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Italia ed estero

Cosa si sarebbe evitato se gli Stati Uniti fossero intervenuti in Siria?

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Cosa sarebbe successo se tre anni fa gli Stati Uniti fossero intervenuti militarmente in Siria? Sarebbero rimasti impantanati come in Iraq, quando George W. Bush era presidente, o sarebbero invece riusciti a impedire a Bashar Al Assad di sterminare il proprio popolo e trasformare il Paese in un buco nero?

Esattamente tre anni fa, la “colomba” Obama e i suoi alleati non approfittarono della finestra d’opportunità che avrebbe permesso loro di legare le mani ad Assad “il macellaio”. Tutto ebbe inizio il 29 agosto 2013, quando, in seguito a un voto contrario della Camera dei Comuni, il primo ministro britannico David Cameron ritirò il suo sostegno alla missione militare finalizzata ad impedire ad Assad di continuare a usare le armi chimiche contro il suo popolo.

A poco erano servite le parole del Segretario di Stato americano, John Kerry, la mattina seguente: “La storia è piena di leader che ci hanno messo in guardia dall’inazione, dall’indifferenza, e in particolar modo dallo stare in silenzio nei momenti più importanti”.

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Il giorno dopo Obama cominciò il dietrofront, ancorando l’intervento militare americano al voto del Congresso. Una mossa che colse di sorpresa i francesi, desiderosi di attaccare il regime di Assad, ma comunque non disposti a intervenire da soli.

L’intervento congiunto di Stati Uniti, Regno Unito e Francia avrebbe potuto rivelarsi disastroso e in questo caso saremmo qui a criticarne le conseguenze. Ma è comunque innegabile che la decisione dei tre di non intervenire sia stata altrettanto sbagliata, in quanto ha lasciato campo libero a tutte quelle forze che uccidono, umiliano e tengono prigionieri i cittadini siriani che non sono ancora fuggiti o morti.

I morti non si contano più, la Siria è ormai un cimitero a cielo aperto. Secondo diverse stime, le persone morte dall’inizio della guerra vanno dalle 115mila alle 400mila. Tra queste, 2.350 civili sarebbero stati ammazzati dall’ISIS. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i bambini uccisi durante il conflitto sarebbero, invece, ben 14.711. In Siria l’aspettativa di vita è crollata da 80 anni a 55 anni.

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La carneficina che sta avendo luogo nel Paese ha avviato un esodo di massa. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, i profughi siriani dispersi nel mondo sarebbero all’incirca 4,8 milioni. A questa cifra si aggiungono i 2 milioni di sfollati in Siria. Per la maggior parte, si tratta di gente che non ha più niente, a parte i vestiti che indossa. La grande maggioranza dei profughi si trova nei paesi limitrofi, in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto. In Libano, i profughi siriani costituiscono il 20 per cento dei residenti nel Paese. Una cifra enorme, che rischia di destabilizzare un Paese dove la convivenza tra varie culture è già stata messa a dura prova, con conseguenze tragiche.

Non va poi dimenticato l’effetto dell’esodo di disperati sugli equilibri politico-sociali del continente europeo. L’ondata di migranti ha terrorizzato la popolazione, permettendo ai partiti di destra, che hanno cavalcato la retorica anti-profughi, di raccogliere una quantità di consensi senza precedenti, minacciando i partiti tradizionalmente al governo e ponendo le basi per lo smembramento dell’Unione europea.

La “colomba” Obama ha lasciato la Siria in mano agli avvoltoi. L’inferno siriano si espande a macchia d’olio e rischia di inghiottire tutto ciò che gli sta intorno.

 

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