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Trento

Ritrovamento feto, per i carabinieri non è mai successo.

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Nel giornalismo c’è sempre un pericolo, una di quelle evenienze in cui, se dovesse succedere, senti di aver sbagliato tutto: dare una notizia che si rivela poi infondata.

E’ un pericolo reale e per quante precauzioni un editore possa prendere, almeno una volta nella storia di tutti i giornali è successo e questo è anche il nostro caso.

Quando una donna, conoscente del nostro editore ha raccontato la storia incredibile del suo ritrovamento di un feto morto in un cassonetto, abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare, nel limite delle capacità di un giornale, per capire se la storia fosse vera oppure no e dal racconto della donna, dai particolari che ha dato e dalle emozioni che trasparivano dalla sua voce mentre li raccontava, abbiamo deciso di crederle, abbiamo deciso di raccontare la sua storia, la storia incredibile di quel ritrovamento di un feto abbandonato in un cassonetto, che oggi si è rivelata infondata. 

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Una storia che la stessa donna ha raccontato ad altre persone usando gli stessi particolari, senza mai apparire poco credibile e senza mai cadere in contraddizione, per questo i primi ad essere sorpresi (e non poco) siamo proprio noi.

A stabilirlo sono stati i Carabinieri di Trento, che, letta la notizia, ci hanno interpellati direttamente, hanno chiesto la collaborazione del nostro editore, che l’ha data incondizionatamente, fornendo anche le registrazioni e i messaggi di quella donna, del suo racconto, di tutti i passaggi dettagliati del ritrovamento. 

Un editore che dopo aver sentito la donna telefonicamente ha voluto anche incontrarla per risentire nuovamente la storia guardandola negli occhi ricevendo ancora la conferma di questa incredibile vicenda.

In queste ore gli stessi Carabinieri di Trento, dopo aver ascoltato direttamente anche la donna, oltre che il nostro editore e altri testimoni, dopo aver fatto le indagini del caso, sono arrivati alla conclusione che il fatto non è accaduto.

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Per ora non ci è dato sapere di più sulle conclusioni dei militari dell’Arma, ma tanto basta per noi: la notizia che avevamo riferito, credendo alla testimonianza di quella donna, è infondata.

Permetteteci di dire solo una cosa: meno male. Si, preferiamo le critiche, gli insulti dei tanti che saranno pronti a metterci in croce per aver dato una notizia infondata, piuttosto che sapere che effettivamente una vita umana era stata gettata in un cassonetto, cosa peraltro già successa purtroppo, così come preferiamo subire la gogna mediatica dei social per una notizia infondata, piuttosto che aver deciso, quando ancora credevamo alla versione di quella donna più volte da lei confermata a noi, come ai Carabinieri, di pubblicare la notizia, di non girare la testa dall’altra parte, di rischiare la nostra reputazione, piuttosto che tacere una notizia che, se vera, sarebbe stata di una gravità assoluta.

Preferiamo essere criticati per un errore di valutazione, piuttosto che pensare di non aver fatto completamente il nostro lavoro, che, anche in questo caso, pur con i limiti delle possibilità di un giornalista, ci sentiamo di aver fatto nel modo più completo e accurato possibile, è stata solo la buona fede verso quella persona che ha creato questo malinteso e ci ha esposti a quell’errore di cui parlavamo: dare una notizia che si rivela infondata.

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Trento

Regali di Natale: prevista una spesa di 169 euro a testa ( -30,7% negli ultimi 10 anni)

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Col Ponte dell’Immacolata comincia il dicembre d’oro del commercio trentino.

Qualche anno fa c’era solo la domenica d’oro, l’ultima prima di Natale, poi è arrivata quella d’argento e adesso dall’ultima domenica di novembre è apertura generalizzata.

Perfino il mercato del giovedì si riproporrà con la due giorni di Santa Lucia, oggi e domani, ma anche per i prossimi fine settimana.

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Insomma anche a Trento tutto è pronto per cercare di intercettare le spese natalizie dei trentini, ma anche dei turisti.

L’obiettivo dichiarato è quello di incassare il più possibile per cercare di pareggiare i bilanci e abbattere almeno in parte i mutui: per un commercio sofferente, il Natale potrebbe essere una manna, ma le prospettive non sono proprio rosee.

Si parla di una spesa media di 169 euro a testa che sarebbe la più bassa degli ultimi dieci anni nei quali la spesa complessiva è calata di un terzo (- 30,7% rispetto al 2008).

Chi farà acquisti per parenti e amici passerebbe dal 91% al 86,9 ed è generalizzata l’intenzione di non spendere tutta la tredicesima in regali.

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Anche perché con la tredicesima si sistemano gli arretrati come bollette, spese condominiali e extra.

La stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio indica una spesa complessiva compresa tra i 100 ed i 120 miliardi con un 11,6% per l’abbigliamento, il 13 % per elettrodomestici ed il 12,3% per l’informatica e Tlc.

Purtroppo i tempi sono cambiati e di conseguenza le abitudini.

Così tra svendite presenti per gran parte dell’anno, il Black Friday, l’è-commerce gli italiani acquistano in modi del tutti diversi e al commerciante tradizionale non restano che le briciole.

Se le prospettive per i commercianti non sono rosee, diverso potrebbe essere per il comparto alimentare.

Secondo Coldiretti la spesa per il Natale degli italiani sarà di 549 euro dei quali 140 per pranzi e cenoni per il 19% superiore alla media europea e più alta rispetto a quella dei tedeschi che spendono 487 euro.

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Trento

Festival della Famiglia: ecco le soluzioni innovative per gli anziani fragili

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Affrontando il tema della non autosufficienza il presidente Acli Luca Oliver esorta la politica ad occuparsi delle reali questioni sociali, prefigurando il futuro.

Di quali innovazioni ha bisogno la provincia di Trento per rispondere al meglio ai bisogni degli anziani fragili? Euricse ha risposto a questa domanda nella ricerca qualitativa commissionata dalla Federazione anziani e pensionati ACLI Trentine, presentata ieri mattina durante il convegno “Integrazione nei servizi domiciliari agli anziani: quale supporto alla solidarietà delle famiglie”, inserito nel programma dell’8° Festival della Famiglia.

Analizzando i più rappresentativi casi studio trentini e nazionali, le ricercatrici hanno sottolineato l’importanza di agire sulla delicata fase che precede la non-autosufficienza, sull’attivazione della cittadinanza e sulle azioni a favore dei care-giver (coloro che si prendono cura degli anziani non autosufficienti).

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In apertura del seminario, promosso all’interno del Festival della famiglia, il presidente delle Acli Luca Oliver, ha affermato che “per affrontare cambiamenti epocali come quello del progressivo invecchiamento della popolazione serve coraggio”.

L’innovazione nei servizi agli anziani fragili presa in esame da Euricse non riguarda solo i supporti tecnologici, bensì soprattutto l’estensione degli interventi in termini di prevenzione e reti tra enti pubblici, privati e cittadini. Lo studio evidenzia in proposito -anche tramite interviste ad hoc- la rilevanza di esperienze come le comunità age-friendly (sentinelle nel quartiere e buon vicinato), le soluzioni sharing (coabitazioni e badante di condominio) e i servizi di prossimità (operatori di quartiere e operatore socio sanitario itinerante).

Inserendosi nel dibattito sul percorso della legge provinciale in materia di servizi agli anziani e alla prossima creazione di “Spazio Argento” – la cui sperimentazione in tre ambiti territoriali è appena partita, anche con il supporto scientifico di Euricse -, la ricerca presentata questa mattina fornisce alcuni spunti per descrivere scenari e sviluppi che il settore del welfare per anziani si troverà ad affrontare.

“Nel nuovo modello organizzativo che verrà testato in Val d’Adige, Giudicarie e Primiero– ha spiegato Sara Depedri, responsabile del progetto di ricerca curato assieme ad Ester Gubert– l’innovazione è possibile in primo luogo quando i contesti normativi ed operativi, come i Cataloghi dei servizi o i processi negli affidamenti, sono sufficientemente flessibili a recepire i cambiamenti. È poi fondamentale che gli attori chiave nella realizzazione di questi servizi innovativi, cioè gli enti di Terzo settore e le cooperative sociali, vengano coinvolti anche nella fase di pianificazione”.

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Intervenire sull’innovazione dei servizi è una questione urgente, anche se il welfare provinciale per la terza età è uno dei più avanzati in Italia.

“Intervenire sulle fragilità e agire sulla prevenzione è efficiente perché significa investire risorse pienamente recuperabili che permettono di abbattere i costi futuri dell’intervento su situazioni di gravità. La chiave, anche in quest’ottica, è comunque puntare sulla creazione di solide reti di soggetti specializzati”, ha concluso il presidente di Euricse Carlo Borzaga.

Secondo Renzo Dori, presidente della Consulta provinciale per la Salute, bisogna superare il modello incentrato sul ruolo delle RSA e dell’ospedalizzazione dell’assistenza, puntando sul welfare comunity/generativo e sulla cura familiare dell’anziano, mentre secondo Claudio Mazzurana, di Acli anziani Con.s.a.t. (Consulenze Servizi Anziani Trentini) va proposta un’impostazione delle politiche sociali rivolte all’anziano in senso sussidiario e partecipativo.

Maria Antonia Pedrotti, aderente a Fap Acli e consigliere UPIPA, ha ricordato che in Italia ci sono circa 7 milioni di Care-Giver, di cui il 65% è rappresentato dalle donne. A riguardo Pedrotti ha rilanciato l’ipotesi di una legge per il riconoscimento e l’affiancamento di queste figure del sociale.

Nella ricerca Euricse, ha ribadito Pedrotti, sono stati evidenziati molti progetti interessanti sparsi in Italia, molti anche in Trentino. Un esempio è l’Oss itinerante, tale figura ha il compito di far visita all’anziano, al suo domicilio per ascoltare le loro esigenze , dirottare specifici servizi degli anziani. Questa figura potrebbe essere molto importante nelle Comunità di Valle, dove già esiste una APSP e quindi figure Oss  già presenti.

Nelle nostre Comunità dove è forte lo spirito del volontariato troviamo molte associazioni, alcune in collaborazione con l’Ente Pubblico con le quali si potrebbe rafforzare una rete comune, tale da costruire una mappatura dei bisogni degli anziani. Altro contributo importante può essere dato dai Circoli Anziani sparsi sul territorio del Trentino, la loro presenza e funzione è indispensabile, ma potrebbero diventare Sentinelle di comunità, che ascoltano, intercettano e segnalano alla famiglia e a tutte le strutture sociali.

Infine secondo Bruna Bagozzi, geriatra e membro del Comitato Provinciale della Fap, per garantire adeguati servizi domiciliari è necessario rafforzare un’equipe multidisciplinare con dotazione organica correlata al fabbisogno assistenziale con formazione continua e addestramento specifico degli operatori.

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Trento

Variazioni colturali, cade l’obbligo della dichiarazione al Catasto

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Ogni anno circa 20.000 terreni agricoli cambiano tipo di coltivazione – da meleto a vigneto, ad esempio, oppure da pascolo a frutteto eccetera – e tali variazioni devono essere denunciate e dichiarate sia al servizio Agricoltura, ai fini della richiesta di un contributo, sia al Servizio Catasto.

Il Catasto trentino offre ora un nuovo servizio che solleva l’agricoltore di un ulteriore obbligo burocratico, quello appunto di comunicare al Catasto ogni variazione nel tipo di coltura praticata in un proprio terreno agricolo.

Grazie alla collaborazione, attivata su interessamento degli assessori Mario Tonina e Giulia Zanotelli, fra il Servizio Catasto ed il Servizio Agricoltura, viene garantito un flusso dati, con cadenza annuale, che permette l’acquisizione automatica delle denunce di variazione colturale, dispensando l’agricoltore dalla segnalazione al Catasto.

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Tutto parte da quanto dichiarato dai proprietari e/o conduttori dei fondi agricoli con la Domanda Unica di contribuzione, redatta dai Centri di Assistenza Agricola. La dichiarazione nella Domanda Unica della coltura praticata sostituisce a tutti gli effetti l’obbligo di presentare la denuncia di variazione colturale anche al Catasto.

I dati acquisiti dall’organismo pagatore, l’Agenzia provinciale per i pagamenti in agricoltura (APPAG), vengono comunicati al Servizio Catasto in forma di “proposte di aggiornamento colturale”; successivamente il Servizio controlla puntualmente tutte le particelle per cui è stata presentata una dichiarazione di variazione colturale.

Queste verifiche utilizzano le ortofoto e, nei casi dubbi, possono essere approfondite tramite sopralluogo sul posto da parte dei tecnici catastali.

Questo progetto si prefigura come strumento volto a migliorare i servizi al cittadino, nel caso specifico rivolto al mondo agricolo, agevolando gli adempimenti burocratici connessi alle variazioni colturali (di fatto quasi azzerandoli) e si concretizza in un concreto risparmio, sia in termini economici che di tempo.

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Vi sono, inoltre, dei risvolti positivi anche per l’Amministrazione provinciale per quanto riguarda l’aggiornamento del Catasto e la pianificazione: un dato coerente alla realtà, collaudato e condiviso, è infatti una garanzia per i suoi utilizzi nelle attività di governo del territorio.

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