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Italia ed estero

Emmanuel Macron pronto a salvare la sinistra francese

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La notizia era nell’aria da giorni, ieri è arrivato l’annuncio ufficiale: nel pomeriggio Emmanuel Macron (nella foto), ministro dell’Economia francese, ha rassegnato le dimissioni. Il presidente Francois Hollande le ha accettate e ha conferito il suo incarico all’attuale ministro delle Finanze, Michel Sapin.

Macron si dedicherà ora a tempo pieno al suo movimento politico “En marche!”, in vista delle elezioni presidenziali del 2017. Anche se non ha ancora sciolto le riserve, è ormai molto probabile che sfiderà Hollande nelle primarie che decideranno il candidato alla presidenza del Partito socialista.

Macron ha tutti i numeri per farcela. Trentotto anni, ex banchiere alla Rothschild, poi vice-segretario generale all’Eliseo, Macron venne nominato il 26 agosto 2014 ministro dell’Economia al posto di Arnaud Montebourg, in rotta di collisione con la linea del governo. Si è distinto per un approccio decisamente liberare, che gli ha permesso di guadagnare diversi consensi anche a destra. Si è proposto di “liberare l’economia francese”, mitigando le regole sul divieto di lavoro domenicale, liberalizzando alcune professioni e dichiarando guerra alle famigerate 35 ore di lavoro settimanale (inimicandosi tutta l’ala radicale del suo partito).

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Ma da dove viene questo borghese travestito da socialista? Macron è figlio di un neurologo e di una pediatra. La nonna, benché figlia di genitori analfabeti, fu direttrice di scuola media. È lei che lo avvicina alla politica e alla sinistra. Da ragazzino, studia dai gesuiti e suona per dieci anni il pianoforte. Appassionato anche di filosofia, diventa assistente del filosofo Paul Ricoer, partecipando anche alla stesura di alcune delle sue ultime opere.

Dopo aver frequentato con successo l’Ena, l’alta scuola di amministrazione francese, si afferma come dirigente nel settore finanziario. A solo 30 anni viene assunto dalla prestigiosa banca Rothschild e appena sei anni più tardi gli viene proposto di diventare socio-gestore. Nel 2007 conosce Hollande, che nel 2012 gli offre la carica di vice-segretario generale alla presidenza della Repubblica. Macron accetta e, appena due anni dopo, ottiene l’incarico di ministro dell’Economia.

La sua vita privata è fuori dal comune almeno quanto la sua carriera professionale. Macron è, infatti, molto chiacchierato per aver sposato Brigitte Trogneux, la sua professoressa del liceo, di vent’anni più anziana di lui. La loro storia inizia proprio tra i banchi di scuola: lei ha 3 figli, lui è minorenne. Ma l’amore vince su tutto e la storia tra i due resiste alla prova del tempo. Nel 2007 i due convolano a nozze.

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Erano mesi che Macron continuava ad assumere posizioni sempre più in aperto contrasto con quelle del governo e, in particolare, di Hollande. Lo scorso 6 aprile, aveva cominciato a mostrare le sue carte, lanciando il suo movimento politico “En marche!”. La dimissioni di ieri mettono fine a una serie di ambiguità: Macron è ora pronto ad assassinare alla luce del sole il suo padre politico, Francois Hollande.

Non avrà gioco facile. Anche se il presidente è in caduta libera nei sondaggi, è tutt’altro che scontato che Macron, con la sua retorica che vuole smantellare le 35 ore e liberare l’economia, riesca a conquistare i cuori dell’elettorato e a farsi spazio tra un drappello di contendenti per l’Eliseo che non è mai stato folto come in questa tornata elettorale.

Troppo di destra per essere amato dalla sinistra radicale, troppo di sinistra per piacere agli elettori di Marine Le Pen, Macron rischia di rimanere vittima del suo centrismo. Per lui la scommessa sarà riuscire a conquistare i cuori di quella fetta crescente di popolazione che si sente tagliata fuori dai benefici della globalizzazione. Una partita tutta in salita: il suo messaggio liberale e, soprattutto, la sua storia di successo, giocano tutto a suo sfavore.

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