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Trento

La seduzione dei film e dei videogiochi violenti….

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I nostri giovani quali film guardano? Trame a dir poco inquietanti e il diletto “dell’orrore”: braccia mozzate con ferocia, teste che saltano in aria, corpi brutalmente squartati, rumori e suoni che anticipano scene raccapriccianti e sanguinarie.

Rappresentazioni intensamente “visive”, un tempo considerate diseducative e comunque adatte alla sola visione di un “pubblico adulto“.

Ora, anche nell’immaginario giovanile, a fronte di una coscienza ormai mitridatizzata ed assuefatta alle “forme” più violente, ogni proposta “strong” del grande schermo risulta facilmente “digeribile” e assolutamente normale.

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Così tutto passa indisturbato davanti agli occhi “intorpiditi” e desensibilizzati dei nostri ragazzi.

Non il ribrezzo, non alcuni, naturali forse, sentimenti di repulsione e di spavento, ma diversamente la ricerca divertita ed esaltante dei trailer più sinistri; ecco allora, l’adrenalina che sale alle stelle nel momento di massimo spannung, l’inevitabile “godimento”, che derivano da una sorta di gusto per il macabro, per lo spettrale e per l’orrendo.

Non siamo di fronte ad una realtà cinematografica e televisiva nuova; tuttavia, oggi, presentare un film d’azione che proceda “serenamente”, privo di effetti scenici spettacolari e “truculenti” risulterebbe probabilmente impopolare e poco commercialmente appetibile.

Comunque, secondo gli psicologi più lungimiranti, l’esposizione a contenuti violenti di bambini e giovani e la conseguente condizione “di eccitazione” possono produrre ripercussioni negative sulla loro salute e sul loro comportamento ed essere all’origine di collera, insicurezza, irritabilità o ansia.

Inoltre, il frequente consumo di prodotti mediali con contenuti violenti può aumentarne l’aggressività. Si svilupperebbe peraltro una “perniciosa abitudine” al distacco, all’apatia e all’indifferenza rispetto alla sofferenza, ovvero un azzeramento della “reazione” emotiva persino di fronte alla violenza più gratuita.

Un’esperta nel settore, la dottoressa Claudia di Lorenzi, ha affermato: “per renderci conto della quantità di violenza a cui sono esposti i bambini è sufficiente fare un semplice calcolo: un individuo che passi circa tre ore della sua giornata davanti alla tv, nel periodo che va dalla prima infanzia (2-3 anni) alla pubertà (14 anni) può in media aver visto 12.000 omicidi e 100.000 episodi di aggressione. Se pensiamo che i bambini passano davanti alla tv circa 4 ore al giorno, la maggior parte delle quali in solitudine, vediamo come il numero di omicidi visti in tv possa salire ad un totale di circa 16.000” (peraltro, l’età che va dai 5 ai 12 anni, rappresenta anche il periodo in cui i bambini fanno più fatica a distinguere fra finzione e realtà).

Che dire poi dei videogiochi odierni? Che nostalgia di quelle “schermate semplici”, fatte di astronavi che devono abbattere le meteoriti cadenti, o del simpatico pacman “mangiafantasmi” con quelle divertenti e ritmiche musichette, o di quei flipper anni 80, “alla Verdone”…

Oggi una serie di videogiochi interattivi, in cui l’impatto emotivo-psicologico potrebbe essere “devastante”, nei quali non cui ci si limita a guardare, come in un film “discutibile” vigorosi e “spietati” protagonisti, ma in cui il ragazzo diventa lui stesso l’eroe vincente, in uno scenario “eccitante, ad alta tensione”, nello sconfinamento del limite tra il bene e il male. Come potrebbe, d’altra parte, essere innocuo trascorrere ore ed ore a “lottare contro qualcuno, a sparare o a condurre guerre”?…

L’ESRB, l’ente di classificazione che consiglia l’età minima necessaria per poter usufruire di un determinato prodotto multimediale, ha redatto un rapporto relativo alla presenza di contenuti non adatti ai minori in un videogiochi attualmente abbastanza diffuso sul mercato.

Nel gioco, per quanto adatto a ragazzi dai 17 anni in su, sono presenti, come riferito dagli esperti, scene decisamente violente e contenuti di natura sessuale: “Questo è un gioco d’azione in prima persona in cui i giocatori prendono il controllo di T., un cacciatore nordico intenzionato a ristabilire la propria tribù. Gli utenti devono affrontare una serie di missioni che richiedono di uccidere, con frecce, lance e clave, animali e membri di altre tribù. Alcune sequenze richiedono uccisioni silenziose in cui i nemici vengono colpiti alla testa.

In particolare una scena mostra un personaggio mentre brucia vivo, in un’altra si vede il protagonista mentre buca il cranio di un personaggio. Alcuni momenti sono caratterizzati da corpi che presentano vari gradi di mutilazione, in qualche inquadratura si possono intravvedere genitali maschili e diversi personaggi femminili sono ritratti in topless. Alcune scene mostrano atti sessuali tra personaggi vestiti; si possono sentire gemiti ed urla ma non si vedono dettagli espliciti”.

Sicuramente, meglio evitare la classifica dei videogiochi più violenti; per questo basta cercare nel web… d’altra parte non è questo l’obiettivo dell’articolo! Comunque si impongono delle attente riflessioni in tal senso, considerato il livello di vulnerabilità, soprattutto, dei più giovani ai messaggi che quotidianamente ricevono!

Che dire dei genitori? Beh, un compito arduo che li spetta: l’importanza di ragionare e riflettere con i propri figli attorno alla discutibilità e alla inadeguatezza di certi contenuti, nonchè il compito di esercitare, forse, un ruolo di controllo.

Talvolta, si sa, è più facile, meno stressante, fare finta di niente e chiudere gli occhi, però, indipendentemente dall’età dei nostri giovani, non ci si può permettere di essere “sonnolenti e buonisti”, ma costi quel che costi è sempre meglio parlare francamente.

Chissà che un giorno non ci ringrazieranno

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