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Trento

Fertility Day, Francesco Agnoli: «stato non aiuta le giovani coppie e l’orologio biologico diventa implacabile»

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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha istituito il Fertility day, per il 22 settembre.

L’iniziativa, forse anche a causa di una campagna pubblicitaria non perfetta, ha suscitato molte polemiche. Anche Renzi ha preso le distanze dal suo ministro e non per la prima volta.

Eppure a giudizio di chi scrive l’inziativa della Lorenzin è del tutto lodevole. Basta vedere il titolo di alcuni convegni organizzati per il Fertility day per capire il senso dell’iniziativa.

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La giornata è stata istituita per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione, coinvolgendo giovani, insegnanti, famiglie, medici, professionisti, associazioni, società scientifiche e istituzioni locali: questo è l’intento della dibattuta e criticata iniziativa lanciata dal ministero della Salute che si terrà il prossimo 22 settembre.

Il sito del ministero la presenta in questi termini: “Il Fertility Day si propone quale giornata dedicata alla salute sessuale e riproduttiva di donne e uomini, nonché di forte richiamo sul problema della denatalità, attraverso una serie di iniziative, informative e formative, rivolte alla popolazione e agli operatori sanitari”.

La campagna di comunicazione dell’evento Costata 113mila euro, ha imbestialito i cittadini. (sotto alcune delle locandine)

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Ma oltre al costo sono state anche diverse locandine che dopo essere state lanciate sui social media con annessi slogan hanno scatenato l’ira dei cittadini, delle associazioni di categoria, dei personaggi del mondo della politica, dello spettacolo e della cultura.

Ma è diffuso anche il pensiero che se invece di spendere dei soldi per «costringere» i cittadini a fare dei figli mettessero le famiglie in condizioni di procreare abbassando le tasse, o studiando appositi aiuti ,invece che continuare a mantenere migranti e clandestini e via dicendo sarebbe molto meglio.

Sull’argomento è intervenuto anche il giornalista e filosofo trentino Francesco Agnoli (foto) «Lorenzin ha chiamato a parlare, tra gli altri, la dottoressa Eleonora Porcu, esperta di fertilità, sterilità e fecondazione artificiale. Perchè? Prima di spiegarlo, vorrei ricordare un aneddoto.

Ricordo quando una giornalista,  – aggiunge Agnoli – dopo un dibattito sulla maternità, mi disse: “purtroppo  quando potevo avere un figlio, lo ho abortito; quando lo volevo, non è più arrivato”. C’era nella sua voce tanta tristezza, e un riconoscimento implicito: ho sbagliato a credere che si possa giocare con la biologia (se non vogliamo tirare in ballo altro)»

Per Agnoli la nostra società è costruita su alcuni dogmi: per esempio che il lavoro viene prima di tutto; per esempio che la maternità e la paternità sono un peso, che ci limita… un peso da sfuggire, o comunque da rimandare sempre nel tempo. «Così in tanti ci credono, e pensano a tutto, tranne che a farsi una famiglia»spiega Agnoli che continua: «poi arriva un bel giorno, e si accorgono che un figlio, una figlia, sarebbero un grande dono, una grande gioia. Ma magari è troppo tardi.  I dati ci dicono che la prima causa di sterilità, nell’Occidente, è l’età tardiva dei matrimoni, delle maternità. Essa è dovuta a vari motivi: la difficoltà di trovare un lavoro, gli studi che spesso vengono prolungati oltre ogni logica, uno Stato completamente disinteressato ad aiutare le giovani coppie…»

«Ma c’è anche un motivo culturale, – aggiunge poi Agnoli –  di cui si è già detto: in tanti non sanno che, a forza di rimandare maternità e paternità, si finisce poi per rimanere ipofertili o infertili del tutto».

Per Francesco Agnoli ecco che allora l’unica soluzione “buona” è correre ai ripari, tramite la fecondazione artificiale. Benchè essa spesso non abbia successo; spesso comporti forti rischi per la salute psico-fisica della donna; spesso generi problemi di salute per gli eventuali “figli in braccio”.

Beatrice Lorenzin, contro e nonostante Matteo Renzi, vuole dunque dire solo una cosa: “pensateci prima, perchè l’orologio biologico è implacabile. Dopo una certa ora, non si torna più indietro. Prevenire è meglio che curare…”.

Sa bene, però, che così facendo va contro una certa cultura che considera la maternità una schiavitù, e contro il grande baby business della fecondazione artificiale, che muove miliardi (compravendita di ormoni, di ovuli, di sperma, promesse di un figlio “perfetto”…)

«Il fatto, se ho ben capito, è questo – spiega Agnoli –  avendo sperimentato anche lei in tarda età (perchè non venivano? Perchè troppo a lungo rimandati? Chi lo sa…) la gioia di due bambini,  vuole, da ministro della Salute, ricordare una verità scientifica, da cui tanti giovani potranno trarre del bene: la fertilità è un bene, è preziosa, va custodita. Andrebbe detto anche a quegli uomini che ho conosciuto per esempio nelle comunità di recupero e che la hanno persa con fumo, alcool droghe… Non è compito del Ministero della Salute fare prevenzione e indicare i rischi di certi comportamenti?»

Poi il giornalista conclude con un altro aneddoto: «ricordo quando, alcuni mesi orsono, ero relatore, al Policlinico Gemelli di Roma, ad un convegno  dove avrebbe dovuto essere presente anche la Lorenzin. Ma scrisse una lettera, parlando appunto della sua dolce attesa e quindi dell’impossibilità di presenziare. Ricordo che dalle sue parole si percepiva la gioia della maternità, pur tardiva; da quella gioia, credo, nasce la volontà del ministro di far conoscere a tutti un tema troppo ignorato e trascurato, in questa Italia sempre più anziana».

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