

Padrino d’eccezione di questo nuovo nato è l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Rovereto Mauro Previdi:

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«Porto i saluti dell’Amministrazione e del Sindaco Francesco Valduga. Sono davvero felice e orgoglioso di poter essere padrino di questa iniziativa che nasce in Trentino e soprattutto a Rovereto. Credo sia importante la collaborazione tra pubblico e privato, perché io credo che in queste problematiche nessuno abbia la verità. Tutti abbiamo un pezzettino di verità, che se messo insieme agli altri può dare risposte ai bisogni.

Quello che è importante è mettere al centro la famiglia, come nucleo fondamentale, e i problemi che nascono al suo interno, che spesso non nascono per incapacità dei genitori ma perché non si ha più tempo di attuare due aspetti: la pazienza e l’osservazione. Noi vorremmo avere subito i risultati da persone che sono terze rispetto a noi, non possiamo pensare che i nostri figli siano la nostra fotocopia che facciano quello che noi vorremmo, dobbiamo rispettarli, osservarli e far sviluppare le potenzialità che ognuno di noi ha dentro. L’osservazione è importante perché atteggiamenti e comportamenti dei nostri figli sono messaggi che ci lanciano per evidenziare dei bisogni. Se noi non abbiamo pazienza, voglia e tempo di osservarli non riusciamo a leggere questi messaggi. Ecco che allora dobbiamo ricorrere a figure professionali come il Pedagogista Familiare.

Ritengo che questa figura sia importante anche per un altro motivo: spesso le famiglie se debbono rivolgersi al servizio sociale hanno delle difficoltà perché esiste un’area di sospetto per cui il servizio sociale è quello che porta via i bambini o che fa tutta una serie di azioni di cui è meglio evitare l’intervento. Fanno fatica a rivolgersi al servizio sociale. Quindi ritengo che l’integrazione fra il lavoro che fa il Pedagogista Familiare con il servizio sociale sia molto importante, perché deve essere un lavoro integrato, di aiuto affinché il Pedagogista Familiare possa svolgere anche un lavoro di monitoraggio del territorio che spesso il comune non riesce a fare.

Per fare delle scelte politiche per la famiglia, per i bambini occorre conoscere quali siano le problematiche e avere un monitoraggio chiaro. Io sono medico, prima si fa la diagnosi e poi c’è la terapia. Ecco che allora per fare questa diagnosi è necessaria la cooperazione di tutti coloro che operano nello stesso ambito a livello territoriale. Insieme si può trovare la terapia adatta.

L’operare sul territorio dei Pedagogisti Familiari sarà per noi importante ed è per questo che apriamo le porte al loro lavoro, alla loro collaborazione, alla loro intelligenza, ai loro suggerimenti».

Nella neo nata Sezione Territoriale dell’Anpef, la prima in tutta Italia, assieme alla Coordinatrice Alessandra Corrente ci sono Francesca Togni ed Elisabetta Eccher.

Particolarmente commovente il racconto di Francesca Togni che ha riportato la sua esperienza professionale ma soprattutto umana presso la Casa Famiglia di Capitano Ultimo a Roma, dove ha svolto il suo tirocinio formativo. «Mi sono sempre sentita a casa in questa struttura e ho capito che l’ingrediente principale per poter alleviare il dolore dei minori è l’amore, il lavorare in sinergia sulle potenzialità»  – ha concluso con le lacrime agli occhi molto emozionata 

Elisabetta Eccher, ha invece presentato la tesi svolta nel corso del Master Biennale in Pedagogia Familiare presso l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare: il progetto Famiglie in rete. «Un progetto nascente in Provincia di Trento e consolidato nel Veneto, ideato dal dottor Pasquale Borsellino, che non è potuto essere qui con noi oggi. Oggi le reti in trentino sono 4, si stanno conoscendo per poter accogliere e fare un pezzo di cammino insieme. Queste reti accoglieranno persone, famiglie che si trovano in difficoltà. Nel Veneto il progetto vive da otto anni. La peculiarità di questo aiuto prossimale è che le reti lavorano in sinergia con i servizi sociali a livello orizzontale: tutti i soggetti delle reti offrono la propria competenza, hanno uguale importanza e nessuna voce prevarica o ha più forza di un’altra» –  ha affermato con emozione Elisabetta Eccher.

Tra i presenti c’erano anche le avvocatesse Chiara Nicoletti ed Elisabetta Murdaca, a rappresentare la sede trentina di Cammino (Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni), la Presidente di Alfid (Associazione Laica Famiglie in Difficoltà) Sandra Dorigotti e molti professionisti, educatori e insegnanti.

Un’assenza prestigiosa, quella del Consigliere della Corte di Cassazione Luigi Scarano, molto vicino alla Sezione Territoriale Trentina e alle loro attività, è stata colmata da una lettera, che il giudice ha inviato giorni fa…

In occasione del Congresso Nazionale dell’A.N.PE.F. a cui ho partecipato lo scorso anno, sono rimasto davvero molto colpito dal sorriso e dalla gratitudine che illuminava gli occhi di tutti i presenti, di diversa età e condizione, che hanno beneficiato degli interventi dell’ANPEF.

L’augurio è che l’impegno, per quanto difficile e gravoso, possa gratificare il vostro cuore e la vostra mente per i sorrisi che susciterà e le luci di tanti altri occhi che accenderà nel Trentino Alto Adige.

La nascita della sezione del Trentino Alto Adige di A.N.PE.F. potrebbe aprire nuovi scenari e offrire nuove opportunità per la soluzione di alcuni problemi che i cambiamenti della nostra società degli ultimi anni hanno fatto prepotentemente emergere e che coinvolgono minori e purtroppo le famiglie di riferimento.

L’aria respirata in sala sabato pomeriggio è stata di grande entusiasmo, ma anche di consapevolezza e responsabilità. «Un progetto – ha ricordato Alessandra Corrente – sbocciato dopo un anno e mezzo di lavoro e di riflessioni e con l’aiuto di molti». 

Il grande interesse mostrato dai partecipanti durante la presentazione non può essere che un ottimo viatico verso il successo dell’iniziativa che metterà sempre al centro dell’attenzione il bambino. Per questo prendiamo a prestito un’altra significativa frase di Daniel Pennac dove spiega che tutti gli studenti o bambini che siano diventano importanti se seguiti con amore e competenza.

«Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini». 

L’ubicazione degli uffici di A.N.PE.F. è in via Tartarotti 8 a Rovereto, anpeftrentino@gmail.com

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